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Ciliegie: proprietà, valori nutrizionali, calorie.

 Le ciliegie sono il frutto del Prunus avium, una pianta della famiglia delle Rosacee. Grazie alle loro proprietà, sono utili per la salute di fegato e cuore, e sono indicate per chi soffre di diabete. Scopriamole Una ciliegia tira l’altra; le ciliegie sono uno snack rinfrescante e rivitalizzante, perfetto durante la stagione calda. L’elevato indice di sazietà a fronte di un potere calorico abbastanza contenuto, ne fanno uno spuntino indicato anche nelle diete dimagranti. Non conosciamo esattamente da quale parte del mondo provengano questi frutti, ma sappiamo con certezza che l’albero di ciliegie è presente nell’area del Mediterraneo da oltre 3.000 anni. Di aspetto meraviglioso, fiorisce in primavera e dà i suoi frutti tra maggio e giugno.

Esistono tantissime varietà di ciliegie; in Italia sono particolarmente note le ciliegie Ferrovia, molto diffuse in Puglia, dalla caratteristica polpa succosa; la ciliegia Durone, molto pregiata e polposa, caratterizzata dalla polpa scura e dalle grosse dimensioni, e la Ciliegia Anella, di colore rosso acceso.

Le ciliegie contengono proteine; vitamine A e C; sali minerali, tra cui soprattutto calcio, fosforo, potassio, sodio e magnesio. Contengono, inoltre, carboidrati, in particolare il levulosio, uno zucchero che non presenta controindicazioni per i diabetici; dunque, sono un alimento indicato anche per chi soffre di diabete. Sono considerate molto efficaci per il trattamento della gotta, in quanto contengono un antiossidante chiamato antocianine che aiuta ad alleviare l’infiammazione. Questi golosi frutti vantano un buon contenuto di flavonoidi, grazie al quale stimolano la produzione di collagene, e sono un toccasana per la salute cardiovascolare, in quanto aiutano a controllare i livelli di colesterolo nel sangue. Hanno proprietà depurative, diuretiche, disintossicanti e dissetanti. Grazie alla presenza di acido malico stimolano l’attività del fegato. Abbastanza ricche di melatonina, pare che siano in grado di favorire il sonno. Inoltre hanno  proprietà lassative, per questo motivo non ne è consigliato l’uso nei bambini di età inferiore ai tre anni perché potrebbero provocare loro diarrea.

100 g di ciliegie contengono 38 kcal / 158 kj.

 

 

 

MARGHERITA RUSSO

 

 

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Fame: l’avocado la fa diminuire.

Avocado al posto dei carboidrati raffinati, è questo il segreto per ridurre la fame e aumentare la soddisfazione dei pasti negli adulti sovrappeso e obesi. A rivelarlo è uno studio del Center for Nutrition Research dell’Illinois Institute of Technology che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients.

 

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver analizzato 31 adulti con problemi di peso ai quali è stato fatto mangiare il frutto fresco come sostituto dei carboidrati. E’ stato notato come ci sia stata anche una riduzione dei picchi di insulina e glicemia, riducendo ulteriormente il rischio di diabete e malattie cardiovascolari e aggiungendo grassi e fibre sane a una dieta quotidiana regolare.

 

La ricerca ha scoperto che i pasti con l’avocado hanno provocato una riduzione significativa della fame e un aumento del modo in cui i partecipanti si sentivano soddisfatti del loro pasto. Per gli studiosi statunitensi semplici cambiamenti nella dieta, proprio come questi, possono avere un impatto importante sulla gestione della fame e sul controllo metabolico specie in chi soffre di obesità e sovrappeso.

 

fonte Nutri&Previeni

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Funghi per cervelli sempre giovani.

Trifolati, in insalata o in polvere come integratore, i funghi sono OK.

 

Gli investigatori hanno analizzato i dati di oltre 650 partecipanti (di età ≥ 60 anni) dallo studio Diet and Healthy Aging (DaHA) di Singapore e hanno scoperto che, rispetto ai partecipanti che consumavano funghi meno di una volta alla settimana, coloro che ne consumavano più di due porzioni alla settimana avevano una quota ridotta di danno cognitivo lieve (MCI).

Questa associazione era indipendente da età, genere, istruzione, fumo di sigaretta, consumo di alcol, ipertensione, diabete, malattie cardiache, ictus, attività fisiche e attività sociali.

 

I  funghi e i loro composti bioattivi – specialmente l’ergotioneina, che è un composto con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie –  sembrano quindi ritardare la neurodegenerazione.

Fino ad oggi solo due studi epidemiologici hanno esaminato i benefici cognitivi del consumo di funghi negli anziani.Le informazioni relative alla frequenza del consumo di funghi sono state ottenute tramite un questionario e le risposte sono state registrate come numero di porzioni consumate al giorno (per coloro che hanno consumato ≥ 1 porzione al giorno), a settimana (per coloro che hanno consumato 1-6 porzioni alla settimana), o per mese (per coloro che hanno consumato <1 porzione a settimana).

 

Sono stati inclusi sei tipi di funghi: golden, oyster, shiitake  essiccato e champignons in scatola e sgocciolati.

 

Una “porzione” era definita come tre quarti di una tazza di funghi cotti, con un peso medio di circa 150 g, e due porzioni equivalevano a circa la metà di un piatto.

 

L’MCI è stata valutata utilizzando l’esame di stato mentale modificato a Singapore (SM-MMSE) e una versione locale della scala Clinical Dementia Rating (CDR).

I partecipanti con MCI hanno dimostrato di avere una percentuale maggiore di ipertensione, diabete e ictus, erano meno attivi in ​​termini di attività sociali e avevano punteggi MMSE più bassi rispetto ai partecipanti senza MCI.

I partecipanti con MCI avevano anche una minore assunzione di funghi rispetto a quelli senza MCI (media [DS], 1,43 [1,44] vs 2,10 [2,25], rispettivamente, P = 0,001).

I partecipanti che hanno consumato> 2 porzioni di funghi a settimana avevano una probabilità ridotta di avere MCI (OR, 0,43, IC 95%, 0,24 – 0,75; P = 0,003).

L’associazione è rimasta, anche dopo gli aggiustamenti per condizioni demografiche, di vita e mediche (OR, 0,43, IC 95%, 0,23 – 0,78, P = 0,006).

Ulteriori aggiustamenti per l’IMC, l’artrite, il cancro e il consumo di carne, verdure verdi, frutta e noci non hanno modificato sostanzialmente i risultati per coloro che hanno consumato > 2 porzioni di funghi settimanali.

Il consumo di funghi era significativamente associato a quote ridotte di MCI anche in coloro che consumavano 0,75 porzioni alla settimana.

Non ci sono state differenze significative nei risultati tra uomini e donne.

 

I composti bioattivi nei funghi possono anche conferire neuroprotezione inibendo la produzione di amiloide-β, tau fosforilata e acetilcolinesterasi.

L’ergotioneina, un derivato dell’istidina, è un antiossidante putativo unico e composto citoprotettivo ed è ampiamente presente nei funghi. I funghi contengono anche altri fitonutrienti, come vitamina D, selenio, vitamine del gruppo B e spermidina.

 

Buon appetito!

 

 

Autori:  Feng, Lei | Cheah, Irwin Kee-Mun| Ng, Maisie Mei-Xi | Li, Jialiang | Chan, Sue Mei | Lim, Su Lin | Mahendran, Rathi | Kua, Ee-Heok | Halliwell, Barry

Fonte: J Alzheimer Dis. 2019; 68: 197-203.

Link della fonte:  https://content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad180959

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La miglior dieta? E’ la nostra!

La dieta mediterranea ha condiviso i massimi riconoscimenti con la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension). Entrambe le diete si basano sull’assunzione di frutta, verdura e cereali integrali. La dieta chetogenica, una delle più popolari, è andata ancora bene nel sondaggio annuale.

 

La classifica dietetica è al suo decimo anno. Gli esperti riuniti da News degli Stati Uniti quest’anno hanno classificato 35 programmi dietetici, rispetto ai 41 dell’anno scorso

Oltre alla migliore categoria di dieta generale, hanno classificato:

Le migliori diete per perdere peso

Le migliori diete commerciali

Le migliori diete per una rapida perdita di peso

Le migliori diete per un’alimentazione sanaDiete più facili da seguire

Le migliori diete in caso di diabete

Le migliori diete se si hanno malattie cardiache

Le migliori diete a base vegetale

 

Il gruppo di esperti comprendeva esperti riconosciuti a livello nazionale in dieta, nutrizione, obesità, psicologia alimentare, diabete e malattie cardiache. Hanno preso in considerazione sette criteri, tra cui quanto sia facile seguire un piano, la sua capacità di produrre perdita di peso a breve e a lungo termine, la sua completezza nutrizionale, la sua sicurezza e il suo potenziale per prevenire e gestire il diabete e le malattie cardiache.

 

Ecco i vincitori per il 2020.

