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Come si abitua il bambino a una dieta varia ed equilibrata?

Principali errori nutrizionali

Saltare la prima colazione.

Consumare un pranzo non completo di tutti i gruppi alimentari.

Consumare merende abbondanti.

Fare uno spuntino dopo cena , compreso bere una tazza di latte.

Bere troppe bibite zuccherate e alimenti industriali confezionati spesso troppo ricchi in grassi trans e zuccheri aggiunti. Bere poca acqua.

Principali errori comportamentali a tavola

Porre maggiore attenzione sulla quantità dell’alimento, anziché sulla sua qualità.

Mangiare velocemente e a orari sempre diversi.

“Ipnotizzare” il bambino davanti al cartone animato durante il pasto.

Proporre sempre le stesse pietanze da mangiare.

Usare il cibo come ricompensa o punizione.

Quali sono i cibi che devi moderare?

I succhi di frutta e nettari zuccherati, poiché contengono molti più zuccheri rispetto alla frutta fresca, alle spremute e ai centrifugati.

Le bibite gassate (anche quelle a 0 calorie), poiché contengono zuccheri aggiunti o dolcificanti di sintesi, tanti conservanti e coloranti.

Gli succhi di frutta , poiché contengono più grassi e conservanti rispetto al macinato fresco.

Le patatine fritte, poiché vengono spesso fritte in oli di scarsa qualità (anche quelle in sacchetto), quelle da fast food vengono fritte nello stesso olio che è stato utilizzato per altre fritture e quindi contengono tanti grassi saturi e sale.

I pop-corn del cinema e del supermercato da fare in microonde (es. al burro, al caramello, etc.), poiché contengono molti grassi, sale e, le varianti dolci, anche molti zuccheri.

Le caramelle, poiché ricche di zuccheri e coloranti.

I cibi precotti, poiché sono spesso ricchi di grassi e conservanti.

I prodotti da forno industriali confezionati (sia dolci che salati), in quanto di solito contengono molti più zuccheri, grassi, conservanti, aromi artificiali e spesso vengono utilizzate anche farine molto raffinate rispetto agli equivalenti fatti in casa, in cui sei tu a scegliere gli ingredienti.

I formaggi fusi e a fette, poiché contengono molti più grassi, sale ed additivi rispetto agli altri formaggi.

Sarebbe impossibile eliminare completamente alcuni di questi cibi dall’alimentazione dei più piccoli. Il consumo occasionale di junk food non incide in modo irrecuperabile sulla loro salute, ma è importante come genitore insegnare ai tuoi figli a consumare regolarmente e ad apprezzare cibi freschi e salutari, cucinati in modo semplice (senza grassi aggiunti) e a preferirli ai cibi precotti, confezionati e lavorati industrialmente. I formaggi sono importanti nella dieta dei bambini per il loro apporto di calcio e proteine nobili. Alterna buoni formaggi freschi (stracchino, crescenza, mozzarella, etc.) con quelli stagionati come grana padano.

Cosa devi fare come genitore

  1. Dai sempre il buon esempio

Per incoraggiare sane abitudini alimentari, assicurati di essere un buon esempio tuo figlio o tua figlia. Mangia regolarmente legumi, frutta e verdura di stagione. Tieni a mente che i bambini imparano per imitazione!

  1. Fai in modo che il momento del pasto sia sereno

Evita discussioni e litigi durante il pasto, il bambino potrebbe associarlo a un momento di tensione con la mamma o il papà. Associare il cibo a un’emozione negativa, in questa fase di crescita, potrebbe creare le basi per lo sviluppo di un rapporto disfunzionale con il cibo. Ricorda che il momento del pasto è un’occasione di amore e di incontro da grandi e piccini, per questo è ancora più importante spegnere tv e cellulari e dedicarsi all’ascolto dei bambini.

  1. Combatti la neofobia

l rifiuto verso i nuovi alimenti è un meccanismo naturale, che si sviluppa nel momento in cui i bambini iniziano ad avere maggiore autonomia decisionale, intorno al secondo anno di vita. Nei primi anni del bambino è più evidente, poi, nella maggior parte dei casi, questi atteggiamenti si riducono con la crescita. Sii paziente e ricorda che per far apprezzare al bambino un nuovo alimento sono necessari fino a 15 assaggi.

  1. Sii paziente

Non sempre tuo figlio o tua figlia mangerà secondo le tue aspettative, ma non allarmarti subito: le abitudini alimentari dei bambini piccoli possono cambiare da un giorno all’altro. Il tuo compito come educatore è proporre alimenti sani e gustosi con pazienza e tenacia, sarà il tuo bambino o la tua bambina a scegliere quanto mangiare.

  1. Definisci regole semplici e chiare

Per favorire il normale ritmo di fame-sazietà è opportuno che i pasti siano consumati abitualmente ad orari regolari. La routine aiuta i bambini piccoli a sentirsi sicuri e protetti. Stabilisci regole semplici e chiare a tavola e valide per tutta la famiglia, questo educherà i bambini al rispetto delle regole e dei limiti (ad esempio: usare correttamente le posate, aspettare che tutti i commensali siano serviti prima di cominciare a mangiare, dividere equamente il cibo con il resto della famiglia, ecc).

 

Fonte: Educazione nutrizionale Grana Padano

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Tè alla menta rinforza memoria, camomilla la ‘indebolisce’. Tu cosa bevi?

Bisogna fare sempre attenzione a ciò che si beve, specie durante le pause di lavoro, e non è solo una questione di zuccheri e calorie. Una nuova ricerca, infatti, condotta da Mark Moss e colleghi della Northumbria University e presentata a Nottingham nel corso della conferenza annuale della British Psychological Society, ha rivelato due effetti contrastanti del tè alla menta e della camomilla. In pratica, il tè alla menta rinforzerebbe la memoria, sia quella a lungo termine, sia la memoria di lavoro; mentre la camomilla, al contrario, oltre ai ben noti effetti sedativi sembra ridurre la memoria e la capacità di prestare attenzione.

Lo studio

Gli esperti hanno diviso un campione di 180 volontari in tre gruppi che dovevano bere rispettivamente tè alla menta, camomilla o semplice acqua calda. I ricercatori hanno testato memoria e capacità cognitive dei volontari prima e dopo che questi avevano sorseggiato gli infusi o l’acqua calda. E’ emerso che bevendo tè alla menta migliora la memoria, sia a lungo termine sia quella usata per compiere compiti, operazioni a mente, per esempio ricordare un numero di telefono per digitarlo, la cosiddetta memoria di lavoro. La camomilla non mostra effetti simili anzi, al contrario, è legata a ridotta memoria e ridotta attenzione. “E’ stato interessante – conclude Ross – vedere gli effetti opposti sulla cognizione dei due differenti infusi”. Gli effetti evidenziati in questi studi suggeriscono i benefici di un loro regolare utilizzo.

 

 

Patrizia Maria Gatti

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Colesterolo: c’è differenza tra carne rossa e bianca?

A differenza di quanto sinora creduto, la carne bianca (ad esempio il pollame) potrebbe non essere più salutare per il cuore della carne rossa. È quanto emerge, perlomeno, da uno studio svolto presso la University of California, San Francisco e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

 

La ricerca clinica ha coinvolto 100 individui di età compresa tra i 22 ed i 65 anni ai quali sono state fatta seguire, a rotazione, tre tipi di diete: una dieta con carne rossa, una dieta con carne bianca e una senza carne. Per una maggiore affidabilità dello studio, dopo ogni 4 settimane i partecipanti dovevano ‘disintossicarsi’ da ciascuna dieta ritornando per alcuni giorni alla loro alimentazione abituale.

Alla fine di ciascuna dieta gli esperti hanno misurato il colesterolo nel sangue dei partecipanti ed hanno riscontrato che i livelli sono simili dopo aver mangiato per 4 settimane carne rossa o carne bianca. L’unica dieta che si mostra vantaggiosa contro il colesterolo nel sangue è risultata quella priva di carne.

“Quando abbiamo pianificato questo studio, ci aspettavamo che la carne rossa avesse un effetto peggiore sui livelli di colesterolo nel sangue rispetto alle carne bianca, ma siamo rimasti sorpresi che non fosse così: i loro effetti sul colesterolo sono identici quando i livelli di grassi saturi sono equivalenti”, ha spiegato Ronald Krauss, tra gli autori dello studio.

Commentando i risultati, gli studiosi sottolineano che vanno eseguite ulteriori ricerche per svelare se altri fattori sono in gioco oltre al colesterolo nel far sì che pollame e carni simili siano comunque più salutari.

 

Fonte Redazioneinformasalus.it

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Scoperto l’ormone che fa sentire sazi

Potrebbe esserci una nuova via per curare l’obesità: è stato scoperto un ormone che è in grado di sopprimere l’assunzione di cibo e aumentare la sensazione di sazietà. A dirlo è un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica eLife, che ha notato questa stessa funzione sulle cavie e sugli esseri umani.

 

L’ormone in questione è l’Lcn2 (il Lipocalin2), che secondo i ricercatori potrebbe essere usato come un potenziale trattamento proprio dell’obesità. L’Lcn2 è prodotto principalmente nelle cellule ossee e si trova nei topi, nelle scimmie e nell’uomo. La ricerca condotta sulle cavie ha dimostrato che somministrare l’Lcn2 sugli animali, a lungo termine, riduce l’assunzione di cibo e previene l’aumento di peso, senza portare a un rallentamento del loro metabolismo.

 

“Lcn2 agisce come un segnale per la sazietà dopo un pasto, portando i topi a limitare l’assunzione di cibo, e lo fa agendo sull’ipotalamo, all’interno del cervello”, spiega l’autore principale del lavoro, Peristera-Ioanna Petropoulou. I ricercatori hanno scoperto che le persone normopeso avevano un aumento dei livelli di Lcn2 dopo il pasto, che coincideva con quanto si sentivano soddisfatti dopo aver mangiato. Al contrario, nelle persone in sovrappeso od obese, i livelli di Lcn2 diminuivano proprio dopo il pasto.

 

Il gruppo di lavoro si è poi chiesto se il trattamento con l’ormone potesse ridurre l’assunzione di cibo e prevenire la capacità di ingrassare, così sono passati a fare una sperimentazione sulle scimmie. In una settimana è stata notata una diminuzione del 28% dell’assunzione di cibo rispetto a quella prima del trattamento e le misurazioni del peso corporeo, del grasso e dei suoi livelli nel sangue hanno mostrato una tendenza alla diminuzione.

 

Alimentazione & Nutrizione

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Pasta, sì o no? Si, senza esagerare!

– È stato esplorato l’effetto di due diete mediterranee a bassa energia sul peso corporeo.

– Le diete mediterranee differivano per l’assunzione di pasta (bassa o alta).

– La riduzione del peso corporeo è stata osservata in entrambi i gruppi dopo un intervento di 6 mesi.

– Entrambe le diete hanno migliorato l’antropometria, i parametri fisiologici e le abitudini alimentari.

 

L’effetto del consumo di pasta all’interno di una dieta mediterranea ipocalorica sulla regolazione del peso corporeo è stato appena esplorato.  I ricercatori italiani hanno esaminato l’effetto di due diete mediterranee, che differivano per l’assunzione di pasta inferiore o superiore, sulla variazione del peso corporeo negli individui con obesità.

 

Hanno partecipato quarantanove volontari che sono stati sottoposti a un intervento dietetico di gruppo di due mesi. I partecipanti sono stati assegnati ad un gruppo “pasta alta” (HP) a bassa energia o ad un gruppo “pasta bassa” (LP) a bassa energia, sulla base della loro assunzione di pasta (HP ≥ 5 o LP ≤ 3 volte / settimana).

 

Antropometria, pressione sanguigna e frequenza cardiaca sono stati misurati ogni mese.

 

Il mantenimento del peso corporeo è stato verificato al mese 12.

 

La composizione corporea (analisi dell’impedenza bioelettrica, BIA), assunzione di cibo (recall di 24 ore più un record di carboidrati di 7 giorni) e qualità della vita percepita (indagine sulla salute in forma abbreviata di 36 elementi, SF -36) sono stati valutati al basale, a 3 e 6 mesi. Sono stati raccolti campioni di sangue al basale e al mese 6 per valutare il metabolismo del glucosio e dei lipidi.

 

Dopo un intervento di 6 mesi, la riduzione del peso corporeo era rispettivamente di -10 ± 8% e -7 ± 4% nella dieta HP e LP ed è rimasta simile al mese 12.

 

Entrambi gli interventi dietetici hanno migliorato i parametri antropometrici, la composizione corporea, il glucosio e i lipidi, ma non sono state osservate differenze significative tra i gruppi di trattamento. Non sono state osservate differenze per la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca tra i trattamenti e tra i tempi. La dieta HP ha migliorato significativamente la percezione della qualità della vita per il componente fisico.

 

Quindi, concludono i ricercatori, indipendentemente dalla frequenza di consumo di pasta, le diete mediterranee ipocaloriche hanno avuto successo nel miglioramento di antropometria, parametri fisiologici e abitudini alimentari dopo un intervento di perdita di peso di 6 mesi.

 

 

Autori: Alice Rosi, Margherita Tesan, Annalaura Cremonini et Al.

Fonte: Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2020 Feb 24;S0939-4753(20)30061-2. doi: 10.1016/j.numecd.2020.02.013

Link della fonte: https://www.nmcd-journal.com/article/S0939-4753(20)30061-2/pdf

 

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