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Farina di grano saraceno, una farina tutta da scoprire.

L’uso alimentare della farina di grano saraceno è molteplice: come addensante per le minestre, per la polenta saracena (detta anche Taragna se mischiata alla farina di mais), per le crespelle e per la pasta come per esempio i pizzoccheri ed ora anche nei dolci!!!

 

Secondo alcuni studiosi che hanno effettuato delle ricerche sulle proteine del grano saraceno esso consentirebbe di ridurre significativamente l’assorbimento intestinale del colesterolo.

Altri test di laboratorio stanno valutando l’impiego del grano saraceno come prodotto coadiuvante i medicinali contro le patologie reumatiche. Inoltre, il grano saraceno possiede attività galattogoghe, quindi sarebbe utilissimo alle mamme in fase di allattamento.

 

Le origini di questa pianta sono ancora oggi molto incerte, secondo alcuni ricercatori il luogo da cui si è diffuso potrebbe essere l’Himalya orientale ma attraverso documenti sappiamo essere arrivato in Europa attraverso le coste del Mar Nero a partire dal tardo Medioevo.

Passando dalla Germania dove nel XV secolo era riconosciuto con il nome di Heenisch (grano dei pagani), arriva un secolo e mezzo dopo in Italia dove, a quanto pare, fu introdotto dalla famiglia Besta in Valtellina e dal 1621 nel Ducato di Modena dal commerciante di origine ebraica Donato Donati.

 

Oggi il grano saraceno, nome scientifico Fagopyrum esculentum, è erroneamente definito un cereale nonostante non appartenga alla famiglia delle Graminacee.

 

Esteticamente si presenta con un fusto lungo, che varia dai 60 ai 120 centimetri, all’estremità del quale vi è un’infiorescenza; il colore varia a seconda del ciclo biologico che si aggira intorno agli 80-120 giorni e che va dal verde all’inizio del ciclo per poi virare verso il rosso al momento della maturazione e della morte della pianta. I fiori possono essere di colore bianco o rosa a seconda della varietà.

Ricco di sali minerali come ferro, zinco e selenio, è altrettanto generoso di amido (fino al 90%) di cui il 25% di amilosio e il restante 75% di amilopectina.

Le proteine sono presenti per il 18% con un valore di bioassorbibilità superiore al 90%, questo si spiega con un’elevata concentrazione di tutti gli aminoacidi essenziali, specialmente lisina, treonina, triptofano e gli aminoacidi contenenti zolfo.

Inoltre sono assenti nella composizione proteica le gliadine del glutine, questo significa che può essere impiegato in tutti gli alimenti gluten-free adatti alle persone affette da celiachia. I lipidi presenti nel grano saraceno sono composti sia da acidi grassi saturi che da mono e polinsaturi. I salicilaldeide, il decanale e l’esanale contribuiscono a fornire al grano saraceno quell’aroma particolare che lo distingue da tutti gli altri tipi di “cereali”.

 

Chiara Zoppei

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Funghi autunnali, come riconoscerli.

Non serve essere esperti micologi per sapere che l’autunno è la stagione per eccellenza dei funghi eduli, il periodo che rappresenta il perfetto mix tra il calore residuo dell’estate, ormai non più eccessivo, e l’umidità che comincia a concentrarsi assieme al graduale abbassamento delle temperature. Dopo la stagione riproduttiva, i fogliami cadono creando uno strato protettivo perfetto per la crescita dei funghi. Quelli che vengono comunemente chiamati funghi e venduti nei nostri mercati sono in realtà solo il frutto, l’apparato riproduttivo del vero fungo, ovvero del micelio, la parte che sta sotto terra.

Ma quali specie di funghi potremmo trovare nei nostri piatti in questa stagione?

Prataioli: in autunno troveremo senza dubbio i prataioli (Agaricus campestris), presente nei prati e nei pascoli, bianchi con sfumature rosate, gradevoli all’odore e dolciastri al sapore. Da non sottovalutare è il sanguinello (Lactarius deliciosus), riconoscibile per il cappello rosa-arancio ricco di macchie lenticolari concentriche, e per il suo gambo corto; ha un odore piacevole e complesso, mentre il sapore è dolciastro, specie se cotto alla griglia o alla piastra, per questo è ricercatissimo nei boschi di pino .La sanguinello (Lactarius deliciosus è considerato una delle russule più appetibili e pregiate (non per niente l’associazione micologica tedesca lo ha scelto come fungo dell’anno nel 1997), con una variabilità ed eterogeneità di colore che comunque dà sul grigio. Ha una carna soda, dal tipico odore umido fungino, di sottobosco, così come il sapore, marcato e persistente; l’habitat ideale non a caso sono i boschi calcarei. Impossibile non citare il porcino (Boletus edulis) uno dei funghi più squisiti in assoluto. Riconoscibile per il tozzo gambo robusto e per il cappello rotondeggiante che tende col tempo alla convessità, il porcino ama crescere nelle faggete, con le querce e i castagni. Difficilmente si confonde con delle specie pericolose, è un ottimo alimento, ricchissimo di zinco, di vitamina B5, B9 e B3. La mazza di tamburo (Macrolepiota procera) è un altro tipico fungo autunnale, facilmente riconoscibile, non raro, ma necessità una cottura a regola d’arte per non risultare tossico. Riconoscibile per il cappello discoidale bianco con scaglie scure, per il tipico anello sul gambo e per le ragguardevoli dimensioni che è in grado di raggiungere, ricorda la nocciola sia nel sapore che nell’odore. Si trova facilmente in gruppi nei boschi di conifere e latifoglie; ideale con carne, nei sughi e nelle frittate. Passiamo adesso al leccino o porcinello rosso (Leccinum aurantiacum), con il suo tipico cappello arancione su gambo bianco, che cresce sotto ai pioppi. Abbastanza comune, è un fungo non molto profumato e assai gradevole e gustoso, con un grado di dolcezza medio-elevato. In autunno troviamo un altro fungo ben noto, il galletto, detto anche finferlo o gallinaccio (Cantharellus cibarius), dal cappello tipico: non troppo grande, giallastro, irregolare e dai bordi rialzati; generalmente si trova in gruppi. Riconoscibile per l’afrore lieve e piacevole, ama l’umidità sotto i latifogli; apprezzabilissimo quando fritto o messo sott’olio.

 

GIACOMO COLOMBAI

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I ghiaccioli di melone: una fresca merenda!

Avete mai assaggiato i ghiaccioli di melone?

Forse sì, ma è ovvio che preparati con le vostre mani saranno ancora più buoni! Inoltre, ho intenzione di consigliarvi un piccolo ingrediente segreto, che vi aiuterà a rendere questo fresco dessert tipicamente estivo ancor più buono. I ghiaccioli di melone non sono difficili da preparare e vi propongono un sapore unico e dissetante, capace anche di soddisfare le vostre improvvise voglie di dolci.

Pochi ingredienti semplici e freschi, un po’ di pazienza e tanta voglia di assaggiare e proporre un dessert unico, sono quel che basta per permettervi di assaporare questa delizia. Pertanto, continuate a leggere: vi dirò tutto quello che dovreste sapere su questa preparazione e sul suo ingrediente protagonista. Iniziamo?

 

Il melone: un frutto da non sottovalutare

Alleato della salute della nostra pelle e dotato di notevoli proprietà antiossidanti, questo frutto nasce dalla pianta Cucumis Melo, che appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. Si pensa che le sue origini siano radicate in Asia, che ad oggi ne è il principale produttore in tutto il mondo, seguito dall’Europa, dove Italia, Francia e Spagna si occupano delle maggiori coltivazioni di questo frutto.

È ricco d’acqua e di zuccheri della frutta, e offre un notevole apporto di ferro, potassio, fosforo, magnesio, calcio, zinco, selenio e rame, ma anche di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, C, E, K, J e di tanti altri fitonutrienti molto utili al corpo. Grazie a tutto questo, i ghiaccioli di melone si rivelano estremamente nutrienti e benefici per l’organismo. Le ricerche affermano infatti che questo frutto è capace di contrastare l’attività nociva dei radicali liberi, di ottimizzare la circolazione sanguigna e la pressione arteriosa.

Oltre a questo, è da sempre noto che abbiamo a che fare con un alimento che ci aiuta a proteggere la vista e il sistema nervoso; che ci propone valide azioni depurative e idratanti. Questo frutto è anche molto saziante ed è ottimo per chi desidera perdere peso. È in grado di stimolare la produzione di melanina, di contrastare la depressione e di aiutarci a prevenire malattie delle ossa, come ad esempio l’osteoporosiGli ultimi consigli per la preparazione dei ghiaccioli di melone

Per preparare questa delizia dal sapore estivo, avrete ovviamente bisogno di un melone fresco, ma anche maturo, meglio se biologico. In questo modo, potrete contare su un sapore fantastico. Oltre a questo, vi consiglio di aromatizzare il vostro fresco dessert con qualche speciale retrogusto, come ad esempio quello della vanillina: una scelta che renderà il tutto ancora più buono!

Per finire, vi ricordo che per preparare i ghiaccioli di melone, dovrete poter contare su un buon frullatore ad immersione. Sceglietene uno con lame resistenti, con una struttura robusta e facilmente maneggiabile. Queste sono le principali caratteristiche di quello che ho scelto per la mia cucina e vi posso assicurare che non mi delude mai!

 

Ingredienti per 5 ghiaccioli:

1 melone maturo

1/2 limone

1 bustina di vanillina

 

Cannucce colorate grosse o Bastoncini di legno da gelato

Frullatore ad immersione

4 bicchierini da caffè di plastica

Procedimento

Mettete la polpa del melone tagliata a cubetti insieme al succo di limone e alla vanillina. Frullate il tutto fino ad ottenere una bella polpa omogenea.

Versate la polpa in ciascun bicchierino quasi fino all’orlo e mettete i bicchierini nel congelatore per far solidificare.

Dopo circa 30 minuti inserite le cannucce tagliate a metà o i bastoncini di legno dentro ogni bicchierino: la polpa sarà già abbastanza solida da far restare dritta la cannuccia.

Lasciate congelare i ghiacciolini per almeno un paio di ore. Per toglierli dal bicchierino basterà che li teniate in mano per qualche secondo: il calore della pelle farà staccare il ghiacciolo.

Tiziana Colombo

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Il pesce azzurro e le sue qualita’

Il pesce azzurro è un alimento prezioso che non deve mai mancare sulle nostre tavole, ricco di proprietà nutrizionali benefiche per la nostra salute. Con il termine pesce azzurro si intende classificare una specie marina con determinate caratteristiche: colorazione blu/verde del dorso e argentea del ventre, tra questi troviamo lo sgombro, le sardine, le alici, il tonno e non solo. Si tratta di solito di pesci di piccole dimensioni le cui carni sono molto digeribili e molto ricche dal punto di vista nutrizionale. Ma scopriamo di più su questo alimento così importante per la nostra dieta.

Quali sono le specie di pesce azzurro?

Il pesce azzurro è quello pescato nel Mar Mediterraneo, una tipologia di pesce che, come abbiamo visto, ha particolari caratteristiche: dorso dalle striature verdi/azzurre, ventre argenteo e senza squame. Ecco quali sono i pesci che fanno parte di questa categoria.

Alici e acciughe: pesci molto economici ricchi di sali minerali dal dorso tra l’azzurro e il grigio scuro. Ottimi se consumati marinati.

Aguglia: la sua carne contiene pochissimi grassi e molte proteine ed è caratterizzata dal colore verde attorno alla lisca.

