• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 055241106 - 348 6936286 

Il pesce azzurro e le sue qualita’

Il pesce azzurro è un alimento prezioso che non deve mai mancare sulle nostre tavole, ricco di proprietà nutrizionali benefiche per la nostra salute. Con il termine pesce azzurro si intende classificare una specie marina con determinate caratteristiche: colorazione blu/verde del dorso e argentea del ventre, tra questi troviamo lo sgombro, le sardine, le alici, il tonno e non solo. Si tratta di solito di pesci di piccole dimensioni le cui carni sono molto digeribili e molto ricche dal punto di vista nutrizionale. Ma scopriamo di più su questo alimento così importante per la nostra dieta.

Quali sono le specie di pesce azzurro?

Il pesce azzurro è quello pescato nel Mar Mediterraneo, una tipologia di pesce che, come abbiamo visto, ha particolari caratteristiche: dorso dalle striature verdi/azzurre, ventre argenteo e senza squame. Ecco quali sono i pesci che fanno parte di questa categoria.

Alici e acciughe: pesci molto economici ricchi di sali minerali dal dorso tra l’azzurro e il grigio scuro. Ottimi se consumati marinati.

Aguglia: la sua carne contiene pochissimi grassi e molte proteine ed è caratterizzata dal colore verde attorno alla lisca.

Aringa: un pesce che contiene molti sali minerali e che di solito si consuma affumicato.

Merluzzo: ricco di vitamine, soprattutto vitamina B6, B12 e vitamina D indispensabile per la salute delle ossa.

Sgombro: pesce ricco di proteine e sali minerali e vitamina D. Tra il pesce azzurro è quello più ricco di Omega 3, e il più energetico anche se a volte può risultare indigesto.

Sardina: spesso viene confusa con l’acciuga o con l’alice ma si tratta di un pesce ancora più economico ma ricco di sostanze nutritive. Viene di solito utilizzata come condimento della pasta.

Tonno: è un pesce molto ricco di Omega 3 ma anche di importanti minerali come selenio, fosforo e potassio. Contiene inoltre proteine e vitamina B12.

Pesce spada: si tratta di un pesce di grandi dimensioni, che di solito si vende in tranci, e che è riconoscibile dalla caratteristica spina dorsale a X.

Altri pesci che fanno parte della categoria del pesce azzurro sono anche l’allaccia, simile alla sardina, la ricciola, i bianchetti, la palamita, il sauro e il lanzardo.

Il salmone viene considerato un pesce azzurro, anche se non lo è, per il fatto di essere ricco di Omega 3.

Proprietà benefiche e nutritive del pesce azzurro

Il pesce azzurro è importante per la nostra salute perché ricco di acidi grassi buoni, gli Omega 3, oltre ai sali minerali tra cui calcio, zinco, selenio, potassio, iodio e fosforo, e alle vitamine, in particolare vitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina D. È povero invece di grassi saturi, nocivi per la nostra salute e che troviamo in alimenti come insaccati e carne. Ma ecco le proprietà del pesce azzurro:

Aiuta il sistema cardiovascolare e riduce il colesterolo cattivo: gli Omega 3 sono indispensabili per la salute del cuore, delle arterie e per il sistema circolatorio in generale. Ciò perché, a differenza dei grassi saturi, gli acidi grassi di cui è composto il pesce azzurro non ostruiscono le arterie contrastando così il colesterolo cattivo (LDL) e i trigliceridi, evitando il rischio di trombi e coaguli e mantenendo il sangue fluido. Il pesce azzurro aiuta quindi anche a prevenire l’aterosclerosi, un’infiammazione cronica delle arterie causata da un alto livello di colesterolo nel sangue, evitando così danni vascolari.

Alimento dietetico: i grassi buoni del pesce azzurro lo rendono anche un alimento poco calorico: contiene infatti non più di 120 calorie per 100 gr, tranne lo sgombro che ne contiene 170, inoltre questi acidi grassi non si trasformano in adipe, aiutando così a mantenere la linea. Il pesce azzurro è anche un ottimo sostituto di carne e legumi in quanto molto ricco di proteine.

Ottimo per chi soffre di diabete: chi soffre di diabete deve evitare gli zuccheri semplici e limitare molto il consumo di grassi saturi. Consumare regolarmente pesce azzurro fornisce all’organismo il giusto apporto di proteine e grassi buoni senza rischi per la salute del soggetto diabetico. Utile contro l’osteoporosi: il pesce azzurro è importante anche per la salute delle ossa, contiene infatti calcio e ne potenzia l’assorbimento grazie alla vitamina D. Per questo aiuta a prevenire l’osteoporosi, soprattutto in pre e post menopausa. Un alimento da assumere in modo costante e prolungato per usufruire di tutti i suoi benefici e avere ossa più forti.

