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La frutta di fine estate e gli ortaggi colorati

Uva

Simbolo dell’autunno, l’uva possiede molte proprietà benefiche utili per la salute del nostro corpo. È ricca di sali minerali, vitamine A, B1, B2, C, PP, tannini, flavonoidi, antociani e polifenoli, ed è un frutto particolarmente indicato per risolvere problemi di anemia, stitichezza ed eccesso di colesterolo. Questo tipo di frutta disseta e purifica, dona energia senza appesantire quindi è ottima come spuntino quotidiano.

 

L’uva è formata da più dell’80% di acqua, ma per il suo abbondante contenuto di zuccheri è sconsigliata per i diabetici. Dai semi contenuti nell’acino è possibile estrarre un olio, contenente una buona dose di acido linoleico e acido grasso essenziale ricco di omega-6: l’olio di vinaccioli, molto delicato, dal sapore lievemente agrodolce e dal profumo che ricorda quello del vino. La buccia dell’uva nera, contenente polifenoli e resveratrolo, ha proprietà antiossidanti per la pelle e l’intero organismo.

Fichi

Afferma Plutarco che il fico anticamente era legato alle origini di Roma e per questo aveva una valenza sacra. La leggenda infatti narra che la cesta contenente Romolo e Remo si arenò miracolosamente lungo il Tevere, in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico. All’ombra di questa pianta la lupa nutrì i due gemelli, regalando sacralità all’antico albero. Il fico quindi si lega alla fondazione di Roma e per questo viene considerato un albero fortunato. Venerato soprattutto dai pastori, che vi si recavano con offerte di latte, più tardi vennero create due divinità, Jupiter Ruminalis e Rumina, dal nome latino ficus ruminalis.

 

I fichi hanno innumerevoli proprietà benefiche, per cui sono un ottimo alleato per la salute generale del corpo. Contengono, infatti, l’80% di acqua e molti sali minerali come calcio, fosforo, magnesio, potassio, sodio e ferro. I fichi sono anche ricchi di vitamina A, B1, B2, B6, PP e C. I semi contenuti nel frutto hanno delicate proprietà lassative e sono purificanti per l’intestino. Inoltre, gli enzimi contenuti nei fichi, facilitano l’assimilazione dei cibi.

Frutti di bosco:

Tutti i frutti di bosco hanno un basso contenuto calorico (mediamente 30 Kcal/100 g), per cui possono tornare utili nel controllo del peso corporeo.

Sono in genere una fonte naturale di fibre, insolubili e solubili.

Se i mirtilli, le more e il ribes sono fonti di vitamina C (rispettivamente 18,7%, 23,7% e 18,5% del consumo di riferimento), il contenuto è ancora più elevato in fragole e lamponi (rispettivamente 67,5% e 31,25% dei consumi di riferimento). La vitamina C è molto importante per adulti e bambini per la normale formazione di molte strutture tra cui le gengive e i denti, il collagene che forma le cartilagini e dona elasticità alla pelle, contribuisce al normale metabolismo energetico, alla normale funzione del sistema nervoso, del sistema immunitario e della funzione psicologica. Inoltre, protegge le cellule dallo stress ossidativo, riduce la stanchezza e l’affaticamento e aumenta l’assorbimento di ferro anche di alimenti consumati nello stesso pasto.

Nonostante la bibliografia scientifica sull’argomento non sia ricchissima, nei frutti di bosco sembrerebbe emergere la presenza composti biofunzionali, In particolare si tratta degli antociani, che conferiscono il colore rosso-viola-blu, a cui verrebbero attribuite un’azione antiossidante. Secondo studi non ancora valutati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare, sembrebbero aiutare a mantenere la salute generale dell’organismo, in particolare del sistema cardio-circolatorio.

