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Perdere peso con la dieta, prima di tutto

Sovrappeso e obesità si associano a un aumentato rischio cardiometabolico, quindi perdere peso con la dieta e/o l’esercizio fisico sono gli interventi preventivi per la salute del cuore.

Alcune prove suggeriscono, tuttavia, che un’elevata idoneità cardiorespiratoria (CRF) potrebbe mitigare gli effetti dannosi dell’eccesso di peso corporeo sulla salute cardiometabolica, definito paradosso del “grasso ma in forma”.

Per chiarire l’esistenza di questo paradosso è stato condotto uno studio osservazionale.

Lo studio

I ricercatori hanno valutato l’associazione congiunta tra diverse categorie di BMI e livelli di attività fisica PA con la prevalenza dei principali fattori di rischio CVD.

 

I partecipanti (18–64 anni) sono stati sottoposti a visite mediche di routine (∼1 / anno) come parte della loro copertura assicurativa sanitaria.

 

I partecipanti sono stati classificati come peso normale (BMI, 20,0-24,9 kg · m −2), sovrappeso (BMI, 25,0-29,9 kg · m −2 ) o obesi (BMI ≥ 30,0 kg · m −2 ) e come “inattivi”’ (non eseguono né una PA moderata né vigorosa), “insufficientemente attivi” (non soddisfano le raccomandazioni minime dell’OMS sulla PA per gli adulti, cioè <150 min / settimana e <75 min / settimana in PA moderata e vigorosa, rispettivamente) , o “regolarmente attivi” (che soddisfano le linee guida dell’OMS di ≥ 150 min / settimana di PA moderata o ≥ 75 min / settimana di PA vigorosa, o una combinazione di questi).

 

I ricercatori hanno raccolto i dati da 527662 partecipanti. Circa il 42%, il 41% e il 18% dei partecipanti avevano rispettivamente peso normale, sovrappeso o obesità; il 63,5%, il 12,3% e il 24,2% erano inattivi, insufficientemente attivi e regolarmente attivi; il 30%, 15% e 3% aveva ipercolesterolemia, ipertensione e diabete.

 

Essere regolarmente o insufficientemente attivi conferiva protezione rispetto all’inattività contro tutti i fattori di rischio studiati all’interno di ciascuna categoria di BMI, cosa evidente in un modo dose-risposta PA per diabete e ipertensione. Tuttavia, una PA regolare / insufficiente non ha compensato gli effetti negativi del sovrappeso / obesità, poiché gli individui con sovrappeso / obesità erano a maggior rischio di CVD rispetto ai loro coetanei con peso normale, indipendentemente dai livelli di PA. E questa relazione era valida anche analizzando uomini e donne separatamente.

 

Significato clinico

Questo studio suggerisce che, sebbene l’attività fisica mitighi, almeno in parte, gli effetti dannosi del sovrappeso / obesità sul rischio di CVD, l’eccesso di peso corporeo di per sé è associato a un notevole aumento della prevalenza dei principali fattori di rischio: circa 2 volte di più di ipercolesterolemia, 5 volte di più di avere ipertensione, e 4 volte di più di sviluppare diabete tra individui attivi ma obesi rispetto ai loro coetanei inattivi con peso normale.

In sintesi, il trattamento dietetico, mirato al controllo del peso corporeo, è fondamentale per mantenere il cuore sano in individui sovrappeso-obesi.

 

 

Autori: Pedro L Valenzuela, Alejandro Santos-Lozano, Alberto Torres Barrán et al.

Fonte: European Journal of Preventive Cardiology, zwaa151, https://doi.org/10.1093/eurjpc/zwaa151

Link della fonte: https://academic.oup.com/eurjpc/advance-article/doi/10.1093/eurjpc/zwaa151/6105192

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L’esercizio fisico in gravidanza salva i figli dall’obesità

Fare esercizio fisico durante la gravidanza può aiutare i figli ad evitare problemi di salute una volta adulti. Infatti, l’obesità genitoriale predispone i più piccoli a sviluppare il diabete e i problemi metabolici. E’ questo quanto emerge da uno studio condotto condotto sui topi dall’Università della Virginia e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Applied Physiology.

Se la scoperta dovesse aver riscontro sugli esseri umani, secondo i ricercatori ci saranno “enormi implicazioni” per aiutare le donne incinte a garantire ai loro figli una vita più sana possibile, attraverso una vera e propria prescrizione di un programma di esercizio fisico per le donne in gravidanza.

I figli maschi di madri sedentarie che seguivano diete molto grasse avevano molte più probabilità di sviluppare livelli elevati di zucchero nel sangue e altri problemi metabolici in età adulta. Gli studiosi hanno analizzato il Dna dei cuccioli e hanno scoperto differenze significative sulla salute metabolica e sull’attività di alcuni geni tra chi aveva genitori obesi e chi no.

L’esercizio materno, però, è stato notato come un lato positivo: fatto durante la gravidanza ha impedito una serie di cambiamenti che influenzano il funzionamento dei geni della prole. Il movimento, quando le cavie erano in attesa dei loro piccoli, ha bloccato nei figli gli effetti negativi dell’obesità dei genitori.

Fonte Nutri&Previeni

 

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Dieta giapponese: i benefici per la salute dell’alimentazione del Sol Levante.

Non solo la dieta mediterranea fa bene alla salute: anche la dieta giapponese comporta molteplici benefici. Tra i principali vi sono una più alta aspettativa di vita (79 anni per la mediterranea e 85 per la giapponese) e la riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e cancro.

 

Entrambe le diete riducono il rischio di determinate malattie: per l’ictus il tasso di riduzione è del 25% per la dieta mediterranea e del 22% per quella giapponese; per i tumori è del 35% per la mediterranea e del 27% per la giapponese, per il Morbo di Parkinson è del 46% per la mediterranea e del 50% per quella del Sol Levante.

 

Sono questi alcuni dei dati emersi all’incontro “Dieta giapponese e prevenzione oncologica” organizzato a Roma.

 

In particolare secondo uno studio pubblicato dai ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati sulla rivista scientifica Biology and Reproduction ha evidenziato il ruolo della dieta giapponese sulla prevenzione del cancro della prostata. I benefici sono dati dalla produzione di una molecola chiamata Equol che viene prodotta dall’intestino quando digerisce la soia e che sarebbe in grado di bloccare l’azione di un ormone maschile, il Dht, che è collegato all’ipertrofia prostatica e al tumore. Secondo alcuni studiosi del dipartimento di Epidemiologia della Columbia University, inoltre, la giapponese, povera di grassi, dopo l’accertamento del tumore, può influire sul decorso del tumore prostatico.

 

“Dal punto di vista clinico, l’alimentazione giapponese risulta efficace nella prevenzione secondo una duplice prospettiva – ha spiegato durante l’incontro Andrea Tubaro, direttore dell’Unità operativa complessa di Urologia, dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma – Anzitutto, la dieta giapponese è ricca di cibi come tofu, edamame, germogli di soia, caratterizzati da estrogeni deboli, cioè sostanze di derivazione naturale con una debole attività estrogenica.

L’assunzione fin dall’infanzia di cibi con estrogeni deboli genera un’azione protettiva sul tumore della prostata. In secondo luogo, è molto povera di grassi saturi, che sono dannosi per l’organismo poiché innalzano i livelli del colesterolo, la cui alterazione può generare complicanze di tipo cardiovascolare”.

 

Alessia Ferla

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Fame: l’avocado la fa diminuire.

Avocado al posto dei carboidrati raffinati, è questo il segreto per ridurre la fame e aumentare la soddisfazione dei pasti negli adulti sovrappeso e obesi. A rivelarlo è uno studio del Center for Nutrition Research dell’Illinois Institute of Technology che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients.

 

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver analizzato 31 adulti con problemi di peso ai quali è stato fatto mangiare il frutto fresco come sostituto dei carboidrati. E’ stato notato come ci sia stata anche una riduzione dei picchi di insulina e glicemia, riducendo ulteriormente il rischio di diabete e malattie cardiovascolari e aggiungendo grassi e fibre sane a una dieta quotidiana regolare.

 

La ricerca ha scoperto che i pasti con l’avocado hanno provocato una riduzione significativa della fame e un aumento del modo in cui i partecipanti si sentivano soddisfatti del loro pasto. Per gli studiosi statunitensi semplici cambiamenti nella dieta, proprio come questi, possono avere un impatto importante sulla gestione della fame e sul controllo metabolico specie in chi soffre di obesità e sovrappeso.

 

fonte Nutri&Previeni

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L’elisir di lunga vita? Fare sport e mangiare sano

Mangiare ‘bene’ e fare sport allunga la vita. Anche nei pazienti diabetici. Invecchiare male, invece, costa. Con la prospettiva di un invecchiamento progressivo della popolazione (si stima che nel 2050, 1 italiano su 3 avrà più di 65 anni) la prevenzione delle malattie croniche è centrale. Uno dei più importanti fattori di rischio da combattere è il sovrappeso. Soprattutto l’obesità viscerale si associa a fattori di rischio cardio-metabolici come il diabete di tipo 2, le infiammazioni, la dislipidemia, l’ipertensione, lo scompenso cardiaco, l’ictus, la demenza vascolare, ma anche la Nash (la steatoepatite non alcolica) e una serie di tumori (colon, mammella, utero, rene, esofago, pancreas, fegato). È questo quanto emerge dalla lettura magistrale di Luigi Fontana, direttore dell’Healthy Longevity Program Charles Perkins Centre dell’Università di Sidney (Australia) per il 28esimo Congresso nazionale della Sid, la Società italiana di diabetologia.

Per Fontana l’attività fisica è “un ‘farmaco’ potentissimo per migliorare la sensibilità all’insulina”, perché con l’attività fisica si riduce il grasso viscerale e aumentano numero e attività dei mitocondri nel sistema muscolo-scheletrico. Questo permette di aumentare il consumo di ossigeno. Già 15 anni prima della comparsa del diabete, spiega Fontana, le persone presentano insulino-resistenza e in seguito si assiste ad un aumento progressivo dell’insulino-resistenza e dei livelli di insulina circolante. “Per questo è fondamentale non aspettare che una persona arrivi da noi con 115 mg/dl, perché significa che ha avuto iperinsulinemia per 10-15 anni, condizione che promuove invecchiamento, e cancro”.

 

Mangiare meno e mangiare ‘bene’ allunga la vita – afferma il professor Agostino Consoli, presidente eletto della Società italiana di diabetologia – Questo è uno dei messaggi chiave della lettura del professor Fontana. E’ un messaggio che il professor Fontana è uno dei più qualificati al mondo a portare, perché autore di una serie di studi fondamentali che questo concetto lo hanno scientificamente dimostrato. E allora, non solo per prevenire o gestire il diabete, ma proprio per vivere più a lungo in salute è necessario limitare l’introito calorico e scegliere con cura il poco cibo con il quale nutrirsi, in modo da privilegiare una dieta bilanciata nei suoi componenti, ma comunque ricca in fibre ed in vegetali e non troppo ricca in proteine ed in grassi saturi”.

fonte :Nutri&Previeni

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