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Depressione addio con dieta sana. Bastano 3 settimane!

L’evidenza epidemiologica che una dieta carente è associata alla depressione è molto forte. È stato anche dimostrato il contrario, vale a dire che una dieta sana ricca di frutta, verdura, pesce e carne magra è associata a un ridotto rischio di depressione.

 

Ad oggi, è stato condotto solo uno studio randomizzato controllato su persone con elevati sintomi di depressione. Questo studio ha dimostrato che un intervento dietetico può ridurre i livelli clinici di depressione, ma in adulti over 40.

Nessun RCT di questo tipo è stato eseguito nella classe di età 17-35, un periodo della vita in cui da una parte vi è un aumento del rischio di insorgenza di quadri depressivi e, dall’altra, si formano e maturano le proprie abitudini alimentari.

 

I giovani adulti con livelli elevati di sintomi della depressione e che consumano abitualmente una dieta ricca di zuccheri, grassi saturi e cibi trasformati sono stati assegnati in modo casuale a un breve intervento dietetico di 3 settimane o a dieta abituale come controllo.

Le misure di esito primarie e secondarie valutate al basale e dopo l’intervento includevano sintomi di depressione (Center for Epidemiological Studies Depression Scale; CESD-R; and Depression Anxiety and Stress Scale– 21 depressione subscale; DASS-21-D), umore attuale (Profilo degli stati d’animo), autoefficacia e memoria (test di apprendimento verbale di Hopkins).

La compliance alla dieta è stata misurata tramite questionari e spettrofotometria.

Al completamento dello studio, c’erano dati completi per 38 individui in ciascun gruppo.

Vi è stata una buona conformità con le raccomandazioni di intervento dietetico valutate usando l’auto-report e la spettrofotometria e depressione. Il grado di depressione è stato mantenuto più basso anche alla successiva telefonata di follow-up 3 mesi dopo.

 

Questi risultati sono i primi a dimostrare che i giovani adulti con elevati sintomi depressivi possono impegnarsi e aderire a un intervento dietetico e che ciò può ridurre i sintomi della depressione.

 

 

Autori: Francis HM, Stevenson RJ, Chambers JR, Gupta D, Newey B, Lim CK

Fonte:  PLoS ONE 2019. 14 (10): e0222768. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0222768

Link della fonte: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0222768

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Vegetariani protetti: hanno una ridotta emoglobina glicata e colesterolo.

La dieta vegetariana migliora l’HbA1c, riduce il rischio cardiovascolare nel diabete.

Lo dice una revisione sistematica condotta da Effie Viguiliouka, dell’Ospedale St. Michael a Toronto, Ontario, e colleghi, che hanno analizzato i risultati di nove studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 664 partecipanti che assumevano farmaci orali ipoglicemizzanti, insulina, ipolipemizzanti e / o agenti anti-ipertensivi.

I ricercatori hanno scoperto che le diete vegetariane confrontate con diete non vegetariane hanno migliorato l’outcome primario di HbA1c (emoglobina glicata) dello 0,29%.

Mentre la riduzione di HbA1c può sembrare moderata, il miglioramento è lo stesso della soglia terapeutica che la Food and Drug Administration USA utilizza quando prende in considerazione nuovi farmaci per il diabete!

I pazienti potrebbero prendere in considerazione l’idea di passare a una dieta a base vegetale con verdure, frutta, cereali integrali e legumi, forse anche prima di passare ai farmaci per il diabete.

Altri risultati includevano riduzioni del glucosio a digiuno di 0,56 mmol / L; Colesterolo LDL (0,12 mmol / L); colesterolo non-HDL (0,13 mmol / L); peso corporeo (2,15 kg); indice di massa corporea (BMI) (0,74 kg / m2) e circonferenza della vita (2,86 cm) con la dieta vegetariana rispetto alle diete non vegetariane. Anche se, attenzione, nel nostro modello mediterraneo, non si deve esagerare con la pasta al pomodoro!

Non sono state osservate differenze significative nella pressione sanguigna, nell’insulina a digiuno, nel colesterolo HDL o nei trigliceridi.

Poiché il 60/70% delle persone che hanno il diabete di tipo 2 muoiono di malattie cardiache, la stessa semplice prescrizione dietetica – mangiare a base vegetale – può ridurre il rischio di problemi cardiaci e migliorare allo stesso tempo il diabete di tipo 2.

Una evidenza è lampante: nessun lato negativo di una dieta a base vegetale (negli adulti).

Tuttavia, meno del 10% delle persone nel Nord America e in Europa hanno adottato diete vegetariane, secondo i dati delle indagini nazionali citati dagli autori.

 

 

Autori: Effie Viguiliouk, Cyril WC. Kendall, Hana Kahleová, Dario Raheli, Jordi Salas-Salvadó, Vivian L. Choo, Sonia Blanco Mejia, Sarah E. Stewart, Lawrence A. Leiter, David JA. Jenkins, John L. Sievenpiper

Fonte: https://doi.org/10.1016/j.clnu.2018.05.032

Link della fonte: https://www.clinicalnutritionjournal.com/article/S0261-5614(18)30220-6/fulltext

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Scegli la mela o il cioccolato?

ricetta-torta-alle-mele-e-cioccolato_61cd8b766ed1239d5195cf2056900000Per verificare la probabilità di scelta di una mela, piuttosto che di una barretta di cioccolato, è stata utilizzata un’etichetta descrittiva che valorizza il gusto, rispetto al suo valore salutare. Questo è quanto hanno fatto un gruppo di ricercatori di Cambridge (UK) che ha verificato le scelte alimentari di un gruppo di soggetti  volontari  sani.

Tutti i partecipanti (N = 439), sono stati assegnati in modo casuale a uno dei cinque gruppi cui corrispondeva una variazione del contenuto delle etichette aggiunte a una mela: mela, mela sana, mela succulenta, mela sana e succulenta, mela succulenta e sana.

La scelta della mela veniva confrontata con quella di una barretta di cioccolato assolutamente anonima. Inoltre, sono state adottate e valutate le misure delle qualità della mela percepite (il gusto, la salubrità, il valore nutritivo, la qualità, la sazietà) e delle caratteristiche dei partecipanti (la tendenza alla moderazione, la convinzione che i cibi gustosi sono tutti malsani e il valore del  BMI ).

Si è così dimostrato che quando era presente l’etichetta le mele venivano scelte da circa il 50% delle persone osservate, e le etichette che combinano la salute e il gusto, hanno aumentato significativamente la scelta della mela (sana e succulenta 65,9% e succulenta e sana 62,4%). Mentre se l’etichetta sulla mela riportava una sola descrizione, non si notava alcuna differenza significativa nella probabilità di scelta.

Inoltre, i più forti predittori della scelta erano il punteggio del gusto dato alla mela, e la mancanza della convinzione che i cibi sani non sono gustosi. Tutto questo, concludono gli autori, suggerisce che il gusto dei cibi più sani, è più efficace nell’obiettivo di raggiungere un alimentazione piu’ sana’rispetto alle sole proprietà salutari.

fonte: Ds medica info

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Quando l’obesita’ e’ gia’ scritta nel genoma

dnaNe sono convinti alcuni ricercatori canadesi che hanno studiato il patrimonio genetico di 150 bambini di 4 anni. Ai piccoli è stato proposto un pasto prova (merenda) mentre le madri compilavano un questionario sulle frequenze alimentari dei consumi dei loro figli.

Sono stati poi confrontati i consumi calorici totali e individuali di macronutrienti durante il pasto test e gli specifici tipi di alimenti riportati nei diari alimentari compilati dalle mamme, selezionando i bambini portatori vs i non portatori dell’allele 7R nel gene DRD4, e usando l’attuale BMI come covariante. Si è così evidenziato che secondo il sesso dei piccoli, si notavano interazioni significative per l’assunzione di grassi e proteine ​​durante la prova merenda, correlate al genotipo.

In particolare tra i portatori del 7R, le bambine, ma non i maschietti, mangiavano più grassi e proteine, rispetto ai non portatori. Inoltre, analizzando i diari alimentari, per entrambi i sessi, i portatori 7R avevano consumato più porzioni di gelato e meno verdure, uova, noci e pane integrale, suggerendo un modello meno sano di consumo alimentare abituale. Dunque, è possibile che i portatori dell’allele 7R del gene DRD4, a causa di scelte alimentari poco sane sin dall’infanzia, siano predestinati a diventare obesi.

Fonte :Ds Nutrition

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