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Funghi per cervelli sempre giovani.

Trifolati, in insalata o in polvere come integratore, i funghi sono OK.

 

Gli investigatori hanno analizzato i dati di oltre 650 partecipanti (di età ≥ 60 anni) dallo studio Diet and Healthy Aging (DaHA) di Singapore e hanno scoperto che, rispetto ai partecipanti che consumavano funghi meno di una volta alla settimana, coloro che ne consumavano più di due porzioni alla settimana avevano una quota ridotta di danno cognitivo lieve (MCI).

Questa associazione era indipendente da età, genere, istruzione, fumo di sigaretta, consumo di alcol, ipertensione, diabete, malattie cardiache, ictus, attività fisiche e attività sociali.

 

I  funghi e i loro composti bioattivi – specialmente l’ergotioneina, che è un composto con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie –  sembrano quindi ritardare la neurodegenerazione.

Fino ad oggi solo due studi epidemiologici hanno esaminato i benefici cognitivi del consumo di funghi negli anziani.Le informazioni relative alla frequenza del consumo di funghi sono state ottenute tramite un questionario e le risposte sono state registrate come numero di porzioni consumate al giorno (per coloro che hanno consumato ≥ 1 porzione al giorno), a settimana (per coloro che hanno consumato 1-6 porzioni alla settimana), o per mese (per coloro che hanno consumato <1 porzione a settimana).

 

Sono stati inclusi sei tipi di funghi: golden, oyster, shiitake  essiccato e champignons in scatola e sgocciolati.

 

Una “porzione” era definita come tre quarti di una tazza di funghi cotti, con un peso medio di circa 150 g, e due porzioni equivalevano a circa la metà di un piatto.

 

L’MCI è stata valutata utilizzando l’esame di stato mentale modificato a Singapore (SM-MMSE) e una versione locale della scala Clinical Dementia Rating (CDR).

I partecipanti con MCI hanno dimostrato di avere una percentuale maggiore di ipertensione, diabete e ictus, erano meno attivi in ​​termini di attività sociali e avevano punteggi MMSE più bassi rispetto ai partecipanti senza MCI.

I partecipanti con MCI avevano anche una minore assunzione di funghi rispetto a quelli senza MCI (media [DS], 1,43 [1,44] vs 2,10 [2,25], rispettivamente, P = 0,001).

I partecipanti che hanno consumato> 2 porzioni di funghi a settimana avevano una probabilità ridotta di avere MCI (OR, 0,43, IC 95%, 0,24 – 0,75; P = 0,003).

L’associazione è rimasta, anche dopo gli aggiustamenti per condizioni demografiche, di vita e mediche (OR, 0,43, IC 95%, 0,23 – 0,78, P = 0,006).

Ulteriori aggiustamenti per l’IMC, l’artrite, il cancro e il consumo di carne, verdure verdi, frutta e noci non hanno modificato sostanzialmente i risultati per coloro che hanno consumato > 2 porzioni di funghi settimanali.

Il consumo di funghi era significativamente associato a quote ridotte di MCI anche in coloro che consumavano 0,75 porzioni alla settimana.

Non ci sono state differenze significative nei risultati tra uomini e donne.

 

I composti bioattivi nei funghi possono anche conferire neuroprotezione inibendo la produzione di amiloide-β, tau fosforilata e acetilcolinesterasi.

L’ergotioneina, un derivato dell’istidina, è un antiossidante putativo unico e composto citoprotettivo ed è ampiamente presente nei funghi. I funghi contengono anche altri fitonutrienti, come vitamina D, selenio, vitamine del gruppo B e spermidina.

 

Buon appetito!

 

 

Autori:  Feng, Lei | Cheah, Irwin Kee-Mun| Ng, Maisie Mei-Xi | Li, Jialiang | Chan, Sue Mei | Lim, Su Lin | Mahendran, Rathi | Kua, Ee-Heok | Halliwell, Barry

Fonte: J Alzheimer Dis. 2019; 68: 197-203.

Link della fonte:  https://content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad180959

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Linee guida American Cancer Society: più attività fisica e meno carne e alcool.

