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Il pesce azzurro e le sue qualita’

Il pesce azzurro è un alimento prezioso che non deve mai mancare sulle nostre tavole, ricco di proprietà nutrizionali benefiche per la nostra salute. Con il termine pesce azzurro si intende classificare una specie marina con determinate caratteristiche: colorazione blu/verde del dorso e argentea del ventre, tra questi troviamo lo sgombro, le sardine, le alici, il tonno e non solo. Si tratta di solito di pesci di piccole dimensioni le cui carni sono molto digeribili e molto ricche dal punto di vista nutrizionale. Ma scopriamo di più su questo alimento così importante per la nostra dieta.

Quali sono le specie di pesce azzurro?

Il pesce azzurro è quello pescato nel Mar Mediterraneo, una tipologia di pesce che, come abbiamo visto, ha particolari caratteristiche: dorso dalle striature verdi/azzurre, ventre argenteo e senza squame. Ecco quali sono i pesci che fanno parte di questa categoria.

Alici e acciughe: pesci molto economici ricchi di sali minerali dal dorso tra l’azzurro e il grigio scuro. Ottimi se consumati marinati.

Aguglia: la sua carne contiene pochissimi grassi e molte proteine ed è caratterizzata dal colore verde attorno alla lisca.

Aringa: un pesce che contiene molti sali minerali e che di solito si consuma affumicato.

Merluzzo: ricco di vitamine, soprattutto vitamina B6, B12 e vitamina D indispensabile per la salute delle ossa.

Sgombro: pesce ricco di proteine e sali minerali e vitamina D. Tra il pesce azzurro è quello più ricco di Omega 3, e il più energetico anche se a volte può risultare indigesto.

Sardina: spesso viene confusa con l’acciuga o con l’alice ma si tratta di un pesce ancora più economico ma ricco di sostanze nutritive. Viene di solito utilizzata come condimento della pasta.

Tonno: è un pesce molto ricco di Omega 3 ma anche di importanti minerali come selenio, fosforo e potassio. Contiene inoltre proteine e vitamina B12.

Pesce spada: si tratta di un pesce di grandi dimensioni, che di solito si vende in tranci, e che è riconoscibile dalla caratteristica spina dorsale a X.

Altri pesci che fanno parte della categoria del pesce azzurro sono anche l’allaccia, simile alla sardina, la ricciola, i bianchetti, la palamita, il sauro e il lanzardo.

Il salmone viene considerato un pesce azzurro, anche se non lo è, per il fatto di essere ricco di Omega 3.

Proprietà benefiche e nutritive del pesce azzurro

Il pesce azzurro è importante per la nostra salute perché ricco di acidi grassi buoni, gli Omega 3, oltre ai sali minerali tra cui calcio, zinco, selenio, potassio, iodio e fosforo, e alle vitamine, in particolare vitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina D. È povero invece di grassi saturi, nocivi per la nostra salute e che troviamo in alimenti come insaccati e carne. Ma ecco le proprietà del pesce azzurro:

Aiuta il sistema cardiovascolare e riduce il colesterolo cattivo: gli Omega 3 sono indispensabili per la salute del cuore, delle arterie e per il sistema circolatorio in generale. Ciò perché, a differenza dei grassi saturi, gli acidi grassi di cui è composto il pesce azzurro non ostruiscono le arterie contrastando così il colesterolo cattivo (LDL) e i trigliceridi, evitando il rischio di trombi e coaguli e mantenendo il sangue fluido. Il pesce azzurro aiuta quindi anche a prevenire l’aterosclerosi, un’infiammazione cronica delle arterie causata da un alto livello di colesterolo nel sangue, evitando così danni vascolari.

Alimento dietetico: i grassi buoni del pesce azzurro lo rendono anche un alimento poco calorico: contiene infatti non più di 120 calorie per 100 gr, tranne lo sgombro che ne contiene 170, inoltre questi acidi grassi non si trasformano in adipe, aiutando così a mantenere la linea. Il pesce azzurro è anche un ottimo sostituto di carne e legumi in quanto molto ricco di proteine.