 

Gli ortaggi colorati di fine estate

 

Peperoni

I peperoni sono frutti che appartengono al VII° gruppo degli alimenti; si caratterizzano per un modesto apporto energetico proveniente soprattutto dal contenuto in fruttosio, mentre lipidi e proteine risultano pressoché marginali. I peperoni sono gli alimenti che, se consumati crudi, contengono le maggiori quantità di vitamina C (acido ascorbico); inoltre, da non trascurare sono anche: l’apporto di acqua, quello di fibra alimentare e il pool di sali minerali (soprattutto potassio). I peperoni sono anche un’ottima fonte di betacarotene e di altri carotenoidi; in generale, più sono rossi, più betacarotene e vitamina C contengono (un peperone rosso maturo può contenere, a parità di peso, fino a 4/5 volte più vitamina C di un’arancia). Molto importante, come del resto accade un po’ per tutti gli ortaggi, l’ambiente nel quale vengono coltivati; le condizioni ideali per massimizzare il contenuto di betacarotene sembrano essere quelle in cui la temperatura si mantiene costante intorno ai 20°C. Proprio come un altro famoso carotenoide dotato di spiccate proprietà antiossidanti, il licopene, anche il betacarotene viene meglio assorbito nel contesto di un piatto ricco di lipidi; aggiungere un cucchiaio d’olio in cottura può quindi migliorare la disponibilità di questo prezioso nutriente per l’organismo.

 

Per preservare al massimo la vitamina C contenuta nei peperoni, l’ideale sarebbe consumarli crudi; tuttavia, per migliorare la digeribilità dell’ortaggio e la disponibilità dei carotenoidi, si consiglia una sobria cottura al vapore o in padella a fiamma non troppo viva.

 

Pomodori

il pomodoro, seppur entrato relativamente tardi – rispetto agli altri ortaggi importati dalle Americhe –  nella cucina italiana, è divenuto un alimento base della dieta mediterranea.

I pomodori sono ricchi d’acqua, che ne costituisce oltre il 94%; i carboidrati rappresentano quasi il 3%, mentre le proteine sono calcolate intorno all’1,2%, le fibre all’1% e, da ultimo, i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Per questo, cento grammi di pomodoro fresco apportano solamente 17 Kcal.

I pomodori contengono discreti quantitativi vitaminici: si ricordano Vitamine del gruppo B, acido ascorbico, vitamina D e, soprattutto, vitamina E, che assicurano al pomodoro le note proprietà antiossidanti e vitaminizzanti.

Cospicua anche la componente minerale: ferro, zinco, selenio, fosforo e calcio associati a citrati, tartrati e nitrati agiscono in sinergia assicurando proprietà rimineralizzanti ed antiradicaliche.

Modico anche il contenuto di acidi organici, quali malico, citrico, succinico e gluteninico, utili per favorire la digestione.

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Alimenti anticellulite: frutta e verdura drenanti, non solo al tempo del Covid 19.

pineapple smoothie on gray background

Uno dei primi rimedi naturali contro la cellulite consiste in una giusta dieta alimentare, che si basa su cibi sani e genuini.

I frutti di stagione, soprattutto quelli primaverili e dell’estate, sono grandi amici nella guerra per ostacolare ed eliminare la cellulite, nostra nemica che diventa estremamente intollerabile alla vista, con quel irritante aspetto di buccia d’arancia, soprattutto d’estate, quando proviamo a metterci le ultime novità modaiole e ci si prepara alla tanto attesa prova costume, anche se per ora lontana.

 

Alimenti drenanti anti-cellulite: verdura e frutta.

E’ ovvio che una corretta alimentazione ed un sano stile di vita vanno seguiti durante tutto l’anno, ma è altrettanto vero che alimentarsi meglio e senza sforzo, abbinando magari una più determinata attività sportiva (esercizi anti-cellulite), risulta più semplice con l’arrivo della bella stagione, dell’allungarsi delle giornate e con una maggiore disponibilità e varietà di alimenti.

 

Verdure anticellulite drenanti

Le cipolle (di Tropea ad esempio) mangiate crude oltre ad apportare discrete quantità di magnesio e potassio svolgono un’efficace azione diuretica facilitando l’eliminazione dei liquidi accumulati in eccesso nei tessuti (una tra le tante cause che portano alla formazione della cellulite).

Le verdure cotte e crude o centrifugate, tra cui asparagi, barbabietole, carciofi, carote, cavolfiori, finocchi, lattuga, peperoni rossi e spinaci, possono essere consumate in abbondanza, possibilmente in insalata o grigliate senza sale (usate il gomasio), il nemico numero uno della cellulite (trattiene i liquidi) e condite con aceto balsamico, aceto di mele o una spruzzatina di limone e olio.

 

Frutta anticellulite

Tra i tipi di frutta soprattutto ad azione drenante e anticellulite ricordiamoci di mangiare:

ananas, albicocche, arance, pompelmi, frutti di bosco, fragole lamponi, mirtilli, pesche, prugne.

