• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 055241106 - 348 6936286 

Obesi sani, forse no.

Anche in assenza di altri fattori di rischio vanno curati.

Un sottogruppo di individui obesi, denominato “obeso metabolicamente sano” (MHO), ha un profilo metabolico favorevole caratterizzato da elevata sensibilità all’insulina, basso contenuto di tessuto adiposo viscerale, meno grasso epatico, pressione sanguigna normale, lipidi, profili infiammatori, ormonali e immunologici favorevoli pur avendo un eccesso di grasso corporeo.

In generale, questi soggetti hanno un rischio inferiore di diabete e malattie cardiovascolari rispetto agli individui obesi con anomalie metaboliche.

Recentemente, la natura benigna del fenotipo MHO a lungo termine ha iniziato a essere messa in discussione.

Il tessuto adiposo è un organo endocrino responsabile della secrezione di molecole bioattive, le adipochine, che contribuiscono al processo infiammatorio, che può portare a complicanze cardiometaboliche associate all’obesità. Le persone con MHO sembrano essere protette o sono più resistenti allo sviluppo di queste complicanze.

Combinare una dieta mediterranea con un allenamento aerobico moderato-intenso è efficace nel migliorare la composizione corporea, ma nessuno studio ha analizzato se i livelli di adipochina e il profilo infiammatorio presentassero variazioni significative nei soggetti con MHO.

Lo ha indagato un gruppo spagnolo che ha considerato 115 donne (35-55 anni) con BMI di 30-40 kg / m 2 e ≤1 criteri della sindrome metabolica. Dopo un intervento di 2 anni basato su dieta e esercizio, le partecipanti sono state classificate in base alla percentuale di perdita di peso.

Analizzando adipochine e biomarcatori infiammatori, è stato riscontrato che solo la CRP (correlazione inversa) e l’adiponectina (correlazione diretta) hanno mostrato di essere legati all’aderenza alla dieta mediterranea dopo 2 anni di intervento.

La perdita di peso clinicamente significativa nelle donne MHO porta a un miglioramento limitato dei livelli sierici di adipochine e di biomarcatori infiammatori.

Il fenotipo MHO come sottogruppo resistente ai disturbi metabolici associati all’obesità, non migliora sostanzialmente il profilo metabolico con la perdita di peso. Ma stiamo parlando di profili metabolici sani, in cui l’adiponectina probabilmente diminuisce per perdita del tessuto adiposo che la genera.

In ogni caso, i markers infiammatori si riducono, nonostante la diminuzione della adiponectina (conosciuta per avere proprietà antinfiammatorie).

 

 

Autori: Gomez-Huelgas R, Ruiz-Nava J, Santamaria-Fernandez S, Vargas-Candela A, Alarcon-Martin AV,  Tinahones FJ, Bernal-Lopez MR.

Fonte: Mediators Inflamm. 2019 Apr 9;2019:4165260. doi: 10.1155/2019/4165260

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6481026/

Tags:
Categories:

Obesità: il rischio si individua già a 10 anni

Le persone a rischio obesità si possono individuare già a 10 anni: sono i bambini che per predisposizione genetica hanno un metabolismo risparmiatore. È quanto emerge da uno studio italo-statunitense dell’Università di Pisa e del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseasesdel Maryland che per la prima volta ha individuato il rischio in una età così precoce mettendo in relazione la misura del metabolismo basale e l’aumento di peso durante l’adolescenza.

“Il risultato importante di questa ricerca è la dimostrazione che alcuni bambini hanno un ridotto metabolismo il che è probabilmente dovuto ad una predisposizione genetica, hanno cioè un genotipo metabolico risparmiatore”, spiega Paolo Piaggi, l’ingegnere biomedico che è condotto la ricerca presso l’ateneo pisano. “I bambini con questo profilo metabolico – prosegue Piaggi – dovrebbero essere quindi individuati prima possibile in modo da prevenire l’insorgenza di sovrappeso e obesità nell’età adulta, con tutte le complicanze che questa condizione comporta come ad esempio, il diabete o i rischi cardiovascolari”.

Pubblicata sulla rivista scientifica “Metabolism Clinical and Experimental” la ricerca ha coinvolto è 181 bambini Nativo Americani (91 femmine e 90 maschi), un campione selezionato proprio perché in questa etnia l’obesità è particolarmente diffusa. Ciò per i ricercatori rappresenta un vantaggio poiché risulta più facile identificare i fattori di rischio, pur mantenendo validi i risultati per tutte le altre etnie. Tutti i bambini sono stati visitati per ottenere le misure del loro metabolismo basale a 5 e a 10 anni, due età scelte in quanto definiscono le fasi della crescita durante l’infanzia.

I ricercatori hanno dunque messo in relazione i dati metabolici con l’aumento di peso a 15 anni quantificato come variazione dell’indice di massa corporea in unità standardizzate (z-score), un indice che, per stabilire il sovrappeso nei bambini e adolescenti, tiene conto non solo del peso corporeo ma anche dell’altezza, del sesso e dell’età.

Dall’analisi sono così emerse associazioni significative per quanto riguarda le misure del metabolismo a 10 anni: una differenza di 200 kcal al giorno nel metabolismo basale è infatti associata ad un aumento di 0.18 unità dello z-score di peso a 15 anni. “In altre parole, presi due bambini a 10 anni con una differenza di 200 kcal al giorno nel loro metabolismo basale, il bambino con dispendio energetico minore guadagna 0.18 unità z-score di peso a 15 anni rispetto al bambino con un dispendio energetico maggiore”.

E’ quindi molto importante – conclude Piaggi – individuare questi bambini caratterizzati da un metabolismo risparmiatore per aiutarli a prevenire e contrastare la loro predisposizione all’obesità unendo una dieta sana ed equilibrata ad una attività fisica regolare”.

Fonte :Redazione Informasalus.it

Tags:
Categories:

10 buone ragioni per mangiare più fibra

La fibra alimentare è un non nutriente, nel senso che non ha praticamente un valore energetico in termini di calorie, ma è comunque un elemento molto importante per il corretto svolgimento di alcune funzioni fisiologiche del nostro corpo. Si compone delle parti commestibili dei vegetali che non vengono digerite (perché i nostri enzimi non sono in grado di degradarle) e arrivano pertanto integre nell’intestino: qui, la flora intestinale si occupa della loro totale o parziale fermentazione, dando origine ad acidi grassi a catena corta che producono importanti effetti benefici sul nostro organismo. Il fabbisogno quotidiano di fibra alimentare di un individuo adulto è di circa 30g e può essere facilmente raggiunto consumando abitualmente frutta , verdura , cereali integrali , legumi e frutta secca a guscio come noci e mandorle.

 

Tutte le fibre sono buone

A volte si pensa che le fibre provochino problemi intestinali e, in effetti, alcune malattie gastroenteriche possono essere influenzate dalle fibre. Tuttavia di solito, fatta eccezione per rare patologie e particolari condizioni cliniche, la fibra alimentare è molto utile all’intestino. Di fibre ne esistono due tipologie, quelle solubili e quelle insolubili , entrambe fondamentali per la salute e il benessere del nostro organismo. Le fibre solubili sono in grado di dissolversi in acqua e, una volta raggiunto l’intestino, formano un composto simile a del gel viscoso (per questo anche dette fibre viscose) che è essenziale per il mantenimento di un regolare transito intestinale. In particolare, le fibre viscose sono state maggiormente correlate ad un effetto saziante e alla capacità di influenzare il metabolismo lipidico e glucidico. Le fibre insolubili, invece, non si dissolvono in acqua e rimangono inalterate durante il loro passaggio nel tratto gastrointestinale (anche dette fibre non viscose), pertanto non intaccano il bilancio energetico . Inoltre, le insolubili migliorano la peristalsi (cioè le contrazioni progressive ondulatorie dell’intestino) aumentando e facilitando il transito delle feci nel tratto intestinale. È importante consumare entrambe le tipologie di fibra poiché sono associate a differenti effetti benefici per la salute, tra cui anche la prevenzione di tante malattie.

Ecco   10 situazioni in cui assumere un corretto apporto di fibra può portare benefici alla salute ed anche esercitare un’azione preventiva:

Iperfagia (aumento della sensazione di fame o appetito): la sensazione di fame incontrollata e continua può essere gestita attraverso un corretto consumo di fibra nell’alimentazione. La fibra alimentare infatti aumenta il senso di sazietà, sia perché richiede una masticazione più prolungata e sia perché allunga i tempi di svuotamento dello stomaco, contrastando così la sensazione di fame perenne.

Stitichezza : le fibre solubili sono in grado di trattenere acqua, aumentare il volume delle feci e la frequenza delle evacuazioni. Le fibre insolubili, invece, riescono a migliorare la peristalsi aumentando ed agevolando il transito intestinale. In questo modo la fibra previene la stipsi e le sue possibili complicanze (ragadi, emorroidi, ecc.).

Disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale): la fibra alimentare stimola la crescita di specie batteriche ad azione probiotica , favorendo così l’equilibrio della microflora intestinale implicata in numerose funzioni nel nostro organismo (sistema immunitario, sintesi, apparato gastrointestinale, asse intestino-cervello, ecc.).

Dispepsia (digestione lenta e difficile): le fibre facilitano lo svuotamento dello stomaco e promuovono una corretta digestione, riducendo malesseri di vario tipo come il reflusso gastroesofageo ed altri sintomi legati ad una cattiva digestione.

