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Hai la “pancetta”? Tutta colpa della flora batterica.

Cristina Menni, una scienziata italiana, ha delineato il processo di formazione della “pancetta”: il grasso si accumula sull’addome a causa dell’interrelazione tra i batteri intestinali (microbiota), la dieta adottata e le molecole rilasciate dai batteri stessi in risposta al cibo ingerito. Una sorta di circuito che – è il caso di dirlo – si autoalimenta. Lo studio della ricercatrice italiana è stato pubblicato da Nature Genetics. Le evidenze emerse potrebbero portare, nel giro di dieci anni. allo sviluppo di diete personalizzate che, tenendo conto della composizione della flora batterica di ciascuno, favoriscano un’attività intestinale che contrasti l’accumulo di grasso sull’addome.  L’esperta ha identificato il mix di molecole prodotte dai batteri intestinali di 500 coppie di gemelli costruendo così una banca dati enorme di tutte queste sostanze. “Abbiamo visto che i composti chimici prodotti dai batteri intestinali regolano l’accumulo di grasso addominale”, spiega l’esperta. “Inoltre abbiamo scoperto che le attività dei nostri microbi intestinali sono solo minimamente controllate da fattori ereditari. Per oltre l’80% dipendono da fattori modificabili, per lo più dalla dieta”. Ciò significa che modulando la dieta (per esempio attraverso un maggior consumo di fibra o probiotici) di un individuo in funzione della composizione del suo microbiota, si potrà ridurne l’accumulo di grasso addominale. Anche la prescrizione di eventuali integratori sarà personalizzata in base al microbiota, perché solo alcun i batteri possono sfruttare un particolare integratore. Infine i dati raccolti nella bio-banca consentiranno a altr iricercatori di capire i meccanismi con cui i batteri intestinal iinfluenzano la nostra salute, ad esempio il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e anche di obesità.

 

Marco Landucci

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Estate: cosa devono mangiare i bambini in vacanza ?

Una dieta corretta durante l’estate evita di ritrovarsi a settembre con chili di troppo da smaltire. È quanto ricorda la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) che fornisce ai genitori alcuni consigli utili per l’alimentazione dei più piccoli in vacanza.

Bere tanta acqua è la prima regola, in particolare quando si prevede di trascorrere molte ore fuori casa e se la giornata si presenta calda e umida. Per renderla più dissetante si può aggiungere all’acqua il succo di limone, poiché i sali minerali reintegrano quelli persi con il sudore.

Da evitare le bevande zuccherate come l’aranciata o altre bibite a base di cola, poiché poco dissetanti per la loro alta concentrazione di zucchero. La caffeina contenuta in alcune bibite, inoltre, oltre a non essere indicata per i bambini, può provocare disidratazione, pericolosa per chi vuole trascorrere giornate sotto il sole.

Gli esperti suggeriscono di evitare anche il tè confezionato: troppo ricco di zucchero e quindi di calorie. Il tè è un’ottima bevanda che con i suoi flavonoidi ci protegge dai danni dei radicali liberi, ma è meglio prepararlo in casa con poco zucchero e molto succo di limone. Consigliato anche il tè verde poiché è ricco di antiossidanti e con un gusto così delicato che di solito non ha bisogno di essere zuccherato.

Sì ai succhi di frutta come spuntino di emergenza, ma non sono sostituti della frutta, unica con il suo contenuto in fibra e il suo alto potere saziante, o dell’acqua perché, pur contenendo vitamine, sono ricchi di zuccheri che rendono queste bevande poco dissetanti ma iperglicemizzanti. Se proprio non se ne può fare a meno, bisogna scegliere sempre quelli senza zuccheri aggiunti.

Per il pranzo dei bambini è necessario evitare piatti elaborati come pasta al forno o timballi, spesso ricchi di grassi che rallentano la digestione e creano sensazione di pesantezza. Un buon pasto può essere rappresentato da un panino con l’aggiunta di pomodori o verdure grigliate. Ottima anche la classica insalata di riso (se contengono tonno, prosciutto, o del formaggio, non c’è bisogno di un secondo.

Le verdure possono essere una nota dolente, sia perché non sempre gradite dai più piccoli, sia perché non è comodo né igienico portarsi da casa verdure cotte o insalate. Una valida alternativa possono essere ortaggi come cetrioli, da sbucciare sul momento, o finocchi. Ricchi di acqua e di potassio con pochissime calorie, questi ortaggi sono ottimi come spuntino o da mangiare durante il pranzo.

Meglio evitare la carne panata fritta sia confezionata, che fatta in casa perché troppo ricca di grassi. In spiaggia sono sconsigliate anche le frittate: pur essendo comode da portare fuori casa, le uova richiedono una lunga digestione.

In generale “la prima regola è mangiare sano, con attenzione soprattutto alla varietà nei tipi di verdure e di pesce, su cui le famiglie italiane sono un po’ carenti, e adottare alcuni accorgimenti, come quello di consumare i pasti in famiglia”, raccomanda Andrea Vania, responsabile del Centro di dietologia e nutrizione pediatrica del dipartimento di pediatria della Sapienza di Roma. È importante coinvolgere i bambini nella spesa e in cucina, per invogliarli a provare nuovi sapori.

Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps, ricorda che “insieme ai cereali e ad un’adeguata assunzione di acqua, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Se ne devono assumere ogni giorno e 2-3 volte al giorno, scegliendo frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà”. “Ogni giorno – conclude – bisogna introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini: dal latte parzialmente scremato allo yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, fino ai formaggi freschi”.

Fonte :Redazione Informasalus.it

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E’ possibile fare prevenzione del diabete mellito con la dieta

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato che l’incidenza di diabete mellito, tipo 2 sta aumentando esponenzialmente, tanto da meritare il termine di vera e propria pandemia.

Le cause sono probabilmente legate alla rapida urbanizzazione, ai cambiamenti delle abitudini alimentari e al diffondersi di uno stile di vita prevalentemente sedentario. Tale patologia rappresenta un vero problema sociale, sia per il numero che per la gravità delle complicanze con conseguente aumento della spesa pubblica.

E’ fondamentale quindi agire sul  livello di attività fisica, la quantità di cibo introdottoa giornalmente e la qualità degli alimenti.

La comunità scientifica è oggi unanime ,nel riconoscere le seguenti relazioni che quindi debbono rappresentare la base per l’educazione dei pazienti alla prevenzione.

1.    Fibra alimentare – la comunità scientifica è unanime nell’asserire che un maggior introito di fibra vegetale, ridurrebbe il rischio di diabete tipo 2. Inoltre è stato anche evidenziato che esiste una riduzione dei livelli circolanti di parametri infiammatori quali la proteina C reattiva o l’interleuchina-6.

2.    Carboidrati, Indice Glicemico e carico Glicemico – lo studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition-Netherlands, ha dimostrato che diete ricche di alimenti raffinati e/o ad alto indice glicemico e/o carico glicemico si associano ad un maggior rischio di diabete. E’ stato anche evidenziato che tali alimenti hanno in genere anche un basso contenuto di vitamine, magnesio, lignani, fitoestrogeni ed acido fitico oltre che di fibre.

3.    Frutta e verdura fresca di stagione – secondo lo studio European Prospective Investigation of Cancer-Norfolk il maggior consumo di frutta e verdura si associa ad una significativa riduzione del rischio di diabete. Per la prevenzione si dovrebbero consumare 5 porzioni/die di frutta e verdura.

4.    Latte – un maggior introito di calcio e magnesio, minerali peculiari del latte, riducono il rischio di diabete.

5.    Caffè – studi prospettici hanno evidenziato che soggetti che bevono fino a tre tazzine di caffè/die hanno meno possibilità di sviluppare diabete. Tale effetto sembra essere correlato alla capacità dell’acido clorogenico (acido fenolico del caffè), di inibire l’attività della a–glucosidasi e dunque l’assorbimento del glucosio.

6.    Thè – una tazza di te/die abbassa il rischio di sviluppare diabete. Tale effetto è maggiormente evidente con il te nero piuttosto che con il te verde.

7.    Alcool – secondo l’Health Professionals Follow-up Study un moderato consumo di alcool favorisce la prevenzione del diabete. Tale consumo equivale per la donna ad 1 bicchiere/die e per 2 per l’uomo.

8.    Lipidi – una dieta ricca di grassi (39% delle calori totali) si associa ad una ridotta responsività delle b-cellule indipendentemente dalla qualità dei grassi assunti con la dieta

9.    Fast Food – numerosi studi epidemiologici e di metanalisi hanno evidenziato che soggetti che consumano una maggiore quantità di carne rossa, carne processata (hamburger…) e patatine fritte hanno un aumentato rischio di sviluppare diabete. Per quanto riguarda il consumo di pesce i dati son ancora scarsi e contraddittori.

10.    Fruttosio e Bevande zuccherate – succhi di frutta dolcificati con fruttosio, inducono una alterazione della tolleranza glucidica in soggetti geneticamente predisposti.

11.    Sodio – un elevato intake di sodio è un fattore di rischio predittivo indipendente da altri fattori quali sedentarietà, obesità ed ipertensione.

FONTE: G. De Pergola, A Ammirati, S. Bavaro, D. Caccavo, A. Gesuita. “Prevenzione del diabete mellito mediante dieta”. ADI Magazine, 3, 2011; 15.

Altri riferimenti:
–    Salas-Salvadò J et al., Diabete Care 2011, 34:14-19
–    Schulze MB et alò., Arch Intern Med 2007, 167:956-65
–    Sluijs I et al., Am J Clin Nutr 2010, 92:905-11
–    Harding AH et al., Arch Intern Med 2008, 168:1493-9
–    Villegasd R et al., Am J Clin Nutr 2009, 89:1059-67
–    Sartorelli DS et al., Am J Clin Nutr 2010, 91:1002-12
–    Odegaard AO et al., Am J Clin Nutr 2008, 88:979-85
–    Joosten MM et al., Am J Clin Nutr 2010, 91:1777-8
–    Goree LL et al., Am J Clin Nutr 2011, 94:120-7
–    Aune D et al., Diabetologia 2009, 52:2277-87
–    Sartorelli DS et al., Nutr Metab Cardiovasc Dis 2009, 19:77-83
–    Hu G et al., Diabetologia 2005, 48:1477-83

Letizia Saturni

fonte Funiber

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