Tutti allo stesso modo benefici e eccellenti anche per combattere la stitichezza e per favorire e prolungare più a lungo l’abbronzatura.

 

Tra gli alimenti da evitare il primo posto spetta al sale perché causa ritenzione idrica e ai cibi che ne contengono in grande quantità come salumi e insaccati e naturalmente no a cibi fritti e alcolici.

Tisane drenanti

Quando si parla di rimedi naturali contro la cellulite, possiamo anche considerare le tisane drenanti ma non aspettatevi effetti miracolosi che come per magia faranno scomparire l’effetto cuscinetto e renderanno le vostre gambe lisce e sode semplicemente sorseggiando qualche tazza di infuso al giorno

Le tisane drenanti (specifiche anticellulite o meno) però sono un valido aiuto contro la ritenzione idrica perché in molti casi aiutano l’organismo a depurarsi e ad espellere le tossine, con benefici diffusi a tutto il corpo e gli organi. Possono essere bevute al naturale o dolcificate con miele o dolcificanti naturali; si sconsiglia l’uso di zucchero bianco raffinato, mentre si possono aggiungere a piacere zenzero e limone. Ed ecco la pilosella, equiseto, gramigna, vite rossa, ciliegia e barba di mais.

Infine, ovviamente, dovete seguire tutte le regole generali di una vita sana e attiva: fare attività fisica, mangiare bene, evitare il più possibile fumo e alcol, dormire almeno 8 ore a notte.

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Psoriasi a tavola: consigli per ‘salvare la pelle’ durante le festività

Le festività natalizie, ricche di banchetti luculliani, possono essere una vera minaccia anche per la salute della pelle, specialmente per chi soffre di psoriasi. Per questo motivo gli esperti della ‘Scuola della Psoriasi’,  hanno studiato un menu ‘salva-pelle’ proprio per chi soffre di psoriasi; una malattia infiammatoria cronica della pelle, non infettiva né contagiosa, che può essere estremamente fastidiosa e inestetica, di cui soffrono almeno tre milioni di italiani in forme più o meno gravi.

L’esperto consiglia

Per la cena della vigilia, per esempio, sì al pesce accompagnato da verdure invernali come carote e zucca gialla; per il pranzo di Natale via libera a carni magre come pollo e tacchino farciti di verdure come cavolo, bietole o spinaci e accompagnati da cereali integrali. Per dessert, ottima la frutta secca e qualche dolce della tradizione meno ricco di zuccheri, preferendo per esempio una piccola fetta di pandoro o panettone classici, senza farciture, a torrone e marron glacé. Da evitare i dolci elaborati. E, fatto salvo quello di San Silvestro, meglio ridurre giudiziosamente i brindisi alcolici.

Dieta mediterranea

“La dieta mediterranea è la migliore per i pazienti con psoriasi – spiega Nicola Balato docente di dermatologia, Università di Napoli Federico II, responsabile dell’ambulatorio della psoriasi. Tanto pesce azzurro, frutta, verdura e legumi sono i cardini di un’alimentazione sana, mentre la carne rossa e i salumi non andrebbero portati in tavola più di una volta al mese, quella bianca una volta alla settimana. Questa alimentazione è quella adeguata a mantenere bassi i livelli generali di infiammazione nella cute che è troppo elevata nei soggetti con psoriasi. Questi, non a caso, hanno un rischio più elevato di andare incontro anche ad altre patologie legate a doppio filo all’eccesso di infiammazione nei tessuti, dal diabete alla sindrome metabolica, dall’artrite alle malattie cardiovascolari”. Seguire questo tipo di dieta nel periodo natalizio, durante il quale gli ‘stravizi’ gastronomici sono più frequenti, è difficile ma necessario, sottolinea Balato, “perché in caso contrario il rischio di andare incontro a un peggioramento delle lesioni è concreto.

 

I cibi sicuramente positivi, da inserire nelle portate di pranzi e cenoni, sono senza dubbio il pesce ricco di omega-3 e le carni magre . Ma anche la verdura: ottimi tutti gli ortaggi che paiono avere spiccate proprietà antinfiammatorie come carote, zucca gialla, bietole, cavoli. Chi volesse inserire gusti un po’ diversi dal solito, può puntare sui mirtilli, il mango o l’avocado, tutti frutti con un dimostrato effetto antinfiammatorio. Ottima anche tutta la frutta invernale, come arance e mandarini”.

