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Suggerimenti per avere una pancia piatta

Tensione addominale e pancia gonfia sono  frequenti disturbi femminili che possono persistere solo qualche giorno o prolungarsi, , producendo malessere e soprattutto la voglia continua di avere un ventre piatto.
La pancia gonfia dipende da una concatenazione di cause, come lo stress,un’alimentazione sbagliata o qualche intolleranza alimentare per noi spesso ignota. guardiamo le cause e i rimedi per la pancia gonfia.

Aiuta l’intestino!
Tra le cause da non tralasciare anche una limitata funzionalità intestinale totalmente riacquistabile attraverso una dieta ricca di fibre, frutta e verdura in abbondanza. Da ridurre i carboidrati e  i legumi ed eliminare i formaggi, le patate e i fritti. Sono adatti il pesce azzurro e i cereali integrali. Utile  ad esempio l’assunzione regolare dei probiotici attraverso yogurt o integratori alimentari da comperare in farmacia.
Muoviamoci!
l’attività fisica è uno dei rimedi per la pancia gonfia: una persona sedentaria ha sicuramente più possibilità di soffrire di gonfiore di addominale e di sentirsi appesantito. Correre, nuotare, andare in bicicletta o anche semplicemente camminare si rivelano attività che certamente permettono ampio benessere psichico e fisico diminuendo le tensioni e combattendo lo stress, una tra le principali cause dello sgradevole gonfiore addominale.

Allontaniamo lo stress!
Proprio quest’ultimo, lo stress, è tra le prime cause della pancia gonfia. Quando infatti esistono tensioni a livello psichico sono spesso le normali funzioni digestive a rimetterci. Proviamo invece delle  tisane rilassanti, come camomilla, valeriana, melissa, tiglio e biancospino, sostanze utili a  distendere la muscolatura dello stomaco e dell’intestino e calmare l’ansia.
Se quando sei inquieta e ti capita spesso di masticare una chewing-gum, devi sapere che proprio questa cattiva abitudine è totalmente nociva per il tuo disturbo  poichè, oltre alla masticazione, viene introdotto un gran quantitativo di aria che inevitabilmente dilata il ventre.

Quando è la sindrome premestruale
Quando invece la causa del fastidioso gonfiore è dettata dalla sindrome premestruale, assicurati di prendere calcio a sufficienza (almeno 1.200 mg al giorno) e magnesio(fino a 400 mg al giorno). Questa accortezza ha  provato che questi minerali mitigano i sintomi della sindrome premestruale, come il nervosismo o il mal di testa, contribuendo anche ad alleviarne il gonfiore.

 

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5 consigli per combattere il grasso del girovita

Un girovita sottile è il sogno di tutte quelle persone che desiderano avere una silhouette più sensuale e accentuare le proprie forme. Ridurre la circonferenza vita  non è, però, consigliato solo per una questione di estetica, ma anche e soprattutto per una questione di salute. Si tratta di una parte del corpo in cui si tende più facilmente ad accumulare grasso viscerale, il più pericoloso per l’organismo, che spesso si tramuta in quella fastidiosa “pancetta” che non ne vuole sapere di sparire nonostante la dieta e l’attività fisica. Eliminare il grasso localizzato non è semplice, ma seguire alcuni accorgimenti può aiutare a potenziare l’effetto di un buon programma di dimagrimento e a ridurre il girovita.

Il grasso viscerale

Il grasso localizzato a livello dell’addome, la cosiddetta “pancetta”, è chiamato grasso viscerale perché è indicativo della percentuale di grasso più vicino agli organi interni (viscere). Si tratta di quello più pericoloso perché favorisce maggiormente lo sviluppo di malattie a carico del sistema cardiovascolare, del fegato  , del pancreas, dei reni , ecc. ed abbassa l’aspettativa di vita in generale. Le persone in sovrappeso o obese hanno quasi sempre una circonferenza addominale maggiore del normale, ma anche chi è normopeso, quindi con un BMI tra 18,6 e 24,9, può avere un girovita superiore alla misura raccomandata dall’OMS: massimo 80 cm per le donne e 94 cm per gli uomini . Chi ha una circonferenza vita superiore a 88 cm (per le donne) o a 102 cm (per gli uomini) dovrebbe fare maggiore attenzione, perché queste misure sono associate ad obesità viscerale e ad un rischio cardiovascolare elevato. Salute in primis e bellezza dopo, sono quindi le forti motivazioni che ci spingono a ridurre il girovita o quantomeno a tenerlo sotto controllo. Per raggiungere questo obiettivo bisogna svolgere con costanza l’attività fisica che brucia i grassi  , l’ideale sarebbe raggiungere 300 minuti a settimana, e rispettare il proprio bilancio energetico  , cioè introdurre tanta energia quanta effettivamente se ne utilizza.

Limita gli zuccheri semplici

Dolciumi, succhi di frutta, soft drink come cola o aranciata, tè freddi ecc. non andrebbero consumati se il girovita non ha valori ottimali perché questi prodotti contengono molto zucchero , nemico numero uno della pancia piatta e del girovita snello. Ovviamente andrebbero consumati con moderazione tutti gli zuccheri semplici, anche quelli naturali come miele, fruttosio, zucchero di canna, malto, melassa, sciroppo d’acero, succo d’uva ecc. perché apportano sempre 4 kcal per grammo ,  Anche i superalcolici andrebbero aboliti perché contengono quelle che vengono definite calorie “vuote”  , cioè che non apportano nessuna sostanza nutritiva ma solo centimetri di grasso sulla pancia.

Evita il junk food

Patatine, pop-corn, gelati confezionati, merendine, prodotti industriali e tutti gli altri cibi definiti “junk food” (cibo spazzatura) sono ricchissimi di grassi , tra i quali anche quelli trans , nocivi per il punto vita e per la salute perché favoriscono l’aumento del tessuto adiposo. Questi alimenti sono spesso consumati come snack: una buona strategia per diminuire la circonferenza addominale è optare per spuntini  più sani e nutrienti, come una coppetta di yogurt con un po’ di frutta fresca di stagione, un frullato al latte, un pugnetto (ca. 20 g) di frutta secca a guscio come noci, nocciole o mandorle, oppure ancora una bruschetta  integrale (ca. 50 g) con pomodorini e qualche scaglia di Grana Padano DOP.

Scegli alimenti ricchi di fibre

La frutta (fresca, secca ed essiccata), la verdura verde e a foglia larga (spinaci, bietole, ecc.), i legumi e i cereali integrali  sono le principali fonti alimentari di fibre  , che aiutano a raggiungere il senso di sazietà e riducono l’indice glicemico degli alimenti a cui sono abbinate. Non solo, un corretto apporto di fibre aiuta anche a favorire il benessere intestinale sgonfiando la pancia e prevenendo molti disturbi come stitichezza o diverticolosi. Per limitare l’accumulo di grasso viscerale si consiglia quindi di aumentare il consumo di questi alimenti, ricordandosi di mangiare lentamente (ca. 40 masticazioni a boccone) in modo da incrementare ulteriormente l’effetto saziante delle fibre. È inoltre fortemente raccomandato il consumo giornaliero di 3 porzioni di frutta e 2 di verdura preferibilmente cruda.

Bevi abbastanza acqua

Mantenere un adeguato livello di idratazione quotidiana contribuisce al buon funzionamento del cervello, dell’apparato cardiovascolare, dei reni, dell’intestino, dei muscoli, delle articolazioni, della pelle ed è anche utile al trasporto delle sostanze nutritive e all’eliminazione delle scorie dall’organismo. Ogni giorno bisognerebbe bere almeno 8 bicchieri di acqua, minerale o del rubinetto. Se si ha difficoltà a bere acqua durante la giornata si possono consumare tisane, infusi oppure brodi vegetali che, se assunti la sera, aiutano anche a conciliare il sonno , altro elemento essenziale per tenere sotto controllo gli ormoni dello stress (es: cortisolo) che inducono un aumento del girovita. Il consiglio è quindi di bere 1,5-2 L di acqua al giorno .

Svolgi esercizi fisici mirati

Come abbiamo detto l’attività fisica  attività fisica costante, abbinata alla giusta dieta, è la base indispensabile da cui partire per ottenere una riduzione del girovita. Tuttavia, alcuni esercizi mirati possono aiutare a modellare maggiormente i punti più critici come la “pancetta”. Un allenamento di tipo aerobico come la corsa, il fitwalking , il nuoto, il ciclismo , ecc. rappresenta un ottimo aiuto per eliminare il grasso in eccesso, a patto che queste attività siano svolte per un minimo di 30 minuti ogni giorno . Mentre gli esercizi di potenziamento mirati a rinforzare i muscoli della pancia, con sforzi brevi ma intensi (es: sessioni di addominali), permettono di tonificare e ridurre la circonferenza vita. Dalla loro unione nasce il mix perfetto per diminuire il grasso addominale. L’attività fisica inoltre allontana lo stress, che spesso porta a mangiare in modo incontrollato soprattutto cibi ipercalorici e non adatti al nostro girovita né alla nostra salute.