Diabete : la fibra alimentare esercita un’azione modulante sui picchi di glicemia e insulina dopo i pasti. Non solo, riduce anche l’indice glicemico del pasto e quindi una sua adeguata assunzione è consigliabile ai soggetti con diabete mellito e prediabete

Ipercolesterolemia : le fibre interferiscono con il riassorbimento degli acidi biliari (sostanze prodotte dal fegato con funzione detergente, cioè sono in grado di sciogliere in soluzione acquosa i grassi insolubili in acqua) e incrementano l’utilizzo del colesterolo da parte del fegato. L’acido proprionico, prodotto a livello intestinale dalla fermentazione della fibra, riduce inoltre la sintesi epatica del colesterolo..

Patologie cardiovascolari : i fattori di rischio per le malattie del cuore e dei vasi sanguigni sono riassunti nei criteri della sindrome metabolica , nonché obesità addominale , iperglicemia e dislipidemia. Come abbiamo visto la fibra alimentare è in grado di ridurre tutti questi fattori, quindi a lungo termine rappresenta una valida arma di prevenzione cardiovascolare.

Tumori del tratto gastrointestinale : studi epidemiologici dimostrano come le popolazioni che consumano abitualmente alimenti grassi, ipercalorici, ricchi in zuccheri raffinati e poveri di fibra abbiano una maggior probabilità di sviluppare cancro al colon rispetto a popolazioni in cui si privilegia un’alimentazione ricca di verdura, cereali, farine integrali, legumi e frutta.

Malattie infiammatorie croniche e colon irritabile : attualmente non ci sono evidenze scientifiche certe sui benefici del consumo di fibra alimentare in presenza di malattie infiammatorie croniche. Tuttavia, ci sono evidenze sperimentali di beneficio di alcune fibre nella modulazione del microbiota intestinale, importante in caso di malattie infiammatorie croniche.

Consigli per incrementare il consumo giornaliero di fibra

La natura viene in nostro aiuto mettendoci a disposizione una grande varietà di alimenti ricchi di fibra come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca, ecc. che, se consumati regolarmente, ci consentono di reintegrare le fibre molto velocemente

.

Avvertenze

Come per qualsiasi altra cosa, anche con le fibre non bisogna esagerare. Per chi non è abituato al consumo di alimenti ricchi in fibre, l’aumento del consumo abituale di fibra alimentare deve essere effettuato gradualmente perché può accompagnarsi alla comparsa di effetti indesiderati quali eccessiva distensione addominale e diarrea, a causa della fermentazione batterica della fibra Consumare troppe fibre apporta anche un eccesso di acido fitico, una sostanza che ostacola l’assorbimento di alcuni minerali essenziali per la nostra salute come il calcio, il selenio, il ferro e lo zinco. Occorre infine ricordare che se si utilizzano prodotti integrali per aumentare la quota giornaliera di fibra, la parte esterna del chicco, che viene normalmente asportata durante il processo di raffinazione, è la più esposta alle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura. Per questo motivo è buona regola controllare sempre la provenienza dei prodotti integrali che intendiamo consumare.

Fonte: Educazione Nutrizionale Grana Padano

 

Tags:
Categories:

I cinque consigli dell’OMS per una dieta sana

Variare gli alimenti, ridurre lo zucchero, limitare il consumo di sale, di alcuni oli e grassi, evitare l’alcol. Sono questi i cinque suggerimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per una dieta sana, che ci aiuti a combattere le infezioni ed evitare altri problemi di salute, come obesità, diabete, malattie cardiache.

Alla base di una dieta bilanciata vi è un mix degli alimenti di base come grano, mais, riso, patate, legumi, frutta e verdura fresca e cibo di origine animale (come carne, pesce, uova e latte). Meglio prediligere i cereali integrali, e se si ha voglia di uno spuntino vanno bene verdure crude, arachidi e noci non salate e frutta fresca.

Per limitare il consumo di sale l’OMS suggerisce di usarlo con moderazione quando si cucina, di ridurre condimenti salati, evitare gli snack salati, e se si mangia frutta secca, scegliere le varianti senza sale e zuccheri aggiunti.

Per diminuire i grassi, soprattutto quelli trans, il consiglio è quello di sostituire burro e strutto con olio di semi di soia, canola, mais, cartamo e girasole, mangiare carne bianca e pesce, preferire la cottura al vapore invece delle fritture.

Per ridurre gli zuccheri, spesso nascosti nei cibi e bevande processati, va limitato il consumo di bibite gasate e zuccherate, come succhi di frutti, liquidi o in polvere, energy e sport drink, e non dare cibi zuccherati ai bambini.

Infine l’alcol non può far parte di una dieta sana. “Non c’è un livello sicuro per il suo consumo – spiega l’Oms – Per molti, anche basse quantità possono rappresentare un grave rischio per la salute”. Va evitato se si è incinte, si allatta, se si guida, si utilizzano macchinari, se si hanno problemi di salute o si prendono farmaci che possono interagire con l’alcol.

Fonte Redazione Informasalus

Tags:
Categories:

I sei alimenti che proteggono dalle malattie

Dalle verdure contro il parkinsonismo alle uova contro il diabete, dal caffè alleato del fegato ai latticini magri e fermentati contro il cancro del colon retto. Una serie di studi presentati al congresso Nutrition 2018, a Boston, evidenzia gli effetti protettivi di alcuni alimenti per la salute.

 

Ridurre il rischio cardiovascolare con una noce (pecan) al giorno

Dopo quattro settimane di assunzione giornaliera di una piccola manciata di noci pecan intere, un gruppo di adulti in sovrappeso di età pari o superiore a 45 anni ha mostrato cambiamenti favorevoli di una serie di fattori di rischio cardiometabolico, tra cui livelli di zucchero nel sangue, l’insulino-resistenza e la funzione cellulare che produce insulina.Questi primi risultati sono incoraggianti, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per determinare se una piccola porzione giornaliera di noci pecan può contribuire ad abbassare il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2 per gli adulti di mezza età e per gli anziani che sono in sovrappeso o obesi. La ricerca è presentata da Diane L. McKay, Friedman School of Nutrition Science and Policy presso la Tufts University.

Le uova contro il diabete

Le uova possono ridurre l’impatto dei fattori di rischio collegati al diabete. È quanto dimostra uno studio di 12 settimane effettuato da Shirin Pourafshar, dell’Università della Virginia, su individui obesi o in sovrappeso con diabete di tipo 2. I partecipanti alla ricerca che hanno mangiato un uovo ogni giorno hanno mostrato miglioramenti nei livelli di zucchero nel sangue (a digiuno) e per quanto riguarda l’insulino-resistenza. Mangiare uova, inoltre, non ha modificato in modo significativo i livelli di colesterolo.

Verdure e bacche riducono di parkinsonismo

Uno studio presentato da presentato da Puja Agarwal, Rush University Medical Center, ha coinvolto 706 persone che sono state seguite per una media di 4,6 anni per capire se il consumo di frutta e verdura può essere specificamente associato a un rischio ridotto di parkinsonismo (un gruppo di disturbi neurologici che causano problemi di movimento simili a quelli osservati nel morbo di Parkinson). La ricerca ha mostrato che mangiare più verdure (in particolare verdure a foglia verde) e bacche, ma non altri frutti, può ridurre il rischio di Parkinsonismo e rallentarne la progressione negli anziani

Il caffè è alleato del fegato

Diversi studi hanno associato il consumo di caffè ad una riduzione della mortalità per tutte le cause e di mortalità per patologie specifiche, tra le quali quelle epatiche. Pochi studi, tuttavia, hanno sinora studiato la relazione tra consumo di caffè e ricoveri per patologie del fegato. Tra questi, uno studio condotto su oltre 14 mila persone (i partecipanti allo studio ARIC, AtherosclerosisRisk in Communities) di età compresa tra i 45 e i 64 anni, ha dimostrato che i consumatori di 3 o più tazze di caffè al giorno, presentano un minor rischio di ricoveri collegati a patologie del fegato ( la riduzione è del 21%), ma non di mortalità per problemi epatici, rispetto a chi non beve caffè.

I latticini riducono il rischio di cancro al colon retto

Non tutti i prodotti lattiero-caseari sono uguali quando si tratta di ridurre il rischio di cancro del colon-retto. Uno studio, che ha coinvolto 101.677 persone di età compresa tra 54 e 83 anni, ha scoperto che i partecipanti alla ricerca che hanno consumato prodotti lattiero-caseari a bassa percentuale di grassi o fermentati come lo yogurt hanno mostrato un più basso rischio di sviluppare il cancro del colon-retto. La ricerca è di Yumie Takata, Oregon State University.

Funghi contro l’infiammazione

Due polisaccaridi, il PPEP-1 e il PPEP-2, contenuti nel fungo commestibilePleurotuseryngii (il cardoncello o carderello o ferlengo, dal caratteristico profumo di pasta di pane), possono inibire le risposte infiammatorie indotte da lipopolisaccaridi (LPS). E’ la prima volta che vengono dimostrate le proprietà anti-infiammatorie di questi polisaccaridi e ciò suggerisce la possibilità di usarli come supplementi dietetici per combattere le reazioni infiammatorie.

Fonte: Redazione Informasalus

Tags:
Categories: