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Estate: cosa devono mangiare i bambini in vacanza ?

Una dieta corretta durante l’estate evita di ritrovarsi a settembre con chili di troppo da smaltire. È quanto ricorda la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) che fornisce ai genitori alcuni consigli utili per l’alimentazione dei più piccoli in vacanza.

Bere tanta acqua è la prima regola, in particolare quando si prevede di trascorrere molte ore fuori casa e se la giornata si presenta calda e umida. Per renderla più dissetante si può aggiungere all’acqua il succo di limone, poiché i sali minerali reintegrano quelli persi con il sudore.

Da evitare le bevande zuccherate come l’aranciata o altre bibite a base di cola, poiché poco dissetanti per la loro alta concentrazione di zucchero. La caffeina contenuta in alcune bibite, inoltre, oltre a non essere indicata per i bambini, può provocare disidratazione, pericolosa per chi vuole trascorrere giornate sotto il sole.

Gli esperti suggeriscono di evitare anche il tè confezionato: troppo ricco di zucchero e quindi di calorie. Il tè è un’ottima bevanda che con i suoi flavonoidi ci protegge dai danni dei radicali liberi, ma è meglio prepararlo in casa con poco zucchero e molto succo di limone. Consigliato anche il tè verde poiché è ricco di antiossidanti e con un gusto così delicato che di solito non ha bisogno di essere zuccherato.

Sì ai succhi di frutta come spuntino di emergenza, ma non sono sostituti della frutta, unica con il suo contenuto in fibra e il suo alto potere saziante, o dell’acqua perché, pur contenendo vitamine, sono ricchi di zuccheri che rendono queste bevande poco dissetanti ma iperglicemizzanti. Se proprio non se ne può fare a meno, bisogna scegliere sempre quelli senza zuccheri aggiunti.

Per il pranzo dei bambini è necessario evitare piatti elaborati come pasta al forno o timballi, spesso ricchi di grassi che rallentano la digestione e creano sensazione di pesantezza. Un buon pasto può essere rappresentato da un panino con l’aggiunta di pomodori o verdure grigliate. Ottima anche la classica insalata di riso (se contengono tonno, prosciutto, o del formaggio, non c’è bisogno di un secondo.

Le verdure possono essere una nota dolente, sia perché non sempre gradite dai più piccoli, sia perché non è comodo né igienico portarsi da casa verdure cotte o insalate. Una valida alternativa possono essere ortaggi come cetrioli, da sbucciare sul momento, o finocchi. Ricchi di acqua e di potassio con pochissime calorie, questi ortaggi sono ottimi come spuntino o da mangiare durante il pranzo.

Meglio evitare la carne panata fritta sia confezionata, che fatta in casa perché troppo ricca di grassi. In spiaggia sono sconsigliate anche le frittate: pur essendo comode da portare fuori casa, le uova richiedono una lunga digestione.

In generale “la prima regola è mangiare sano, con attenzione soprattutto alla varietà nei tipi di verdure e di pesce, su cui le famiglie italiane sono un po’ carenti, e adottare alcuni accorgimenti, come quello di consumare i pasti in famiglia”, raccomanda Andrea Vania, responsabile del Centro di dietologia e nutrizione pediatrica del dipartimento di pediatria della Sapienza di Roma. È importante coinvolgere i bambini nella spesa e in cucina, per invogliarli a provare nuovi sapori.

Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps, ricorda che “insieme ai cereali e ad un’adeguata assunzione di acqua, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Se ne devono assumere ogni giorno e 2-3 volte al giorno, scegliendo frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà”. “Ogni giorno – conclude – bisogna introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini: dal latte parzialmente scremato allo yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, fino ai formaggi freschi”.

Fonte :Redazione Informasalus.it

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I cibi industriali aumentano il rischio di cancro

I  cibi industriali possono favorire l’insorgenza del cancro. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medican Journal (BMJ) e condotto in Francia dall’Istituto nazionale per la ricerca agricola (Inra) e dall’Équipe di ricerca in epidemiologia nutrizionale (Eren) dell’Université Paris 13.

I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti dal progetto NutriNet-Santé riguardo al consumo abituale di 3.300 prodotti alimentari diversi da parte di 104.980 persone (con un’età media di circa 43 anni e il 78 per cento delle quali donne) e hanno concluso che un aumento del 10 per cento di cibi industriali ultra elaborati nella dieta corrisponde a un aumento del 12 per cento del rischi di contrarre un tumore , in particolare al seno (11 per cento). I risultati hanno tenuto conto dei fattori sociodemografici, dell’età e del livello di istruzione dei partecipanti, del consumo di alcol e sigarette, dell’attività fisica praticata.

Ad essere sotto accusa  sono: bevande zuccherate, zuppe istantanee, piatti pronti surgelati, dolci industriali con una lunga lista di ingredienti, piccoli panini confezionati, carni lavorate, margarine e salse, tutti gli alimenti trasformati con l’aggiunta di zucchero, conservanti, coloranti, edulcoranti, emulsionanti o altri additivi alimentari, oltre che di sale.

Il problema è particolarmente rilevante se si considera che secondo l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare (Anses) i cibi ultra elaborati costituiscono più della metà dell’apporto energetico della dieta in molti dei paesi occidentali.

Precedenti ricerche avevano dimostrato la correlazione di questi alimenti con il rischio di sviluppare disturbi cardiometabolici, obesità, ipertensione e dislipidemia (livelli anomali di lipidi nel sangue).

 

Spesso i cibi ultra elaborati contengono quantità elevate di grassi saturi, zuccheri e sali aggiunti e sono invece scarsi di fibre, vitamine e altri micronutrienti: un aspetto legato alla possibilità di sviluppare malattie.

Oltre alla composizione degli alimenti, è importante il metodo di lavorazione. In particolare la cottura  ad alta temperatura può produrre contaminanti di nuova formazione come l’acrilammide. Il problema può anche derivare dagli imballaggi in plastica che possono contenere bisfenolo A, interferente endocrino, e dagli additivi, alcuni dei quali sono considerati cancerogeni.

Fonte : Redazione Informasalus.it

 

 

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I  cibi industriali possono favorire l’insorgenza del cancro

I  cibi industriali possono favorire l’insorgenza del cancro. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medican Journal (BMJ) e condotto in Francia dall’Istituto nazionale per la ricerca agricola (Inra) e dall’Équipe di ricerca in epidemiologia nutrizionale (Eren) dell’Université Paris 13.

 

I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti dal progetto NutriNet-Santé riguardo al consumo abituale di 3.300 prodotti alimentari diversi da parte di 104.980 persone (con un’età media di circa 43 anni e il 78 per cento delle quali donne) e hanno concluso che un aumento del 10 per cento di cibi industriali ultra elaborati nella dieta corrisponde a un aumento del 12 per cento del rischi di contrarre un tumore , in particolare al seno (11 per cento). I risultati hanno tenuto conto dei fattori sociodemografici, dell’età e del livello di istruzione dei partecipanti, del consumo di alcol e sigarette, dell’attività fisica praticata.

 

Ad essere sotto accusa  sono: bevande zuccherate, zuppe istantanee, piatti pronti surgelati, dolci industriali con una lunga lista di ingredienti, piccoli panini confezionati, carni lavorate, margarine e salse, tutti gli alimenti trasformati con l’aggiunta di zucchero, conservanti, coloranti, edulcoranti, emulsionanti o altri additivi alimentari, oltre che di sale.

 

Il problema è particolarmente rilevante se si considera che secondo l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare (Anses) i cibi ultra elaborati costituiscono più della metà dell’apporto energetico della dieta in molti dei paesi occidentali.

 

Precedenti ricerche avevano dimostrato la correlazione di questi alimenti con il rischio di sviluppare disturbi cardiometabolici, obesità, ipertensione e dislipidemia (livelli anomali di lipidi nel sangue).

 

Spesso i cibi ultra elaborati contengono quantità elevate di grassi saturi, zuccheri e sali aggiunti e sono invece scarsi di fibre, vitamine e altri micronutrienti: un aspetto legato alla possibilità di sviluppare malattie.

 

Oltre alla composizione degli alimenti, è importante il metodo di lavorazione. In particolare la cottura  ad alta temperatura può produrre contaminanti di nuova formazione come l’acrilammide. Il problema può anche derivare dagli imballaggi in plastica che possono contenere bisfenolo A, interferente endocrino, e dagli additivi, alcuni dei quali sono considerati cancerogeni.

fonte : Redazione informasalus

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