• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 348 6936286 - 055 241106

Da zucchero di canna a ananas che fa dimagrire: dieci “food-fake-news”.

Dall’ananas che fa dimagrire allo zucchero di canna che “fa meno male”, le fake news che circolano intorno a cibi e salute hanno radici antiche che si sono diffuse e amplificate con l’aiuto del web. Questa volta a mettere in guardia da false credenze e informazioni ‘fasulle’ che riguardano gli alimenti è l’Istituto Superiore di Sanità che, alle fake news sull’alimentazione, ha dedicato un’intera sezione sul portale ISSalute.it.

La regina delle bufale sull’alimentazione e’ che lo zucchero di canna sia meno nocivo di quello bianco: “il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero per diventare bianco non danneggia il prodotto, estraendo solo il saccarosio dalle impurità presenti nella melassa”, scrivono gli esperti dell’Iss. Che la pasta faccia ingrassare e l’ananas dimagrire è una falsa verità che si tramanda da generazioni, mentre in realtà “non esistono alimenti buoni né cattivi: tutti vanno inseriti, nelle giuste proporzioni, nell’ambito di una dieta sana e varia”. Quanto agli spinaci, nell’immaginario collettivo sono fonte di ferro, ma quello che contengono è molto meno assimilabile dal nostro organismo rispetto a quello della carne.

Ma le fake news riguardano anche la salute in generale. E’ falso, ad esempio che non ci si debba preoccupare dell’obesità infantile perché passa con lo sviluppo. “Un bambino obeso – scrive l’Iss – ha un altissimo rischio di diventare un adulto obeso”. Così come è falso ritenere che il colesterolo sia solo una questione genetica e non alimentare. O, ancora, che i cibi grassi e il latte siano “un toccasana per la gastrite perché “foderano” lo stomaco”. Anzi proprio “l’alto contenuto in grassi di questi alimenti riduce lo svuotamento dello stomaco rendendo la digestione più lunga”. Ci sono poi i miti legati alla natura, come quello secondo il quale i cibi prodotti del contadino sono più sicuri e genuini degli altri. “I controlli effettuati lungo tutta la filiera alimentare, garantiscono che i prodotti commercializzati negli esercizi autorizzati alla vendita siano sicuri per la salute”. O quelli dettati da nuove mode, come l’idea che i cibi gluten-free siano più salutari. Bollino rosso anche qui. Utilizzare prodotti senza glutine per chi non ha problemi di celiachia “non solo è una scelta immotivata, ma anche controproducente”. Sono, infatti, “più calorici del corrispondente alimento contenente glutine”, “hanno un più alto indice glicemico”, “un minor effetto saziante” e “un minore contenuto di fibre, sali minerali e vitamine”.

Fonte Nutri & Previeni

 

Tags:
Categories:

Frutta di Stagione: Pere Williams

Le pera è il frutto del pero (Pyrus), albero vigoroso della famiglia delle Rosaceae. Ne esistono tantissime specie spontanee, sono moltissime quelle note fin dai tempi degli antichi romani che ne classificavano già una quarantina, mentre sono poche quelle coltivate. L’Italia comunque è il maggiore produttore del mondo. Come frutto è acidulo e zuccherino, non è molto nutriente, ma ricco di vitamine, fibre, sali minerali e zuccheri semplici come il fruttosio. Ha un indice di sazietà piuttosto elevato, si rivela quindi un’ottima soluzione per uno spuntino o per concludere un pasto poco saziante.
La raccolta delle pere va da giugno ad ottobre, a seconda che si tratti delle varietà estive, o autunnali-invernali. Il momento di raccolta più opportuno è scelto in base a diversi parametri, come il colore della buccia e della polpa, la durezza, la resistenza al distacco. Difficilmente però le pere si riescono a consumare al giusto grado di maturazione e questo è un inevitabile punto debole. Il motivo è che generalmente si commercializzano a maturazione incompleta, aspettando che questa si completi a temperatura ambiente.