Come consumare il pesce azzurro

Il pesce azzurro è buono, salutare e ha un prezzo basso. Fino a qualche tempo fa era considerato un alimento povero tipico della dieta dei pescatori. Si tratta di un alimento che si deteriora in fretta a causa dei grassi di cui è composto, per questo va consumato in tempi brevi. Il pesce azzurro però non va mai consumato crudo, appena pescato: può infatti contenere batteri e parassiti pericolosi per la nostra salute come il clostridium perfrigens, per questo è obbligatorio il congelamento prima del consumo. Alcuni tipi di pesce azzurro possono essere affumicati, come ad esempio le aringhe, in questo modo si conservano per molto tempo mantenendo intatte le proprietà nutritive.

Per gustare al meglio il pesce azzurro potete prepararlo al cartoccio o al vapore, preferite comunque cotture brevi, anche in padella con poco condimento, alla griglia o al forno, evitate invece la frittura che rende il pesce azzurro meno salutare. Il pesce azzurro crudo mantiene intatti tutti i suoi valori nutritivi, ma assicuriamoci di consumarlo in luoghi sicuri, soprattutto quando decidiamo di mangiare sushi. Alcune tipologie di pesce azzurro le troviamo poi in scatoletta: sardine, sgombro, tonno, alici, in questi casi preferite quelli al naturali oppure in olio d’oliva.

Come capire se il pesce azzurro è fresco?

Prima di acquistare il pesce azzurro imparate a riconoscerne la freschezza: l’occhio del pesce deve essere vivido e dal colore brillante, la superficie deve essere tra il verde e il blu, le branchie di un rosso vivo e il ventre intatto e gonfio. Se il pesce risulta invece opaco, flaccido e con l’occhio velato, oltre ad avere un cattivo odore, allora è meglio non acquistarlo. Se acquistate il pesce a tranci, assicuratevi che la carne aderisca perfettamente alla lisca.

Ad Alberto,mio figlio,che ama e rispetta il mare.

fonte :donna.fanpage.it

 

Tags:
Categories:

Salute dell’osso con la BIA in multifrequenza!

Si può predire l’osteoporosi attraverso la riduzione della massa cellulare? Risponde uno studio trasversale giapponese

Ricerca Clinica e di Base

Il miglioramento dello stato nutrizionale, che può aiutare a prevenire l’osteoporosi, può essere valutato utilizzando l’indice di massa cellulare corporea (BCM), misurato mediante il metodo dell’impedenza bioelettrica (BIA).

Un recente studio trasversale condotto in Giappone ha studiato l’associazione tra osteoporosi e quattro componenti della composizione corporea, inclusa la BCM.

Lo studio ha incluso 600 partecipanti sottoposti a misurazioni dello stato osseo mediante ultrasuoni quantitativi e composizione corporea con la BIA a un controllo sanitario annuale.

I ricercatori hanno poi confrontato i pazienti con parametri ossei normali e quelli con osteoporosi.

C’erano 414 normali e 186 partecipanti con osteoporosi.

Le differenze significative tra i due gruppi sono state:

– età

– sesso

– altezza

– peso

– BCM

– contenuto di acqua extracellulare (ECW)

– minerali

anche dopo aggiustamento per età e sesso.

 

All’analisi di regressione logistica, BCM, età e ECW erano fattori di rischio significativi per l’osteoporosi.

BCM ed ECW nei maschi e BCM e età nelle femmine erano fattori di rischio significativi per l’osteoporosi.

Dei quattro componenti della composizione corporea misurati con BIA, la BCM era un fattore di rischio significativo in entrambi i sessi per l’osteoporosi. La BCM può essere facilmente misurata con l’impedenziometria in multifrequenza e può essere utile nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi.

 

 

Autori: Tanaka S, Ando K, Kobayashi K, Seki T, Hamada T, Machino M, Ota K, Morozumi M, Kanbara S, Ito S, Ishiguro N, Hasegawa Y, Imagama S.

