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Disintossicarsi …perche’ no ?

Depurare e disintossicare ,vuol dire rimuovere le tossine, cioè tutte quelle sostanze dannose per il nostro corpo che provengono dagli alimenti o che si generano nei processi digestivi. Molti pensano che sia necessario depurare il corpo solo quando si manifestano gravi disturbi. La conservazione di un corpo sano e disintossicato è di importante proprio per scongiurare l’accumulo di tossine che conducono immancabilmente alla’comparsa delle malattie.

Tutto procede bene fino a che la dose di tossine introdotta è pari a quella eliminata. Quando le tossine inserite anche con un’alimentazione carente, sbagliata o smisurata diventano maggiori di quelle espulse, queste sostanze di depositano nei tessuti e liberano radicali liberi che portano ad uno stress ossidativo. Questa situazione è indubbiamente la più difficile per il nostro organismo.

È possibile quantificare lo stato di intossicazione del nostro corpo attraverso un test di  nutrigenetica. E’ per questo motivo preferibile avere una giusta alimentazione cambiando le nostre abitudini quotidiane.

Tutto questo si trasformerà in un cambiamento favorevole, interno ed esterno; la peristalsi intestinale migliorerà e ci sarà una abbassamento dello stress ossidativo indice della diminuzione dei radicali liberi, l’eliminazione dei liquidi in eccesso ecc.. con relativo calo del peso corporeo e diminuzione della circonferenza vita e quindi della taglia.

L’organismo si fortificherà perché non sarà più gravato dalla funzione di allontanare tossine in eccesso e sarà meno ricettivo nei confronti delle patologie.

Al principio ,prediligeremo  una cura disintossicante, dimagrante e ipocalorica per migliorare il funzionamento dell’organismo per mantenere poi i risultati ottenuti.

Quindi possiamo dire che si mangia per vivere e disintossicarsi significa rimanere in salute. Cambiare piano piano il nostro regime alimentare è necessario per sentirsi più leggeri, più forti e più felici.

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Menopausa: snack e cibi grassi aumentano i sintomi

 

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(Reuters Health) – Le donne che mangiano molta frutta e verdura lamentano meno sintomi fisici e psicologici durante la menopausa rispetto a quelle coloro che mangiano dolci, grassi e snack. È quanto emerge da uno studio iraniano pubblicato da Menopause.

 

Lo studio

I ricercatori hanno intervistato 400 donne, già entrate in menopausa, sulle abitudini alimentari e sulla frequenza dei sintomi caratteristici come sudorazione vampate di calore, notturna, dolorii muscolari e articolari e problemi alla vescica.

Il gruppo di studio – guidato da Gity Sotoudeh della Teheran University of Medical Sciences – ha identificato tre modelli alimentari distinti: alcune diete per donne erano abbondanti in frutta e verdura; altre consumavano molta maionese, oli, dolci e dessert; un terzo gruppo privilegiava un’ampia varietà di cibi grassi e snack.

 

I ricercatori hanno suddiviso le donne in gruppi in base al modo in cui aderivano a uno di questi tre modelli. Rispetto alle donne che consumavano la minor quantità di frutta e verdura, quelle che ne assumevano di più nella dieta riferivano un impatto molto minore sul loro benessere generale e sulla salute fisica e mentale.

Le donne che abbondavano in cibi e snack grassi hanno più frequentemente riferito di soffrire di sintomi della menopausa che hanno compromesso la qualità della loro vita e inciso sulla loro salute fisica e mentalecommenti

“La dieta ad alto contenuto di grassi e di zuccheri presenta elevate quantità di carboidrati semplici e grassi malsani, specialmente grassi saturi e trans, e un contenuto relativamente basso di fibre, che può aumentare i livelli di biomarcatori infiammatori e il peso corporeo. Tutti questi fattori sono legati ai sintomi alla menopausa “, spiega Gity Sotoudeh.

