Una revisione delle evidenze ad oggi disponibili

La dieta e i componenti della dieta hanno effetti profondi sulla composizione del microbiota intestinale e sono tra i più importanti attori nell’alterazione della flora batterica.

Ci sono 10 volte la quantità di cellule microbiche nell’intestino umano che nell’intero corpo umano, per un totale di circa 100 trilioni di microbi, che rappresentano fino a 5000 specie diverse. In pratica, nel nostro corpo sono più numerosi gli ospiti che le cellule con il nostro DNA!

Solo in tanti e hanno un peso di circa 2 kg.

La composizione del microbiota intestinale include batteri, virus, funghi e parassiti.

In particolare, i batteri all’interno del microbioma intestinale sono coinvolti nella raccolta di energia dal cibo, nel bilanciamento della composizione batterica benefica e opportunistica e nella produzione di neurotrasmettitori, come serotonina, enzimi e vitamine. Ad esempio, la vitamina K, prodotta dai batteri, è coinvolta sia nelle funzioni immunitarie che metaboliche. Di conseguenza, quando c’è uno squilibrio nelle specie batteriche, potrebbe verificarsi una malattia.

 

Effetti di diete diverse sul microbiota

La dieta gioca un ruolo fondamentale sulla composizione del microbioma intestinale e quindi sullo sviluppo di malattie, in particolare l’obesità e il diabete di tipo II.

Una recensione di agosto pubblicata su Nutrients esamina gli effetti che le diete “occidentale”, “vegetale”, “ricca di grassi”, “chetogenica medica” e “mediterranea” hanno sulla composizione del microbiota intestinale sia nei topi che nei soggetti umani.

Una tradizionale “dieta occidentale” ricca di grassi, ricca di zuccheri lavorati e povera di fibre determina un aumento di Firmicutes, Proteobacteria, Mollicutes, Bacteroides spp., Alistipes spp. e Bilophila spp., Enterobacteriaceae, Escherichia, Klebsiella, e Shigella riducendo i batteri benefici Bacteroidetes, Prevotella, Lactobacillus spp., Roseburia spp., E. Rectale, Bacillus bifidus e Enterococcus con conseguente riduzione della produzione di SCFA.

Aumenta anche LPS, TMAO e citochine infiammatorie aumentando il rischio di malattie croniche legate all’alimentazione, obesità e diabete di tipo II.

L’adesione a una dieta a base vegetale ricca di cereali integrali, frutta e verdura ha avuto effetti inversi sulla composizione batterica. Ha ridotto i batteri opportunisti con conseguente riduzione di LPS, TMAO e citochine infiammatorie. Ha anche aumentato la produzione di SCFA, riducendo l’infiammazione e il rischio di obesità e diabete di tipo II.

 

Effetti dei componenti specifici della dieta

I ricercatori della Pennsylvania dimostrano inoltre che componenti dietetici specifici che si trovano comunemente nella dieta “vegetale” e “mediterranea” svolgono un ruolo nello spostamento della composizione microbica.

Fibra, inulina probiotica, amido resistente nonchè polifenoli, flavoniodi hanno effetti benefici sulla popolazione microbica.

Oltre alla composizione del microbiota, i metaboliti batterici associati alla dieta contribuiscono alla modulazione dell’infiammazione sistemica e all’endotossiemia metabolica. Ad esempio, la metabolizzazione di acidi grassi a catena corta (SCFA), triptofano, acidi biliari, trimetilammina da parte dei nostri ospiti simbionti può produrre mediatori che modulano l’infiammazione.

 

In dettaglio

L’evidenza indica che c’è una riduzione nei batteri benefici, Prevotella e Bacteroides, nella popolazione obesa a causa di abitudini alimentari in cui abbondano grassi, zuccheri e sono poche le fibre.

Questo spostamento dei batteri, a causa di scorrette abitudini alimentari, potrebbe portare alla sindrome metabolica e al diabete di tipo II, a causa di un’infiammazione cronica di basso grado. È stato dimostrato che la Prevotella, associata alle diete a base vegetale, ha gli effetti antinfiammatori più potenti, seguita da Bacteroides, che ha un effetto minore.

 

Significato clinico

La ricerca scientifica attuale dimostra che l’adozione di una dieta a base vegetale come intervento dietetico terapeutico, ha effetti benefici sul microbioma dell’ospite, aiutando a ridurre l’infiammazione, migliorare la sensibilità all’insulina e promuovere un equilibrio energetico ottimale.

 

 

Autori: Ashley Beam, Elizabeth Clinger, Lei Hao

Fonte: Nutrients. 2021 Aug 15;13(8):2795. doi: 10.3390/nu13082795.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8398149/