Aringa: un pesce che contiene molti sali minerali e che di solito si consuma affumicato.

Merluzzo: ricco di vitamine, soprattutto vitamina B6, B12 e vitamina D indispensabile per la salute delle ossa.

Sgombro: pesce ricco di proteine e sali minerali e vitamina D. Tra il pesce azzurro è quello più ricco di Omega 3, e il più energetico anche se a volte può risultare indigesto.

Sardina: spesso viene confusa con l’acciuga o con l’alice ma si tratta di un pesce ancora più economico ma ricco di sostanze nutritive. Viene di solito utilizzata come condimento della pasta.

Tonno: è un pesce molto ricco di Omega 3 ma anche di importanti minerali come selenio, fosforo e potassio. Contiene inoltre proteine e vitamina B12.

Pesce spada: si tratta di un pesce di grandi dimensioni, che di solito si vende in tranci, e che è riconoscibile dalla caratteristica spina dorsale a X.

Altri pesci che fanno parte della categoria del pesce azzurro sono anche l’allaccia, simile alla sardina, la ricciola, i bianchetti, la palamita, il sauro e il lanzardo.

Il salmone viene considerato un pesce azzurro, anche se non lo è, per il fatto di essere ricco di Omega 3.

Proprietà benefiche e nutritive del pesce azzurro

Il pesce azzurro è importante per la nostra salute perché ricco di acidi grassi buoni, gli Omega 3, oltre ai sali minerali tra cui calcio, zinco, selenio, potassio, iodio e fosforo, e alle vitamine, in particolare vitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina D. È povero invece di grassi saturi, nocivi per la nostra salute e che troviamo in alimenti come insaccati e carne. Ma ecco le proprietà del pesce azzurro:

Aiuta il sistema cardiovascolare e riduce il colesterolo cattivo: gli Omega 3 sono indispensabili per la salute del cuore, delle arterie e per il sistema circolatorio in generale. Ciò perché, a differenza dei grassi saturi, gli acidi grassi di cui è composto il pesce azzurro non ostruiscono le arterie contrastando così il colesterolo cattivo (LDL) e i trigliceridi, evitando il rischio di trombi e coaguli e mantenendo il sangue fluido. Il pesce azzurro aiuta quindi anche a prevenire l’aterosclerosi, un’infiammazione cronica delle arterie causata da un alto livello di colesterolo nel sangue, evitando così danni vascolari.

Alimento dietetico: i grassi buoni del pesce azzurro lo rendono anche un alimento poco calorico: contiene infatti non più di 120 calorie per 100 gr, tranne lo sgombro che ne contiene 170, inoltre questi acidi grassi non si trasformano in adipe, aiutando così a mantenere la linea. Il pesce azzurro è anche un ottimo sostituto di carne e legumi in quanto molto ricco di proteine.

Ottimo per chi soffre di diabete: chi soffre di diabete deve evitare gli zuccheri semplici e limitare molto il consumo di grassi saturi. Consumare regolarmente pesce azzurro fornisce all’organismo il giusto apporto di proteine e grassi buoni senza rischi per la salute del soggetto diabetico. Utile contro l’osteoporosi: il pesce azzurro è importante anche per la salute delle ossa, contiene infatti calcio e ne potenzia l’assorbimento grazie alla vitamina D. Per questo aiuta a prevenire l’osteoporosi, soprattutto in pre e post menopausa. Un alimento da assumere in modo costante e prolungato per usufruire di tutti i suoi benefici e avere ossa più forti.

Come consumare il pesce azzurro

Il pesce azzurro è buono, salutare e ha un prezzo basso. Fino a qualche tempo fa era considerato un alimento povero tipico della dieta dei pescatori. Si tratta di un alimento che si deteriora in fretta a causa dei grassi di cui è composto, per questo va consumato in tempi brevi. Il pesce azzurro però non va mai consumato crudo, appena pescato: può infatti contenere batteri e parassiti pericolosi per la nostra salute come il clostridium perfrigens, per questo è obbligatorio il congelamento prima del consumo. Alcuni tipi di pesce azzurro possono essere affumicati, come ad esempio le aringhe, in questo modo si conservano per molto tempo mantenendo intatte le proprietà nutritive.

