• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 348 6936286 - 055 241106

Celiachia: il legame con problemi cutanei esiste.

Secondo una recente indagine online condotta negli USA, l’8% dei pazienti celiaci presentano anche dermatite erpetiforme. Oltre il 90% dei pazienti con dermatite erpetiforme ha un’enteropatia sensibile al glutine associata, ma la prevalenza di questa patologia dermatologica nei pazienti celiaci è ancora poco chiara.

Per approfondire l’argomento, Bridget E. Shields e colleghi, della Perelman School of Medicine di Philadelphia, hanno esaminato i dati relativi a 3.775 pazienti nella rete di ricerca alimentata dai pazienti iCureCeliac, basata su questionari della Celiac Disease Foundation.

Tutti i pazienti avevano ricevuto diagnosi di celiachia, celiachia refrattaria o dermatite erpetiforme. Una definizione allargata di dermatite erpetiforme includeva tutti i pazienti con patologia autosegnalata, mentre una definizione più rigida comprendeva i casi di dermatite erpetiforme autosegnalati da diagnosi confermata da biopsia cutanea.

La prevalenza di dermatite erpetiforme in questo gruppo era del 2,17% considerando la definizione più rigida, e del 7,95% con la definizione allargata.

Sia il gruppo con dermatite erpetiforme che quello con celiachia era composto prevalentemente da soggetti caucasici e di sesso femminile, ma le persone del gruppo con dermatite erpetiforme avevano un’età significativamente superiore al momento della diagnosi.

“I pazienti con celiachia hanno un rischio aumentato di linfoma a cellule T associato a enteropatia a causa dell’esposizione a lungo termine al glutine e a infiammazione intestinale. Ci sono evidenze che indicano che il rischio potrebbe essere ridotto limitando l’assunzione di glutine”, osservano gli autori. “Poiché una maggioranza di pazienti con dermatite erpetiforme presenta un’enteropatia soggiacente e i dermatologi potrebbero essere i primi a diagnosticare i pazienti con celiachia, questi professionisti dovrebbero consigliare una dieta che escluda il glutine e/o organizzare un follow-up con un gastroenterologo o un dietologo o un nutrizionista.

 

Fonte: JAMA Dermatology

Will Boggs

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Nutri&Previeni)

Tags:
Categories:

La cannella: la spezia alleata della linea

Spezia molto apprezzata in cucina, la cannella è anche alleata della salute e della linea. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Nestlé Research Center che, insieme agli studiosi dell’Università di Tokyo, hanno osservato come l’aldeide cinnamica, sostanza principale che conferisce il particolare aroma alla cannella, faccia aumentare i livelli di dispendio energetico e di ossidazione del grasso.

Dalla ricerca è infatti emerso che il consumo di alcune spezie come la cannella permette di stimolare la  termogenesi, un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell’organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare favorendo così l’ossidazione del grasso e la conseguente diminuzione del peso.

Le particolari proprietà benefiche della cannella sono analoghe a quelle del peperoncino. In questo caso è la capsaicina che, oltre a conferirgli il tipico sapore piccante, esercita un’attività antifame: è proprio questo principio attivo che fa aumentare il calore del corpo e il consumo di ossigeno fino a 20 minuti dopo il pasto.

La cannella è un valido aiuto per il controllo dei livelli di glucosio nel sangue, soprattutto nelle persone con diabete di tipo 2. Questo può essere di beneficio anche per i non-diabetici: permette infatti di evitare il picco di zuccheri nel sangue e la successiva caduta, generalmente responsabile dell’insorgere di stanchezza, mal di testa e nausea.

Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, questa preziosa spezia è anche un ottimo rilassante muscolare: allevia i crampi e agisce come palliativo contro i dolori mestruali. Ma non è tutto. Essendo ricca di manganese, la cannella svolge anche un ruolo chiave nel assorbimento di calcio e nella formazione delle ossa e del tessuto connettivo. Sempre grazie alle sue proprietà sfiammanti, rappresenta un valido aiuto contro mal di gola e raffreddore, oltre a fungere da ottimo digestivo: combatte infatti nausea e agisce contro gonfiore di stomaco, rappresentando un alimento perfetto nella lotta alla perdita di peso.

 

 

Fonte:Redazione Informasalus.it

Tags:
Categories:

Cachi, castagne e zucca: diamo il benvenuto all’autunno.

Autunno, una stagione dai colori e frutti speciali! In questa stagione la natura propone quegli alimenti che preparano l’organismo alla stagione invernale.

 

Cachi: il frutto autunnale dalle sette virtù

Tipico frutto autunnale, il kaki, o cachi, è una nota di colore nel paesaggio novembrino, quando l’albero, perdute tutte le sue foglie, rimane adorno dei frutti di un vivo colore arancione, testardamente abbarbicati alla pianta.

Frutti dolci e saporiti che posseggono insospettate proprietà nutritive.

Il frutto andrebbe mangiato o usato nelle varie ricette solo una volta che sia perfettamente maturato: se acerbo dà il classico gusto che “allappa”, dovuto alla grande quantità di tannino.E’ possibile acquistare i cachi ancora non perfettamente maturi però perché la maturazione è raggiunta velocemente: un piccolo trucco per accelerare questo processo è quello di sistemare il frutto vicino a delle mele.

Data la dolcezza del frutto maturo, in cucina il cachi è destinato ad essere un ottimo dessert, già in purezza.

Tra le numerose proprietà citiamo che i cachi sono:

diuretici e rimineralizzanti : i cachi contengono una grande quantità d’acqua (circa l’80%) e molti sali minerali, in particolare potassio. Contengono fibre e sono quindi un ottimo lassativo naturale. Il momento migliore per consumarli è la mattina a colazione.

epatoprotettivi, ovvero proteggono il fegato, ma sono anche ottimi per mantenere in buona salute stomaco e intestino, in particolare la flora batterica.

Dato l’elevato contenuto di zuccheri i cachi sono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità.

 

 

Castagne: il frutto calorico che sa d’autunno.

Le castagne sono un frutto piuttosto calorico, infatti apportano 193 kcal per 100 g se si considerano quelle arrosto.

Se si prendono invece in considerazione quelle bollite le calorie scendono a 130.

Hanno un valore nutrizionale paragonabile al pane integrale, ma sono più ricche in fosforo (importante sostegno al sistema nervoso) e di potassio (fondamentale per mantenere il tono muscolare) rappresentano inoltre l’alimento che maggiormente contiene le vitamine B2 e PP (fondamentali per la salute dei tessuti), oltre che una buona percentuale di fibre e soprattutto, tanti carboidrati complessi (sotto forma di amido) che la rendono del tutto paragonabile al pane dal punto di vista energetico.

Le castagne non contengono glutine e hanno un valore nutritivo simile a quello dei cereali; possono, quindi, coprire interamente la parte glucidica del pasto e sono molto indicate in caso di celiachia.

Sono molto digeribili (purché siano ben cotte) e la loro ricchezza in fibre le rende un frutto particolarmente saziante ed utile per preservare o ripristinare la regolarità intestinale.

 

Zucca: l’ortaggio dolce d’autunno.

Iniziamo subito col dire che malgrado il sapore pieno e molto dolce la zucca è un alimento che può essere assunto anche nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici. Infatti, nonostante abbia un alto indice glicemico, ha un contenuto di carboidrati molto basso mentre è ricca di fibre ed acqua.

La zucca è fonte di minerali e vitamine.

Contiene betacarotene, precursore della vitamina A, vitamina E, vitamina B (B1, B2, B3, B5 e B6) e  C.

Sono proprio i carotenoidi, rappresentati da due tipi di pigmenti le xantofille e i caroteni, a darle un colore arancione-gallo.La zucca inoltre contiene sali minerali come tutti i vegetali: si va dal fosforo al potassio al calcio al selenio, al sodio, al ferro al magnesio.

La presenza appunto di quest’ultimo minerale, il magnesio, rende la zucca interessante anche per il rilassamento muscolare. E’ presente anche un amminoacido come il triptofano, importante per la sintesi della serotonina, ormone detto del buon umore.

Interessante la quantità di fibre presenti che la rendono efficace nel regolarizzare l’ intestino e migliorare la flora batterica intestinale, e non ultimo per modulare l’ assorbimento di zuccheri e dei grassi e per il senso di sazietà (ciò la rende molto interessante nelle diete).

 

 

Fonte:Cure-Naturali.it

Tags:
Categories:

La dieta su misura. Effetti a lungo termine OK per la dieta personalizzata!

A fronte degli approcci diversi per la perdita di peso con efficacia variabile, il grosso problema è il riacquisto del peso al termine di tali interventi. Quanto pesa sul peso tener conto della genetica dei pazienti?

I ricercatori hanno messo a dieta 114 soggetti per 24 settimane, metà in chetogenica standardizzata e l’altra metà a dieta nutrigenetica personalizzata a basso indice glicemico (GI) utilizzando informazioni da 28 polimorfismi a singolo nucleotide (n = 61).

Dopo il periodo di dieta di 24 settimane, i soggetti sono stati monitorati per altri 18 mesi utilizzando le linee guida standard per il gruppo Keto rispetto alle linee guida standard modificate dai consigli nutrigenetici per il gruppo dieta nutrigenetica a basso indice glicemico (lowGI / NG).

 

Insomma, dopo 24 settimane, il gruppo cheto ha perso più peso: – 26,2 ± 3,1 kg contro – 23,5 ± 6,4 Kg. Tuttavia, al follow-up di 18 mesi, i soggetti nella dieta nutrigenetica a basso GI avevano perso molto più peso (-27,5 ± 8,9 kg) rispetto a quelli nella dieta chetogenica che ne avevano riacquistato un po’ (-19,4 ± 5,0 kg).

Inoltre alla fine dell’osservazione il gruppo della dieta nutrigenetica a basso GI ha avuto miglioramenti significativamente maggiori nel colesterolo totale, colesterolo HDL e glucosio a digiuno.

 

In sintesi, questi risultati confermano che la chetogenica è una dieta d’urto, per problemi di perdita di peso “urgenti”. Tuttavia, a 18 mesi di follow-up, il gruppo di nutrizione personalizzata (lowGI / NG) ha perso molto più peso e ha sperimentato miglioramenti significativamente maggiori nelle misurazioni del colesterolo e della glicemia.

Ciò suggerisce che a lungo termine la personalizzazione della nutrizione può migliorare la perdita di peso e i cambiamenti nei parametri cardiometabolici.

 

 

Autori: Maria Vranceanu, Craig Pickering, Lorena Filip et Al.

Fonte: BMC Nutr. 2020 Sep 24;6:53. doi: 10.1186/s40795-020-00370-7. eCollection 2020.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7513277/

Tags:
Categories:

Non riesci a dimagrire? Risveglia il tuo metabolismo.

A volte può succedere che, pur rispettando una dieta sana e seguendo un corretto stile di vita, non riusciamo a dimagrire, anche se ci eravamo prefissati di perdere solo un paio di chiletti. Nonostante facciamo di tutto per bruciare i grassi in eccess , nonostante tutti gli sforzi, i sacrifici e le cure particolari che dedichiamo a noi stessi e al nostro benessere, sembra che arrivati a un certo punto il nostro corpo tenda a “bloccarsi” e a non collaborare più. Questo spiacevole effetto può essere dovuto ad un cattivo funzionamento del metabolismo, un fattore imprescindibile nella perdita di peso. Bisogna innanzitutto evidenziare che non esistono integratori o pillole particolari, diete lampo che promettono di perdere 3kg in 3 giorni, oppure altre soluzioni miracolose per accelerare l’attività del metabolismo e quindi dimagrire più facilmente e velocemente. La soluzione va cercata unicamente nello stile di vita sano, che deve prevedere una dieta variata e bilanciata, oltre che una regolare attività fisica. Tuttavia può essere utile seguire alcune regole nutrizionali per fare in modo di risvegliare un metabolismo lento, scopriamo quali :

8 consigli per risvegliare il metabolismo lento

Evita di digiunare. Una restrizione calorica eccessiva è del tutto controproducente, infatti questo atteggiamento tende a ridurre l’attività metabolica come meccanismo di difesa dell’organismo che diminuisce il dispendio energetico e aumenta la capacità di assorbire i nutrienti contenuti nei cibi (capacità sviluppata nel tempo per resistere ai periodi di carestia). Se ci si abitua a consumare di meno poiché viene introdotta energia in quantità inferiore a quella richiesta dall’organismo, per esempio consumando un pranzo a base di sola frutta, anche solo un piccolo sgarro alimentare sarà subito immagazzinato e diventerà molto più difficile da eliminare.

Mangia lentamente. La prima digestione avviene proprio nella bocca: se si mangia troppo velocemente, gli alimenti non vengono masticati correttamente, le difficoltà digestive aumentano e si ingoia aria che causa gonfiore addominale . Questo processo rallenta l’azione del metabolismo, che dovrà sopperire a delle richieste energetiche maggiori per la digestione laboriosa. Si consiglia pertanto di fare circa 40 masticazioni a boccone, di non riempire più di 1/3 i rebbi della forchetta e di consumare i pasti in non meno di 20 minuti.

Mangia poco ma spesso. Se si lascia passare troppo tempo tra un pasto e l’altro, il nostro corpo tenderà a diminuire l’attività metabolica per fronteggiare la temporanea carenza di nutrienti. Per questo motivo sono consigliati due spuntini al giorno, uno la mattina e uno al pomeriggio, molto utili per spezzare la fame tra i vari pasti della giornata. Si consigliano soprattutto verdure crude (sedano, carota, finocchio ecc.) poiché, oltre ad essere ricche di vitamine , minerali e antiossidanti essenziali per l’organismo, contengono pochissime calorie e tante fibre utili a favorire la sazietà. In alternativa si può anche consumare un pugnetto di frutta secca a guscio ( noci , mandorle, nocciole), che apportano una buona quantità di Omega 3, Attenzione però a non consumare spuntini notturni o comunque evitare l’assunzione di cibo poco prima di coricarsi. Durante il riposo, il metabolismo corporeo tende a lavorare di meno e molte delle calorie ingerite, non essendo necessarie nell’immediato, vengono immagazzinate nei tessuti di riserva.

Mantieni un corretto apporto proteico.Un soggetto sedentario dovrebbe seguire un’alimentazione con un apporto di proteine che può variare da 0,8 a 1,1 grammi, a seconda dell’età, ma può arrivare anche a 1,2 – 2 grammi di proteine al giorno per kg di peso corporeo in relazione al tipo di attività fisica e lavorativa. Si consiglia di prediligere le proteine provenienti da pesce , carne oppure formaggi come il grana padano DOP.

Bevi abbastanza acqua , poiché è in grado di attivare i meccanismi metabolici della termogenesi. L’effetto dell’ acqua sul metabolismo è di breve durata, per questo motivo la raccomandazione è di berne almeno 2 litri al giorno distribuiti equamente durante la giornata. Insieme ad un abbondante apporto di acqua, si consiglia di consumare 2 porzioni di frutta e 3 di verdura al giorno, in modo che gli antiossidanti contenuti in questi alimenti favoriscano l’eliminazione di tossine che si accumulano nell’organismo a causa di inquinamento, come il fumo attivo e passivo, conservanti e sofisticazioni alimentari. Se si fa fatica a bere acqua, sono ammessi anche tè, tisane e infusi preferibilmente non zuccherati.

Preferisci i carboidrati complessi associati alle fibre  per esempio pasta e pane di farina integrale , orzo, farro ecc., mentre è sconsigliato l’eccessivo consumo di zuccheri semplici soprattutto la sera .Un eccesso di carboidrati ad alto indice glicemico favorisce infatti l’accumulo di tessuto adiposo e potrebbe causare, nel lungo termine, l’insulino-resistenza. Tale condizione tende a ridurre l’attività metabolica e la termogenesi alimentare.

Consuma alimenti ricchi di iodio. Salvo diversa indicazione medica, come nel caso dell’ipertiroidismo, consumare alimenti ricchi di iodio favorisce il buon funzionamento del metabolismo: pesce e crostacei, in particolare, ne sono molto sono ricchi, aiutano la funzionalità tiroidea e, di conseguenza, possono favorire anche l’attività metabolica. Lo stesso risultato si ottiene anche con gli alimenti piccanti (es. peperoncino ), che contengono alcune sostanze che possono determinare, seppur temporaneamente, l’aumento dell’attività metabolica. Anche altri alimenti come il caffè e il cioccolato possono incrementare leggermente l’azione del metabolismo, tuttavia vanno consumati con moderazione poiché il loro consumo eccessivo può determinare effetti negativi sulla salute: agitazione, nervosismo, insonnia nel caso del caffè, aumento di peso nel caso del cioccolato.

Aumenta la massa magra. I muscoli bruciano calorie e quindi più sono sviluppati e più calorie bruceranno, anche stando a riposo. Il muscolo, infatti, è un tessuto vivo e in continuo rinnovamento, con richieste metaboliche nettamente superiori – quasi di 10 volte- a quelle del tessuto adiposo (grasso). Pertanto si consiglia di praticare un minimo di 150 minuti (300 ottimali) di attività fisica a settimana, sia di tipo aerobico che anaerobico , in modo da aumentare e tonificare la muscolatura.

 

 

Fonte:Educazione Nutrizionale Grana Padano.

 

Tags:
Categories: