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Farina di mandorle

La farina di mandorle si ottiene macinando delle mandorle sgusciate e pelate. Ciò che distingue la farina di mandorle dalle altre farine, è che la prima si ottiene solo macinando le mandorle (conservando le caratteristiche nutrizionali), mentre le altre farine sono a base di grano oppure altri cereali. Vediamo ora alcune ricette che puoi preparare con la farina di mandorle.

 

 

 

TORTA DI MANDORLE (DOSI PER SEI PERSONE)

Ingredienti

– sei uova

– 250 grammi di mandorle pelate

– 150 grammi di zucchero

– un limone

– zucchero a velo (quantità a tuo piacere)

– un pizzico di sale

Procedimento:

 

– Trita le mandorle molto finemente facendolo diventare quasi farina (aiutati con un robot da cucina).

– Ora prendi le sei uova e dividi il tuorlo dagli albumi a aggiungici lo zucchero. Ora monta il tutto a lungo.

– Ora monta gli albumi con un pizzico di sale facendo movimenti lenti finché non otterrai un risultato del tutto omogeneo.

– Ora versa il tutto in una tortiera dal bordo rimovibile e cuoci il tutto a centosessanta gradi per trenta minuti.

– Una volta lasciato raffreddare il dolce, puoi procedere a togliere il bordo della tortiera.

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Farina di grano saraceno, una farina tutta da scoprire.

L’uso alimentare della farina di grano saraceno è molteplice: come addensante per le minestre, per la polenta saracena (detta anche Taragna se mischiata alla farina di mais), per le crespelle e per la pasta come per esempio i pizzoccheri ed ora anche nei dolci!!!

 

Secondo alcuni studiosi che hanno effettuato delle ricerche sulle proteine del grano saraceno esso consentirebbe di ridurre significativamente l’assorbimento intestinale del colesterolo.

Altri test di laboratorio stanno valutando l’impiego del grano saraceno come prodotto coadiuvante i medicinali contro le patologie reumatiche. Inoltre, il grano saraceno possiede attività galattogoghe, quindi sarebbe utilissimo alle mamme in fase di allattamento.

 

Le origini di questa pianta sono ancora oggi molto incerte, secondo alcuni ricercatori il luogo da cui si è diffuso potrebbe essere l’Himalya orientale ma attraverso documenti sappiamo essere arrivato in Europa attraverso le coste del Mar Nero a partire dal tardo Medioevo.

Passando dalla Germania dove nel XV secolo era riconosciuto con il nome di Heenisch (grano dei pagani), arriva un secolo e mezzo dopo in Italia dove, a quanto pare, fu introdotto dalla famiglia Besta in Valtellina e dal 1621 nel Ducato di Modena dal commerciante di origine ebraica Donato Donati.

 

Oggi il grano saraceno, nome scientifico Fagopyrum esculentum, è erroneamente definito un cereale nonostante non appartenga alla famiglia delle Graminacee.

 

Esteticamente si presenta con un fusto lungo, che varia dai 60 ai 120 centimetri, all’estremità del quale vi è un’infiorescenza; il colore varia a seconda del ciclo biologico che si aggira intorno agli 80-120 giorni e che va dal verde all’inizio del ciclo per poi virare verso il rosso al momento della maturazione e della morte della pianta. I fiori possono essere di colore bianco o rosa a seconda della varietà.

Ricco di sali minerali come ferro, zinco e selenio, è altrettanto generoso di amido (fino al 90%) di cui il 25% di amilosio e il restante 75% di amilopectina.

Le proteine sono presenti per il 18% con un valore di bioassorbibilità superiore al 90%, questo si spiega con un’elevata concentrazione di tutti gli aminoacidi essenziali, specialmente lisina, treonina, triptofano e gli aminoacidi contenenti zolfo.

Inoltre sono assenti nella composizione proteica le gliadine del glutine, questo significa che può essere impiegato in tutti gli alimenti gluten-free adatti alle persone affette da celiachia. I lipidi presenti nel grano saraceno sono composti sia da acidi grassi saturi che da mono e polinsaturi. I salicilaldeide, il decanale e l’esanale contribuiscono a fornire al grano saraceno quell’aroma particolare che lo distingue da tutti gli altri tipi di “cereali”.

 

Chiara Zoppei

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Vellutata di lenticchie con dadini di cotechino croccante

Vellutata di lenticchie con dadini di cotechino croccante è una simpatica e innovativa idea per sorprendere i propri ospiti proponendo un insolito modo di mangiare il cotechino con le lenticchie il giorno di Capodanno, magari riciclando gli ingredienti avanzati la sera prima.

Se volete proporre questa pietanza in modo originale, servitela in piccoli amuse bouche (bicchierini) guarniti con una foglia di alloro e fatela seguire da un sontuoso timballo di polenta e cotechino: avrete creato così una cena di recupero incredibilmente gustosa e raffinata!

 

Ingredienti per la vellutata:

Lenticchie secche 250 g Cipolle 30 g Alloro 2 foglie Chiodi di garofano 3 Bacche di ginepro 3 Olio extravergine d’oliva 30 g Pepe nero 1 pizzico Brodo vegetale 550 g Vino rosso 40 g Pancetta affumicata 60 g

Per il cotechino:

Cotechino 100 g Carote piccola 1 Sedano 1 costa

 

Preparazione:

Per preparare la vellutata di lenticchie con cotechino croccante iniziate a cuocere i legumi. Fate soffriggere in una pentola antiaderente e a fuoco basso la cipolla tritata finemente con l’ olio, quindi aggiungete le foglie di alloro, le bacche di ginepro e i chiodi di garofano (1). Tagliate finemente la pancetta affumicata a strisciolie e aggiungetela alla cipolla (2). Unitevi le lenticchie secche e fate loro assorbire, per qualche istante, il condimento, poi sfumate con il vino rosso (3).

Irrorate con il brodo vegetale (4), provvedendo a tenerne da parte circa 80 g. Coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere le lenticchie e fuoco lento per circa 50 minuti (5). Mescolatele spesso per controllare che non si asciughino troppo (6).

Mentre le lenticchie cuociono, procedete con il cotechino. Fate cuocere l’insaccato in un tegame, coperto con acqua e aggiungendo sedano e carota tagliati a rondelle. Durante la cottura, infilzate il cotechino con uno stecchino in modo da permettere al grasso di fuoriuscire (7). Chiudete in tegame con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco medio per circa 2° minuti (8). Una volta cotto, scolatelo e provvedete a togliere la pelle e a tagliarlo a cubetti di 3-4 mm (9). Tenete i cubetti di cotechino da parte.

Fate ora la vellutata. Trasferite in una ciotola dai bordi alti le lenticchie che avete cotto (10), tenendone da parte una cucchiaiata. Frullate con un frullatore ad immersione, aggiungendo a filo il brodo che avete conservato (11). Quando la vellutata ha raggiunto la giusta consistenza, setacciatela con un colino per renderla più fluida (12).Fate saltare i cubetti in una padella antiaderente, senza condimenti, per 5-6 minuti a fuoco vivace: devono risultare belli croccanti (13). Trasferite la vellutata in bicchierini o terrine monoporzione e decoratele con il cotechino le lenticchie cotte messe da parte in precedenza (14). Ecco pronta la vostra vellutata di lenticchie con cotechino croccante (15)!

Fonte Giallo Zafferano

P.S cominciamo l’anno nuovo in allegria,alle calorie ci pensiamo da domani !

Buon anno a tutti:

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Funghi autunnali, come riconoscerli.

Non serve essere esperti micologi per sapere che l’autunno è la stagione per eccellenza dei funghi eduli, il periodo che rappresenta il perfetto mix tra il calore residuo dell’estate, ormai non più eccessivo, e l’umidità che comincia a concentrarsi assieme al graduale abbassamento delle temperature. Dopo la stagione riproduttiva, i fogliami cadono creando uno strato protettivo perfetto per la crescita dei funghi. Quelli che vengono comunemente chiamati funghi e venduti nei nostri mercati sono in realtà solo il frutto, l’apparato riproduttivo del vero fungo, ovvero del micelio, la parte che sta sotto terra.

Ma quali specie di funghi potremmo trovare nei nostri piatti in questa stagione?

Prataioli: in autunno troveremo senza dubbio i prataioli (Agaricus campestris), presente nei prati e nei pascoli, bianchi con sfumature rosate, gradevoli all’odore e dolciastri al sapore. Da non sottovalutare è il sanguinello (Lactarius deliciosus), riconoscibile per il cappello rosa-arancio ricco di macchie lenticolari concentriche, e per il suo gambo corto; ha un odore piacevole e complesso, mentre il sapore è dolciastro, specie se cotto alla griglia o alla piastra, per questo è ricercatissimo nei boschi di pino .La sanguinello (Lactarius deliciosus è considerato una delle russule più appetibili e pregiate (non per niente l’associazione micologica tedesca lo ha scelto come fungo dell’anno nel 1997), con una variabilità ed eterogeneità di colore che comunque dà sul grigio. Ha una carna soda, dal tipico odore umido fungino, di sottobosco, così come il sapore, marcato e persistente; l’habitat ideale non a caso sono i boschi calcarei. Impossibile non citare il porcino (Boletus edulis) uno dei funghi più squisiti in assoluto. Riconoscibile per il tozzo gambo robusto e per il cappello rotondeggiante che tende col tempo alla convessità, il porcino ama crescere nelle faggete, con le querce e i castagni. Difficilmente si confonde con delle specie pericolose, è un ottimo alimento, ricchissimo di zinco, di vitamina B5, B9 e B3. La mazza di tamburo (Macrolepiota procera) è un altro tipico fungo autunnale, facilmente riconoscibile, non raro, ma necessità una cottura a regola d’arte per non risultare tossico. Riconoscibile per il cappello discoidale bianco con scaglie scure, per il tipico anello sul gambo e per le ragguardevoli dimensioni che è in grado di raggiungere, ricorda la nocciola sia nel sapore che nell’odore. Si trova facilmente in gruppi nei boschi di conifere e latifoglie; ideale con carne, nei sughi e nelle frittate. Passiamo adesso al leccino o porcinello rosso (Leccinum aurantiacum), con il suo tipico cappello arancione su gambo bianco, che cresce sotto ai pioppi. Abbastanza comune, è un fungo non molto profumato e assai gradevole e gustoso, con un grado di dolcezza medio-elevato. In autunno troviamo un altro fungo ben noto, il galletto, detto anche finferlo o gallinaccio (Cantharellus cibarius), dal cappello tipico: non troppo grande, giallastro, irregolare e dai bordi rialzati; generalmente si trova in gruppi. Riconoscibile per l’afrore lieve e piacevole, ama l’umidità sotto i latifogli; apprezzabilissimo quando fritto o messo sott’olio.

 

GIACOMO COLOMBAI

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Ricette con la curcuma: riso croccante

Un riso con legumi e verdure aromatizzato alla curcuma: un piatto ricco e completo da servire come primo o piatto unico.

La curcuma è una spezia ormai molto comune e utilizzata anche nella cucina occidentale.

Migliaia di studi (la maggior parte pubblicata negli ultimi 4 anni) confermano le notevoli proprietà anticancerogene, antinfiammatorie e antiossidanti della curcuma.

Tempo di preparazione 20 min o più (cottura riso) + 15 min

Tempo di cottura 10 min

Tempo totale 45 min

Per quante persone 2 / 3

 

Informazioni nutrizionali i500 Kcal / porzione 60g

Ingredienti

1 scalogno tritato

1 cucchiaio di curcuma fresca finemente grattugiata

300 g di riso integrale cotto

120 g di fagioli edamame o piselli

1 peperone giallo tagliato a cubetti

1 zucchina tagliata a cubetti

1 carota tagliata a cubetti

olio evo q.b.

1 peperoncino

 

Preparazione:

Mettere l’olio in una padella a fuoco medio.

Aggiungere la curcuma, lo scalogno e la carota e cuocere, mescolando con una spatola, per 2 minuti o fino a quando la carota diventa un po’ morbida,

Aggiungere il peperone e cuocere altri 2 minuti, poi unire la zucchina e i fagioli edamame e cuocere per altri 2 minuti.

Mettere il riso nella padella e cuocere, mescolando alcune volte, per altri 3-4 minuti o fino a quando il riso è croccante. Completare con il peperoncino tagliato a fettine.

 

Fonte: Cure Naturali.it

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