Per gustare al meglio il pesce azzurro potete prepararlo al cartoccio o al vapore, preferite comunque cotture brevi, anche in padella con poco condimento, alla griglia o al forno, evitate invece la frittura che rende il pesce azzurro meno salutare. Il pesce azzurro crudo mantiene intatti tutti i suoi valori nutritivi, ma assicuriamoci di consumarlo in luoghi sicuri, soprattutto quando decidiamo di mangiare sushi. Alcune tipologie di pesce azzurro le troviamo poi in scatoletta: sardine, sgombro, tonno, alici, in questi casi preferite quelli al naturali oppure in olio d’oliva.

Come capire se il pesce azzurro è fresco?

Prima di acquistare il pesce azzurro imparate a riconoscerne la freschezza: l’occhio del pesce deve essere vivido e dal colore brillante, la superficie deve essere tra il verde e il blu, le branchie di un rosso vivo e il ventre intatto e gonfio. Se il pesce risulta invece opaco, flaccido e con l’occhio velato, oltre ad avere un cattivo odore, allora è meglio non acquistarlo. Se acquistate il pesce a tranci, assicuratevi che la carne aderisca perfettamente alla lisca.

Ad Alberto,mio figlio,che ama e rispetta il mare.

fonte :donna.fanpage.it

 

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I cibi top per una pelle giovane

Come mantenere la pelle liscia e vellutata, idratata e senza rughe più a lungo possibile? Con la corretta alimentazione e qualche cibo specifico. Tra gli alleati numero uno acqua, pesce, olio d’oliva e cioccolato fondente. A svelarne i segreti, che risiedono in un mix di omega 3 e 6, antiossidanti e vitamina E, è un approfondimento pubblicato sul portale Medicalnewstoday.com.

Partendo dal pesce, quello grasso d’acqua fredda, come le aringhe, le sardine e il salmone, può giovare alla pelle, poiché è fonte abbondante di omega-3. Una dieta che ne è ricca può aiutare a ridurre i sintomi infiammatori e rendere la pelle meno reattiva ai raggi Uv. Il pesce grasso fornisce inoltre anche vitamina E, che protegge dall’infiammazione e dai radicali liberi.

Le noci offrono più o meno gli stessi benefici: sono tra le fonti più ricche di acidi grassi insaturi sia omega-3 che omega-6, mentre le mandorle sono ricche di acidi grassi insaturi e fonte di vitamina E.

Tra i semi si a quelli di girasole, che contengono notevoli quantità di zinco e vitamina E, e si anche a quelli di lino, ricchi di un omega-3 chiamato acido alfa-linolenico. Metterli in un’insalata può essere un modo semplice per mantenere la pelle sana. Semaforo verde anche per la soia, i cui isoflavoni possono svolgere un ruolo importante nella protezione dell’epidermide, soprattutto per le donne, e per l’avocado ricco di grassi salutari e vitamina E.

Tra gli oli, quello d’oliva può essere la scelta più salutare per la pelle. Si riducono in particolare gli effetti del fotoinvecchiamento sul viso. Il tè verde invece è pieno di antiossidanti chiamati catechine, che aumentano il flusso sanguigno alla pelle, cosa che assicura ossigeno e nutrienti freschi.

Senza dimenticare l’acqua, la scelta migliore in assoluto. Via libera anche al cioccolato fondente, di alta qualità, e ai carotenoidi, che proteggono dai danni causati dai radicali liberi e dalla sovraesposizione al sole. Si quindi a mango, papaia, peperoni, spinaci e cavolo.

 

Marzia Caposio

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