 

Fonte :Nutri&Previeni

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Dieta Sirt, ecco che cos’è e le perplessità sul fatto che funzioni davvero.

Spopola in rete la cosiddetta dieta Sirt, un regime alimentare basato su un gruppo di alimenti che dovrebbero attivare alcuni geni collegati al metabolismo. Ecco in cosa consiste e quali sono i possibili rischi.

In rete se ne parla come “la dieta del gene magro”. Perché sarebbe basata sull’azione di un gruppo di proteine, le sirtuine (donde il nome di dieta Sirt) capaci di attivare una famiglia di geni correlati all’attivazione del metabolismo. E che quindi, se opportunamente stimolati, aiuterebbero l’organismo a bruciare più facilmente e velocemente le calorie assunte con il cibo, favorendo così un dimagrimento rapido e senza troppe rinunce. Tuttavia, come abbiamo già ricordato in altre occasioni, è bene sempre fare molta attenzione alle diete che si proclamano facili e miracolose, le quali spesso non hanno evidenze scientifiche abbastanza solide (o talvolta non ne hanno affatto) e soprattutto possono comportare rischi per la salute da non sottovalutare. Come già accaduto in casi simili, anche stavolta alla popolarità della dieta ha contribuito non poco l’endorsement di personaggi famosi, tra cui la cantante Adele Abbiamo allora cercato di capire come funziona (e se funziona) e soprattutto se è sicura per la salute. Ecco cosa abbiamo scoperto.

 

Come funziona

La particolarità della dieta Sirt (sempre a detta dei suoi creatori, i nutrizionisti Aidan Goggins e Glen Matten) è il fatto che non prevede l’esclusione di nessun cibo, ma, al contrario, l’introduzione di specifici alimenti, i cosiddetti cibi Sirt. La dieta, in particolare, si compone di due fasi contraddistinte da due regimi alimentari diversi. La prima fase dura una settimana ed è caratterizzata da una riduzione drastica delle calorie. Nei primi tre giorni, Goggins e Matten raccomandando di stare al di sotto delle mille calorie, mangiando tre succhi verdi e pasto solido; nei quattro successivi il regime passa a 1.500 calorie con l’aggiunta di un secondo pasto solido. La conseguenza dovrebbe essere la perdita di circa tre chili. In questa fase “non c’è bisogno di stressarsi con attività sportive intense o prolungate”, perché sono i cibi Sirt “a sgobbare un po’”.

La seconda fase della dieta dura due settimane ed è volta a consolidare il dimagrimento del periodo precedente (è la cosiddetta fase di mantenimento). Non ci sono più restrizioni sulle calorie, ma solo ulteriori raccomandazioni di assumere altri cibi Sirt. Ovvero: cavolo, cioccolato fondente, vino rosso, agrumi, caffè, mirtilli, capperi, tè verde, soia, fragole.

 

Il razionale scientifico

La ragione scientifica dietro la dieta Sirt, dicono Goggins e Matten, sta nel fatto che gli attivatori delle  sirtuine :cavolo, cioccolato fondente, vino rosso, agrumi, caffè, mirtilli, capperi, tè verde, soia, fragole.avrebbero diversi benefici per la salute, tra cui la costruzione dei muscoli, la soppressione dell’appetito, il miglioramento della memoria e del controllo degli zuccheri nel sangue, la pulizia dai radicali liberi che si accumulano nelle cellule. Quanto c’è di vero? Indubbiamente, diversi tra gli alimenti previsti dalla dieta, i sirtuino-stimolanti, sono ricchi di sostanze come resveratrolo e flavonoidi, per i quali diversi studi hanno acclarato degli effetti positivi per la salute. Il resveratrolo, per esempio, è un buon antiossidante, antinfiammatorio e vasoprotettore; alcuni flavonoidi, dal canto loro, hanno azioni epatoprotettive e antiossidanti.

