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L’esercizio fisico in gravidanza salva i figli dall’obesità

Fare esercizio fisico durante la gravidanza può aiutare i figli ad evitare problemi di salute una volta adulti. Infatti, l’obesità genitoriale predispone i più piccoli a sviluppare il diabete e i problemi metabolici. E’ questo quanto emerge da uno studio condotto condotto sui topi dall’Università della Virginia e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Applied Physiology.

Se la scoperta dovesse aver riscontro sugli esseri umani, secondo i ricercatori ci saranno “enormi implicazioni” per aiutare le donne incinte a garantire ai loro figli una vita più sana possibile, attraverso una vera e propria prescrizione di un programma di esercizio fisico per le donne in gravidanza.

I figli maschi di madri sedentarie che seguivano diete molto grasse avevano molte più probabilità di sviluppare livelli elevati di zucchero nel sangue e altri problemi metabolici in età adulta. Gli studiosi hanno analizzato il Dna dei cuccioli e hanno scoperto differenze significative sulla salute metabolica e sull’attività di alcuni geni tra chi aveva genitori obesi e chi no.

L’esercizio materno, però, è stato notato come un lato positivo: fatto durante la gravidanza ha impedito una serie di cambiamenti che influenzano il funzionamento dei geni della prole. Il movimento, quando le cavie erano in attesa dei loro piccoli, ha bloccato nei figli gli effetti negativi dell’obesità dei genitori.

Fonte Nutri&Previeni

 

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Dopo la gravidanza, una dieta a basso indice glicemico serve perdere peso.

Il sovrappeso è un problema di salute frequente con il quale la percentuale di grasso in eccesso aumenta in misura tale da poter avere un impatto negativo sulla salute dell’individuo. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulle statistiche sull’obesità nel 2014, la percentuale della popolazione mondiale era obesa in età adulta e il 39% era obeso all’età di 18 anni. Più di 1,9 miliardi di adulti erano sovrappeso, di cui 600 milioni di persone soffrivano di obesità e 41 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni erano obesi.

L’obesità è in aumento anche nei paesi con livelli socio-economici medio-bassi.

Secondo il sondaggio demografico e sanitario del Pakistan 2012-2013, il 40% delle donne di età compresa tra 15 e 49 anni era sovrappeso o obesa ma solo il 7% delle donne era obesa all’età di 19 anni. Tuttavia, il 51% delle donne era obesa all’età di 40-49 anni.

La gravidanza è un normale fenomeno fisiologico e si associa ad un aumento dei depositi di grasso e del peso corporeo nelle donne in età fertile. I dati disponibili suggeriscono che oltre il 64% delle donne post-partum sono sovrappeso. Circa quattro milioni di donne hanno un figlio ogni anno e quasi il 50% ha un peso anormale.

Un piano dietetico ben strutturato è importante per la prevenzione e la gestione dell’obesità.

Una dieta a basso indice glicemico (LGI) può regolare il peso corporeo promuovendo la sazietà, riducendo al minimo la secrezione insulinica postprandiale e mantenendo la sensibilità all’insulina. Questo può anche aiutare nella riduzione del peso tramite la capacità di migliorare la sazietà e successivamente ridurre l’assunzione di cibo.

La dieta a basso indice glicemico non solo riduce il peso corporeo ma esercita anche influenza sulla composizione corporea e sui parametri biochimici, richiede un tempo di digestione più lungo e mantiene il livello di glucosio nel sangue normale per un lungo periodo di tempo, mantenendo basso il livello di insulina.

Uno studio randomizzato e controllato è stato condotto presso il National Hospital and Medical Center e il Services Hospital di Lahore (Pakistan) da aprile a giugno 2015 e ha indagato donne obese post-partum. Ai soggetti del gruppo di intervento è stata assegnata una dieta a basso indice glicemico per 12 settimane, mentre al gruppo di controllo è stato consigliato di continuare la dieta di routine.

Dei 74 partecipanti, 38 (51,4%) erano nel gruppo di intervento e 36 (48,6%) nel gruppo di controllo.

La dieta a basso indice glicemico ha avuto un effetto significativo sulla riduzione del peso e un impatto positivo sull’indice di massa corporea, sulla percentuale di grasso corporeo e la massa grassa.

D’altra parte, non c’è stato nessun cambiamento nel gruppo di controllo dopo 12 settimane del periodo di studio!

 

Autori: Basharat S, Gilani SA, Burq AI, Bashir S. Fonte: J Pak Med Assoc. 2018 Apr;68(4):548-553.

Link della fonte: http://jpma.org.pk/full_article_text.php?article_id=8642

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Diabete in gravidanza? I pistacchi lo tengono a bada.

Tra le tante qualità della frutta secca  vi è quella di essere utile alle donne che in gravidanza sviluppano il diabete. È quanto emerge da uno studio condotto dall’università di Shangai e presentato all’ultimo convegno dell’Academy of Nutrition and Dietetics statunitense. L’indagine, che ha coinvolto una trentina di volontarie, dimostra che i pistacchi, in particolare se consumati al mattino a colazione, potrebbero essere utili per mantenere la glicemia in equilibrio.

 

Lo studio ha coinvolto donne fra le 24 e le 28 settimane di gravidanza con diabete gestazionale o un’alterata tolleranza al glucosio, primo passo verso il diabete vero e proprio. Alcune di loro hanno consumato una colazione a base di pistacchi (42 grammi, pari a una porzione e mezza visto che per una “dose” di frutta secca si considerano 30 grammi), altre hanno mangiato due fette di pane integrale, per arrivare alla stessa quantità di calorie dei pistacchi.

 

In seguito ogni mezz’ora, fino a due ore dopo il pasto, sono state misurate la glicemia , l’insulina nel sangue e i livelli di GLP-1 o Glucagon-Like Peptide, che è l’ormone chiave per la regolazione dell’insulina. Dopo una settimana i gruppi sono stati invertiti, affinché ciascuna potesse essere valutata nella risposta a entrambi i tipi di colazione.

 

È così emerso che dopo la colazione con pistacchi Glucagon-Like Peptidei livelli di zucchero nel sangue  si mantengono più bassi rispetto al consumo di pane; rimangono inferiori anche le concentrazioni di insulina nel sangue e si alza invece il GLP-1, ormone che concorre a gestire l’aumento degli zuccheri in modo da mantenere un corretto equilibrio nel sangue.

 

L’effetto positivo è da ricondurre al  basso indice glicemico dei pistacchi, che come noci, mandorle e simili sono molto utili per i diabetici in quanto associano ai carboidrati fibre, grassi e proteine che riducono l’assorbimento immediato degli zuccheri e quindi il picco di glicemia dopo il pasto.

fonte Redazione InformaSalus.it

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Gravidanza :il cibo spazzatura mette a rischio la salute mentale del bambino

gravidanza e ciboTroppo cibo spazzatura in gravidanza fa male al nascituro e in particolare può aumentare il rischio che i bambini già nei primissimi anni di vita presentino disturbi del comportamento, aggressività, attacchi di rabbia e disturbi dell’umore come ansia e depressione.
È quanto emerso da  una ricerca condotta alla Deakin University e pubblicata sul Journal of The American Academy of child and adolescent psychiatry. Diretti da Felice Jacka, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi ad oltre 23mila gestanti e ai loro figli, che sono stati seguiti sino al quinto anno di vita.
Gli studiosi hanno analizzato  la dieta delle gestanti con un questionario sulla frequenza di 225 alimenti e poi quella dei bebè seguiti dalla nascita fino a 5 anni, con un altro questionario più limitato. La salute mentale dei piccoli è stata quindi misurata con il protocollo “Child Behavior Checklist” che individua i segnali di aggressività, iperattività, ansia depressione e altri disturbi. È emersa una chiara associazione tra dieta scorretta in gravidanza e il rischio di disturbi del comportamento del bambino.

Fonte:Redazione InformaSalus.it

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Piu’ pesce nella dieta della madre favorisce sviluppo intellettivo del nascituro

pescePiù pesce nella dieta materna durante la gravidanza per assicurare un corretto sviluppo delle facoltà intellettive del bambino. Un quantitativo di 230 grammi di pesce a settimana sarebbe sufficiente per il raggiungimento di tale obiettivo.

Così avvertono attraverso un comunicato presentato recentemente sul proprio sito web gli esperti della US Food and Drug Administration (FDA) e della US Environmental Protection Agency (EPA).

L’avviso sarebbe rivolto alle donne in fase di allattamento e a tutte coloro che prevedono una gravidanza nel breve termine, ma con un altrettanto importante suggerimento di prestare estrema attenzione nell’evitare prodotti ittici potenzialmente contaminati da mercurio, una pericolosa neurotossina in grado quindi di azzerare i benefici associate al consumo di pesce.

La novità del presente messaggio riguarderebbe l’introduzione di un consumo minimo richiesto per permettere il corretto sviluppo delle facoltà intellettive, pari appunto a 230 grammi, o 2–3 porzioni alla settimana.

Le nuove linee guida sarebbero il risultato di un’attenta analisi da parte di FDA ed EPA sugli studi clinici condotti per valutare la relazione tra consumo di pesce  da parte della madre durante la gravidanza e il quoziente intellettivo complessivo e verbale dei figli in giovanissima età, la necessità di stabilire un minimo richiesto sarebbe necessaria in quanto la maggior parte delle donne in gravidanza non assume un quantitativo sufficiente di questo alimento

Fonte :U.S Food and Drug Administration

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