Ottimo per chi soffre di diabete: chi soffre di diabete deve evitare gli zuccheri semplici e limitare molto il consumo di grassi saturi. Consumare regolarmente pesce azzurro fornisce all’organismo il giusto apporto di proteine e grassi buoni senza rischi per la salute del soggetto diabetico. Utile contro l’osteoporosi: il pesce azzurro è importante anche per la salute delle ossa, contiene infatti calcio e ne potenzia l’assorbimento grazie alla vitamina D. Per questo aiuta a prevenire l’osteoporosi, soprattutto in pre e post menopausa. Un alimento da assumere in modo costante e prolungato per usufruire di tutti i suoi benefici e avere ossa più forti.

Come consumare il pesce azzurro

Il pesce azzurro è buono, salutare e ha un prezzo basso. Fino a qualche tempo fa era considerato un alimento povero tipico della dieta dei pescatori. Si tratta di un alimento che si deteriora in fretta a causa dei grassi di cui è composto, per questo va consumato in tempi brevi. Il pesce azzurro però non va mai consumato crudo, appena pescato: può infatti contenere batteri e parassiti pericolosi per la nostra salute come il clostridium perfrigens, per questo è obbligatorio il congelamento prima del consumo. Alcuni tipi di pesce azzurro possono essere affumicati, come ad esempio le aringhe, in questo modo si conservano per molto tempo mantenendo intatte le proprietà nutritive.

Per gustare al meglio il pesce azzurro potete prepararlo al cartoccio o al vapore, preferite comunque cotture brevi, anche in padella con poco condimento, alla griglia o al forno, evitate invece la frittura che rende il pesce azzurro meno salutare. Il pesce azzurro crudo mantiene intatti tutti i suoi valori nutritivi, ma assicuriamoci di consumarlo in luoghi sicuri, soprattutto quando decidiamo di mangiare sushi. Alcune tipologie di pesce azzurro le troviamo poi in scatoletta: sardine, sgombro, tonno, alici, in questi casi preferite quelli al naturali oppure in olio d’oliva.

Come capire se il pesce azzurro è fresco?

Prima di acquistare il pesce azzurro imparate a riconoscerne la freschezza: l’occhio del pesce deve essere vivido e dal colore brillante, la superficie deve essere tra il verde e il blu, le branchie di un rosso vivo e il ventre intatto e gonfio. Se il pesce risulta invece opaco, flaccido e con l’occhio velato, oltre ad avere un cattivo odore, allora è meglio non acquistarlo. Se acquistate il pesce a tranci, assicuratevi che la carne aderisca perfettamente alla lisca.

Ad Alberto,mio figlio,che ama e rispetta il mare.

fonte :donna.fanpage.it

 

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Aiutiamo la nostra tiroide a rendere al meglio

L’ipotiroidismo è una condizione in cui la riduzione dell’attività della ghiandola tiroidea e il conseguente abbassamento dei livelli circolanti di ormoni tiroidei comportano la comparsa di alcuni sintomi come stanchezza, sensazione di freddo, pelle secca, costipazione intestinale, basso tono dell’umore, aumento di peso, crampi muscolari, fino a (in alcuni soggetti) un evidente ingrossamento della ghiandola detto “gozzo”.
A causa dei bassi livelli di ormoni tiroidei, il Metabolismo Basale a Riposo (MBR) diminuisce e questo potrebbe influire sul peso corporeo.
L’aumento di peso dovuto all’ipotiroidismo, in sé, nella maggior parte dei casi non è comunque eccessivo — va dai 3 ai 5 kg — anche se dipende dalla gravità dell’ipotiroidismo; inoltre nella maggior parte dei casi l’aumento ponderale non è dovuto tanto all’aumento di massa grassa, quanto all’accumulo di acqua e sali.

Nell’ipertiroidismo, invece, l’organismo è esposto a quantità eccessive di ormoni tiroidei a causa di una patologia o di un trattamento; l’aumento del MBR può essere anche molto consistente e determinare una perdita di peso ingente, anche se spesso compensata da un’assunzione calorica maggiore..

I motivi per cui la tiroide può perdere funzionalità sono numerosi. Uno dei più frequenti è l’ipotiroidismo autoimmune: una condizione in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule della tiroide. Questa patologia può comparire all’improvviso o evolversi gradualmente nel corso della vita. La più comune è la tiroidite di Hashimoto in cui i linfociti producono anticorpi anti-perossidasi tiroidea e anticorpi anti-tireoglobulina, distruggendo le cellule della ghiandola tiroidea.
In altri casi, la tiroide può produrre pochi ormoni a causa dell’insufficienza di iodio nella dieta oppure di un malfunzionamento della ghiandola pituitaria che controlla la tiroide.

La terapia principale consiste nella sostituzione dell’ormone tiroxina con il preparato sintetico, assunto per via orale (in genere in pastiglie). Alcuni cibi possono quindi interferire con il suo assorbimento, perciò è meglio programmarlo al mattino a digiuno, almeno 30-60 minuti prima di colazione. In particolare i cibi ricchi di calcio — come latte, formaggi e yogurt — ostacolano l’assorbimento dell’ormone. È bene pertanto consumarli a distanza di tempo. Anche i  supplementi di ferro ne ostacolano l’assorbimento e, quando sono necessari, andrebbero assunti dopo qualche ora dal farmaco.
In soggetti con ipotiroidismo, l’utilizzo di supplementi contenenti iodio in alto dosaggio potrebbe essere dannoso: la dose corretta è quindi sempre quella raccomandata dalle linee guida per la popolazione generale di 150 μg al giorno. Pertanto non è indicato neppure alimentarsi abitualmente di alghe, che possono essere troppo ricche di iodio.

Esistono poi alcuni cibi che, indipendentemente dal contenuto di iodio, possono avere un’influenza negativa sulla tiroide.
La soia — sebbene non provochi alterazioni della tiroide nei soggetti sani — oltre a interferire con l’assorbimento dell’ormone tiroideo aumenta rischio di sviluppare ipotiroidismo in individui con alterate funzioni tiroidee o in condizioni di inadeguato apporto di iodio. È importante che chi consuma abitualmente grandi quantità di alimenti a base di soia si assicuri che la presenza di iodio nella dieta sia adeguata, ma anche che non vi siano alterazioni a carico della ghiandola tiroidea.

Sempre parlando di effetti negativi, si definiscono gozzigeni tutti quei nutrienti o inquinanti che alterano le funzioni tiroidee: broccoli, cavoli e altri vegetali appartenenti alla specie delle crucifere sono stati studiati poiché contengono glucosinolati di varia natura, alcuni dei quali — come goitrina, nitrili organici e ioni tiocianato — ostacolano la captazione di iodio da parte della tiroide e l’inibizione della sintesi di ormoni, con conseguente aumento delle dimensioni ghiandolari; inoltre gli ioni tiocianato favoriscono l’eliminazione di iodio dalla tiroide.
L’effetto antitiroideo di questi vegetali dipende dal tipo originale di glucosinolato presente, ma soprattutto dal prodotto di idrolisi di questi composti che vengono attivati tramite scissione sia dalle mirosinasi (enzimi vegetali) sia dai batteri intestinali. Anche se inattiviamo le mirosinasi presenti nella pianta con il calore, goitrina e ioni tiocianato vengono attivati comunque tramite i batteri intestinali; pertanto la cottura è inefficace per eliminare completamente gli effetti antinutrizionali sulla tiroide. Tuttavia questi effetti sono stati riscontrati solo assumendo dosi molto elevate di crucifere (1,5 kg al giorno), mentre ai livelli normalmente consumati nell’alimentazione umana non sono riscontrabili e, anzi, prevalgono gli aspetti benefici dovuti ad altri componenti di altissimo valore nutrizionale, con effetti antitumorali e cardioprotettivi. Ragione per cui non è necessario escluderli completamente dalla dieta: è sufficiente limitarne il consumo.

Altri cibi che sono in grado di influenzare la tiroide sono quelli contenenti glucosidi cianogeni: questi composti inducono ipertrofia o iperplasia della ghiandola tiroidea, con alterazioni delle funzioni e abbassamento dei livelli di ormoni tiroidei nel sangue. Questi glucosidi non sono dannosi solo per la tiroide, ma anche per il sistema nervoso, soprattutto nei bambini e se consumati in dosi elevate (0,5-3,5 mg/kg di peso corporeo) possono essere letali. Ne troviamo alte concentrazioni nelle mandorle amare, nelle armelline (semi contenuti nel nocciolo di albicocche e pesche), usati per il sapore amarognolo in pasticceria o per produrre liquori o sciroppi, ma anche nelle foglie e nei fiori di albicocco. Se l’assunzione di queste sostanze è elevata può dar luogo a diabete, malformazioni, malattie neurologiche e disfunzioni tiroidee quali il gozzo. In studi condotti su maiali si è evidenziato che l’intossicazione da cianogeni aumenta il glucosio nel sangue e diminuisce i livelli di ormoni tiroidei.

Alcuni alimenti tropicali risultano particolarmente dannosi per la tiroide se non sono prudentemente lavorati.
Per esempio la manioca (yuca o tapioca), un alimento di sussistenza fondamentale per le popolazioni del continente africano, contiene linamarina, un composto cianogeno. In alcune aree geografiche, in cui il consumo è prevalente rispetto ad altri alimenti, si registrano più frequentemente avvelenamenti cronici da cianuro che causano uno stato patologico detto Konzo. L’ammollo, la fermentazione, la seccatura o la bollitura della manioca (lavorazioni previste dalle preparazioni di piatti tradizionali) riducono il contenuto di cianogeni del 90% circa, rendendola adatta al consumo umano.

germogli di bambù sono invece un alimento molto usato nel sud-est asiatico. Ricchi di proteine, vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, contengono però anche cianogeni che devono essere rimossi nelle varie fasi di preparazione (ammollo, bollitura…). Anche il bambù può avere un effetto negativo sulla funzionalità tiroidea, tanto che in alcune regioni indiane, dove il consumo è elevato, c’è un’alta prevalenza di gozzo nonostante un’assunzione di iodio adeguata.

Un importante micronutriente che, invece, è positivo per la funzionalità tiroidea è il selenio: è importante sia perché indispensabile per la formazione di ormoni tiroidei attivi, sia per l’attività antiossidante (attraverso glutatione perossidasi etioredoxina reduttasi) utile per la funzionalità della ghiandola in caso di tiroiditi autoimmuni e per la protezione dai radicali liberi che danneggiano le cellule tiroidee. Infine, bassi livelli di selenio sono stati associati a un maggior rischio di cancro alla tiroide.

fonte :Emanuela Fe’ .La scuola di Ancel

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Radicali liberi e alimenti per combatterli

Sempre più frequentemente si sente parlare di invecchiamento precoce dell’organismo e altri danni provocati dai cosiddetti radicali liberi , ma conosciamo davvero la natura e l’azione di queste particolari molecole? Chi sta cercando queste risposte e ulteriori chiarimenti in merito si trova, finalmente, nel posto giusto.

Radicali liberi: come danneggiano il nostro corpo

I radicali liberi altro non sono che prodotti di “scarto” di alcune reazioni cellulari essenziali. Sono quindi generati obbligatoriamente dal nostro corpo in quanto derivanti dai processi metabolici, che trasformano il cibo che ingeriamo in energia, oltre che da fattori esterni come l’inquinamento, il fumo , l’ alcol, l’utilizzo smodato di farmaci, l’assunzione di sostanze tossiche, l’eccessiva esposizione solare ed anche una cattiva alimentazione. La scienza li definisce come delle specie chimiche dotate di una caratteristica molto particolare, ossia che sono instabili . Cosa significa? L’instabilità di cui si parla è riferita alla natura di queste molecole, poiché sono caratterizzate da uno o più elettroni spaiati (cioè cariche atomiche negative) situati nell’orbitale più esterno: a causa di questa condizione, i radicali liberi reagiscono “rubando” l’elettrone – o gli elettroni – mancanti alle altre molecole dell’organismo, andandole così a danneggiare (processo di ossidazione). Questa azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata prevalentemente alle cellule, in particolare quelle a livello delle membrane (liperossidazione), del DNA, dove alterano le informazioni genetiche, degli enzimi e altri tipi di molecole. La produzione eccessiva di radicali liberi innesca delle reazioni cellulari a catena che spesso possono rivelarsi pericolose per l’organismo. Infatti, l’azione avversa e continua di queste molecole favorisce non solo l’ invecchiamento precoce di cellule, organi e sistemi, ma anche l’indebolimento del sistema immunitario e, di conseguenza, l’insorgere di varie patologie gravi come quelle dell’ apparato cardiovascolare , malattie neurodegenerative (sclerosi multipla, malattia di Parkinson,Alzheimer  ), diabete mellito, tumori e tanto altro.

Antiossidanti vs radicali liberi

Purtroppo non possiamo fare a meno di produrre queste “scorie”, perché l’energia prodotta dal metabolismo ci serve per vivere e non è possibile sottrarsi a qualsiasi fonte di inquinamento esterno, però possiamo fare in modo che non si moltiplichino. Come? Innanzitutto partendo da un’ equilibrata e variata  alimentazione, che preveda l’assunzione di tanti alimenti con funzione antiossidante. Il termine “ antiossidante ” indica l’insieme di tutte quelle sostanze che sono in grado di combattere e limitare i danni causati dai radicali liberi. Questo accade perché gli antiossidanti riescono a convertire le sostanze di scarto in prodotti meno dannosi: la loro funzione consiste, infatti, nello spezzare la catena che da origine ai radicali liberi donando o accettando un elettrone dal radicale libero, formando così dei composti stabili. In altre parole, gli antiossidanti interagiscono con l’elettrone mancante dei radicali liberi e permettono ai sistemi enzimatici della cellula di neutralizzarli, trasformandoli quindi in sostanze innocue. Il nostro organismo si difende in modo naturale producendo esso stesso degli antiossidanti, come l’enzima superossido dismutasi catalasi glutatione perossidasi . Tuttavia, questi sistemi di difesa non sono efficaci al 100%, oltre al fatto che si indeboliscono con il passare degli anni. Ecco allora che interviene la natura venendoci incontro e mettendoci a disposizione molti alimenti, specialmente frutta e verdura , che sono estremamente ricchi di sostanze antiossidanti.  Queste possono agire singolarmente o tra di loro, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidate, proprio come una squadra che collabora per preservare la salute del nostro organismo. Il problema è che ogni agente antiossidante ha un campo di azione limitato, pertanto solo un’alimentazione variegata, completa e bilanciata può garantire un’efficace azione antiossidativa e proteggerci da numerosi disturbi e malattie. Una dieta ricca di alimenti con proprietà antiossidanti rappresenta dunque la migliore strategia per “intrappolare” i radicali liberi e aiutare il nostro organismo a prevenire e contrastare numerose malattie: prova questa che è gratuita e con tanti gustosi menu.

 Gli alimenti co funzione antiossidantre

Alcune tra le principali sostanze con azione antiossidante che si trovano negli alimenti, sono:

POLIFENOLI . Si tratta di una famiglia molto numerosa di composti presenti in natura, basti pensare che ne esistono più di 4000 specie diverse, principali responsabili dei differenti colori di frutta e verdura. Ogni pianta contiene una diversa combinazione di composti fenolici (o polifenoli, appunto), per esempio i flavonoidi . Tra quelli dotati di particolare capacità antiossidante vi sono la  ecc., che aiutano l’organismo a proteggersi da malattie cardiache, tumorali, infiammazioni, infezioni e invecchiamento precoce. I polifenoli si trovano soprattutto in frutta e verdura colorata (verde scuro come gli spinaci, giallo come i peperoni, viola come le melanzane, rosso come le fragole o i pomodori, arancione come le arance ecc.), in tutti i prodotti naturali da esse derivate ed anche nel tè verde, vino rosso e cioccolato. In particolare, i mirtilli sono molto ricchi di antocianine, l’uva nera di resveratrolo, le mele di quercetina e le foglie di tè di epicatechie.