Varietà

Le varietà di pera si distinguono tra quelle estive e quelle autunnali e invernali. Tra quelle estive le più note sono Guyot, Coscia e Morettini, che maturano in luglio, nei frutteti dell’Italia centro meridionale. Queste varietà sono molto succose, ma inadatte a essere conservate. Di inizio agosto è la famosissima pera William, selezionata alla fine del 700 in Inghilterra, tondeggiante e succosa, adatta sia al consumo fresco, che alla produzione di succhi di frutta e frutta sciroppata.
In autunno ci sono la Abate, di origine francese dalla classica forma allungata e dalla buccia giallastra e “rugginosa”, le Conference, che si riconoscono dal peduncolo lungo, e le Kaiser, o “Imperatore Alessandro”, di un colore tabacco completamente rugginoso. In inverno crescono la Decana del comizio e la Passacrassana, piuttosto grosse e sferiche.

In cucina

La pera è un frutto dolce e succoso, che sarebbe naturale protagonista in pasticceria se non fosse che la sua polpa è poco compatta e si deteriora facilmente nell’aspetto. Per questo è adatta a dolci di pronto consumo, come crostate, flan e dolci al cucchiaio. Perfetta invece per le confetture e le gelatine. Dalla pera William si ottiene una famosa e ottima acquavite, tra i 40° e i 45° , di colore bianco e dal profumo molto intenso, diffuso e lungo, con netto riconoscimento del frutto

Tags:
Categories:

IL FINOCCHIO

finocchioPoche calorie e tante proprietà benefiche. Il finocchio aiuta a mantenersi in forma e fa bene alla salute. Una porzione di finocchio crudo da circa 200 grammi contiene 70 calorie, tracce di grassi e 0 milligrammi di colesterolo, oltre a 1,7 grammi di carboidrati.
Tra le vitamine contenute in questo ortaggio, la vitamina C è quella maggiormente rappresentata, seguita dalla A (6% del fabbisogno giornaliero in 200 grammi di finocchio) e al 5% di vitamina B 6, oltre all’acido folico e alla vitamina K.
Le vitamine A e C hanno entrambe potere antiossidante in grado di preservare le cellule dai danni dei radicali liberi; la vitamina B 6 è importante per l’integrità del sistema nervoso e indispensabile per la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore “del benessere”; l’acido folico è fondamentale per la salute del nascituro e svolge un ruolo di primaria importanza nella sintesi e nella riparazione del Dna cellulare; la vitamina K è essenziale per la salute delle ossa.
Tra i minerali sono il potassio, il calcio, il magnesio e il ferro quelli presenti in maggiori quantità.
Il potassio svolge un ruolo cruciale nel bilancio idrico, nel mantenimento della pressione sanguigna e nel regolare l’eccitabilità neuromuscolare e la ritmicità del cuore; il calcio è essenziale per la salute di denti e ossa, ma anche per il buon funzionamento del cuore e del sistema nervoso; il magnesio è importante per le attività e l’equilibrio del sistema nervoso;  il ferro favorisce la produzione di emoglobina e di globuli rossi, assicurando una corretta ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo.

fonte :redazione Informasalus.it

Tags:
Categories:

Salute e benessere in autunno:ecco i cibi giusti

zuccaCon l’arrivo dell’autunno, abbassamento delle temperature e umidità possono mettere a dura prova il nostro sistema immunitario. Come difendere il nostro organismo e favorire uno stato di benessere generale? Si consiglia di portare a tavola quattro ‘supercibi’.