“Frutta e verdura hanno un basso contenuto di grassi, sono una buona fonte di micronutrienti, antiossidanti, in quanto aiutano il corpo ad abbassare l’infiammazione e mantenere un giusto peso corporeo durante la menopausa – aggiungeSotoudeh – Frutta e verdura sono anche ricchi di fibre, che possono modificare il metabolismo degli estrogeni e diminuire la fluttuazione dei livelli di estrogeni, che riducono il rischio dei sintomi legati alla menopausa”.

 

Fonte: Menopause

Lisa Rapaport

(Versione italiana quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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Obesità: il rischio si individua già a 10 anni

Le persone a rischio obesità si possono individuare già a 10 anni: sono i bambini che per predisposizione genetica hanno un metabolismo risparmiatore. È quanto emerge da uno studio italo-statunitense dell’Università di Pisa e del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseasesdel Maryland che per la prima volta ha individuato il rischio in una età così precoce mettendo in relazione la misura del metabolismo basale e l’aumento di peso durante l’adolescenza.

“Il risultato importante di questa ricerca è la dimostrazione che alcuni bambini hanno un ridotto metabolismo il che è probabilmente dovuto ad una predisposizione genetica, hanno cioè un genotipo metabolico risparmiatore”, spiega Paolo Piaggi, l’ingegnere biomedico che è condotto la ricerca presso l’ateneo pisano. “I bambini con questo profilo metabolico – prosegue Piaggi – dovrebbero essere quindi individuati prima possibile in modo da prevenire l’insorgenza di sovrappeso e obesità nell’età adulta, con tutte le complicanze che questa condizione comporta come ad esempio, il diabete o i rischi cardiovascolari”.

Pubblicata sulla rivista scientifica “Metabolism Clinical and Experimental” la ricerca ha coinvolto è 181 bambini Nativo Americani (91 femmine e 90 maschi), un campione selezionato proprio perché in questa etnia l’obesità è particolarmente diffusa. Ciò per i ricercatori rappresenta un vantaggio poiché risulta più facile identificare i fattori di rischio, pur mantenendo validi i risultati per tutte le altre etnie. Tutti i bambini sono stati visitati per ottenere le misure del loro metabolismo basale a 5 e a 10 anni, due età scelte in quanto definiscono le fasi della crescita durante l’infanzia.

I ricercatori hanno dunque messo in relazione i dati metabolici con l’aumento di peso a 15 anni quantificato come variazione dell’indice di massa corporea in unità standardizzate (z-score), un indice che, per stabilire il sovrappeso nei bambini e adolescenti, tiene conto non solo del peso corporeo ma anche dell’altezza, del sesso e dell’età.

Dall’analisi sono così emerse associazioni significative per quanto riguarda le misure del metabolismo a 10 anni: una differenza di 200 kcal al giorno nel metabolismo basale è infatti associata ad un aumento di 0.18 unità dello z-score di peso a 15 anni. “In altre parole, presi due bambini a 10 anni con una differenza di 200 kcal al giorno nel loro metabolismo basale, il bambino con dispendio energetico minore guadagna 0.18 unità z-score di peso a 15 anni rispetto al bambino con un dispendio energetico maggiore”.

E’ quindi molto importante – conclude Piaggi – individuare questi bambini caratterizzati da un metabolismo risparmiatore per aiutarli a prevenire e contrastare la loro predisposizione all’obesità unendo una dieta sana ed equilibrata ad una attività fisica regolare”.

Fonte :Redazione Informasalus.it

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Dieta prevalentemente vegetariana utile per i diabetici

 

La dieta vegetariana stretta migliora la gestione del diabete 2.

Sono diverse le ragioni per cui molte persone decidono di adottare una dieta vegetariana, o addirittura vegana; i più lo fanno per moda e per estetica, ma pochi sono quelli che lo fanno per la salute. Tuttavia, pur senza generalizzare, dai risultati di differenti studi, si è visto che effettivamente si tratta di regimi salutari, grazie all’elevato contenuto in fibre (funzioni intestinali) e altri fitoderivati (derivati vegetali) con differenti proprietà.