 

Tuttavia, dicono gli esperti, il legame tra produzione di sirtuina e dimagrimento – così come quello tra specifici geni e dimagrimento – è tutt’altro che certo: “Indubbiamente la genetica svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo”, ci spiega Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice al Centro ricerca alimenti e nutrizione, “che viene studiato dalla cosiddetta nutrigenomica, un settore di ricerca affascinante e complesso. E soprattutto ancora in gran parte inesplorato: per questo parlare di geni magri può essere molto fuorviante. Anche posto che la sirtuina attivi dei geni correlati al metabolismo, al momento non sappiamo con certezza se contemporaneamente aziona anche geni che hanno l’effetto opposto: parlare dell’azione di uno specifico alimento o sostanza rispetto all’attivazione di un gene è come guardare un paesaggio da un buco della serratura. E per comprendere a fondo l’azione genetica di un alimento bisognerebbe compiere studi che prevedono l’utilizzo di strumenti di bioinformatica complessi”.

 

Fa dimagrire? È pericolosa?

Effettivamente, l’unica evidenza dell’efficacia dei cibi Sirt rispetto al dimagrimento è una sperimentazione clinica citata nel libro, effettuata in una palestra privata su un campione di appena 39 persone, seguite per 7 giorni, che hanno perso circa 3 chili. Un po’ poco per gridare al miracolo: “Al di là della limitatezza del campione, il fatto che nella prima fase della dieta si perdano 3 chili”, dice ancora Rossi, “di per sé non è sorprendente, dato il regime ipocalorico cui si è sottoposti. Sarebbe stato anomalo il contrario: il dimagrimento non si misura in 7 giorni. Per di più, le diete con un regime così restrittivo, di solito, sono quelle che vengono abbandonate per prime”.

Le raccomandazioni degli esperti, insomma, restano le solite. “Per restare in forma e godere degli effetti benefici sulla salute”, dice Rossi, “non c’è necessariamente bisogno di scomodare i cibi Sirt. Basta ricordarsi, per esempio, che tutti gli alimenti vegetali contengono molecole bioattive che fanno bene all’organismo. Tra l’altro, la lista degli alimenti inclusi nella dieta Sirt comprende anche il vino rosso, che contiene zuccheri e alcool (sostanza la cui cancerogenicità è certificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), e il cioccolato, a sua volta alimento ipercalorico e zuccherato”. Per evitare rischi, comunque, è bene sempre consultare gli esperti ,evitare il fai da e ricorrere subito agli specialisti in caso di complicanze.

 

www.wired.it

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L’importanza della dieta alcalina per il benessere delle articolazioni

Le articolazioni sono uno dei punti preferenziali in cui il nostro organismo accumula radicali liberi e acidi urici;  in pratica il corpo cerca di spostare sostanze potenzialmente pericolose e acide dove il danno è minore.
Pertanto si rivela essenziale uno stile di vita in grado di rallentare i processi di ossidazione, infiammazione e acidificazione dell’organismo a partire da una sana alimentazione di tipo alcalino.
Lo stress, la vita sedentaria, un’alimentazione raffinata e ipercalorica, l’uso e abuso di nicotina, di alcol, di farmaci, lo stesso metabolismo endogeno aumentano il carico tossico del nostro organismo e determinano un’acidificazione del “terreno” biologico ed una situazione, di conseguenza, infiammatoria che può diventare anche cronica.

Normalmente l’organismo è in grado di eliminare questi acidi grazie ad una serie di processi fisiologici in grado di mantenere un corretto equilibrio. Le particelle acide migrano dal sito di produzione cellulare alla matrice extracellulare (intricato network di macromolecole), quindi al tessuto linfatico che attraverso una serie di capillari, vasi, gangli, raccoglie le sostanze di rifiuto da tutti i tessuti dell’organismo e poi tramite i tronchi linfatici le riversa nel sangue per poi essere trasportate agli organi emuntori. Per consentire ciò la matrice extracellulare è soggetta ad un continuo rimodellamento nell’arco delle 24 ore: nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, essa appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol). Durante questo periodo avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase di smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, la matrice extracellulare appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di gel). E’ in questa seconda parte della giornata che avviene la ricostituzione delle proteine (fase di ricostruzione).
Se viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, l’organismo non riesce più ad eliminarle e si accumulano portando al nascere dei disturbi legati all’acidosi: stanchezza cronica, scarsa concentrazione, sonnolenza, irritabilità, emicranie, crampi muscolari, dolori muscolari e articolari, infiammazioni frequenti, candidosi, cellulite, osteoporosi,artrosi, artrite.

Esistono ampie evidenze nella letteratura scientifica che dimostrano come la dieta giochi un ruolo importante nella gestione dell’equilibrio acido-base. Ogni alimento, infatti, in base alla propria composizione, può fornire all’organismo un carico acido (cibo acidificante) oppure può fornire sostanze in grado di neutralizzare le scorie acide (cibo alcalinizzante).
Bisognerebbe dunque organizzare la propria alimentazione in modo tale che gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75-80% del consumo giornaliero.
Alimenti consigliati sono di origine non animale, frutta e vegetali (mele, limoni, insalata, miglio, patate, mandorle, semi di sesamo, mirtilli, broccoli, dieta, carote, sedano, cavoli, fagiolini, cipolle, arance, melassa e, in genere, tutta la frutta e la verdura fresca) e di un 20% di origine animale (carne, pesce, crostacei, latte e derivati), ma anche frumento e cereali. Sono cereali (o simil-cereali) alcalinizzanti la quinoa, il miglio e l’amaranto.
In pratica per ogni alimento acidificante (gli ultimi dell’elenco) se ne scelgono quattro di tipo alcalinizzante (rapporto 1:4).
Avrete notato che alcuni tipi di carboidrati (pane, pasta e cereali) fanno parte degli alimenti acidi. Il consiglio è limitarli, ma non eliminarli, in quanto sono indispensabili per il mantenimento del volume e del tono muscolare. Sono preferibili quelli di tipo integrale per la loro bassa densità glucidica; inoltre, è meglio assumerli nella prima parte della giornata quando il metabolismo è più attivo.

Raccomando infine di bere molta acqua (circa 2 litri al giorno lontano dai pasti), anche questa “alcalinizzante”: osservate le etichette delle acque che acquistate, alla voce pH esso dev’essere superiore a 7.

Noci, soia, avocado: ricchi di vitamina E che favorisce la rigenerazione del tessuto articolare e di vitamina B3 che ne migliora la mobilità e la forza; Broccoli, rape, cipolle, carote (meglio se freschi, sottoforma di centrifugato) e germogli di alfa alfa: ricchi di boro, che contrasta l’osteoporosi riducendone i dolori associati;

Importante è ridurre il sale e cercare di sostituirlo con condimenti alcalinizzanti: zenzero, peperoncino, curry, salvia, rosmarino, semi di finocchio e semi di cumino.

Alcune spezie, forniscono un gusto supplementare ai cibi e permettono di evitare l’aggiunta di sale. Per esempio: curcuma (polvere dal rizoma), cannella e chiodi di garofano sono anche ricchi di antiossidanti e dunque doppiamente protettori.
La curcuma è conosciuta da sempre per l’azione depurativa, coleretica (stimolante la produzione di bile da parte del fegato) e colagoga (che favorisce lo svuotamento della colecisti, aumentando l’ afflusso di bile nel duodeno), è un ‘epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue.
Il principio attivo più importante è la curcumina, che recenti studi hanno dimostrato avere proprietà antitumorali essendo capace di bloccare un ‘enzima ritenuto responsabile della proliferazione cellulare cancerogena. Questo principio attivo ha un’azione antinfiammatoria e analgesica, e per questo motivo è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni,dolori articolari, artrite e artrosi; regola l’azione degli enzimi che bloccano il deterioramento della cartilagine.

Sono da evitare : le carni, le uova, i cibi conservati e zuccherati, ma anche le farine bianche, i lieviti, il grano, il latte e i suoi derivati: questi alimenti infatti sono tra i principali allergeni, e le intolleranze alimentari rientrano tra le cause dei fenomeni infiammatori.

Per ristabilire il corretto equilibrio acido-base del nostro organismo va adottato inoltre un salutare stile di vita, nel quale si dovrebbe dare spazio a movimento regolare, riposo e sonno adeguati.

Può essere utile fare una dieta depurativa in autunno e primavera, per un periodo di circa 7 giorni ricca di centrifugati, verdure, frutta fresca, molta acqua e pochissime proteine vegetali accompagnata da un giorno di digiuno.
Anche i metodi di cottura meritano particolare riguardo: alcune cotture ad alta temperatura nuocciono alla salute. Le grigliate e i fritti contengono non solamente sostanze cancerogene, ma anche sostanze tossiche. Il metodo acido-base consiglia di privilegiare cibi crudi e cotture a bassa temperatura che permettono di conservare gli elementi protettori degli alimenti: sopra i 110 °C la maggior parte delle vitamine è distrutta.

Erika Silvestri

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