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Dopo la gravidanza, una dieta a basso indice glicemico serve perdere peso.

Il sovrappeso è un problema di salute frequente con il quale la percentuale di grasso in eccesso aumenta in misura tale da poter avere un impatto negativo sulla salute dell’individuo. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulle statistiche sull’obesità nel 2014, la percentuale della popolazione mondiale era obesa in età adulta e il 39% era obeso all’età di 18 anni. Più di 1,9 miliardi di adulti erano sovrappeso, di cui 600 milioni di persone soffrivano di obesità e 41 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni erano obesi.

L’obesità è in aumento anche nei paesi con livelli socio-economici medio-bassi.

Secondo il sondaggio demografico e sanitario del Pakistan 2012-2013, il 40% delle donne di età compresa tra 15 e 49 anni era sovrappeso o obesa ma solo il 7% delle donne era obesa all’età di 19 anni. Tuttavia, il 51% delle donne era obesa all’età di 40-49 anni.

La gravidanza è un normale fenomeno fisiologico e si associa ad un aumento dei depositi di grasso e del peso corporeo nelle donne in età fertile. I dati disponibili suggeriscono che oltre il 64% delle donne post-partum sono sovrappeso. Circa quattro milioni di donne hanno un figlio ogni anno e quasi il 50% ha un peso anormale.

Un piano dietetico ben strutturato è importante per la prevenzione e la gestione dell’obesità.

Una dieta a basso indice glicemico (LGI) può regolare il peso corporeo promuovendo la sazietà, riducendo al minimo la secrezione insulinica postprandiale e mantenendo la sensibilità all’insulina. Questo può anche aiutare nella riduzione del peso tramite la capacità di migliorare la sazietà e successivamente ridurre l’assunzione di cibo.

La dieta a basso indice glicemico non solo riduce il peso corporeo ma esercita anche influenza sulla composizione corporea e sui parametri biochimici, richiede un tempo di digestione più lungo e mantiene il livello di glucosio nel sangue normale per un lungo periodo di tempo, mantenendo basso il livello di insulina.

Uno studio randomizzato e controllato è stato condotto presso il National Hospital and Medical Center e il Services Hospital di Lahore (Pakistan) da aprile a giugno 2015 e ha indagato donne obese post-partum. Ai soggetti del gruppo di intervento è stata assegnata una dieta a basso indice glicemico per 12 settimane, mentre al gruppo di controllo è stato consigliato di continuare la dieta di routine.

Dei 74 partecipanti, 38 (51,4%) erano nel gruppo di intervento e 36 (48,6%) nel gruppo di controllo.

La dieta a basso indice glicemico ha avuto un effetto significativo sulla riduzione del peso e un impatto positivo sull’indice di massa corporea, sulla percentuale di grasso corporeo e la massa grassa.

D’altra parte, non c’è stato nessun cambiamento nel gruppo di controllo dopo 12 settimane del periodo di studio!

 

Autori: Basharat S, Gilani SA, Burq AI, Bashir S. Fonte: J Pak Med Assoc. 2018 Apr;68(4):548-553.

Link della fonte: http://jpma.org.pk/full_article_text.php?article_id=8642

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Diabete in gravidanza? I pistacchi lo tengono a bada.

Tra le tante qualità della frutta secca  vi è quella di essere utile alle donne che in gravidanza sviluppano il diabete. È quanto emerge da uno studio condotto dall’università di Shangai e presentato all’ultimo convegno dell’Academy of Nutrition and Dietetics statunitense. L’indagine, che ha coinvolto una trentina di volontarie, dimostra che i pistacchi, in particolare se consumati al mattino a colazione, potrebbero essere utili per mantenere la glicemia in equilibrio.

 

Lo studio ha coinvolto donne fra le 24 e le 28 settimane di gravidanza con diabete gestazionale o un’alterata tolleranza al glucosio, primo passo verso il diabete vero e proprio. Alcune di loro hanno consumato una colazione a base di pistacchi (42 grammi, pari a una porzione e mezza visto che per una “dose” di frutta secca si considerano 30 grammi), altre hanno mangiato due fette di pane integrale, per arrivare alla stessa quantità di calorie dei pistacchi.

 

In seguito ogni mezz’ora, fino a due ore dopo il pasto, sono state misurate la glicemia , l’insulina nel sangue e i livelli di GLP-1 o Glucagon-Like Peptide, che è l’ormone chiave per la regolazione dell’insulina. Dopo una settimana i gruppi sono stati invertiti, affinché ciascuna potesse essere valutata nella risposta a entrambi i tipi di colazione.

 

È così emerso che dopo la colazione con pistacchi Glucagon-Like Peptidei livelli di zucchero nel sangue  si mantengono più bassi rispetto al consumo di pane; rimangono inferiori anche le concentrazioni di insulina nel sangue e si alza invece il GLP-1, ormone che concorre a gestire l’aumento degli zuccheri in modo da mantenere un corretto equilibrio nel sangue.

 

L’effetto positivo è da ricondurre al  basso indice glicemico dei pistacchi, che come noci, mandorle e simili sono molto utili per i diabetici in quanto associano ai carboidrati fibre, grassi e proteine che riducono l’assorbimento immediato degli zuccheri e quindi il picco di glicemia dopo il pasto.

fonte Redazione InformaSalus.it

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Gravidanza :il cibo spazzatura mette a rischio la salute mentale del bambino

gravidanza e ciboTroppo cibo spazzatura in gravidanza fa male al nascituro e in particolare può aumentare il rischio che i bambini già nei primissimi anni di vita presentino disturbi del comportamento, aggressività, attacchi di rabbia e disturbi dell’umore come ansia e depressione.
È quanto emerso da  una ricerca condotta alla Deakin University e pubblicata sul Journal of The American Academy of child and adolescent psychiatry. Diretti da Felice Jacka, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi ad oltre 23mila gestanti e ai loro figli, che sono stati seguiti sino al quinto anno di vita.
Gli studiosi hanno analizzato  la dieta delle gestanti con un questionario sulla frequenza di 225 alimenti e poi quella dei bebè seguiti dalla nascita fino a 5 anni, con un altro questionario più limitato. La salute mentale dei piccoli è stata quindi misurata con il protocollo “Child Behavior Checklist” che individua i segnali di aggressività, iperattività, ansia depressione e altri disturbi. È emersa una chiara associazione tra dieta scorretta in gravidanza e il rischio di disturbi del comportamento del bambino.

Fonte:Redazione InformaSalus.it

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Piu’ pesce nella dieta della madre favorisce sviluppo intellettivo del nascituro

pescePiù pesce nella dieta materna durante la gravidanza per assicurare un corretto sviluppo delle facoltà intellettive del bambino. Un quantitativo di 230 grammi di pesce a settimana sarebbe sufficiente per il raggiungimento di tale obiettivo.

Così avvertono attraverso un comunicato presentato recentemente sul proprio sito web gli esperti della US Food and Drug Administration (FDA) e della US Environmental Protection Agency (EPA).

L’avviso sarebbe rivolto alle donne in fase di allattamento e a tutte coloro che prevedono una gravidanza nel breve termine, ma con un altrettanto importante suggerimento di prestare estrema attenzione nell’evitare prodotti ittici potenzialmente contaminati da mercurio, una pericolosa neurotossina in grado quindi di azzerare i benefici associate al consumo di pesce.

La novità del presente messaggio riguarderebbe l’introduzione di un consumo minimo richiesto per permettere il corretto sviluppo delle facoltà intellettive, pari appunto a 230 grammi, o 2–3 porzioni alla settimana.

Le nuove linee guida sarebbero il risultato di un’attenta analisi da parte di FDA ed EPA sugli studi clinici condotti per valutare la relazione tra consumo di pesce  da parte della madre durante la gravidanza e il quoziente intellettivo complessivo e verbale dei figli in giovanissima età, la necessità di stabilire un minimo richiesto sarebbe necessaria in quanto la maggior parte delle donne in gravidanza non assume un quantitativo sufficiente di questo alimento

Fonte :U.S Food and Drug Administration

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L’assunzione di omega 3 in gravidanza

gravodanzaSe ti trovi in stato interessante o desideri esserlo entro breve, sicuramente sai quali sono i nutrienti di cui non si può fare a meno perchè tuo figlio nasca forte e sano: stiamo parlando dell’acido folico, del ferro, del calcio, del fosforo, dello zinco, delle vitamine A, B, C, D, E… E i grassi? Cosa sai della loro importanza?
Fino a poco tempo fa erano tenuti in scarsissima considerazione, perchè accompagnati da una fama sinistra: quella di fare ingrassare e, in molti casi, di essere anche nocivi.
Un grave errore. In realtà, durante la gravidanza, il 30-35% delle calorie totali presenti nella tua dieta proviene dai grassi.
Oltre ad essere la principale fonte di energia, tuo figlio ne ha bisogno per poter crescere correttamente.
Sono sopratutto gli acidi grassi essenziali che non gli devono mancare; questi rivestono un’importanza fondamentale, perchè il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e quindi deve assimilarli dagli alimenti che consumiamo.

I GRASSI: NE’ BUONI, NE’ CATTIVI
Tutte le varietà di sostanze grasse sono necessarie al nostro organismo, ma nelle debite proporzioni e secondo le quantità raccomandate dagli specialisti, le quali variano in base alle differenti categorie degli stessi grassi.
E’ opportuno sottolineare che queste sostanze, pur differenti tra loro per composizione e proprietà, sono accomunate da un elemento: gli acidi grassi.
Sicuramente hai letto oppure sentito parlare degli Omega-3 e degli Omega-6, dell’acido oleico, che costituisce il componente primario dell’olio d’oliva, delle proprietà benefiche degli acidi grassi essenziali (AGE) e molto probabilmente sei al corrente anche della pessima nomea degli acidi grassi saturi.
In realtà le cose non sono né bianche né nere. Ciascuna sostanza grassa svolge una funzione ben determinata all’interno del nostro corpo ed è caratterizzata da peculiarità che dipendono strettamente dall’acido grasso che predomina nella sua composizione chimica (infatti, possono essercene diversi).

ACIDI GRASSI SATURI (AGS): Sono stati inseriti nella lista dei cattivi, ma in realtà non lo sono affatto: anzi, si raccomanda che vengano a costituire il 7-8% del valore calorico totale della dieta alimentare. Sono di facile identificazione: più o meno fluidi a temperatura ambiente, provengono da animali, come il pollo, l’agnello, la mucca (grasso), il maiale (strutto), oppure derivano da alcuni prodotti, sempre di origine animale, come il latte (burro) ed i formaggi.
Sono presenti anche nell’olio di cocco ed in quello di palma. Fatta eccezione per chi segue un’alimentazione vegetariana, si trovano nella nostra dieta in quantità eccessive.
FUNZIONI: Aumentano il colesterolo totale poiché fanno accrescere il livello delle lipoproteine LDL, (conosciute come “colesterolo cattivo”) e delle lipoproteine HDL, (il cosidetto “colesterolo buono”); come ti dicevo prima, però, anche io colesterolo è un elemento necessario, se preso nella giusta misura. Questo perchè è parte integrante delle membrane cellulari e contribuisce alla produzione dei sali biliari della guaina mielinica, della vitamina D e di svariati ormoni, elaborati dal nostro organismo (in particolar modo dalle gonadi e dalla corteccia surrenale), la cui secrezione viene regolata in base al colesterolo che il nostro corpo riceve mediante l’alimentazione.

ACIDI GRASSI MONOINSATURI (AGM): Quello più popolare e maggiormente diffuso è l’acido oleico, di cui è particolarmente ricco l’olio d’oliva. Annovera molti estimatori sia tra i consumatori sia tra i medici, che consigliano di prenderne in una quantità tale da costituire il 15-20% delle calorie totali della nostra dieta.
FUNZIONE: Abbassa i livelli di colesterolo cattivo, aumentando quello buono, riduce la pressione arteriosa, fa diminuire il rischio di trombosi. In altre parole, esercita un’azione protettrice contro diversi disturbi cardiovascolari e migliora, in genere, lo stato generale di salute dei diabetici.

ACIDI GRASSI POLINSATURI (AGP): Tra questi rientrano gli Omega-3 e gli Omega-6. Il fabbisogno giornaliero di questi ultimi è 2-4 volte maggiore di quello degli Omega-3.
Lo sbilanciamento verso gli Omega-6 si deve al grande impiego di olio di girasole ed olio di semi di mais nell’alimentazione. Queste due sostanze sono ricche di acido linoleico, che appartiene alla categoria degli Omega-6. (L’acido linoleico è contenuto in alimenti come i legumi, le noci, l’olio di soia, ecc. Una volta assunto viene trasformato nell’organismo in EPA e DHA).
Il rapporto ideale tra Omega-3 e Omega-6 dovrebbe essere 1:5; la quantità ottimale di acidi grassi polinsaturi generalmente si aggira intorno al 7-8% dei grassi totali della dieta e, nel caso specifico deglio Omega-6, dovrebbe oscillare fra l’1 ed il 3%.
FUNZIONE: Formano parte delle membrane cellulari e del sistema nervoso, riducono il colesterolo totale e quello cattivo e possono diminuire o mantenere semplici colesterolo buono.

QUALI BENEFICI
Certamente non puoi controllare la produzione di acidi grassi del tuo corpo, però è in tuo potere decidere cosa mangerai, in modo che il tuo organismo possa sintetizzarli oppure assimilarli direttamente dai cibi.
Da questa decisione dipende anche il corretto sviluppo del tuo futuro bambino. Tramite la placenta, il piccolo assimila tutti i nutrienti che tu prendi abitualmente.
Se sono quelli di cui ha bisogno, bene, in caso contrario li assorbirà direttamente dal tuo organismo. Però, se ne rimane sprovvisto perchè anche tu ne sei priva, il suo sviluppo non raggiungerà la completezza e la sua crescita potrà presentare tutta una serie di ritardi, inclusi quelli mentali.
Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 svolgono un ruolo fondamentale, tanto durante la gravidanza e l’allattamento quanto nel corso della prima infanzia.
Gi organi, del feto e del lattante prima, del bambino poi, l’utilizzano come materiale da costruzione per le membrane cellulari e per le prostaglandine E1, sostanze affini agli ormoni, il cui compito consiste nel regolare le funzioni delle cellule, degli organi e del sistema immunitario e nel mantenere il giusto equilibrio ormonale.
Inoltre, tali sostanze favoriscono lo sviluppo del sistema nervoso e svolgono un’azione antinfiammatoria. Anche la retina, al pari di altri tessuti nervosi, contiene una quantità di uno degli acidi grassi Omega-3: il DHA.
Se il tuo figlio fosse  sprovvisto di questo particolare elemento, non potrebbe percepire la luce né vedere e non potrebbe neppure costruire il proprio sistema nervoso, i propri neuroni, le proprie sinapsi, ovvero le connessioni neurali necessarie alla trasmissione degli impulsi nervosi, in modo che l’organismo possa funzionare correttamente.
Infine va sottolineato un’altro elemento, anch’esso particolarmente significativo: la maggior parte dei grassi Omega-3 ed Omega-6 si deposita nei tessuti cerebrali e retinici fra la 24° settimana di gestazione e la nascita.
Secondo gli esperti, la corretta assunzione di Omega-3 nel corso della gravidanza e dell’allattamento, oltre a  prevenire l’ ipertensione nelle gestanti, permette il costruirsi delle riserve di queste sostanze grasse necessarie tanto per la crescita dei tessuti del bambino quanto per l’ottimale sviluppo del suo sistema nervoso e visivo.
Come se ciò non bastasse, gli Omega-3 abbassano anche i livelli dei trigliceridi nel sangue, aumentano la dilatazione arteriosa e prevengono la formazione di trombi, l’insorgenza di aritmie e l’arresto cardiaco.

QUALI SONO GLI ALIMENTI CHE LO CONTENGONO
Gli acidi grassi Omega-3 sono contenuti principalmente nel pesce grasso (salmone, tonno e pesce azzurro, come sgombri, aringhe, sardine).
In genere, una dieta varia ed equilibrata, che comprenda 2 o 3 pasti alla settimana a base di pesce, riesce a soddisfare appieno le esigenze dell’organismo. In alcuni casi, tuttavia, qualora la dieta non sia sufficiente, si può ricorrere agli integratori dietetici di Omega-3, da prendere in caso di vera necessità, sotto la prescrizione e il controllo medico.
Gli integratori a base di oli di pesce andrebbero perciò assunti con cautela durante il primo trimestre di gravidanza, quando si verificano le tappe fondamentali della differenziazione e dello sviluppo dei vari organi (organogenesi).

Il pesce grasso o pesce azzurro
Nell’apporto di Omega-3 è l’alimento sovrano, però non viene consumato con la stessa frequenza di olio, anche se, ovviamente, quando mangiamo pesce, ne assumiamo in quantità maggiore.
Il motivo per cui il pesce azzurro è da preferirsi a quello bianco è il seguente: i pesci sono sprovvisti di tessuto adiposo ed hanno due differenti modalità di immagazzinamento delle sostanze grasse; il pesce bianco le accumula nel fegato, il pesce azzurro nei muscoli, ossia nella parte che mangiamo abitualmente.
Da qua, il contenuto esatto di olio di pesce vari in funzione della sua origine, che può essere il solo fegato o tutto il pesce. Di solito 10ml di un olio ricavato dal fegato di merluzzo, ippoglosso o squalo, contiene circa 2 g di acidi grassi Omega-3.

Gli oli
Quelli maggiormente ricchi di Omega-3 sono l’olio di colza (9,60 g ogni 100 g d’olio) e l’olio di soia (7,30 g). Ma si tratta di condimenti scarsamente utilizzati nella cucina del Belpaese.
Se impieghi abitualmente olio di girasole, la quantità assunta dal tuo organismo sarà molto bassa; infatti, contiene solo 0,1 g di acido alfa-linoleico, la sostanza da cui derivano tutti gli Omega-3. Nel caso dell’olio di oliva, la quantità raggiunge gli 0,7 g, ma continua ad essere insufficiente, considerato che non si può, nè si deve, prendere 100 g d’olio al giorno.

Il latte materno
Paragonato al latte intero di mucca, quello umano in 100 mg presenta meno grassi saturi, minori quantità di acido oleico e di acido linoleico e 0,08 g di g di grassi Omega-3 (ne contiene tre tipologie differenti), rispetto ai 0,02 presenti nel latte di mucca ed agli 0,05 riscontrati nel latte in polvere arricchito.
Tale quantità (0,08 g), a prima vista sembra un pò scarsa, eppure svolge un ruolo importante per l’organismo dei neonati; infatti, il DHA contenuto in esso viene utilizzato dal bambino per continuare lo sviluppo della propria retina e del proprio sistema nervoso.
Non dimenticare che la quantità del latte prodotto dal tuo corpo dipende in grande misura dal tuo tipo di alimentazione.

Le uova
Oggigiorno sono ricche di DHA e contengono meno colesterolo, grazie alla speciale alimentazione somministrata alle galline.

I PESCI RICCHI DI OMEGA-3
Queste sono le specie d pesce che contengono la maggiore quantità di acidi grassi Omega-3 (per ogni 100 g)

– Salmone 1,85g
– Acciuga 1,65g
– Sardina 1,50g
– Aringa 1,20g
– Trota 1,00g
– Sgombro 1,00
– Tonno 0,70g
– Pesce Spada 0,70g
– Sogliola 0,40g
– Platessa 0,40g

PRENDI NOTA!

Vantaggi per il bimbo:
1- Contribuiscono al corretto sviluppo del suo cervello.
2- Favoriscono la crescita adeguata del suo sistema nervoso.
3- Assicurano un corretto sviluppo e funzionamento della sua retina.
4- Sono una sorte di sentinella delle sue connessioni intercellulari.

Vantaggi per la mamma
1- Riducono il livello di trigliceridi nel sangue.
2- Esercitano un controllo sull’ipertensione arteriosa.
3- Evitano l’ostruzione delle arterie nonchè il rischio di una possibile trombosi.
4- Esplicano una significativa attività cardioprotettrice

Fonte :www.angolo donne.it

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