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Disintossicarsi …perche’ no ?

Depurare e disintossicare ,vuol dire rimuovere le tossine, cioè tutte quelle sostanze dannose per il nostro corpo che provengono dagli alimenti o che si generano nei processi digestivi. Molti pensano che sia necessario depurare il corpo solo quando si manifestano gravi disturbi. La conservazione di un corpo sano e disintossicato è di importante proprio per scongiurare l’accumulo di tossine che conducono immancabilmente alla’comparsa delle malattie.

Tutto procede bene fino a che la dose di tossine introdotta è pari a quella eliminata. Quando le tossine inserite anche con un’alimentazione carente, sbagliata o smisurata diventano maggiori di quelle espulse, queste sostanze di depositano nei tessuti e liberano radicali liberi che portano ad uno stress ossidativo. Questa situazione è indubbiamente la più difficile per il nostro organismo.

È possibile quantificare lo stato di intossicazione del nostro corpo attraverso un test di  nutrigenetica. E’ per questo motivo preferibile avere una giusta alimentazione cambiando le nostre abitudini quotidiane.

Tutto questo si trasformerà in un cambiamento favorevole, interno ed esterno; la peristalsi intestinale migliorerà e ci sarà una abbassamento dello stress ossidativo indice della diminuzione dei radicali liberi, l’eliminazione dei liquidi in eccesso ecc.. con relativo calo del peso corporeo e diminuzione della circonferenza vita e quindi della taglia.

L’organismo si fortificherà perché non sarà più gravato dalla funzione di allontanare tossine in eccesso e sarà meno ricettivo nei confronti delle patologie.

Al principio ,prediligeremo  una cura disintossicante, dimagrante e ipocalorica per migliorare il funzionamento dell’organismo per mantenere poi i risultati ottenuti.

Quindi possiamo dire che si mangia per vivere e disintossicarsi significa rimanere in salute. Cambiare piano piano il nostro regime alimentare è necessario per sentirsi più leggeri, più forti e più felici.

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Prima la depressione e poi l’obesita’?

obesQueste associazioni sono state indagate in 2126 soggetti inclusi nel Netherlands Study of Depression and Anxiety. Si procedeva considerando al basale  l’eventuale associazione tra la gravità della depressione (Inventory of Depressive Symptoms) o dell’ansia (Beck Anxiety Inventory) al confronto con i cambiamenti dei lipidi plasmatici (colesterolemia totale HDL, LDL e trigliceridi) e la misura della circonferenza vita nel corso di 2 anni di follow-up. E’ stata quindi condotta un’analisi multivariata eliminando i fattori confondenti come età, sesso, istruzione e tabagismo. Si è così, in sintesi, evidenziato che per la depressione grave, si confermavano le correlazioni negative con l’aumento del colesterolo totale e della circonferenza vita, ma la riduzione dei sintomi depressivi non sembrava coincidere con un miglioramento della misura della circonferenza vita, o dei livelli di colesterolo HDL e, nel tempo, un aumento dell’obesità addominale non corrispondeva a una potenziale riduzione della gravità dei sintomi depressivi. Di conseguenza, queste persone sono a rischio prolungato e crescente per le dislipidemie e l’obesità, che, a loro volta, li predispongono a malattie cardiovascolari.

Fonte:http://www.ncb.nlm.nih.gov/pubmed/23197842 Psychosom 2012 Nov 28. [Epub ahead of print]Longitudinal Relationship of Depressive and Anxiety Symptoms With Dyslipidemia and Abdominal Obesity.

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Sindrome metabolica e indice glicemico

L’abbinamento dell’attività fisica, con la qualità dei carboidrati della dieta, appare vincente sul peso e sulla gravità della sindrome metabolica.

Questo il risultato sostanziale di uno studio condotto su 21 soggetti adulti anziani (66,2 ± 1,1 anni, BMI = 35,3 ± 0,9 kg / m (2)), con sindrome metabolica che sono stati randomizzati a praticare 12 settimane di esercizio fisico (60 min / giorno per 5 giorni / settimana)  in abbinamento a una dieta con un basso (n=10 – Logix) – o alto (n=11 – HiGIx) indice glicemico.

In tutti i partecipanti venivano misurati:la pressione arteriosa,  i trigliceridi (TG), le lipoproteine (HDL), la glicemia a digiuno (FPG), la circonferenza della vita (WC), la composizione corporea, la capacità aerobica, l’insulinoresistenza e i NEFA, sia prima, sia dopo l’intervento sperimentale. Gli autori ritengono, dunque, che l’esercizio fisico in abbinamento a una dieta a basso indice glicemico, possa con la perdita di peso, ridurre anche la gravità della sindrome metabolica.

Fonte:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23036993 Ann Nutr Metab. 2012 Sep 28;61(2):135-141. [Epub ahead of print] Exercise Training with Weight Loss and either a High- or Low-Glycemic Index Diet Reduces Metabolic Syndrome Severity in Older Adults.

 

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