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La sfida al bilancio energetico: come abbassare la termogenesi adattativa.

Il bilancio energetico è un concetto chiave nell’eziologia e nella prevalenza dell’obesità e delle sue comorbilità, nonché nello sviluppo di possibili trattamenti.

Se l’apporto energetico supera il dispendio energetico, si sviluppa un bilancio energetico positivo e aumenta il rischio di sovrappeso, obesità e comorbilità.

Il bilancio energetico è determinato dall’omeostasi energetica e messo in discussione dalla sensibilità alla ricompensa alimentare e da fattori modulatori come il disallineamento circadiano, l’altitudine elevata, la temperatura ambientale e l’attività fisica.

La ricompensa alimentare e il disallineamento circadiano aumentano il rischio di sovrappeso e obesità, mentre l’ipossia ipobarica, l’abbassamento della temperatura ambientale o l’aumento dell’attività fisica potrebbero contribuire alla perdita e alla gestione del peso corporeo, ma non sono state dimostrate prove chiare.

L’approccio dietetico come parte di un approccio di stile di vita per la gestione del peso corporeo dovrebbe comportare la riduzione dell’apporto energetico, compreso il controllo della ricompensa alimentare, sostenendo in tal modo sazietà e massa corporea priva di grassi, sostenendo il dispendio energetico.

 

Le catechine del tè verde e la capsaicina nel peperone in parte soddisfano questi requisiti sostenendo il dispendio energetico e aumentando l’ossidazione dei grassi, mentre la capsaicina sopprime anche la fame e l’assunzione di cibo.

L’assunzione di proteine ​​di almeno 0,8 g / kg di peso corporeo soddisfa questi requisiti in quanto, durante la riduzione dell’assunzione di energia, aumenta il controllo dell’assunzione di cibo incluso il controllo della ricompensa alimentare e contrasta la termogenesi adattativa.

Le proteine alimentari esercitano un elevato effetto saziante attraverso diversi percorsi tra cui la stimolazione della secrezione dell’ormone intestinale, effetti digestivi, livelli circolanti di aminoacidi, dispendio energetico, stato chetogenico e possibilmente gluconeogenesi.

La sazietà può essere stimolata da elevate concentrazioni ematiche di aminoacidi, soprattutto leucina, isoleucina e valina. La sazietà è in parte correlata agli ormoni intestinali anoressigenici e orexigenici, prodotti in risposta al rilevamento periferico e centrale degli aminoacidi, stimolando l’attività vagale nelle aree cerebrali coinvolte nel controllo dell’assunzione di cibo. E in effetti, le concentrazioni di GLP-1, colecistochinina (CCK) e PYY aumentano costantemente in risposta a elevate assunzioni proteiche mentre la soppressione postprandiale della grelina si prolunga quando si consumano proteine ​​nella dieta.

In generale, in esperimenti a breve termine, è stato osservato che le diete ad alto contenuto proteico ad libitum mantengono la sazietà a un livello paragonabile alla dieta originale, nonostante un apporto energetico inferiore.

 

Per quanto riguarda gli effetti sull’assunzione di energia e sulla ricompensa alimentare, gli effetti della sazietà alimentare indotta dalle proteine ​​possono essere dominati dal comportamento alimentare guidato dalla ricompensa: una ricompensa alimentare limitata indotta da proteine ​​può influire sul rispetto di una dieta proteica a lungo termine.

 

Per quanto riguarda gli effetti sul dispendio energetico, gli effetti delle diete ad alto contenuto proteico energeticamente bilanciate hanno mostrato tassi più elevati di dispendio energetico, soprattutto sulla termogenesi indotta dalla dieta (DIT). Ben il quarantadue percento dell’aumento del dispendio energetico dopo la dieta ricca di proteine ​​è stato spiegato dall’aumento della gluconeogenesi.

La sintesi proteica è stimolata dall’elevato apporto proteico. L’assunzione prolungata di poche proteine (es il digiuno) può portare alla perdita muscolare a causa della mancanza di disponibilità di aminoacidi precursori per la sintesi proteica muscolare de novo.

FFM ha mostrato piccoli aumenti con la dieta ricca di proteine ​​mentre ha dimostrato di diminuire con la dieta povera di proteine. Dispendio nel sonno, DIT e dispendio energetico totale sono stati mantenuti nella dieta ricca di proteine, mentre sono stati significativamente ridotti nella dieta povera di proteine.