Il primo tra questi è la zucca , che contiene alte dosi di betacarotene.
Seguono i semi di zucca che hanno al loro interno nutrienti come sali minerali proteine e fibre, un mix perfetto per la salute delle ossa, uno spuntino sano e leggero.
Al terzo posto, vi è la melagrana contenente flavonoidi antiossidanti, sali minerali (potassio, fosforo, sodio e ferro), vitamine (C e B), fibre e zucchero.
Seguono i kiwi: molte fibre e molta vitamina C, fondamentali nella stagione fredda.
Con l’approssimarsi dell’autunno “mangiare frutta e verdura significa avere un apporto insostituibile di amidi, vitamine, fibre e sostanze antiossidanti”. È quanto afferma il direttore dell’Unità di Ricerca per la frutticoltura di Forlì del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Cra), Walther Faedi, nel ricordare che la Fao e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno suggerito il consumo di almeno 400 grammi di frutta e verdura al giorno, possibilmente in cinque momenti diversi della giornata.
“Diverse forme di tumore, disturbi respiratori, intestinali, come la stipsi, e persino la cataratta – continua Faedi – possono essere rischi ridimensionati con una dieta ricca di frutta e verdura”.
Quanto mangiare e cosa scegliere? Con la regola del 5 si intendono 2 porzioni di verdura e 3 di frutta, come minimo, ogni giorno. Per porzioni si intende, ad esempio, un frutto intero (mela, pera, arancia) o 2-3 piccoli (albicocche, susine), un piatto di insalata (almeno 50 grammi), un mezzo piatto di verdure cotte o crude, una coppetta di macedonia o un bicchiere di spremuta o di centrifugato. In generale, per un adulto con una dieta da 2000 calorie al giorno, si calcolano 50 grammi di insalata, 250 grammi di ortaggi (a crudo) e 150 grammi di frutta per ogni porzione. Di stagione sono le mele che, secondo gli studi Cra, sono ricche di acqua, fibra vitamine (A e C) e sali minerali. la mela e’ infatti ricca di potassio magnesio e calcio ma povera di sodio, rendendola indicata a tutti i tipi di diete.
La fibra regola il senso di sazietà; in particolare le pectine della buccia insieme all’acido ursolico, agli acidi organici malico e citrico regolano le attività intestinali, e il livello di glicemia nel sangue. Per questo motivo le mele sono chiamate “brucia grassi”. Mentre la pera è ricca di fibra solubile ed insolubile: una pera fornisce circa il 16% delle fibre necessarie al fabbisogno quotidiano.  Inoltre l’elevato contenuto di potassio, fa della pera un alimento molto utile ai fini di prevenire disturbi quali tensione arteriosa, depressione, stanchezza. Il calcio ed il fosforo, presenti anch’essi in grande quantità, svolgono un’azione protettiva sulle ossa.

fonte redazione Informasalus.it

 

Tags:
Categories:

Alimentazione e sport


Tutto l’armamentario dei miti e credenza legati all’alimentazione per gli sportivi trova terreno fecondo nel pubblico che rincorre la forma fisica a tutti i costi .Bianchi d’uovo in quantità industriale a colazione, pranzo a base di riso bollito con tonno al naturale, bistecconi a cena, poi, tra un pasto e l’altro, una serie di «spuntini» a base di proteine in polvere. Questo genere di dieta ed altre amenità nutrizionali, più o meno fantasiose, circolano nel mondo variegato di chi pratica body building, con l’aspirazione di ottenere pettorali alla Stallone e addominali a «tartaruga». Ma le chiacchiere da palestra non si fermano qui. Praticamente tutto l’armamentario dei miti e credenza legati all’alimentazione per gli sportivi trova terreno fecondo nel pubblico che rincorre la forma fisica a tutti i costi.
Una popolazione stakanovista del fitness che è disposta a credere qualsiasi stupidaggine nutrizionale, anzi più è strampalata più sembra efficace. E così raccomandazioni pseudo-scientifiche consigliano di rimpinzarsi di proteine a più non posso per costruire muscoli grandi e grossi e ingurgitare integratori di sostanze ritenute fondamentali per accrescere la forza e la resistenza. Per non parlare delle bevande «calibrate» per reintegrare sali e zuccheri. Insomma una serie di dettami precisi, neanche si trattasse di campioni olimpionici che gareggiano sul filo del millisecondo e del nanogrammo per ottenere la vittoria. Poi ci sono i maniaci della magrezza assoluta che per perdere gli ultimi 10 grammi di grasso «superfluo» sgobbano come muli, oltre ad essere fedeli seguaci delle diete dimagranti più bizzarre. Ancora in gran voga quelle dissociate, basate sul presupposto che combinare alimenti diversi nello stesso pasto sia tremendamente dannoso e porti inevitabilmente all’ingrassamento. Decisamente proibito è perciò condire la pasta con il ragù, consentito invece il pomodoro, solo secondo alcune scuole di pensiero però. Altri infatti affermano che gli alimenti acidi, come appunto il pomodoro, non debbano mai essere abbinati ai carboidrati. E chi dopo un riso in bianco magari mangia un pesce bollito, per stare sul leggero, rischia invece un collasso digestivo perché i carboidrati non devono mai essere consumati insieme alle proteine. E via dicendo, in un crescendo di follie che hanno il solo limite della fantasia di chi le inventa. New entry, ma ormai di moda da qualche anno, sono i regimi alimentari basati sulle intolleranze. Principio fondamentale di questa filosofia è che se si mangiano cibi ai quali si è intolleranti si ingrassa. E così improvvisamente tutti sono intolleranti a innumerevoli alimenti, guarda caso tutti quelli a maggior potere energetico. Dopo la loro eliminazione si dimagrisce, ovviamente, visto che non è consentito mangiare quasi nulla!
Purtroppo, o per fortuna, le cose stanno in un altro modo. Come non esistono diete miracolose per dimagrire, così non è certo seguendo una certa alimentazione o assumendo determinati supplementi che si diventa un’atleta. Gli sportivi che esercitano una qualsiasi attività fisica per tenersi in forma, sia essa in palestra o all’aperto, hanno le stesse esigenze nutrizionali da un punto di vista qualitativo di quanti fanno invece vita sedentaria. Questo significa che la ripartizione dei principi nutritivi è la medesima per l’impiegato e per il tennista, per lo studente e per il calciatore.Le raccomandazioni proposte da tutte le Società scientifiche concordano che una alimentazione equilibrata deve essere costituita per il 55-60 per cento delle calorie da carboidrati, per il 10-15 per cento dalle proteine e per il 30 per cento dai grassi. Non esistono particolari bisogni nutritivi in base al tipo di sport praticato, salvo casi molto particolari, tipo l’atletica pesante praticata a livello professionale .Quello che può cambiare è il fabbisogno energetico. Ma anche qui senza esagerare. Il dispendio energetico legato all’attività fisica non è alto quanto comunemente si crede. Per lo meno questo vale per gli sportivi del tempo libero. Bisogna infatti considerare che abbiamo un dispendio energetico a riposo legato al metabolismo basale che varia, secondo il sesso e la struttura fisica, da 1100 a 1800 circa kilocalorie al giorno. Questa energia viene spesa dal nostro organismo per far funzionare «la macchina» umana. Solo il lavoro muscolare aumenta questa spesa.Quindi stare seduti a studiare o a lavorare al computer impiega poco più del metabolismo basale. Ma anche il dispendio energetico legato al lavoro muscolare varia molto secondo la struttura fisica e il grado di allenamento. Un atleta ben allenato usa molta meno energia per svolgere un certo tipo di attività fisica rispetto ad una persona della stessa età e peso che fa vita sedentaria, perché ha un modo più efficiente di usare i muscoli.A titolo indicativo riportiamo il dispendio energetico per alcune attività della vita quotidiana e durante la pratica di alcuni sport.DISPENDIO ENERGETICO DURANTE VARIE ATTIVITÀ Donna di 60 kg
Kilocalorie per oraDormire
60 kcalLeggere, guardare la TV, lavorare al computer, studiare, mangiare
85 kcalLavarsi, vestirsi, cucinare
120 kcalPulire la casa
160 kcal

Camminare di buon passo (6 km/ora)
240 kcal

Bicicletta (8 km/ora) (16 km/ora)
210 kcal 360 kcal

Correre (9 km/ora)
480 kcal

Trekking
222 kcal

Aerobica
360 kcal

Nuoto – stile libero (25 m al minuto)
300 kcal

Pattinaggio
360 kcal

Sci di fondo
480 kcal

Ping-pong
240 kcal

Tennis * singolo doppio
420 kcal 300 kcal

Calcio *
480 kcal

Uomo di 75 kg
Kilocalorie per ora

Dormire
75 kcal

Leggere, guardare la TV, lavorare al computer, studiare, mangiare
105 kcal

Lavarsi, vestirsi, cucinare
150 kcal

Pulire la casa
190 kcal

Camminare di buon passo (6 km/ora)
300 kcal

Bicicletta (8 km/ora) (16 km/ora)
260 kcal 450 kcal

Correre (9 km/ora)
600 kcal

Trekking
277 kcal

Aerobica
450 kcal

Nuoto – stile libero (25 m al minuto)
375 kcal

Pattinaggio
450 kcal

Sci di fondo
600 kcal

Ping-pong
300 kcal

Tennis * singolo doppio
525 kcal 375 kcal

Calcio *
600 kcal

* Per questi sport si intende il dispendio per tempo di gioco effettivo. In una partita di calcio di 90 minuti il tempo di gioco effettivo è di circa 60. Nel tennis si gioca realmente il 25 per cento del tempo che si passa in campo.

(Fonte: elaborazioni dell’autore su dati tratti da «Mangiare per correre» di Eugenio del Toma ed. Laterza)

