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Dieta Sirt, ecco che cos’è e le perplessità sul fatto che funzioni davvero.

Spopola in rete la cosiddetta dieta Sirt, un regime alimentare basato su un gruppo di alimenti che dovrebbero attivare alcuni geni collegati al metabolismo. Ecco in cosa consiste e quali sono i possibili rischi.

In rete se ne parla come “la dieta del gene magro”. Perché sarebbe basata sull’azione di un gruppo di proteine, le sirtuine (donde il nome di dieta Sirt) capaci di attivare una famiglia di geni correlati all’attivazione del metabolismo. E che quindi, se opportunamente stimolati, aiuterebbero l’organismo a bruciare più facilmente e velocemente le calorie assunte con il cibo, favorendo così un dimagrimento rapido e senza troppe rinunce. Tuttavia, come abbiamo già ricordato in altre occasioni, è bene sempre fare molta attenzione alle diete che si proclamano facili e miracolose, le quali spesso non hanno evidenze scientifiche abbastanza solide (o talvolta non ne hanno affatto) e soprattutto possono comportare rischi per la salute da non sottovalutare. Come già accaduto in casi simili, anche stavolta alla popolarità della dieta ha contribuito non poco l’endorsement di personaggi famosi, tra cui la cantante Adele Abbiamo allora cercato di capire come funziona (e se funziona) e soprattutto se è sicura per la salute. Ecco cosa abbiamo scoperto.

 

Come funziona

La particolarità della dieta Sirt (sempre a detta dei suoi creatori, i nutrizionisti Aidan Goggins e Glen Matten) è il fatto che non prevede l’esclusione di nessun cibo, ma, al contrario, l’introduzione di specifici alimenti, i cosiddetti cibi Sirt. La dieta, in particolare, si compone di due fasi contraddistinte da due regimi alimentari diversi. La prima fase dura una settimana ed è caratterizzata da una riduzione drastica delle calorie. Nei primi tre giorni, Goggins e Matten raccomandando di stare al di sotto delle mille calorie, mangiando tre succhi verdi e pasto solido; nei quattro successivi il regime passa a 1.500 calorie con l’aggiunta di un secondo pasto solido. La conseguenza dovrebbe essere la perdita di circa tre chili. In questa fase “non c’è bisogno di stressarsi con attività sportive intense o prolungate”, perché sono i cibi Sirt “a sgobbare un po’”.

La seconda fase della dieta dura due settimane ed è volta a consolidare il dimagrimento del periodo precedente (è la cosiddetta fase di mantenimento). Non ci sono più restrizioni sulle calorie, ma solo ulteriori raccomandazioni di assumere altri cibi Sirt. Ovvero: cavolo, cioccolato fondente, vino rosso, agrumi, caffè, mirtilli, capperi, tè verde, soia, fragole.

 

Il razionale scientifico

La ragione scientifica dietro la dieta Sirt, dicono Goggins e Matten, sta nel fatto che gli attivatori delle  sirtuine :cavolo, cioccolato fondente, vino rosso, agrumi, caffè, mirtilli, capperi, tè verde, soia, fragole.avrebbero diversi benefici per la salute, tra cui la costruzione dei muscoli, la soppressione dell’appetito, il miglioramento della memoria e del controllo degli zuccheri nel sangue, la pulizia dai radicali liberi che si accumulano nelle cellule. Quanto c’è di vero? Indubbiamente, diversi tra gli alimenti previsti dalla dieta, i sirtuino-stimolanti, sono ricchi di sostanze come resveratrolo e flavonoidi, per i quali diversi studi hanno acclarato degli effetti positivi per la salute. Il resveratrolo, per esempio, è un buon antiossidante, antinfiammatorio e vasoprotettore; alcuni flavonoidi, dal canto loro, hanno azioni epatoprotettive e antiossidanti.

 

Tuttavia, dicono gli esperti, il legame tra produzione di sirtuina e dimagrimento – così come quello tra specifici geni e dimagrimento – è tutt’altro che certo: “Indubbiamente la genetica svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo”, ci spiega Laura Rossi, nutrizionista e ricercatrice al Centro ricerca alimenti e nutrizione, “che viene studiato dalla cosiddetta nutrigenomica, un settore di ricerca affascinante e complesso. E soprattutto ancora in gran parte inesplorato: per questo parlare di geni magri può essere molto fuorviante. Anche posto che la sirtuina attivi dei geni correlati al metabolismo, al momento non sappiamo con certezza se contemporaneamente aziona anche geni che hanno l’effetto opposto: parlare dell’azione di uno specifico alimento o sostanza rispetto all’attivazione di un gene è come guardare un paesaggio da un buco della serratura. E per comprendere a fondo l’azione genetica di un alimento bisognerebbe compiere studi che prevedono l’utilizzo di strumenti di bioinformatica complessi”.

 

Fa dimagrire? È pericolosa?

Effettivamente, l’unica evidenza dell’efficacia dei cibi Sirt rispetto al dimagrimento è una sperimentazione clinica citata nel libro, effettuata in una palestra privata su un campione di appena 39 persone, seguite per 7 giorni, che hanno perso circa 3 chili. Un po’ poco per gridare al miracolo: “Al di là della limitatezza del campione, il fatto che nella prima fase della dieta si perdano 3 chili”, dice ancora Rossi, “di per sé non è sorprendente, dato il regime ipocalorico cui si è sottoposti. Sarebbe stato anomalo il contrario: il dimagrimento non si misura in 7 giorni. Per di più, le diete con un regime così restrittivo, di solito, sono quelle che vengono abbandonate per prime”.

Le raccomandazioni degli esperti, insomma, restano le solite. “Per restare in forma e godere degli effetti benefici sulla salute”, dice Rossi, “non c’è necessariamente bisogno di scomodare i cibi Sirt. Basta ricordarsi, per esempio, che tutti gli alimenti vegetali contengono molecole bioattive che fanno bene all’organismo. Tra l’altro, la lista degli alimenti inclusi nella dieta Sirt comprende anche il vino rosso, che contiene zuccheri e alcool (sostanza la cui cancerogenicità è certificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), e il cioccolato, a sua volta alimento ipercalorico e zuccherato”. Per evitare rischi, comunque, è bene sempre consultare gli esperti ,evitare il fai da e ricorrere subito agli specialisti in caso di complicanze.

 

www.wired.it

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Il cibo come prevenzione e cura delle malattie

Il cibo può contribuire a contrastare i rischi di malattie come obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, senescenza e patologie cardiovascolari; può agire infatti come un vero e proprio farmaco. Lo evidenziano alcune ricerche realizzate dall’Università di Tor Vergata e dal Brander Cancer Research Institute del New York Medical College in coordinamento con Enea e pubblicate sull’International Journal of Molecular Science.

Focus delle ricerche
Gli studi sono focalizzati sull’azione di alcune sostanze come polifenoli, acidi grassi polinsaturi e altre ancora, nel contrastare le malattie e nel contribuire a prevenire l’insorgenza di tumori. La ricerche hanno inoltre evidenziato l’azione benefica di alcuni componenti di alimenti come il te ‘ verde ,la curcumina e il resveratrolo contenuto nei frutti scuri e, in grado di modulare il funzionamento di innumerevoli geni.

“Da questi studi arrivano nuove consapevolezze sui rischi di alterazione del metabolismo legati ad una cattiva nutrizione, ma anche su come l’alimentazione riesca ad influenzare in maniera positiva e a volte determinante lo sviluppo e il decorso di alcune patologie – spiega  Laura Teodori ricercatrice del laboratorio Diagnostica e Metrologia della divisione Tecnologie Fisiche per la Salute dell’Enea – I polifenoli contenuti ad esempio nel tè verde, intervengono nella regolazione del metabolismo epatico; gli acidi grassi polinsaturi, i cosiddetti omega-3, contenuti nei semi di lino e in molti pesci, possono modulare il metabolismo lipidico, hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti e sono inversamente correlati con il rischio di disturbi neurologici, come ad esempio l’Alzheimer”. Ma non è tutto.

Un recente studio del gruppo di ricerca sull’ingegneria e rigenerazione/riparazione tissutale, condotto dal laboratorio di Diagnostica e Metrologia dell’Enea e le Università di Tor Vergata, Urbino e la Sorbonne di Parigi, pubblicato sull’International Journal of Medical Sciences ha dimostrato che gli omega 3 sono anche in grado di portare benefici in chi soffre di distrofia muscolare.

Fonte: Nutri&previeni

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La dieta che allunga la vita

allunga virGrazie ai numerosi studi medici è sempre più chiaro quali siano gli alimenti da preferire. Alcuni cibi assicurano il rallentamento dell’invecchiamento del nostro organismo allungandone anche la loro durata.

Per influire positivamente sul nostro organismo è necessario scegliere alimenti a basso apporto calorico ed evitare i cibi e le bevande legate all’insano sistema del “fast food” cioè quei cibi raffinati ricchi di grassi idrogenati, sale e zuccheri semplici: ad esempio patatine, bibite zuccherate o con conservanti, merendine e cibi precotti. Non devono invece mancare nella nostra dieta gli alimenti che apportano poche calorie e molte vitamine: in particolare le vitamine C ed E che, grazie alla loro azione antiossidante, riducono l’azione dei radicali liberi . Anche i fitocomposti, come i polifenoli, contenuti per esempio nell’uva nera, hanno un effetto simile a quello degli antiossidanti e una volta introdotti nel nostro corpo agiscono direttamente sui meccanismi biochimici rallentandone l’invecchiamento cellulare.

Ma in quali cibi possiamo trovare queste preziose sostanze?

In cima alla classifica troviamo insieme all’uva nera, che aiuta anche all’eliminazione delle scorie in eccesso,i frutti di bosco ricchi di polifenoli: il mirtillo rallentano l’invecchiamento della pelle mentre le more ci difendono dalle infezioni ed aiutano il lavoro del cuore.

Seguono il cavolo e il broccolo che contengono un mix di vitamina C, antiossidanti aminoacidi ed hanno  un’azione depurativa e rinforzante delle nostre difese immunitarie.

Per proteggere il nostro apparato urinario  e quello cardiovascolare sulla nostra tavola non deve mancare la barbabietola  mentre l’arancia, come gli altri agrumi, ricca di vitamina C è uno degli alimenti che ci aiuta a rimanere giovani. Aggiungete nelle vostre ricette anche gli spinaci, che fanno molto bene alla vista, la bieta, la zucca e le carote, le prugne secche, l’aglio e la cipolla: tutti questi alimenti svolgono un’attività anticancerogena e anti- invecchiamento.

Un segreto per mantenere inalterate le sostanze contenute nell’aglio? Schiaccialo prima di utilizzarlo nella cottura dei cibi.

Una soluzione ideale per introdurre le sostanze antiossidanti e le vitamine contenute negli ortaggi freschi è quella di assumerli sotto forma di centrifuga di frutta o frutta mista a verdura oppure con una macedonia mista, da mangiare magari la mattina a colazione.

Un’altra precauzione importante al momento dell’acquisto di frutta e verdura fresche è di verificarne la qualità: i cibi non devono essere contaminati da sostanze inquinanti, da fertilizzanti, pesticidi ed ormoni altrimenti verranno a mancare i presupposti dell’introduzione delle sostanze benefiche.

Ci sono in natura altre sostanze, contenute sempre negli alimenti, che fungono da anti – infiammatori e proteggono i nostri organi: sono gli omega- 3. Grazie a questi elementi naturali riusciamo ad agire direttamente sui nostri organi migliorandone la funzione immunitaria e prolungandone i periodi di benessere.

Anche in questo caso i cibi che contengono gli omega-3 sono di origine vegetale: i polifenoli del tè verde, la capsaicina del peperoncino, la curcuma del curry e il resveratrolo contenuto nella buccia dell’uva nera. Abbondano di omega-3 anche l’olio di lino, solo se consumato a crudo, il rosmarino e l’origano secchi, i semi di lino e di zucca, la soia, le mandorle, le nocciole e le noci. Consuma spesso i cereali integrali in chicco come il riso, l’orzo e l’avena, il grano saraceno, il miglio e la quinta: questi alimenti che conservano i tegumenti esterni e il germe interno forniscono molte proteine e i benefici acidi grassi polisanturi.

Una sostanza utile alle donne sempre a corto di calcio e a rischio di osteoporosi, cioè della rarefazione ossea, è quella contenuta nella pianta dell’equiseto. Questa comune pianta è l’alimento con il più alto contenuto di silicio del mondo vegetale e contiene anche carbonato di calcio, solfato di potassio, magnesio, ferro e manganese: tutti elementi con un forte potere rimineralizzante.  Per irrobustire le ossa bevi una tisana di equiseto tre volte al giorno ed alimentati con piselli, fagioli, broccoli, pesce azzurro, aringa e salmone che hanno una grande quantità di vitamina D. Sesamo ed alghe sono ricchi di calcio e ne contengono in quantità superiore del latte e del formaggio.

www.ministerosalute.it

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