Fonte :Educazione Nutrizionale Grana Padano

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Menopausa: snack e cibi grassi aumentano i sintomi

 

I

(Reuters Health) – Le donne che mangiano molta frutta e verdura lamentano meno sintomi fisici e psicologici durante la menopausa rispetto a quelle coloro che mangiano dolci, grassi e snack. È quanto emerge da uno studio iraniano pubblicato da Menopause.

 

Lo studio

I ricercatori hanno intervistato 400 donne, già entrate in menopausa, sulle abitudini alimentari e sulla frequenza dei sintomi caratteristici come sudorazione vampate di calore, notturna, dolorii muscolari e articolari e problemi alla vescica.

Il gruppo di studio – guidato da Gity Sotoudeh della Teheran University of Medical Sciences – ha identificato tre modelli alimentari distinti: alcune diete per donne erano abbondanti in frutta e verdura; altre consumavano molta maionese, oli, dolci e dessert; un terzo gruppo privilegiava un’ampia varietà di cibi grassi e snack.

 

I ricercatori hanno suddiviso le donne in gruppi in base al modo in cui aderivano a uno di questi tre modelli. Rispetto alle donne che consumavano la minor quantità di frutta e verdura, quelle che ne assumevano di più nella dieta riferivano un impatto molto minore sul loro benessere generale e sulla salute fisica e mentale.

Le donne che abbondavano in cibi e snack grassi hanno più frequentemente riferito di soffrire di sintomi della menopausa che hanno compromesso la qualità della loro vita e inciso sulla loro salute fisica e mentalecommenti

“La dieta ad alto contenuto di grassi e di zuccheri presenta elevate quantità di carboidrati semplici e grassi malsani, specialmente grassi saturi e trans, e un contenuto relativamente basso di fibre, che può aumentare i livelli di biomarcatori infiammatori e il peso corporeo. Tutti questi fattori sono legati ai sintomi alla menopausa “, spiega Gity Sotoudeh.

“Frutta e verdura hanno un basso contenuto di grassi, sono una buona fonte di micronutrienti, antiossidanti, in quanto aiutano il corpo ad abbassare l’infiammazione e mantenere un giusto peso corporeo durante la menopausa – aggiungeSotoudeh – Frutta e verdura sono anche ricchi di fibre, che possono modificare il metabolismo degli estrogeni e diminuire la fluttuazione dei livelli di estrogeni, che riducono il rischio dei sintomi legati alla menopausa”.

 

Fonte: Menopause

Lisa Rapaport

(Versione italiana quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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IBS e disbiosi: intervento dietetico con dieta FODMAP. Probiotici, prebiotici o bassi FODMAP?

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) in passato più nota come sindrome del colon irritabile o più comunemente “colite” è un disturbo funzionale dell’intestino caratterizzato da dolore e/o gonfiore addominale e disordini dell’alvo. Affligge milioni di persone in tutto il mondo e i costi ad essa legati sono molto elevati in termini di assenza dal lavoro e mancata produttività. A tutt’oggi le cause dell’IBS sono ancora in parte ignote pur essendo ormai consolidate le teorie che pongono all’origine di questo disturbo lo stress, la dieta con ridotto contenuto di fibre e la sedentarietà.

 

Una recente revisione in proposito, pubblicata da Proceedings of the Nutrition Society, descrive il ruolo del microbiota del tratto gastrointestinale (GI)  nella patogenesi della sindrome dell’intestino irritabile e la dieta utile per la gestione dell’impatto dell’alimentazione sulla flora intestinale. Numerose evidenze suggeriscono la presenza di disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale) del lume e della mucosa del colon, spesso caratterizzata da una riduzione delle specie di bifidobatteri che sono stati associati ad un profilo peggiore dei sintomi lamentati.

Tra i trattamenti più conosciuti vi sono i probiotici che comportando una modulazione mirata del microbiota GI appaiono in certi casi molto efficaci. Un numero minore di studi propone la supplementazione con prebiotici che si sono dimostrati efficaci rafforzando la presenza dei bifidobatteri.

