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No FODMAPS, no pain.

I Disordini Funzionali Gastrointestinali (FGID) negli ultimi anni hanno visto un aumento significativo della loro incidenza ma, nonostante l’aumento dei casi, l’etio-patogenesi rimane poco chiara.

 

La dieta sembra giocare un ruolo importante in questi disturbi. In effetti, almeno due terzi dei pazienti adulti con sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e dei bambini con FGID percepiscono i propri sintomi gastrointestinali come correlati al cibo. In particolare, negli ultimi anni, l’interesse si è focalizzato sul ruolo degli Oligosaccaridi Fermentabili, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli (FODMAP).

 

Le linee guida recenti considerano la dieta e il counseling sullo stile di vita come l’approccio di prima linea nella gestione dietetica dell’IBS negli adulti. Tuttavia, i pazienti con IBS spesso si auto-avviano verso interventi dietetici senza alcun consiglio specifico, portando ad un aumentato rischio di inadeguatezza nutrizionale. Questo accade perché molti pazienti considerano i loro sintomi come correlati ai pasti. In passato, le diete più comuni per i pazienti con IBS si concentravano sulla restrizione di fibre, caffeina, alcol e grasso, ma negli ultimi 10 anni la dieta a basso contenuto di FODMAP ha dimostrato di essere quella efficace.

 

I carboidrati dietetici possono essere classificati in zuccheri, oligosaccaridi e polisaccaridi, in base al loro grado di polimerizzazione. I FODMAP sono un gruppo discreto di carboidrati descritti come “fermentabili” a causa della loro disponibilità per la fermentazione nel colon, che è dovuta all’assenza o alla ridotta concentrazione di enzimi idrolasi idonei per la digestione (ad esempio, deficit di lattasi) o il caso dei monosaccaridi a causa dell’assorbimento incompleto nell’intestino tenue. Questi carboidrati a catena corta scarsamente assorbiti includono: fruttosio e lattosio, fruttani, galatto-oligosaccaridi e polioli o alditoli.

 

Nonostante i loro effetti sulla salute, come l’aumento della massa delle feci, l’aumento dell’assorbimento del calcio, la modulazione della funzione immunitaria e la stimolazione selettiva di alcuni microbici, i FODMAP possono innescare specifici sintomi gastrointestinali in pazienti con IBS.

 

La presenza e il grado dei sintomi addominali variano a seconda del grado di malassorbimento sperimentato da ciascun individuo.

 

I carboidrati fermentabili a catena corta potrebbero esacerbare i sintomi dell’IBS attraverso vari meccanismi, come un aumento del volume di piccole quantità di acqua intestinale, la produzione di gas del colon e la motilità intestinale. I FODMAP sono infatti scarsamente assorbiti nell’intestino tenue con aumento della produzione di gas e all’aumento dell’osmolarità intestinale a causa della loro rapida fermentazione e dell’azione osmotica.

 

I carboidrati fermentabili a catena corta sono anche rapidamente fermentati dal microbiota del colon, con conseguente distensione e dolore luminale in pazienti con ipersensibilità viscerale.

 

E’stata recentissimamente pubblicata una revisione sistematica, per conto della Società Italiana di Pediatria, sull’efficacia di una dieta a bassi FODMAP nel ridurre i sintomi associati a disturbi addominali funzionali.

 

Sono stati inclusi nell’analisi diciannove studi. La dieta a bassi FODMAP si è dimostrata utile in 12/13 interventi. La dieta a basso contenuto di FODMAP migliora i sintomi generali del tratto gastrointestinale, in particolare i dolori addominali e il gonfiore addominale. Nei bambini, solo uno studio ha riportato risultati positivi. Non è stato osservato nessun effetto per la dieta priva di lattosio mentre la dieta con la restrizione del fruttosio era efficace in 3 studi su 4.

 

La durata dell’intervento era molto diversa tra gli studi, da 2 giorni a 16 mesi, e da 3 e 9 settimane per gli RCT. La maggior parte degli studi presentava differenze nei punteggi di valutazione, nel tipo di dieta, nei diari alimentari e nel questionario sulle frequenze alimentari.

 

La maggior parte dei pazienti con IBS ha trovato facile seguire la dieta con miglioramento dei sintomi e della qualità della vita in quelli con la migliore aderenza.

 

I dati riguardanti la dieta FODMAP bassa in età pediatrica sono ancora mancanti anche se questo tipo di dieta è considerata un approccio emergente nella gestione alimentare dei bambini con IBS. E’ dimostrata una diminuzione della frequenza del dolore addominale nei bambini a seguito di una dieta a bassi FODMAP rispetto ai bambini che seguono una tipica dieta americana per l’infanzia. Inoltre la composizione del microbioma basale e la capacità metabolica microbica potrebbero influenzare l’efficacia della dieta FODMAP determinando il tasso di responder e non responder. Infatti, al momento della risposta i responder hanno mostrato batteri con maggiore capacità saccarolitica (come generi Bacteroides, Clostridiales e famiglia Erysipilotrichaceae) rispetto a quelli che non rispondevano alla dieta. Diversi studi hanno studiato l’effetto della dieta a basso contenuto di FODMAP sul microbiota intestinale tuttavia il ruolo del microbiota nella dieta a basso FODMAP è di gran lunga da chiarire a causa di problemi metodologici, influenza dei fattori confondenti e grandi differenze tra gli studi.

 

Storicamente, in età pediatrica, il malassorbimento di carboidrati si è concentrato principalmente sul lattosio e sul fruttosio come causa di sintomi come gonfiore, diarrea e dolore addominale, ma non è chiaro se sia questo il meccanismo di base: in 220 bambini con dolore addominale ricorrente, nonostante la provocazione negativa controllata con placebo in doppio cieco, alcuni bambini lamentavano ancora sintomi addominali con l’uso di cibo contenente latte o fruttosio. La dieta priva di lattosio non ha migliorato i sintomi, mentre in uno studio randomizzato in doppio cieco su 30 bambini si è registrato un significativo aumento della gravità del dolore addominale durante il periodo di ingestione del lattosio rispetto al periodo senza lattosio.

 

Per quanto riguarda la dieta priva di fruttosio, gli studi osservazionali analizzati nella presente revisione sistematica hanno riportato un miglioramento dei sintomi quando i bambini con malassorbimento di fruttosio erano a dieta priva di fruttosio. Questi risultati, anche se promettenti derivano da studi non randomizzati non controllati. È interessante notare che, molto recentemente, uno studio incrociato randomizzato controllato con placebo su 23 bambini con IBS ha mostrato che la frequenza del dolore e il gonfiore erano significativamente più elevati durante l’intervento con fruttano rispetto all’intervento placebo (maltodestrina). Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per chiarire il ruolo della dieta ristretta di lattosio e fruttosio nella gestione dei bambini con IBS.

 

Gli autori concludono suggerendo la dieta con restrizioni FODMAP come un efficace intervento per ridurre i sintomi di IBS negli adulti. Nei bambini ci sono dati promettenti, sebbene esista solo uno studio randomizzato in doppio cieco e sono necessari ulteriori dati per chiarire meglio il ruolo dei FODMAP e della dieta a ridotto contenuto di fruttosio nell’IBS. L’attuale evidenza non supporta l’uso di una dieta a ridotto contenuto di lattosio nei bambini con FGID.

 

 

Autori: Turco R, Salvatore S, Miele E, Romano C, Marseglia GL, Staiano A.

Fonte:  Ital J Pediatr.2018 May 15;44(1):53. doi: 10.1186/s13052-018-0495-8.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5952847/

 

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Rughe? Frutta e verdura fresca meglio di creme

Creme costose e ricercate, sieri antirughe e filler vari addio. Il segreto per una pelle più giovane dopo i 50 anni non è custodito in barattolo, ma in una dieta ricca di frutta e verdura fresca con l’aggiunta di pesce. Niente effetti positivi per l’uomo narciso però: questi cibi agiscono solo sulle donne che rispetto all’altro sesso hanno una pelle più sottile e con meno densità di collagene e quindi più soggetta alle tante odiate rughe.

Secondo la ricerca, condotta dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam e pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology, le donne che consumano con regolarità questi alimenti, ricchi di vitamine e flavonoidi che proteggono dall’invecchiamento e stimolano la produzione di collagene, hanno meno segni del tempo dopo i 50 anni. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno condotto un sondaggio su 2.700 uomini e donne over 50 sulle loro abitudini alimentari. Ognuno di loro è stato poi sottoposto a una scansione facciale 3D per misurare il numero di rughe.

I risultati hanno mostrato che le donne che avevano il più alto apporto di frutta fresca, verdura e pesce avevano il minor numero di segni del tempo sul volto. Al contrario, quelle che mangiavano regolarmente grandi quantità di carne rossa, pane e dolci ne avevano di più. L’alcol, poi, risultava essere un elemento essenziale di cui tenere conto, perché bastavano uno o due drink con cadenza giornaliera per ‘cancellare’ parte dei benefici derivanti dal mangiare i cibi giusti.

“Oltre a non fumare e a proteggere la pelle dal sole – spiega una delle ricercatrici, Selma Mekic – questo lavoro suggerisce che le donne che desiderano sembrare più giovani più a lungo possibile possono ora avere un altro modo per ritardare lo sviluppo delle rughe. Le donne con punteggi alti per frutta, verdura e pesce e bassi per carni, zuccheri, grassi saturi e alcol – conclude – hanno mostrato significativamente meno rughe”.

Marzia Caposio

 

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Rughe: la prevenzione inizia a tavola.

La salute della pelle e la prevenzione delle  rughe parte prima di tutto da quello che mangiamo giorno dopo giorno.

Se le creme naturali rappresentano un valido alleato contro l’invecchiamento, una  dieta ricca di frutta e verdura, oltre che di pesce, è il segreto per avere una pelle più giovane dopo i 50 anni. È quanto emerge da uno studio dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam, pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology. Secondo la ricerca le donne che consumano con regolarità questi alimenti, ricchi di vitamine e flavonoidi che proteggono dall’invecchiamento e stimolano la produzione di collagene, dopo i 50 anni presentano segni del tempo meno evidenti.

 

Per giungere a tale questa conclusione gli studiosi hanno condotto un sondaggio su 2.700 uomini e donne over 50 sulle loro abitudini alimentari. Ognuno di loro è stato quindi sottoposto ad una scansione facciale 3D per misurare il numero di rughe.

 

È così emerso che le donne che avevano il più alto apporto di frutta fresca, verdura e pesce mostravano il minor numero di segni del tempo sul volto. Al contrario, quelle che mangiavano regolarmente grandi quantità di carne rossa, pane e dolci ne avevano di più. L’alcol, inoltre, risultava essere un elemento essenziale di cui tenere conto, perché bastavano uno o due drink con cadenza giornaliera per ‘cancellare’ parte dei benefici derivanti dal mangiare i cibi giusti.

“Oltre a non fumare e a proteggere la pelle dal sole – ha spiegato una delle ricercatrici, Selma Mekic – questo lavoro suggerisce che le donne che desiderano sembrare più giovani più a lungo possono ora avere un altro modo per ritardare lo sviluppo delle rughe”. “Quelle con punteggi alti per frutta, verdura e pesce e bassi per carni, zuccheri, grassi saturi e alcol – conclude – hanno mostrato significativamente meno rughe”.

 

I ricercatori sottolineano che gli effetti positivi di questi cibi si osservano solo nelle donne, che rispetto agli uomini sono ‘penalizzate’ da una pelle più sottile e con meno densità di collagene e pertanto più soggetta alle tanto odiate rughe.

 

Fonte: Redazione Informasalus.it

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Obesita’ e lombalgia cronica

dolcePartendo da dati di immaging cerebrale di pazienti con CLBP, che mostravano alterazioni funzionali e strutturali in aree cerebrali che mediano l’attribuzione del valore edonistico al cibo, alcuni ricercatori americani li hanno confrontati a un gruppo di soggetti sani.

Si procedeva con un test iniziale di risposta a uno stimolo, sui due gruppi, per valutare la percezione del piacere all’ingestione di budini molto appetibili e con variabile contenuto di grassi e di bevande zuccherate a vario tenore di saccarosio, somministrati a dosi minime. In un test di assunzione successivo, i partecipanti affamati hanno ingerito il loro budino preferito ad libitum. Si è così evidenziato che, rispetto ai controlli sani, i pazienti CLBP erano propensi a valutazioni di piacere del cibo ingerito, significativamente inferiori quando venivano proposti i budini, ma non per le bevande zuccherate.

Al contrario, la valutazione organolettica dei pazienti, non differiva da quelli dei controlli sani. Inoltre, mentre nei controlli sani nel caso dello stimolo dato dai budini, si notava una diminuzione della fame abbinata all’apporto calorico e dopo l’assunzione ad libitum , tali effetti erano completamente aboliti nei pazienti CLBP.

Secondo gli autori, quindi, i dati ottenuti rivelano un disaccoppiamento tra la percezione edonistica e l’apporto calorico dei grassi, e suggeriscono che proprio l’alterazione della percezione edonistica all’ingestione di cibi grassi, potrebbe essere il meccanismo di collegamento tra CLBP e obesità, sotteso all’iperalimentazione.

In altri termini, l’obeso che si alimenta in eccesso non è mai sazio, probabilmente a causa di una distorta percezione del piacere indotto dall’ingestione di cibi grassi. E questo comporta nel tempo un aumento de peso corporeo che influisce sul dolore cronico a livello del rachide lombare.

fonte D.S nutrition

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