 

Migliore in assoluto: la dieta mediterranea ha preso il primo posto.

Le diete flexitariane (principalmente a base vegetale) e DASH si contendono il secondo posto. WW (precedentemente Weight Watchers) è al quarto posto.

La Dieta Mediterranea è anche la più facile da seguire e quella migliore per il diabete.

 

E le peggiori?

 

Dal basso nell’elenco, troviamo la dieta Dukan, che limita i carboidrati e aumenta le proteine

Anche se la chetogenica ha conquistato un posto nella lista per la migliore perdita di peso veloce, è arrivato al 34 ° posto nella migliore classifica generale. Gli esperti hanno definito queste diete troppo restrittive e non sostenibili a lungo termine.

Ma molte persone sbagliano la chetogenica. Questo protocollo ha guadagnato popolarità nell’ultimo anno per i suoi rapidi risultati per la perdita di peso e il miglioramento dell’energia, ma sfortunatamente, a causa della sua popolarità attraverso blog su Internet, gruppi di Facebook e influencer dei media, molte persone si stanno avvicinando nel modo sbagliato.

Una dieta chetogenica correttamente formulata non significa nessun carboidrato, nessuna verdura, quantità illimitate di grassi saturi o quantità illimitata di dolcificanti artificiali.

Un intervento dietetico chetogenico ben formulato con l’aiuto di un professionista può essere abbastanza efficace nel migliorare la salute, ridurre il peso, migliorare la funzione cognitiva ed è sostenibile a lungo termine.

 

 

Fonte: https://health.usnews.com/best-diet/best-diets-overall

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Psoriasi a tavola: consigli per ‘salvare la pelle’ durante le festività

Le festività natalizie, ricche di banchetti luculliani, possono essere una vera minaccia anche per la salute della pelle, specialmente per chi soffre di psoriasi. Per questo motivo gli esperti della ‘Scuola della Psoriasi’,  hanno studiato un menu ‘salva-pelle’ proprio per chi soffre di psoriasi; una malattia infiammatoria cronica della pelle, non infettiva né contagiosa, che può essere estremamente fastidiosa e inestetica, di cui soffrono almeno tre milioni di italiani in forme più o meno gravi.

L’esperto consiglia

Per la cena della vigilia, per esempio, sì al pesce accompagnato da verdure invernali come carote e zucca gialla; per il pranzo di Natale via libera a carni magre come pollo e tacchino farciti di verdure come cavolo, bietole o spinaci e accompagnati da cereali integrali. Per dessert, ottima la frutta secca e qualche dolce della tradizione meno ricco di zuccheri, preferendo per esempio una piccola fetta di pandoro o panettone classici, senza farciture, a torrone e marron glacé. Da evitare i dolci elaborati. E, fatto salvo quello di San Silvestro, meglio ridurre giudiziosamente i brindisi alcolici.

Dieta mediterranea

“La dieta mediterranea è la migliore per i pazienti con psoriasi – spiega Nicola Balato docente di dermatologia, Università di Napoli Federico II, responsabile dell’ambulatorio della psoriasi. Tanto pesce azzurro, frutta, verdura e legumi sono i cardini di un’alimentazione sana, mentre la carne rossa e i salumi non andrebbero portati in tavola più di una volta al mese, quella bianca una volta alla settimana. Questa alimentazione è quella adeguata a mantenere bassi i livelli generali di infiammazione nella cute che è troppo elevata nei soggetti con psoriasi. Questi, non a caso, hanno un rischio più elevato di andare incontro anche ad altre patologie legate a doppio filo all’eccesso di infiammazione nei tessuti, dal diabete alla sindrome metabolica, dall’artrite alle malattie cardiovascolari”. Seguire questo tipo di dieta nel periodo natalizio, durante il quale gli ‘stravizi’ gastronomici sono più frequenti, è difficile ma necessario, sottolinea Balato, “perché in caso contrario il rischio di andare incontro a un peggioramento delle lesioni è concreto.

 

I cibi sicuramente positivi, da inserire nelle portate di pranzi e cenoni, sono senza dubbio il pesce ricco di omega-3 e le carni magre . Ma anche la verdura: ottimi tutti gli ortaggi che paiono avere spiccate proprietà antinfiammatorie come carote, zucca gialla, bietole, cavoli. Chi volesse inserire gusti un po’ diversi dal solito, può puntare sui mirtilli, il mango o l’avocado, tutti frutti con un dimostrato effetto antinfiammatorio. Ottima anche tutta la frutta invernale, come arance e mandarini”.

 

Fonte :Nutri&Previeni

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