Un nuovo metodo di gestione dei sintomi dell’IBS è la restrizione nella dieta dei carboidrati fermentabili a catena corta (basso contenuto di oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli – dieta FODMAP ). Numerosi studi in proposito dimostrano costantemente l’efficacia clinica della dieta a basso contenuto di FODMAP in pazienti affetti da IBS. Tuttavia, una conseguenza non intenzionale di questo intervento dietetico è il suo impatto sul microbiota. Infatti questa dieta può comportare un interessante paradosso; vale a dire, l’aumento nel lume di bifidobatteri attraverso la supplementazione di probiotici, è associato ad una riduzione dei sintomi di IBS, mentre in contrasto, la dieta a basso contenuto di FODMAP ha efficacia clinica ma riduce marcatamente la concentrazione endoluminale di bifidobatteri.

Data l’eziologia multifattoriale della IBS, l’eterogeneità dei sintomi e la natura complessa e diversificata del microbioma, è probabile comunque che entrambi gli interventi possano essere efficaci in un sottogruppi di pazienti. Tuttavia il trattamento di combinazione non è mai stato studiato e, come tale, presenta un’opportunità valida per ottimizzare la gestione clinica, e per prevenire effetti potenzialmente deleteri sul microbiota GI.

 

 

 

Autori: Staudacher HM, Whelan K.

Fonte: Altered gastrointestinal microbiota in irritable bowel syndrome and its modification by diet: probiotics, prebiotics and the low FODMAP diet.  Proc Nutr Soc. 2016 Aug;75(3):306-18.

Link della fonte: https://www.cambridge.org/core/journals/proceedings-of-the-nutrition-society/article/altered-gastrointestinal-microbiota-in-irritable-bowel-syndrome-and-its-modification-by-diet-probiotics-prebiotics-and-the-low-fodmap-diet/8A7E00D44BD17B2F192D8EEBE464AD03/core-reader

 

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Dieta: mai escludere del tutto i carboidrati.

Le persone che riducono fortemente i carboidrati nella dieta rischiano di vedere aumentare il loro rischio di morte prematura se riempiono i loro piatti di carne e formaggio invece che di verdure e noci. E, in ogni caso, un introito di carboidrati pari al 50-55 delle calorie non abbassa l’aspettativa di vita. È quanto emerge da uno studio americano pubblicato da The Lancet Public Health.

La premessa

Una ricerca precedente a questo studio aveva associato una dieta povera di carboidrati a un maggior successo nella perdita di peso a breve termine e a miglioramenti nei fattori di rischio (come per esempio il diabete) di morte prematura. Si sa ancora poco, invece, sui risultati a lungo periodo dell’esclusione dei carboidrati dalla dieta,

Lo studio

Per il lavoro pubblicato da Lancet i ricercatori hanno seguito oltre 15.000 adulti tra i 45 e i 65 anni d’età per circa 25 anni. In questo periodo, 6.283 partecipanti sono morti.Chi ha assunto tra il 50 e il 55% delle calorie dai carboidrati ha avuto rischio di morte più bassi per tutte le cause durante il periodo dello studio, rispetto alle persone che avevano una dieta molto più povera o molto più ricca di carboidrati.

Le persone che hanno assunto meno carboidrati hanno mangiato, per compensare, cibi molto diversi da cui sono emersi risultati differenti. “Chi ha sostituito i carboidrati con proteine o grassi animali ha fatto registrare un maggior rischio di mortalità, mentre  questa associazione è risultata opposta in chi ha compensato i carboidrati con proteine o grassi vegetali”, sottolinea Sara Seidelmann del Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School di Boston, autrice dello studio. “Il messaggio chiave di questo studio è che non è sufficiente concentrarsi solo sul taglio dei carboidrati, quanto piuttosto è utile focalizzarsi sui cibi che li sostituiscono”, ha continuato l’esperta.

 

I ricercatori hanno calcolato che, a partire dai 50 anni, l’aspettativa di vita media era di 33 in chi aveva avuto una dieta con una moderata quantità di carboidrati (che rappresentavano cioè il 50 e il 55% delle calorie complessive assunte). Un’assunzione elevata di carboidrati (oltre il 70% delle calorie) è stata invece associata a un’aspettativa di vita di circa 32 anni. Una dieta povera di carboidrati (meno del 40% dell’apporto calorico complessivo) ha restituito un’aspettativa di vita di 29 anni.

 

Fonte :Nutri & Previeni

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