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Attenzione alle diete eccessivamente restrittive ed effettuate senza controllo specialistico: si rischiano carenze..

Il fabbisogno energetico e di nutrienti, di cui il metabolismo basale è una parte essenziale deve essere correttamente bilanciato in macro e micronutrienti. Proporre una dieta fortemente ipocalorica ad una persona normopeso, anche se possibilmente bilanciata, significa mettere a rischio lo stato nutrizionale di quella persona e quindi la sua salute.

Il fabbisogno di micronutrienti con diete da 1000 kcal e 1300 kcal è difficilmente soddisfatto, in quanto i micronutrienti, a meno che non vengano assunti sotto forma di integratori, sono contenuti negli alimenti che assumiamo.

Per soddisfare i fabbisogni dobbiamo stare attenti non solo alla scelta qualitativa degli alimenti ma anche a quella quantitativa in funzione di sesso, età, peso, attività fisica, stato di salute o malattia, etc…

La possibilità di acquistare facilmente e attraverso un’autoprescrizione “una dieta” potrebbe indurre l’idea di assenza di rischio e potrebbe altresì portare ad un utilizzo disfunzionale di tale “prodotto”, senza alcun controllo specialistico.

Detto ciò è sicuramente vero che un giorno di digiuno negli individui in apparente buono stato di salute non causa un danno irreversibile, ma se un regime dietetico fortemente ipocalorico viene protratto nel tempo, anche in maniera saltuaria, e soprattutto senza il controllo medico può portare a conseguenze negative. Le diete fortemente restrittive, non solo non eliminano il senso di fame indotto fisiologicamente da meccanismi ormonali, ma possono far emergere veri e propri disordini alimentari nei soggetti predisposti.

 

[Harvie M, Howell A. Potential Benefits and Harms of Intermittent Energy Restriction and Intermittent Fasting Amongst Obese, Overweight and Normal Weight Subjects—A Narrative Review of Human and Animal Evidence. Behavioral Sciences. 2017 Jan 19;7(1):4.].

 

Inoltre una dieta fortemente ipocalorica ma non chetogenica, protratta nel tempo non induce un utilizzo delle riserve adipose tale da poter evitare la perdita di massa magra, che è invece la prima fonte energetica utilizzata dopo il glicogeno, ma provoca l’attivazione di meccanismi adattativi finalizzati ad evitare il calo ponderale.

[Seimon RV, Roekenes JA, Zibellini J, Zhu B, Gibson AA, Hills AP, Wood RE, King NA, Byrne NM, Sainsbury A. Do intermittent diets provide physiological benefits over continuous diets for weight loss? A systematic review of clinical trials. Mol Cell Endocrinol. 2015 Dec 15;418:153-72].

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Aiuto …per la dieta

Spesso siamo in guerra con il nostro corpo , in alcune battaglie ci lasciamo andare  e in altre si tentiamo il tutto per tutto, facendo sacrifici, diminuendo il più possibile e consegnando superpoteri al cibo, alle calorie e alla bilancia..

Nel 1993 in un editoriale su  The JAMA,il dott. Arthur Frank affermava che l’approccio a questioni alimentari, siano esse di obesità o meno, non può essere costruito  solo sulla semplice prescrizione di una dieta, ma bisogna tener conto degli aspetti psico-sociali ,che possono facilitare o gravare la gestione del peso, .

E’ fondamentale il contatto con la  persona a 360°.

Le ragioni per cui una dieta fallisce possono essere tanti: cambiare in meglio la qualità e quantità di ciò che si mangia, infatti, può non essere sufficiente. La dieta deve essere personalizzata, non solamente ipocalorica; deve tener conto dello stato ormonale, di eventuali patologie (le autoimmuni e le infiammatorie croniche  sono una prova), dello stato emotivo e in alcuni casi non essere per nulla ipocalorica. Un cammino dietetico che guarda solo al piatto e ai grammi spesso non funziona, dopo un po’ di tempo si giunge così ad un blocco o ad un crollo.  Bisogna occuparsi  di un corpo e della sua  mente  e non di un computer che calcola calorie, perchè oltre alle questioni metaboliche ci sono  la motivazione e la fragilità personale.

Nel mio lavoro di nutrizionista, sono piuttosto lontana da diete rigide e dalle “contacalorie” che allontanano la base del problema. Il cibo può modificare la salute ma la principale trasformazione deve accadere nelle nostre teste: cambiare le vecchie abitudini, il proprio stile di vita e lavorare sugli schemi mentali che hanno accompagnato o accompagnano il rapporto con il cibo. Capendo e prendendo consapevolezza di ciò, i sacrifici fatti non saranno forse vani e i chili  persi non saranno ripresi tanto facilmente.

 

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L’attivita’ fisica previene il diabete

diabeteOltre 5 milioni di italiani sono affetti dal diabete  e il loro numero è più che raddoppiato negli ultimi 25 anni. Secondo le previsioni degli esperti entro il 2040 le persone colpite nel nostro Paese diventeranno 10 milioni.
Per prevenire il diabete è importante svolgere un attività fisica regolare’. È quanto emerge da due studi presentati il mese scorso in occasione dell’American Diabetes Association.
Le ricerche hanno dimostrato infatti che svolgere attività fisica contribuisce a trasformare il grasso corporeo da bianco a bruno; è quest’ultimo a svolgere un ruolo più attivo sul piano del metabolismo, come ha sottolineato Laurie Goodyear, della Harvard Medical School.
“Abbiamo sempre saputo – spiega Goodyear – che l’esercizio fisico è importante ma ciò che abbiamo dimostrato con questi studi è l’effetto positivo che svolge sul grasso. Non si tratta del grasso addominale che è quello cattivo e può causare diabete o altre forme di insulino-resistenza. Si tratta piuttosto del grasso sottocutaneo che in seguito al movimento si adatta, scatenando un effetto metabolico positivo .
Una conferma dell’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione del diabete viene anche due studi condotti in Italia, presso l’Università La Sapienza di Roma e l’Università di Perugia, che hanno dimostrato come per scongiurare l’insorgere della patologia sia sufficiente camminare ogni settimana per 150 minuti. L ‘esercizio di tipo aerobico, infatti, aiuta a tenere sotto controllo il peso, migliorando di conseguenza le condizioni generali dell’organismo, e dunque riducendo anche i rischi di problemi cardiovascolari.
L’esercizio fisico di resistenza, come il sollevamento pesi, accresce il tono e la massa muscolare, offrendo una maggiore capacità di resistenza contro il rischio di eventuali cadute, e garantendo anche un aumento del metabolismo basale ed una riduzione della glicemia.

fonte Redazione Informa salus

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