Reuters Health) – Le linee guida aggiornate in merito ad attività fisica e alimentazione dell’American Cancer Society (ACS) pongono l’accento su un maggior esercizio fisico e un minor consumo di carni rosse e lavorate, bevande gassate, cibi lavorati e alcol.

Il documento dell’ACS esorta gli adulti a fare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. Le precedenti linee guida consigliavano fino a 150 minuti di attività fisica moderata o fino a 75 minuti di attività fisica intensa a settimana.

Per quanto riguarda l’alimentazione, l’invito è a consumare cibi integrali come frutta fresca, verdura e cereali non raffinati e ad astenersi dall’alcol.

Le nuove raccomandazioni dell’ACS si basano su precedenti revisioni sistematiche condotte dagli U.S. Departments of Agriculture and Health and Human Services, l’International Agency on Cancer Research e il World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research.

Il “raddoppio” del tempo da dedicare all’attività fisica ha favorevolmente colpito la comunità scientifica USA in chiave di prevenzione oncologica. “Quando si tratta di attività fisica per prevenire il cancro, più se ne fa meglio è”, osserva Keith Diaz, assistente professore di medicina comportamentale presso il Columbia University Medical Center di New York, non coinvolta nelle linee guida. “Una maggiore attività fisica, come 250-300 minuti a settimana, può rivelarsi essere particolarmente utile per la prevenzione del cancro perché facilita la perdita di peso”

Fonte: CA: A Cancer Journal for Clinicians

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Alcol e cibi poco sani? Immergiti nella natura e li terrai lontani.

E’ esattamente questa la conclusione alla quale sono arrivati i ricercatori dell’Università di Plymouth con una ricerca pubblicata su Health and Place, la prima a dimostrare che l’esposizione passiva ad uno spazio verde è legata sia a frequenze più basse che ad una intensità minore di desiderare cibi poco sani, drink ed anche qualche sigaretta.

Per lo studio, 149 partecipanti hanno completato un sondaggio online, che ha anche misurato la proporzione di spazio verde nel quartiere residenziale di ciascuna persona, la presenza di vedute verdi dalla casa, l’accesso a un giardino o le porzioni di terreno in affitto e la frequenza di utilizzo di spazi verdi pubblici.

I risultati hanno mostrato che avere accesso ad un giardino o ad una porzione di terreno è associato ad una minore intensità e frequenza di desideri “poco salutari”, mentre viste residenziali che incorporavano più del 25% di spazio verde evocavano risposte simili. Quella osservata è solo una correlazione, il legame tra i due aspetti va ulteriormente approfondito. Come spiega Leanne Martin, che ha condotto la ricerca, “è risaputo che stare all’aperto nella natura è legato al benessere, ma che ci sia un’associazione tra i desideri e l’essere in grado di vedere gli spazi verdi aggiunge una nuova dimensione: questo è il primo studio che esplora l’idea e potrebbe avere una serie di implicazioni per i programmi di protezione della salute pubblica in futuro”.

“I desideri – aggiunge Sabine Pahl, altra autrice dello studio – contribuiscono ad una serie di comportamenti dannosi per la salute, come il fumo, l’eccessivo consumo di alcolici e un’alimentazione scorretta. A loro volta, questi possono contribuire ad alcune delle più grandi sfide per la salute globale del nostro tempo, tra cui il cancro, l’obesità e il diabete. La ricerca futura dovrebbe indagare se e come utilizzare gli spazi verdi per aiutare le persone a sopportare le voglie problematiche, consentendo di gestire meglio i tentativi di smettere”.

Marzia Caposio

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Prendere la dieta nel verso giusto: il decalogo degli esperti.

94 milioni di anni di vita persi per colpa dell’obesità con 57mila decessi l’anno correlati solo in Italia. Sono le stime degli esperti rese note in occasione dell’Obesiy Day. Proprio per la giornata dell’obesità, l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) ha promosso un decalogo delle cose da fare o non fare “per prendere nel verso giusto una dieta”. Il decalogo fa parte della campagna di sensibilizzazione per la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso promossa dall’Adi; vediamolo insieme.

 

  1. Sport. Fare movimento: basta anche camminare a passo spedito per 3 volte a settimana per almeno 45 minuti di seguito.
  2. Condimenti. Attenzione ai condimenti: usare il cucchiaio come unità di misura dell’olio o intingoli grassi. Non più di 1 per pasto.
  3. Pasti. Distribuire il cibo nella giornata: fare 4-5 piccoli pasti e una buona prima colazione.
  4. Masticazione. Masticare con calma: per digerire meglio e, soprattutto, restare sazi più a lungo.
  5. Carboidrati. Non eliminare i ‘cibi ingrassanti’: sì a pasta, pane e patate ma in porzioni ridotte e conditi semplicemente.
  6. Frutta e verdura. Verdura a volontà ma attenzione alla frutta: si dovrebbero assumere non più di 3-4 frutti al giorno.
  7. Alcol. E’ bene limitarlo poiché riduce l’eliminazione dei grassi che l’organismo mette in riserva.
  8. Pesce. Gli esperti consigliano di consumarlo almeno due volte a settimana.
  9. Obiettivi. Prefissarsi degli obiettivi raggiungibili: è utile per la salute un dimagrimento lento, di circa 500 grammi a settimana, ma prolungato.
  10. Mantenimento. Mantenere il dimagrimento: evitare le oscillazioni di peso. Una perdita di peso del 10% rispetto al peso iniziale garantisce un sicuro vantaggio per la salute se viene mantenuto.

 

Fonte :Nutri & Previeni

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Partire dal fegato per dimagrire

Pesa un chilo e mezzo negli uomini, un pò meno nelle donne.

E’ il regista dell’intero metabolismo. Ha la chiave del peso forma! E’ il fegato.

Avere la steatosi epatica, cioè accumulo eccessivo di grassi nel fegato, fa ingrassare sempre di più ed impedisce ogni serio dimagrimento. Con il fegato grosso e grasso non si dimagrisce. Anzi si rischia di cadere nel diabete mellito tipo 2, definito anche diabete epatico.

Ogni dieta o tentativo di dimagrire è destinato al fallimento se non si conoscono le dinamiche biochimiche ed ormonali con il fegato, al centro del nostro metabolismo.

Prima conosci il tuo corpo e poi scegli il tuo cibo.

FEGATO: CORAGGIO e SALUTE

In silenzio giorno dopo giorno il fegato lavora con le sue 5000 reazioni biochimiche ed è il regista dell’intero metabolismo corporeo.

Controlla i carboidrati, i grassi, le proteine, i minerali, le vitamine! E’ la centrale per eliminare l’alcol dal sangue!

Fornisce di continuo il glucosio al cervello!

Gli antichi dicevano che era l’organo sede del coraggio.

Dopo secoli ancora oggi si dice ad una persona leale e coraggiosa “ha fegato, e’ un uomo di fegato”.

ALIMENTAZIONE e FEGATO

Il fegato è uno degli organi più compromessi dalla attuale alimentazione.

Il 40% delle persone adulte ha il fegato grasso, ha la steatosi!

Il 15% dei bambini ed adolescenti ha la steatosi epatica.

Il 50% dei bambini obesi ha il fegato compromesso.

Questa patologia aumenterà ancora di più nei prossimi anni, perché abbiamo una alimentazione errata! Siamo inquinati da un eccesso di acidi grassi saturi di origine dagli alimenti animali ( salumi, formaggi, …) e da una eccessiva quantità di carboidrati giornalieri che vengono trasformati nel fegato in grassi (lipogenesi).

Perchè si consuma alcool!

Certo è la dose che fa il veleno ma non esiste un alcol “buono” cioè il vino ed un alcol “cattivo” cioè i superalcolici!

L’alcol è e resta una molecola tossica per il fegato.

FEGATO GLICEMIA INSULINA

Ogni volta che mangiamo il nostro sangue cambia la sua composizione in rapporto agli alimenti ingeriti. E poiché si tende ad introdurre un eccesso giornaliero di carboidrati (pasta, pane, pizza, dolci, prodotti da forno…), la glicemia dopo i pasti sale e si ha il picco glicemico, che stimola il pancreas a secernere l’insulina, che trasferisce il glucosio dal sangue dentro il fegato.

La glicemia diminuisce nel sangue ma aumenta la dose del glucosio all’interno degli epatociti (cellule del fegato).

Una parte del glucosio si trasforma, sotto il controllo dell’insulina, in glicogeno ed una altra parte si trasforma in acidi grassi saturi (acido palmitico).

L’insulina fino a quando resta nel sangue compie questo lavoro. Cioè trasforma in parte i carboidrati alimentari ingeriti in acidi grassi. Questo processo biochimico si chiama lipogenesi: formazione di grassi (trigliceridi).

Più insulina abbiamo, più si formano trigliceridi nel fegato.

 

TRIGLICERIDI E TRANSAMINASI

Quando i trigliceridi si depositano all’interno del fegato, si ha l’obesità cellulare degli epatociti che aumentano di volume fino ad esplodere, come un palloncino con troppa aria.

La morte delle cellule epatiche per eccesso di trigliceridi al loro interno fa aumentare nel sangue il valore delle transaminasi, enzimi che devono restare all’interno degli epatociti.

L’eccesso di grasso nel fegato causa un ritardo nell’eliminazione dell’insulina (clearance epatica dell’insulina), che resta più a lungo nel sangue, generando uno stato di insulino rersistenza.

Gran parte delle persone in sovrappeso ed obese possiedono questo scenario all’interno del loro organismo. Se non si modifica questo scenario biochimico ed ormonale non si può dimagrire e non si può prevenire il diabete mellito tipo 2.

Il calcolo giornaliero delle Calorie è del tutto inutile.

Le Calorie non arrivano mai al fegato.

COSA FARE ?

Innanzi tutto verificare se siamo in uno stato di insulino resistenza, cioè l’insulina è presente ma non funziona.

Le cellule sono resistenti all’azione dell’insulina.

Da evitare, se vogliamo dimagrire e prevenire il diabete mellito tipo 2.

Consiglio di eseguire analisi del sangue:

glicemia ed insulina a digiuno

Ottenuto il risultato applicate indice HOMA:

glicemia x insulina / 405

Se il valore viene superiore a 3, la persona si trova in uno stato di insulino resistenza, che se non viene corretta porterà alla comparsa di diabete mellito tipo 2 (diabete epatico).

E’ una scelta di medicina preventiva controllare con un glucometro il valore della glicemia dopo una ora dall’inizio del pasto.

Tenerla sempre sotto il valore di 130 mg /100 ml.

 

TERAPIA ALIMENTARE

La terapia alimentare per la steatosi epatica è

1- sospendere ogni bevanda alcolica

2 – ridurre alimenti di origine animale, contenenti acidi grassi saturi (formaggi, salumi…)

3 – sospendere ogni bevanda, bibita, addizionata con fruttosio e glucosio, sciroppo di mais

4 – limitare alimenti composti con farina, dolci e prodotti da forno per controllare la dose giornaliera di carboidrati

5 – tenere basso il livello della glicemia ed insulina dopo ogni pasto (colazione, pranzo e cena)

6 – stimolare la modulazione genica del DNA degli epatociti (PPAR alfa perossisomi) attraverso acidi grassi insaturi omega 3 naturali contenuti nei pesci, nei cereali integrali, nella frutta secca, nei legumi (meglio lenticchie e ceci), olio extra vergine di oliva, olio di lino crudo estratto a freddo, olio di krill ed altri alimenti vegetali (ortaggi freschi) dotati di azione genomica su fattori di trascrizione dei perossisomi.

7- Realizzare il modello alimentare pesco-vegetale (mangiare solo alimenti vegetali e pesce)

8 – attività motoria aerobica, il fegato è l’organo assieme al cervello che richiede il maggior volume di ossigeno; l’ossigeno è il principale nutriente del corpo umano, non è sulla tavola, è nell’aria!

Movimento!

Il fegato così si rigenera!

Il mio consiglio: mai sottovalutare la steatosi epatica!

Buona giornata in salute.

Prof. Pier Luigi Rossi

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