Queste componenti vegetali sono, per esempio, molto importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Inoltre si è visto che le persone che mangiano prevalentemente o esclusivamente vegetali in grandi quantità, di fatto, sono meno esposte al rischio d’ipertensione, ictus, infarto e di alcuni tipi di tumori e anche al sovrappeso. Un’altra caratteristica, non meno importante, delle diete vegetariane è il contenuto in minerali (legumi) e vitamine con alto potenziale antiossidante (la C, la A e la E). Ma c’è dell’altro.

Alcune evidenze hanno suggerito un’associazione tra diete a base vegetale e miglioramenti nel benessere psicologico, nella qualità della vita e sul controllo dei livelli plasmatici dell’emoglobina glicata (HbA1c) in popolazioni con diabete mellito.

Vi sono tuttavia in proposito ancora dati eterogenei.

Per chiarire definitivamente la questione alcuni ricercatori del Regno Unito hanno condotto una revisione con un’anali sistematica della letteratura disponibile sugli interventi dietoterapeutici a base vegetale e sui loro benefici nei diabetici adulti.

 

E’ stata condotta una ricerca sistematica della letteratura interrogando i seguenti database: Allied and Complementary Medicine, Cochrane Central Register of Controlled Trials, Cumulative Index of Nursing e Allied Health Literature, E-Journals, Excerpta Medica Database, MEDLINE, Health Management Information Consortium, PsycARTICLES , PsycINFO, PubMed, SocINDEX e Web of Science. Sono stati così individuati 1240 articoli, di cui solo 11 hanno soddisfatto i criteri di inclusione (in totale soggetti n = 433, età media 54,8 anni).

 

Gli autori hanno sottolineato in conclusione che, rispetto a quanto avveniva con diete di confronto, dall’analisi dei dati raccolti, le diete prevalentemente o esclusivamente vegetali erano associate ad un significativo miglioramento del benessere emotivo, del benessere fisico, della depressione, della qualità della vita e della salute generale. Allo stesso modo miglioravano anche i livelli di HbA1c, il peso corporeo e il colesterolo totale e LDL. Dunque gli autori ritengono che queste diete siano efficaci nella gestione dei soggetti adulti con diabete mellito di tipo2.

 

 

 

Fonte: BMJ Open Diabetes Res Care. 2018 Oct 30;6(1):e000534. Effectiveness of plant-based diets in promoting well-being in the management of type 2 diabetes: a systematic review.

Autori: Toumpanakis A, Turnbull T, Alba-Barba I

Link della fonte: https://drc.bmj.com/content/6/1/e000534.info

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Per i ragazzi pasti piccoli e frequenti

bambinoÈ stata condotta una metanalisi per determinare l’effetto della frequenza dei pasti sulle variazioni del peso corporeo nei bambini e negli adolescenti.Sono stati considerati gli studi osservazionali originali pubblicati  ,interrogando la banca dati PubMed. Sono stati inclusi nell’analisi 10 studi trasversali e uno studio caso-controllo (11 su un totale di 21) che includevano un totale di 18.849 partecipanti (di età compresa tra 2-19 anni). Il loro effetto combinato ha rivelato, in sostanza, che la frequenza maggiore dei pasti al confronto con quella inferiore, era associata a un effetto benefico per quanto riguarda il peso corporeo nei bambini e negli adolescenti. E tale effetto è rimasto, nel tempo, benefico nei maschi, ma non nelle femmine. In altri termini, chi mangiava molto frequentemente mostrava un peso corporeo inferiore, rispetto a chi mangiava meno frequentemente, soprattutto per i maschi. In pratica, frazionare la giornata in più pasti piccoli e frequenti, potrebbe essere utile per controllare il peso nei ragazzi.

 

Fonte: Eating Frequency and Overweight and Obesity in Children and Adolescent www.ncb.nlm.nih.gov/pubmed/23569087

 

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