 

VITAMINA E . È una vitamina liposolubile, cioè che si immagazzina nei lipidi ( grassi ), inclusi quelli che compongono le membrane delle nostre cellule. Questa posizione strategica permette alla vitamina E di combattere i radicali liberi che attaccano i grassi delle pareti cellulari, infatti può impedire che il colesterolo “cattivo” o LDL si ossidi, prevenendo così l’indurimento delle arterie responsabile di tante malattie cardiovascolari. Essendo una vitamina liposolubile, la troviamo principalmente nei grassi come gli oli vegetali (di oliva , di mais, di soia, di girasole ecc.), frutta secca a guscio quali noci  , nocciole e mandorle, frutta oleosa come l’avocado, alcuni semi come quelli di girasole e i germi di cereali integrali .

VITAMINA C . Questa vitamina idrosolubile è coinvolta in molteplici funzioni del nostro organismo, come la formazione del collagene, l’assorbimento del ferro , la respirazione cellulare e il rafforzamento del sistema immunitario. Per quanto riguarda la sua capacità antiossidante, la vitamina C permette il ripristino della vitamina E dai radicali liberi prodotti durante la perossidazione dei grassi. Si trova soprattutto negli agrumi quali arance, pompelmi, mandarini, limoni, cedri ecc., e in tutta la frutta acidula come i kiwi, le fragole, i ribes e i lamponi. Buone quantità sono presenti anche nel peperoncino rosso, nei pomodori e un po’ meno nelle verdure verdi (broccoletti di rape, cavoli, peperoni, asparagi ecc.) Attenzione: con la cottura, l’aria e la luce la vitamina C si disperde, pertanto le sue capacità antiossidanti si riducono notevolmente. Meglio quindi consumare questi alimenti crudi e il più velocemente possibile dopo aver tolto la buccia.

BETACAROTENI . I carotenoidi (betacarotene, licopene, luteina ecc.) sono i precursori della vitamina A, fondamentale per i processi di accrescimento e per la vista. Sono un gruppo di pigmenti di colore rosso, arancio e giallo presenti maggiormente in frutta e verdura (es: carote, zucca, albicocche, pesche, mango ecc.). I carotenoidi, in sinergia con la vitamina E ed il selenio, prevengono la perossidazione dei grassi delle membrane cellulari inibendo i radicali liberi, mentre la vitamima A impedisce l’ossidazione della C. Ricordate: qualsiasi manipolazione meccanica, per esempio attraverso spremiagrumi o estrattore, può ridurre la concentrazione di questi antiossidanti.

SELENIO. Si tratta di un minerale minerale -traccia che svolge tantissime importanti funzioni biologiche, tra cui la prevenzione della perossidazione dei grassi delle membrane cellulari per opera dei radicali liberi, specie se il selenio viene associato alla vitamina E. Inoltre, contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, protegge la cute, gli occhi, i capelli e aiuta la corretta funzionalità tiroidea . Si trova principalmente nel pesce , nella carne, nei latticini come il Grana Padano DOP.

COENZIMA Q10 . Sintetizzato naturalmente dal nostro organismo con un’azione simile alla vitamima E va, tuttavia, a diminuire con il passare del tempo. Tra le sue funzioni biologiche vi è anche quella antiossidante, poiché partecipa alla produzione di energia. Il coenzima Q10 si trova maggiormente in pesci (es: sardine), oli vegetali, cereali integrali, soia, noci e nei vegetali in genere (es: spinaci). Attenzione: il coenzima Q10 si trova negli alimenti freschi, quindi se consumate cibi in scatola o surgelati le concentrazioni saranno molto basse o scompariranno.

 

Avvertenze

Non si può ottenere l’effetto degli antiossidanti naturali con una pillola. Studi a lungo termine su decine di migliaia di persone hanno dimostrato che gli antiossidanti assunti in forma di supplementazione, esclusi quelli somministrati dal medico in presenza di reali carenze, non riducono le probabilità di sviluppare patologie croniche come malattie cardiache e tumori. Meglio quindi assumere antiossidanti dagli alimenti, mangiando 3 porzioni al giorno di verdure e 2 di frutta.