Fonte: Mod Rheumatol. 2019 Mar 5:1-17. doi: 10.1080/14397595.2019.1589911

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30836039

Tags:
Categories:

L’importanza della dieta alcalina per il benessere delle articolazioni

Le articolazioni sono uno dei punti preferenziali in cui il nostro organismo accumula radicali liberi e acidi urici;  in pratica il corpo cerca di spostare sostanze potenzialmente pericolose e acide dove il danno è minore.
Pertanto si rivela essenziale uno stile di vita in grado di rallentare i processi di ossidazione, infiammazione e acidificazione dell’organismo a partire da una sana alimentazione di tipo alcalino.
Lo stress, la vita sedentaria, un’alimentazione raffinata e ipercalorica, l’uso e abuso di nicotina, di alcol, di farmaci, lo stesso metabolismo endogeno aumentano il carico tossico del nostro organismo e determinano un’acidificazione del “terreno” biologico ed una situazione, di conseguenza, infiammatoria che può diventare anche cronica.

Normalmente l’organismo è in grado di eliminare questi acidi grazie ad una serie di processi fisiologici in grado di mantenere un corretto equilibrio. Le particelle acide migrano dal sito di produzione cellulare alla matrice extracellulare (intricato network di macromolecole), quindi al tessuto linfatico che attraverso una serie di capillari, vasi, gangli, raccoglie le sostanze di rifiuto da tutti i tessuti dell’organismo e poi tramite i tronchi linfatici le riversa nel sangue per poi essere trasportate agli organi emuntori. Per consentire ciò la matrice extracellulare è soggetta ad un continuo rimodellamento nell’arco delle 24 ore: nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, essa appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol). Durante questo periodo avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase di smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, la matrice extracellulare appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di gel). E’ in questa seconda parte della giornata che avviene la ricostituzione delle proteine (fase di ricostruzione).
Se viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, l’organismo non riesce più ad eliminarle e si accumulano portando al nascere dei disturbi legati all’acidosi: stanchezza cronica, scarsa concentrazione, sonnolenza, irritabilità, emicranie, crampi muscolari, dolori muscolari e articolari, infiammazioni frequenti, candidosi, cellulite, osteoporosi,artrosi, artrite.

Esistono ampie evidenze nella letteratura scientifica che dimostrano come la dieta giochi un ruolo importante nella gestione dell’equilibrio acido-base. Ogni alimento, infatti, in base alla propria composizione, può fornire all’organismo un carico acido (cibo acidificante) oppure può fornire sostanze in grado di neutralizzare le scorie acide (cibo alcalinizzante).
Bisognerebbe dunque organizzare la propria alimentazione in modo tale che gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75-80% del consumo giornaliero.
Alimenti consigliati sono di origine non animale, frutta e vegetali (mele, limoni, insalata, miglio, patate, mandorle, semi di sesamo, mirtilli, broccoli, dieta, carote, sedano, cavoli, fagiolini, cipolle, arance, melassa e, in genere, tutta la frutta e la verdura fresca) e di un 20% di origine animale (carne, pesce, crostacei, latte e derivati), ma anche frumento e cereali. Sono cereali (o simil-cereali) alcalinizzanti la quinoa, il miglio e l’amaranto.
In pratica per ogni alimento acidificante (gli ultimi dell’elenco) se ne scelgono quattro di tipo alcalinizzante (rapporto 1:4).
Avrete notato che alcuni tipi di carboidrati (pane, pasta e cereali) fanno parte degli alimenti acidi. Il consiglio è limitarli, ma non eliminarli, in quanto sono indispensabili per il mantenimento del volume e del tono muscolare. Sono preferibili quelli di tipo integrale per la loro bassa densità glucidica; inoltre, è meglio assumerli nella prima parte della giornata quando il metabolismo è più attivo.

Raccomando infine di bere molta acqua (circa 2 litri al giorno lontano dai pasti), anche questa “alcalinizzante”: osservate le etichette delle acque che acquistate, alla voce pH esso dev’essere superiore a 7.

Noci, soia, avocado: ricchi di vitamina E che favorisce la rigenerazione del tessuto articolare e di vitamina B3 che ne migliora la mobilità e la forza; Broccoli, rape, cipolle, carote (meglio se freschi, sottoforma di centrifugato) e germogli di alfa alfa: ricchi di boro, che contrasta l’osteoporosi riducendone i dolori associati;

Importante è ridurre il sale e cercare di sostituirlo con condimenti alcalinizzanti: zenzero, peperoncino, curry, salvia, rosmarino, semi di finocchio e semi di cumino.