Pertanto, a un peso corporeo costante, una dieta ricca di proteine ​​può proteggere dallo sviluppo di un bilancio energetico positivo.

Per contro, il consumo di una dieta a basso contenuto proteico può aumentare il rischio per lo sviluppo di un bilancio energetico positivo attraverso la termogenesi adattativa.

 

 

Autori: Margriet S Westerterp-Plantenga

 

Fonte: Physiol Behav, 112879 2020 Mar 18 PMID: 32199999 DOI: 10.1016/j.physbeh.2020.112879

 

Link della fonte: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031938420301967?via%3Dihub

 

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I benefici del peperoncino per la salute di cuore e cervello

Oltre a insaporire le pietanze con il suo gusto piccante, il peperoncino è una vera e propria bomba di salute. Utilizzare abitualmente questa spezia in cucina (circa 4 volte a settimana) riduce il rischio di morte per infarto del 40% e per ictus di oltre il 60%. Inoltre riduce del 23% il rischio di morte per qualsiasi causa rispetto a chi non lo assume regolarmente. Un prezioso elisir di lunga vita, insomma, come conferma uno studio dal titolo Chili Pepper Consumption and Cardiovascular Mortality coordinato dagli epidemiologi dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università dell’Insubria a Varese e il Cardiocentro Mediterraneo di Napoli.

Pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, lo studio ha fatto riferimento alle abitudini alimentari di 22.811 molisani il cui stato di salute è stato seguito per un tempo medio di otto anni. Gli studiosi hanno così potuto constatare che utilizzare il peperoncino 4 o più volte a settimana è collegato ad una riduzione del rischio complessivo di morte del 23%, una riduzione del rischio di morte per infarto del 40% e addirituttura una riduzione di oltre la metà del rischio di ictus.

“L’aspetto più interessante – ha spiegato il primo autore del lavoro Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Neuromed – è che la protezione assicurata dal peperoncino è indipendente dal tipo di dieta adottata complessivamente, ovvero sia che si mangi in modo sano, sia che si scelga un’alimentazione meno sana, l’effetto protettivo del peperoncino è uguale per tutti”.

Gli studiosi affermano che saranno necessari ulteriori studi per comprendere i meccanismi biochimici attraverso cui il peperoncino e altre piante simili usate in cucina esercitano tali effetti protettivi.Quel che è certo, perché dimostrato da numerose evidenze scientifiche, è che il peperoncino è un alimento molto salutare e per questo dovremmo tenerlo in grande considerazione nella nostra dieta.

A cosa fa bene il peperoncino piccante?

Il peperoncino migliora la circolazione sanguigna e protegge il sistema cardiovascolare. Questa spezia contiene poi molti grassi insaturi che rafforzano i vasi sanguigni e mantengono l’elasticità dei capillari, migliorando in tal modo l’ossigenazione del sangue.

Il peperoncino possiede inoltre notevoli proprietà antinfiammatorie: il suo sapore piccante è dovuto all’alcaloide che contiene, la capsaicina, che favorisce la digestione.

È poi ricco di antiossidanti e vitamine, tra cui la vitamina C, in grado di difendere dalle infezioni, e la vitamina E, che si ritiene essere in grado di potenziare le funzioni sessuali (per questo il peperoncino rientra tra i cibi considerati afrodisiaci).

 

Le controindicazioni del peperoncino

Nonostante le molteplici proprietà benefiche, vi sono anche alcune controindicazioni. Queste interessano chi soffre di alcune patologie quali ulcera, gastroenterite, cistite, epatite, emorroidi. Inoltre i bambini sotto i 12 anni dovrebbero limitarne il consumo perché il loro apparato digerente è molto delicato. Al fine di evitare disturbi, è consigliato limitarne il consumo anche per le donne in gravidanza o nel periodo dell’allattamento.

 

Alessia Ferla

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La dieta che allunga la vita

allunga virGrazie ai numerosi studi medici è sempre più chiaro quali siano gli alimenti da preferire. Alcuni cibi assicurano il rallentamento dell’invecchiamento del nostro organismo allungandone anche la loro durata.

Per influire positivamente sul nostro organismo è necessario scegliere alimenti a basso apporto calorico ed evitare i cibi e le bevande legate all’insano sistema del “fast food” cioè quei cibi raffinati ricchi di grassi idrogenati, sale e zuccheri semplici: ad esempio patatine, bibite zuccherate o con conservanti, merendine e cibi precotti. Non devono invece mancare nella nostra dieta gli alimenti che apportano poche calorie e molte vitamine: in particolare le vitamine C ed E che, grazie alla loro azione antiossidante, riducono l’azione dei radicali liberi . Anche i fitocomposti, come i polifenoli, contenuti per esempio nell’uva nera, hanno un effetto simile a quello degli antiossidanti e una volta introdotti nel nostro corpo agiscono direttamente sui meccanismi biochimici rallentandone l’invecchiamento cellulare.

Ma in quali cibi possiamo trovare queste preziose sostanze?

In cima alla classifica troviamo insieme all’uva nera, che aiuta anche all’eliminazione delle scorie in eccesso,i frutti di bosco ricchi di polifenoli: il mirtillo rallentano l’invecchiamento della pelle mentre le more ci difendono dalle infezioni ed aiutano il lavoro del cuore.

Seguono il cavolo e il broccolo che contengono un mix di vitamina C, antiossidanti aminoacidi ed hanno  un’azione depurativa e rinforzante delle nostre difese immunitarie.

Per proteggere il nostro apparato urinario  e quello cardiovascolare sulla nostra tavola non deve mancare la barbabietola  mentre l’arancia, come gli altri agrumi, ricca di vitamina C è uno degli alimenti che ci aiuta a rimanere giovani. Aggiungete nelle vostre ricette anche gli spinaci, che fanno molto bene alla vista, la bieta, la zucca e le carote, le prugne secche, l’aglio e la cipolla: tutti questi alimenti svolgono un’attività anticancerogena e anti- invecchiamento.

Un segreto per mantenere inalterate le sostanze contenute nell’aglio? Schiaccialo prima di utilizzarlo nella cottura dei cibi.

Una soluzione ideale per introdurre le sostanze antiossidanti e le vitamine contenute negli ortaggi freschi è quella di assumerli sotto forma di centrifuga di frutta o frutta mista a verdura oppure con una macedonia mista, da mangiare magari la mattina a colazione.

Un’altra precauzione importante al momento dell’acquisto di frutta e verdura fresche è di verificarne la qualità: i cibi non devono essere contaminati da sostanze inquinanti, da fertilizzanti, pesticidi ed ormoni altrimenti verranno a mancare i presupposti dell’introduzione delle sostanze benefiche.

Ci sono in natura altre sostanze, contenute sempre negli alimenti, che fungono da anti – infiammatori e proteggono i nostri organi: sono gli omega- 3. Grazie a questi elementi naturali riusciamo ad agire direttamente sui nostri organi migliorandone la funzione immunitaria e prolungandone i periodi di benessere.

Anche in questo caso i cibi che contengono gli omega-3 sono di origine vegetale: i polifenoli del tè verde, la capsaicina del peperoncino, la curcuma del curry e il resveratrolo contenuto nella buccia dell’uva nera. Abbondano di omega-3 anche l’olio di lino, solo se consumato a crudo, il rosmarino e l’origano secchi, i semi di lino e di zucca, la soia, le mandorle, le nocciole e le noci. Consuma spesso i cereali integrali in chicco come il riso, l’orzo e l’avena, il grano saraceno, il miglio e la quinta: questi alimenti che conservano i tegumenti esterni e il germe interno forniscono molte proteine e i benefici acidi grassi polisanturi.

Una sostanza utile alle donne sempre a corto di calcio e a rischio di osteoporosi, cioè della rarefazione ossea, è quella contenuta nella pianta dell’equiseto. Questa comune pianta è l’alimento con il più alto contenuto di silicio del mondo vegetale e contiene anche carbonato di calcio, solfato di potassio, magnesio, ferro e manganese: tutti elementi con un forte potere rimineralizzante.  Per irrobustire le ossa bevi una tisana di equiseto tre volte al giorno ed alimentati con piselli, fagioli, broccoli, pesce azzurro, aringa e salmone che hanno una grande quantità di vitamina D. Sesamo ed alghe sono ricchi di calcio e ne contengono in quantità superiore del latte e del formaggio.

www.ministerosalute.it

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