Un eccesso di antiossidanti può avere ripercussioni negative sul nostro organismo. Un eccesso di betacarotene e vitamina E potrebbe favorire la predisposizione all’insorgenza di alcuni tumori ed eventi ischemici in pazienti con fattori di rischio. L’eccesso di selenio è tossico e può determinare dolori all’addome, diarrea , nausea, irritabilità, stanchezza, dermatiti e alopecia, inoltre assumere quantità smodate di antiossidanti può interferire con il funzionamento di determinati farmaci. Si consiglia di comunicare sempre al proprio medico qualsiasi integrazione.

Troppa attività fisica produce un eccesso di radicali liberi. L’esercizio fisico intenso causa un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno, con conseguente surplus di formazione di radicali liberi. Tuttavia, l’atleta allenato è in grado di fronteggiare la presenza dei radicali liberi in maniera nettamente più efficace rispetto al sedentario o a chi pratica sporadicamente attività fisica

Fonte :Istituto Nutrizionale Grana Padano

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Zucca ,tutte le proprietà benefiche per la salute

zuccaLa zucca è uno dei frutti più belli e versatili che ci regala l’autunno. Appartenente alla famiglia delle cucurbitacee, si semina in primavera, matura in agosto e si gusta soprattutto in questi mesi, quando le tradizioni che celebrano l’arrivo dell’autunno e la ricorrenza di Halloween la vedono intagliata e trasformata in lanterna, a decorare le nostre case. Ortaggio che si presta a moltissime ricette, la zucca possiede numerose proprietà nutritive.

 

Contro stanchezza e stitichezza

La zucca è ricca di acqua, vitamina C, fibre e sali minerali, fra cui potassio, calcio, fosforo, zinco, selenio, magnesio: è quindi un’alleata contro stanchezza e stitichezza. La presenza di fibre, inoltre, favorisce il senso di sazietà riducendo l’assorbimento di zuccheri nel sangue.

Azione antiossidante e protettiva

Grazie al contenuto di beta-carotene e flavonoidi, che agiscono a livello gastro-intestinale, la zucca combatte l’invecchiamento cellulare, protegge il sistema immunitario e svolge un’azione antiossidante.
Una ricerca  della Finlandia Orientale, diretta dal dottor Karrpi e pubblicata su “Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases” ha evidenziato che la zucca, grazie al betacarotene, protegge dalle malattie cardiovascolari, riducendo anche i decessi collegati.
Un altro studio  del Centro Nazionale di Ricerca (sezione Dipartimento di Farmacologia), diretta dal dottor Mosallamy e pubblicata sul “Journal of Medical Food”. Lo studio ha esaminato l’olio di semi di zucca, dimostratosi capace di ridurre la pressione arteriosa e, di conseguenza, ridurre lesioni al sistema cardiovascolare.

 

I benefici dei semi

L’azione antifungina della cucurbitina rende i semi di zucca preziosi nella cura dell’apparato urinario e in grado di contrastare l’insonnia grazie alla presenza di triptofano.

Effetto depurativo

Uno studio effettuato presso l’Università del Massachusetts ha riscontrato tra i nativi americani un’incidenza particolarmente alta diabete di tipo 2, ipertensione e obesità: un cambiamento che i ricercatori hanno messo in relazione con l’abbandono della dieta tradizionale, che un tempo vedeva tra i suoi alimenti principali la zucca. Questo ortaggio ha poche calorie e  secondo le indagini aiuta a contrastare il diabete e possiede un effetto depurativo.

Usi e versatilità

Un motivo del successo della zucca è la sua possibilità di essere conservata a lungo: intera, posta in un luogo fresco e asciutto, può durare per tutto l’inverno. La polpa invece può essere mantenuta in frigorifero solo per qualche giorno, avvolta nella pellicola trasparente; ma per essere conservata più a lungo si può congelare. Ma la spessa scorza della zucca può avere anche un uso culinario – decorativo: ben scavata e raschiata, è il contenitore più ideale per le ottime zuppe che si ottengono dalla sua polpa.

fonte Redazione InformaSalus.it

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