Alcune spezie, forniscono un gusto supplementare ai cibi e permettono di evitare l’aggiunta di sale. Per esempio: curcuma (polvere dal rizoma), cannella e chiodi di garofano sono anche ricchi di antiossidanti e dunque doppiamente protettori.
La curcuma è conosciuta da sempre per l’azione depurativa, coleretica (stimolante la produzione di bile da parte del fegato) e colagoga (che favorisce lo svuotamento della colecisti, aumentando l’ afflusso di bile nel duodeno), è un ‘epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue.
Il principio attivo più importante è la curcumina, che recenti studi hanno dimostrato avere proprietà antitumorali essendo capace di bloccare un ‘enzima ritenuto responsabile della proliferazione cellulare cancerogena. Questo principio attivo ha un’azione antinfiammatoria e analgesica, e per questo motivo è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni,dolori articolari, artrite e artrosi; regola l’azione degli enzimi che bloccano il deterioramento della cartilagine.

Sono da evitare : le carni, le uova, i cibi conservati e zuccherati, ma anche le farine bianche, i lieviti, il grano, il latte e i suoi derivati: questi alimenti infatti sono tra i principali allergeni, e le intolleranze alimentari rientrano tra le cause dei fenomeni infiammatori.

Per ristabilire il corretto equilibrio acido-base del nostro organismo va adottato inoltre un salutare stile di vita, nel quale si dovrebbe dare spazio a movimento regolare, riposo e sonno adeguati.

Può essere utile fare una dieta depurativa in autunno e primavera, per un periodo di circa 7 giorni ricca di centrifugati, verdure, frutta fresca, molta acqua e pochissime proteine vegetali accompagnata da un giorno di digiuno.
Anche i metodi di cottura meritano particolare riguardo: alcune cotture ad alta temperatura nuocciono alla salute. Le grigliate e i fritti contengono non solamente sostanze cancerogene, ma anche sostanze tossiche. Il metodo acido-base consiglia di privilegiare cibi crudi e cotture a bassa temperatura che permettono di conservare gli elementi protettori degli alimenti: sopra i 110 °C la maggior parte delle vitamine è distrutta.

Erika Silvestri

Tags:
Categories:

La dieta che allunga la vita

allunga virGrazie ai numerosi studi medici è sempre più chiaro quali siano gli alimenti da preferire. Alcuni cibi assicurano il rallentamento dell’invecchiamento del nostro organismo allungandone anche la loro durata.

Per influire positivamente sul nostro organismo è necessario scegliere alimenti a basso apporto calorico ed evitare i cibi e le bevande legate all’insano sistema del “fast food” cioè quei cibi raffinati ricchi di grassi idrogenati, sale e zuccheri semplici: ad esempio patatine, bibite zuccherate o con conservanti, merendine e cibi precotti. Non devono invece mancare nella nostra dieta gli alimenti che apportano poche calorie e molte vitamine: in particolare le vitamine C ed E che, grazie alla loro azione antiossidante, riducono l’azione dei radicali liberi . Anche i fitocomposti, come i polifenoli, contenuti per esempio nell’uva nera, hanno un effetto simile a quello degli antiossidanti e una volta introdotti nel nostro corpo agiscono direttamente sui meccanismi biochimici rallentandone l’invecchiamento cellulare.

Ma in quali cibi possiamo trovare queste preziose sostanze?

In cima alla classifica troviamo insieme all’uva nera, che aiuta anche all’eliminazione delle scorie in eccesso,i frutti di bosco ricchi di polifenoli: il mirtillo rallentano l’invecchiamento della pelle mentre le more ci difendono dalle infezioni ed aiutano il lavoro del cuore.

Seguono il cavolo e il broccolo che contengono un mix di vitamina C, antiossidanti aminoacidi ed hanno  un’azione depurativa e rinforzante delle nostre difese immunitarie.

Per proteggere il nostro apparato urinario  e quello cardiovascolare sulla nostra tavola non deve mancare la barbabietola  mentre l’arancia, come gli altri agrumi, ricca di vitamina C è uno degli alimenti che ci aiuta a rimanere giovani. Aggiungete nelle vostre ricette anche gli spinaci, che fanno molto bene alla vista, la bieta, la zucca e le carote, le prugne secche, l’aglio e la cipolla: tutti questi alimenti svolgono un’attività anticancerogena e anti- invecchiamento.

Un segreto per mantenere inalterate le sostanze contenute nell’aglio? Schiaccialo prima di utilizzarlo nella cottura dei cibi.