Quelli riportati sono valori medi perché la variabilità può essere piuttosto elevata ed è legata non solo al sesso e al peso corporeo, ma anche alla modalità più o meno energica di svolgere certe azioni e movimenti. Per esempio, la spesa energetica per camminare può variare tra 200 e 300 kilocalorie l’ora, ed anche di più, secondo la velocità di marcia e l’intensità della «falcata». Lo stesso vale ovviamente per qualsiasi tipo di attività fisica. Detto questo possiamo vedere che un’ora di attività sportiva, anche intensa, non ha un consumo calorico elevatissimo e quindi non consente di indulgere più di tanto nei piaceri della tavola. Quelle 2 o 3 ore a settimana di tennis, nuoto, corsa o ginnastica in palestra servono a tenersi blandamente in forma, ma non sono certo sufficienti per perdere peso, né possono costituire un alibi per aumentare i consumi alimentari in chi ha già raggiunto il peso forma. Per ottenere questo bisogna muoversi molto e soprattutto quotidianamente. Diverso è il discorso per gli sportivi professionisti che si allenano 4-5 ore al giorno. In quel caso il fabbisogno energetico giornaliero può arrivare a 4mila calorie, il doppio rispetto a chi fa vita sedentaria con in più quelle 2-3 ore di attività fisica a settimana.Ma torniamo agli aspetti qualitativi dell’alimentazione, campo dove circolano le maggiori credenze riguardo a proibizioni ed esaltazioni di particolari alimenti e principi nutritivi. Le proteine sono le sostanze nutritive delle quali maggiormente si parla e si sparla. Viene comunemente ritenuto che negli sportivi ci sia un aumentato fabbisogno proteico per costruire la massa muscolare. Ciò in linea di massima non è vero. Aumentare il consumo di proteine oltre al 15 per cento delle calorie introdotte non serve a costruire i muscoli, ma solo ad affaticare il metabolismo che a quel punto le utilizza a scopo energetico perché in eccedenza rispetto ai fabbisogni. Eppure in palestra, in particolare tra chi pratica body building, le proteine sono addirittura mitizzate e per aumentarne il consumo, senza aumentare anche quello dei grassi, si ricorre al bianco d’uovo mangiato in quantità massicce ed a varie preparazioni a base di proteine in polvere concentrate. Tanto da arrivare, nei più fanatici, ad una introduzione di 200-300 grammi di proteine al giorno, un carico esagerato che risulta non solo inutile, ma anche dannoso. Lo sviluppo muscolare infatti dipende prima di tutto dal potenziale genetico individuale e in secondo luogo dall’allenamento adeguato.
Sono invece i carboidrati il vero e proprio carburante dell’organismo. Forniscono l’energia necessaria al funzionamento di tutti gli organi e dei muscoli, e si tratta di energia «pulita», nel senso che alla fine della loro utilizzazione non rimangono scorie da eliminare, come succede invece nel caso delle proteine. Per questo devono costituire la base dell’alimentazione di tutti e non solo degli sportivi. C’è una certa tendenza in chi svolge attività fisica ad esagerare nel consumo di carboidrati, in particolare sotto forma di dolci e zuccheri semplici, appunto perché sono un carburante pronto all’uso. Ma non è corretto perché ciò causa uno squilibrio portando i muscoli ad utilizzare prevalentemente glucosio invece di ricorrere ad altre fonti energetiche, come i grassi. Diverso è il discorso in caso di sforzo moderato, ma molto prolungato nel tempo, come la maratona o lo sci di fondo. Durante questo tipo di attività è utile l’assunzione di zuccheri semplici per ritardare l’insorgenza della fatica e aumentare la resistenza. Se la prestazione fisica tuttavia non supera i 40-45 minuti effettivi (cioè di vera attività muscolare), non c’è necessità di reintegrare gli zuccheri.
Le vitamine rappresentano un altro mito sempre riemergente, in omaggio al quale gli sportivi si ingozzano di pillole e integratori. Ma tutti gli studi scientifici, condotti anche su atleti professionisti, dimostrano che le normali quantità di vitamine ricavabili da una dieta variata e adeguata ai fabbisogni energetici, sono più che sufficienti per coprire i fabbisogni. Non solo. È stato anche dimostrato che dosi supplementari di vitamine non migliorano in alcun modo le prestazioni sportive. In qualche caso è emerso un effetto placebo al quale sono più sensibili gli atleti che ripongono una particolare fiducia sull’aiuto medico. Quindi a parte l’effetto psicologico, non ci sono vantaggi nell’assumere vitamine in pillole, è solo una maniera molto costosa di aumentare il contenuto di vitamine nelle urine.
Sopravvalutata è anche la necessità di reintegrare i sali minerali. Non c’è dubbio che chi pratica una intensa attività fisica sudi molto e con il sudore si perdono anche dei sali minerali, in particolare sodio e potassio. Ma questi due minerali sono introdotti in eccesso con la normale alimentazione, in particolare il sodio. Quindi una piccola perdita con il sudore è solo benefica. Solo in casi molto particolari di inteso sforzo, molto prolungato nel tempo e in clima caldo, tipo una tappa ciclistica di montagna in estate, è necessario reintegrare anche i sali minerali. Nella normale attività fisica degli sportivi del tempo libero è sufficiente l’acqua. Anzi, meglio dire indispensabile. La reintegrazione dei liquidi persi con la sudorazione è fondamentale per la salute dell’organismo, per mantenere la resistenza alla fatica e per evitare il colpo di calore.
Bere acqua prima, durante e dopo l’attività fisica è perciò vivamente raccomandato. E bisogna bere prima di sentire lo stimolo della sete. Può succedere infatti che se la sudorazione è particolarmente copiosa, la sensazione di sete arrivi quando la perdita di fluidi corporei è già notevole e questo, oltre ad essere dannoso, influenza la prestazione sportiva. Per reidratarsi non sono molto indicate le varie bevande per sportivi perché contengono zuccheri e sali che prolungano la permanenza del liquido nello stomaco, rallentando così l’assorbimento dell’acqua. Per reintegrare rapidamente i liquidi persi è decisamente più efficace ed economica l’acqua semplice, bevuta a temperatura ambiente.
E per concludere, la grande illusione del mondo sportivo, ossia gli integratori cosiddetti «ergogeni», sostanze ritenute in grado di aumentare la forza e la potenza muscolare. Dobbiamo dare una brutta notizia a quanti ne fanno uso convinti di migliorare le proprie prestazioni. I pochi studi controllati condotti per verificare l’efficacia delle sostanze «ergogeniche» più in voga, non sono riusciti a dimostrare gli effetti reclamizzati. E così i vari supplementi a base di aminoacidi, tra cui i vantatissimi ramificati, di creatinina e carnitina, di vitamine, per non parlare dei folcloristici propoli, pappa reale e lievito di birra, non aumentano la forza muscolare né la resistenza, di sicuro però incrementano il fatturato di chi li produce.

Cristina Barbagli

 

 

Tags:
Categories: