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Muscoli e proteine, la faccia maschile dei disturbi alimentari.

Spesso si ritiene, erroneamente, che gli adolescenti di sesso maschile non siano inclini ai disturbi alimentari perché i loro sintomi sono diversi da quelli tipici delle ragazze e si concentrano sul potenziamento muscolare piuttosto che sulla ricerca di una magrezza eccessiva.

 

“Quelli che molti genitori e pediatri considerano i sintomi classici di disturbi alimentari adolescenziali, come restrizione delle calorie e l’espulsione del cibo ingerito, sono segni caratteristici di malattia nelle ragazze, non nei ragazzi”, scrivono Jason Nagata e colleghi, della University of California di San Francisco, in un articolo di commento pubblicato daThe Lancet Child & Adolescent Health.

 

“Lo screening per i disturbi alimentari adolescenziali in entrambi i sessi spesso si concentra soprattutto su questi sintomi”, scrivono gli autori, “di conseguenza, pediatri e genitori potrebbero non notare la presenza di disturbi alimentari nei maschi, che spesso sono caratterizzati da un’eccessiva assunzione di proteine, una rigida restrizione di carboidrati e un’oscillazione tra periodi di eccessivo introito di calorie e periodi di restrizione per sviluppare i muscoli. A volte i ragazzi con disturbi alimentari possono usare steroidi o integratori per prendere peso o allenarsi in maniera compulsiva.”

 

Le attuali linee guida sul trattamento dei disturbi alimentari negli adolescenti non offrono consigli su cosa fare con i pazienti che si allenano eccessivamente.

 

“Parte del motivo per cui i disturbi alimentari degli adolescenti maschi sono così difficili da diagnosticare e trattare è solo pochi studi si sono dedicati ad approfondire questo argomento”, dice Trine Tetlie Eik-Nes, ricercatrice presso la Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, non coinvolta nell’articolo di commento.“Di conseguenza, i ragazzi non hanno accesso ai trattamenti e non considerano i loro problemi come un disturbo alimentare”.

 

Spesso i ragazzi ottengono punteggi più bassi nelle misurazioni gold standard dei disturbi alimentari e ciò contribuisce alla percezione che i maschi non hanno tali disturbi o non li sviluppano così gravemente come le ragazze.

 

Fonte: The Lancet Child & Adolescent Health

Lisa Rapaport

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La triade dell’atleta, come evitarla


La dieta si fa disordinata, le ossa diventano fragili e le mestruazioni scompaiono. Disturbi alimentari, osteoporosi e amenorrea sono i tre ‘ingredienti’ di una sindrome in crescita: la cosiddetta ‘triade delle atlete’, un termine coniato nel 1992 dall’American College of Sports and Discipline Medicine per descrivere una condizione che minaccia non solo le professioniste dello sport, ma in generale tutte le donne che praticano molta attività fisica senza alimentarsi correttamente. A lanciare l’allarme è il nutrizionista veronese Riccardo Dalle Grave, presidente dell’Aidap (Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso), che descrive i ‘campanelli d’allarme’ e avverte famiglie e allenatori: ”Educazione e prevenzione sono i punti di forza” salva-salute.
Le più a rischio, spiega l’esperto, sono le giovani atlete impegnate in discipline che richiedono un corpo magro: ”Maratona, danza, salto con l’asta, ginnastica artistica e nuoto”. Ma poichè negli ultimi 30 anni il numero di donne che praticano sport è aumentato molto, sottolinea Dalle Grave, la ‘triade dell’alteta’ minaccia tutte le fan del fitness. ”A volte l’atleta è inconsapevole che l’ammontare delle calorie introdotte è insufficiente per l’energia spesa – dice lo specialista – Altre volte, invece, la magrezza può essere voluta e ricercata, portando la persona a comportamenti tipici dei disturbi alimentari”.
Sotto accusa, secondo Dalle Grave, ci sono più fattori. Innanzitutto ”credere che la perdita di peso migliorerà la prestazione”. Ma anche ”i commenti negativi da parte di allenatore o membri dello staff atletico, e la necessità di esibire il proprio corpo in pubblico”, aggiunge il nutrizionista.
L’esperto elenca i comportamenti ‘sospetti’ che parenti e assistenti sportivi dovrebbero imparare a conoscere, per individuare in tempo le possibili vittime della ‘triade dell’atleta’: ”Riduzione delle porzioni; escludere certi cibi; saltare i pasti; rifiuto di mangiare con gli altri; andare in bagno subito dopo aver mangiato; parlare spesso di peso, forme e alimentazione; ‘body checking’ (cioe’ pesarsi spesso, guardarsi in modo critico allo specchio, toccarsi alcune parti e confrontarsi con altre donne); evitare di esporre il corpo e fare piu’ esercizio fisico di quello richiesto”. Dalle Grave ricorda che ”l’esercizio fisico, se salutare, deve essere incoraggiato. Un sottogruppo di sportive, però, puo’ sviluppare la sindrome”. Una vera malattia, di cui chi vive accanto a una sportiva dovrebbe essere al corrente per essere in grado di identificare chi ne è affetto o in pericolo, conclude.

fonte Aidap

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