Una soluzione ideale per introdurre le sostanze antiossidanti e le vitamine contenute negli ortaggi freschi è quella di assumerli sotto forma di centrifuga di frutta o frutta mista a verdura oppure con una macedonia mista, da mangiare magari la mattina a colazione.

Un’altra precauzione importante al momento dell’acquisto di frutta e verdura fresche è di verificarne la qualità: i cibi non devono essere contaminati da sostanze inquinanti, da fertilizzanti, pesticidi ed ormoni altrimenti verranno a mancare i presupposti dell’introduzione delle sostanze benefiche.

Ci sono in natura altre sostanze, contenute sempre negli alimenti, che fungono da anti – infiammatori e proteggono i nostri organi: sono gli omega- 3. Grazie a questi elementi naturali riusciamo ad agire direttamente sui nostri organi migliorandone la funzione immunitaria e prolungandone i periodi di benessere.

Anche in questo caso i cibi che contengono gli omega-3 sono di origine vegetale: i polifenoli del tè verde, la capsaicina del peperoncino, la curcuma del curry e il resveratrolo contenuto nella buccia dell’uva nera. Abbondano di omega-3 anche l’olio di lino, solo se consumato a crudo, il rosmarino e l’origano secchi, i semi di lino e di zucca, la soia, le mandorle, le nocciole e le noci. Consuma spesso i cereali integrali in chicco come il riso, l’orzo e l’avena, il grano saraceno, il miglio e la quinta: questi alimenti che conservano i tegumenti esterni e il germe interno forniscono molte proteine e i benefici acidi grassi polisanturi.

Una sostanza utile alle donne sempre a corto di calcio e a rischio di osteoporosi, cioè della rarefazione ossea, è quella contenuta nella pianta dell’equiseto. Questa comune pianta è l’alimento con il più alto contenuto di silicio del mondo vegetale e contiene anche carbonato di calcio, solfato di potassio, magnesio, ferro e manganese: tutti elementi con un forte potere rimineralizzante.  Per irrobustire le ossa bevi una tisana di equiseto tre volte al giorno ed alimentati con piselli, fagioli, broccoli, pesce azzurro, aringa e salmone che hanno una grande quantità di vitamina D. Sesamo ed alghe sono ricchi di calcio e ne contengono in quantità superiore del latte e del formaggio.

www.ministerosalute.it

Tags:
Categories:

Piu’proteine per le donne over 50

over 50A partire dai 50 anni, le donne in postmenopausa, sono esposte a un aumento del rischio di sarcopenia e osteoporosi per deterioramento della muscolatura scheletrica. E aumenta il rischio di cadute e fratture.

Il rischio di sviluppare sarcopenia e osteoporosi può essere attenuato attraverso i cambiamenti dello stile di vita, che includono un’adeguata assunzione di proteine nella dieta , di calcio e vitamina D, e una regolare attività / esercizio fisico , oltre alla possibilità di una terapia ormonale sostitutiva, se necessaria. L’assunzione di proteine e  l’attività fisica sono i principali stimoli anabolizzanti per la sintesi proteica muscolare.

L’esercizio fisico porta a un aumento della massa e della forza muscolare, e la combinazione con l’esercizio fisico produce un maggior grado di accrescimento muscolare rispetto a un solo intervento. Allo stesso modo, un adeguato apporto di proteine nella dieta e l’esercizio fisico di resistenza contribuiscono, in maniera importante, al mantenimento della resistenza ossea. La vitamina D aiuta a mantenere la forza e la massa muscolare attraverso la salute delle ossa. Tutto ciò suggerisce che intervenire sullo stile di vita, in donne di età> 50 anni, è essenziale per permettere un invecchiamento sano.

In questo conteso, la Società Europea per gli aspetti clinici ed economici di osteoporosi e osteoartrite (ESCEO) raccomanda l’assunzione ottimale di proteine nella dieta di 1.0-1.2g/kg di peso corporeo/die, con almeno 20-25 g di proteine di alta qualità  ad ogni pasto principale, con un adeguato apporto di vitamina D (800IU/d) per mantenere i livelli sierici di 25-idrossivitamina D> 50nmol/L, nonché l’assunzione di calcio di 1000 mg/d.

Infine, ma non per ultimo, una regolare attività fisica (3-5 volte/settimana) combinata con l’assunzione di proteine, assunte poco prima dell’esercizio fisico, sarebbe un abbinamento ideale per prevenire il deterioramento della salute muscolo-scheletrica legato all’età, specie per le donne in postmenopausa.

 

Autore: Patrizia Maria Gatti

 

Tags:
Categories: