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Psoriasi a tavola: consigli per ‘salvare la pelle’ durante le festività

Le festività natalizie, ricche di banchetti luculliani, possono essere una vera minaccia anche per la salute della pelle, specialmente per chi soffre di psoriasi. Per questo motivo gli esperti della ‘Scuola della Psoriasi’,  hanno studiato un menu ‘salva-pelle’ proprio per chi soffre di psoriasi; una malattia infiammatoria cronica della pelle, non infettiva né contagiosa, che può essere estremamente fastidiosa e inestetica, di cui soffrono almeno tre milioni di italiani in forme più o meno gravi.

L’esperto consiglia

Per la cena della vigilia, per esempio, sì al pesce accompagnato da verdure invernali come carote e zucca gialla; per il pranzo di Natale via libera a carni magre come pollo e tacchino farciti di verdure come cavolo, bietole o spinaci e accompagnati da cereali integrali. Per dessert, ottima la frutta secca e qualche dolce della tradizione meno ricco di zuccheri, preferendo per esempio una piccola fetta di pandoro o panettone classici, senza farciture, a torrone e marron glacé. Da evitare i dolci elaborati. E, fatto salvo quello di San Silvestro, meglio ridurre giudiziosamente i brindisi alcolici.

Dieta mediterranea

“La dieta mediterranea è la migliore per i pazienti con psoriasi – spiega Nicola Balato docente di dermatologia, Università di Napoli Federico II, responsabile dell’ambulatorio della psoriasi. Tanto pesce azzurro, frutta, verdura e legumi sono i cardini di un’alimentazione sana, mentre la carne rossa e i salumi non andrebbero portati in tavola più di una volta al mese, quella bianca una volta alla settimana. Questa alimentazione è quella adeguata a mantenere bassi i livelli generali di infiammazione nella cute che è troppo elevata nei soggetti con psoriasi. Questi, non a caso, hanno un rischio più elevato di andare incontro anche ad altre patologie legate a doppio filo all’eccesso di infiammazione nei tessuti, dal diabete alla sindrome metabolica, dall’artrite alle malattie cardiovascolari”. Seguire questo tipo di dieta nel periodo natalizio, durante il quale gli ‘stravizi’ gastronomici sono più frequenti, è difficile ma necessario, sottolinea Balato, “perché in caso contrario il rischio di andare incontro a un peggioramento delle lesioni è concreto.

 

I cibi sicuramente positivi, da inserire nelle portate di pranzi e cenoni, sono senza dubbio il pesce ricco di omega-3 e le carni magre . Ma anche la verdura: ottimi tutti gli ortaggi che paiono avere spiccate proprietà antinfiammatorie come carote, zucca gialla, bietole, cavoli. Chi volesse inserire gusti un po’ diversi dal solito, può puntare sui mirtilli, il mango o l’avocado, tutti frutti con un dimostrato effetto antinfiammatorio. Ottima anche tutta la frutta invernale, come arance e mandarini”.

 

Fonte :Nutri&Previeni

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Disbiosi cutanea e malattie infiammatorie

Nella dermatite atopica e nella psoriasi, le specie microbiche cambiano

PATOLOGIA

Nonostante i recenti progressi nella comprensione della diversità microbica nell’omeostasi cutanea, la rilevanza della disbiosi microbica nelle malattie infiammatorie è ancora da caratterizzare.

La pelle rappresenta un’interfaccia primaria di tessuto, in cui l’accessibilità, sia alle specie di microbi che ai tessuti sottostanti, offre un’opportunità unica per gli studi sulle interazioni ospite-microbioma nell’avvio e nel mantenimento dell’infiammazione atopica / allergica o di tipo autoimmune.

Uno studio che ha coinvolto ricercatori di tutta Europa fornisce un’analisi comparativa delle comunità microbiche della pelle accoppiata a modelli globali di espressione genica cutanea in pazienti con dermatite atopica o psoriasi.

Dallo studio è emerso che la dermatite atopica e la psoriasi possono essere classificate da microbi distinti, che differiscono dalla composizione dei microbiomi di volontari sani.

In dettaglio:

– la dermatite atopica è dominata da un singolo microbo (Staphylococcus aureus) e associata a una firma trascrittomica dell’ospite rilevante per la malattia per la funzione di barriera cutanea, il metabolismo del triptofano e l’attivazione immunitaria.

– la psoriasi, al contrario, è caratterizzata da comunità co-ricorrenti di microbi e associazioni deboli con l’espressione genica correlata alla malattia.

Le interazioni tra microbi commensali o patogeni e gli ospiti che colonizzano sono fondamentali per il mantenimento dell’omeostasi e l’inizio della malattia.

I microbi cutanei commensali controllano l’omeostasi immunitaria adattiva della pelle attraverso l’interazione con specifici sottogruppi di cellule dendritiche che presentano antigene (DC) e popolazioni di cellule T effettrici, supportando la propria sopravvivenza e proteggendo dalla crescita eccessiva di agenti patogeni.

Nella dermatite atopica (AD), come modello di malattia infiammatoria atopica / allergica, i microbi cutanei commensali sono associati alle eruzioni cutanee. La disbiosi correlata all’AD è spesso caratterizzata dalla colonizzazione da parte dello Staphylococcus aureus e dalla perdita simultanea di altre specie potenzialmente benefiche. S. aureus è associato alla gravità della malattia e può essere il risultato di una combinazione dei suoi effetti dannosi da un lato e della perdita di effetti benefici da altri membri del microbiota cutaneo dall’altro. Pertanto, l’uso di terapie antimicrobiche che colpiscono S. aureus potrebbe non essere la scelta ottimale in quanto potrebbero eliminare specie o ceppi benefici e interrompere le interazioni mutualistiche tra la pelle e il suo microbiota.

La psoriasi (PSO) sembra indurre cambiamenti fisiologici nel sito della lesione, selezionando un microbiota specifico.

Nella psoriasi, il microbioma cutaneo è caratterizzato dalla coesistenza di più organismi, tra cui le specie Corynebacterium e Finegoldia, che potrebbero giocare un ruolo importante nella malattia o valenza diagnostica, ma se la disbiosi abbia un significato patofisiologico è ancora da dimostrare.

 

 

Autori: Fyhrquist N, Muirhead G, Prast-Nielsen S, Jeanmougin M et al.

Fonte: Nat Commun. 2019 Oct 16;10(1):4703. doi: 10.1038/s41467-019-12253-y.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6795799/

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Dieta e psoriasi

psoriasiCome regola generale per la prevenzione della psoriasi prediligere una dieta ipocalorica ed evitare assolutamente gli alcolici e il fumo.
Alimenti Sconsigliati
Alcol e superalcolici: il consumo regolare o l’abuso di questi peggiorano il quadro clinico, da una parte, influenzando negativamente l’aspetto della pelle ma anche creando interazioni con alcuni farmaci, assunti proprio per la cura della psoriasi, che vengono eliminati attraverso il fegato, allo stesso modo dell’alcol.
Altri alimenti da evitare sono quelli ad alto contenuto di acido arachidonico. Di questi fanno parte i salumi e le carni rosse, ma anche la panna, il burro e le uova. Si dovrebbe ridurre, in generale, l’assunzione di alimenti quali proteine e grassi animali, che oltre agli alimenti già citati comprendono: insaccati, margarina, panna, fritture, sale, formaggi stagionati, latte e derivati, zucchero.
Limitate i cibi acidi come l’aceto, il caffè, la cioccolata.
Un fattore molto importante, aggravante la psoriasi, è il sovrappeso. I casi di psoriasi infatti sono diminuiti sensibilmente in tempi di scarsa disponibilità di alimenti (ad esempio dopo le due guerre mondiali) mentre aumentano con il crescente benessere.
Questo legame è ben dimostrato dal fatto che la psoriasi è spesso accompagnata dalla sindrome metabolica, la cosiddetta sindrome del benessere legata a superalimentazione e insufficiente movimento.
La sindrome metabolica è caratterizzata da diabete mellito (Tipo II), ipertensione, ipercolesterolemia e un valore elevato di acido urico (gotta). Il sovrappeso e l’adiposità aumentano il rischio di sviluppare queste malattie che a loro volta aggravano la psoriasi, spesso già presente, in un circolo vizioso autoalimentantesi.
Già il solo alleggerimento meccanico conseguente alla perdita di peso porta tanti vantaggi per quanto riguarda il decorso della malattia. Questo vale particolarmente per la psoriasi che colpisce le pieghe cutanee (psoriasi invertita) e per la psoriasi artritica.
Alimenti Consigliati
Tenuto conto che ogni malato di psoriasi reagisce in modo diverso e può sviluppare un’ipersensibilità verso un alimento piuttosto che un altro, si consiglia a chi è affetto da questa patologia di bere molta acqua in modo da contrastare la secchezza della pelle e di privilegiare il consumo di:
fibre presenti in cereali integrali e legumi
fermenti lattici (yogurt)
frutta
verdura : va incrementato il consumo di verdure amare quali cicoria, radicchio, zucca amara, crescione, soja, barbabietola, cetrioli, tarassaco, bietole e di verdure contenenti beta-carotene come carote e pomodori.
pesce : l’effetto benefico di questo alimento è dato dal suo alto contenuto di Omega 3 e di acidi grassi a catena lunga, non saturi. Il loro effetto protettivo nei confronti dell’aterosclerosi è conosciuto da tempo, e più recentemente sono stati impiegati anche nelle malattie reumatiche e nella psoriasi come inibitori dell’infiammazione grazie alla loro funzione di antagonisti dell’acido arachidonico, che gioca un ruolo importante nella genesi e nel mantenimento del processo infiammatorio.
Non tutta la verdura e la frutta, però, sono indicate: melanzane, pomodori crudi, peperoni e peperoncino crudi e cotti, alimenti particolarmente speziati, patate e cachi sono da evitare.
Grano, mela, crostacei, carne, uova e caffè sono alimenti che risultano maggiormente incriminati come causa di intolleranze e che di conseguenza possono essere coinvolti anche nelle crisi di psoriasi.
Per contrastare la psoriasi è necessario che nella dieta ci siano tutte le vitamine che riparano e proteggono la pelle come le vitamine del gruppo B, le vitamine A, C, D e E.
Infine è importante equilibrare l’assunzione di omega 3 e 6, e assumere zinco, conosciuto anche per la sua capacità di riparare le lesioni della pelle. Risulta molto efficace anche un integratore a base di calcio e magnesio che, assunti insieme, attenuano gli stati d’ansia e riducono la frequenza degli episodi psoriasici.

fonte :Torrino medica

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Celiachia ,qualche informazione in piu’

glutineIn Italia si stima che una persona ogni 100-150 individui sia affetta da celiachia (o morbo celiaco). I celiaci sarebbero quindi circa 400.000, anche se ne sono stati diagnosticati solo 85.000. Ogni anno vengono effettuate 5.000 nuove diagnosi e ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci!
Chi è celiaco deve escludere dalla dieta pane, pasta, biscotti, pizza ecc. contenenti glutine (una proteina vegetale presente in grano/frumento, farro, kamut, orzo, segale, avena – secondo il Ministero della Salute nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia, settembre 2010, le evidenze sperimentali indicano che la stragrande maggioranza dei celiaci può tollerare l’avena, tuttavia si preferisce precauzionalmente non includerla nella dieta priva di glutine soprattutto per il rischio di contaminazione –, spelta, triticale), ed eliminare anche le più piccole tracce di glutine da ogni alimento (il glutine purtroppo è presente in numerosi cibi come ingrediente aggiunto, per esempio prosciutto, piatti pronti, cioccolate da bar ecc.), perché questa è l’unica terapia efficace.
Conoscere i cibi vietati e quelli permessi è quindi il primo passo per vivere bene la celiachia. All’inizio può sembrare difficile, ma con un po’ di pazienza si possono scoprire nuovi modi per soddisfare il palato e seguire una dieta sana, gustosa e nutriente, ma non ingrassante. In queste pagine potrai quindi trovare tutti i suggerimenti utili per evitare il glutine e mangiare bene. Ma vediamo di conoscere meglio questo problema per affrontarlo serenamente e senza sacrificare il piacere del palato.

CHE COS’È L’INTOLLERANZA AL GLUTINE
La celiachia viene nominata per la prima volta nel 250 d.C. ma si deve arrivare al 1888 per avere una prima descrizione dettagliata dei sintomi di questa condizione. Lo fece Samuel Gee, il quale intuì che l’unico trattamento era una dieta adeguata, con pochi alimenti derivati dalla farina. Solo a metà del XX secolo però fu chiarito che la celiachia si manifesta in alcune persone in seguito all’ingestione di proteine del grano, che danneggiano la mucosa intestinale. Oggi, la scienza ha stabilito che la celiachia è una malattia digestiva di origine genetica. I celiaci reagiscono all’introduzione di alimenti ricchi di glutine, un termine utilizzato genericamente per indicare alcune proteine del grano, dell’orzo e di altri cereali. Occorre poi ricordare che alcuni eventi possono favorirne lo sviluppo, come la gravidanza, un intervento chirurgico, un’infezione virale, lo stress acuto. Altri fattori sono relativi al tipo di alimentazione e alla quantità di glutine introdotto nella dieta.

I SINTOMI A CUI FARE ATTENZIONE
Dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso (ma anche aumento ingiustificato), feci chiare, anemia, gas intestinali, dolori alle ossa, crampi muscolari, stanchezza, dolori articolari, insensibilità agli arti, ulcere dolorose nella bocca, irritazioni della pelle, danneggiamento dello smalto e del colore dei denti, irregolarità dei cicli mestruali e cambiamenti nel comportamento sono i principali sintomi della celiachia.
Le persone celiache tendono anche a sviluppare altre malattie, come quelle autoimmuni (psoriasi, dermatite herpetiforme, tiroidite autoimmune, lupus sistemico eritematoso), malattie del fegato, vascolari ecc. La connessione tra queste malattie e la celiachia può anche avere una natura genetica. Nei bambini, l’irritabilità è un sintomo molto comune, così come i ritardi nella crescita.

CHE COSA FARE PER DIAGNOSTICARE LA CELIACHIA
Risalire alla celiachia dai soli sintomi non è facile, proprio perché questi sono simili ai sintomi di altre malattie, come quelle che interessano l’intestino, e a forme di stanchezza cronica e di depressione. Inoltre, in una percentuale non piccola dei casi, la celiachia non ha sintomi evidenti, pur comportando un danneggiamento dei tessuti intestinali.
La diagnosi passa quindi per esami del sangue che valutino la presenza di una coppia di anticorpi specifici: gli AGA e gli EMA. Se i risultati dei due test sono positivi (se cioè gli anticorpi sono presenti), per una conferma definitiva occorre fare un’endoscopia, il prelievo di una porzione di tessuto intestinale. Tale prelievo sarà utile per valutare tramite esame istologico lo stato di danneggiamento e atrofia dei villi.

IL GLUTINE PUÒ AGGRAVARE LA PSORIASI
Due milioni e mezzo sono gli italiani affetti dalla psoriasi, una malattia che può creare non pochi problemi, anche di autostima, in chi ne soffre. Questo disturbo della pelle si presenta infatti con chiazze di pelle ispessita, arrossata e infiammata, spesso coperte da scagliette argentee, che possono presentarsi anche su zone molto visibili del corpo (mani, cuoio capelluto e gomiti) creando disagi nella persona affetta da psoriasi. Ecco perché è importante prevenire gli attacchi, e per farlo è necessario seguire anche una dieta adeguata.

I SINTOMI E LE CAUSE DELLA PSORIASI
La psoriasi è una malattia della pelle cronica non contagiosa le cui origini sono ancora sconosciute. È caratterizzata da zone di pelle arrossata, ispessita, ricoperta da squame argentee. L’estensione delle lesioni può variare da piccole aree localizzate a tutta la superficie corporea. Possono essere colpite anche le articolazioni, le unghie e le mucose. Alla base della psoriasi vi è l’aumento del turnover cellulare (l’organismo è indotto a un’abnorme produzione delle cellule cutanee, che si rinnovano troppo rapidamente: ogni 3-4 giorni anziché ogni 28 come sarebbe naturale). L’evoluzione è imprevedibile: ci possono essere riacutizzazioni, così come miglioramenti notevoli e, a volte, anche lunghi periodi in cui il disturbo non si presenta (fasi di remissione).

Vi sono vari fattori in grado di provocare le manifestazioni cutanee tipiche della malattia. Ecco i principali: traumi meccanici, chimici, allergici o di altra natura (lesioni della cute come abrasioni, escoriazioni, grattamenti, iniezioni endovenose, sfregamenti, tatuaggi, punture d’insetto, ustioni ecc.); infezioni da streptococchi, specialmente delle alte vie respiratorie nei bambini; spesso il morbillo precede una manifestazione cutanea di psoriasi, ma può anche migliorare il decorso della malattia; farmaci quali litio, beta-bloccanti usati come ipotensivi, antimalarici, l’indometacina, salicilati, composti iodati; steroidi; fattori emotivi (variabili da persona a persona); alcol e fumo; cause ormonali (si sono osservati peggioramenti e comparsa di psoriasi in corrispondenza di pubertà e menopausa); sovrappeso e magrezza (non di rado la malattia compare a seguito di un repentino aumento di peso o dimagrimento).

Infine, occorre ricordare che, anche se in genere sole e caldo migliorano la psoriasi, talvolta però si assiste a peggioramenti in seguito all’esposizione ai raggi solari o a lampade a raggi ultravioletti (questo capita soprattutto ai soggetti con la pelle chiara, che al sole si scottano facilmente essendo fotosensibili).

PSORIASI, GLUTINE E ALTRI ALIMENTI
In presenza di psoriasi, è bene ridurre o eliminare il glutine almeno per un mese o due. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che la psoriasi spesso si presenta in persone che, anche senza saperlo, soffrono di celiachia (intolleranza al glutine). E, quand’anche così non fosse, si è potuto osservare che la riduzione o l’eliminazione del glutine dalla dieta per un certo periodo dà sempre ottimi risultati.
Sono inoltre controindicati zucchero e cibi che lo contengono; cereali e derivati raffi nati; carni rosse; insaccati e salumi; latte e derivati (lo yogurt può essere tollerato); fast-food, cibi fritti, in scatola, con additivi e/o con grassi idrogenati; spezie (consentite zenzero e cannella); aceto; alcolici. In alcuni casi possono dare problemi pomodori crudi, melanzane, peperoni, carciofi, funghi, patate, legumi, mele crude, mirtilli e frutti di bosco, melone, anguria, agrumi, cachi, uvetta, frutta oleosa tranne le mandorle.

Ricordiamo che un altro consiglio alimentare utile in presenza di questa malattia della pelle è quello di assumere 3-4 volte a settimana il pesce, soprattutto quello di mare, ricco di Omega 3 antinfiammatori e rigeneranti della pelle. Indicate anche le carni bianche (pollo, tacchino, vitello, coniglio), i legumi e il tofu ma solo se tollerati. Sono infine particolarmente utili i cibi ricchi di vitamina B5 (yogurt, riso integrale, pesce, mandorle) poiché necessaria per l’elasticità della pelle.

SOVRAPPESO E SENSIBILITÀ AL GLUTINE
Non esiste un test ufficiale per individuare la sensibilità al glutine (che non è la celiachia!) o “gluten sensitivity”. I suoi sintomi sono molto variabili, da gonfi ori e/o dolori addominali, stipsi e diarrea alternate a emicrania, stanchezza, sovrappeso o difficoltà a dimagrire ecc. Tutti sintomi che – secondo i soggetti che ne sono affetti – migliorano con una dieta senza glutine.
La recente definizione e lo studio della “gluten sensitivity” (una forma di intolleranza al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia e che pare interessi il 20% della popolazione sana) ha consentito di comprendere meglio i fenomeni infiammatori da cibo.
La reazione al glutine è dovuta all’attivazione dei recettori che svolgono nell’organismo la funzione di segnalare un pericolo (in quel caso il superamento di un livello di soglia dell’assunzione di un certo cibo) e manifestano la reazione infiammatoria come fosse un “segnale di allarme” affinché si cambi il comportamento alimentare.

Ricordiamo che l’infiammazione può provocare insulino-resistenza delle cellule: queste ultime non riescono a utilizzare gli zuccheri, che si accumulano, quindi, sotto forma di grasso causando sovrappeso difficile da eliminare e, soprattutto, accumuli di grasso sulla pancia.
L’eliminazione del glutine dalla dieta, o la sua riduzione (per esempio, potrebbe essere una buona scelta mangiare cibi che contengono questa proteina solo a colazione ed eliminarli dagli altri pasti, oppure mangiarli una volta ogni tre giorni) in questi casi si manifesta con rapidi miglioramenti a livello di perdita di peso e di miglioramento della diuresi.
Attenzione, però, i cibi senza glutine non sono necessariamente dimagranti. L’azione snellente di una dieta senza glutine si realizza infatti con un programma mirato che preveda pasti completi e bilanciati adatti a far bruciare più calorie ed eliminare il grasso superfluo. Se volete saperne di più e avere un programma anti adipe super efficace, potete provare quello proposto alle pagine 147-157. Ecco qui di seguito una guida pratica per mangiare senza glutine adatta a tutti.

GUIDA ALLA SCELTA DEL CIBO QUOTIDIANO
Gli alimenti consentiti
Riso: privo di glutine, non favorisce i gonfi ori addominali. Ottimi l’integrale, il semintegrale e il parboiled. Da mangiare anche tutti i giorni.
Miglio: privo di glutine, rigenera capelli e unghie. Ottimo lessato, miscelato a uova e verdure, poi passato in forno. Ideale per polpette vegetali e nella dieta vegetariana.
Mais: privo di glutine, è diuretico e depurativo. Usalo per la polenta, da accompagnare con verdure e cibi proteici.
Amaranto: privo di glutine, è anti gonfi ori. Da lessare e poi saltare in padella con verdure e un cibo proteico. Puoi usarlo come il miglio.
Quinoa: priva di glutine, è antigonfiori e particolarmente indicata per chi vuol perdere peso. Ottima anche per polpette vegetali e tortini da cuocere in forno.
Grano saraceno: privo di glutine, con la sua farina puoi fare pane, piadine e pasta molto buoni. Ottima la zuppa.
Carne: la più indicata è la carne bianca non conservata (pollo, tacchino, vitello e, più raramente, coniglio). Da cucinare in padella, alla griglia o in forno.
Prosciutto crudo: va tolta la sugna, cioè quell’impasto bianco-giallo presente dove non c’è cotenna. È l’unico salume senza rischi.
Pesce e molluschi: la materia prima di questi prodotti è naturalmente priva di glutine e le procedure di preparazione e conservazione non comportano rischi di contaminazione accidentale.
Uova: per le uova il consumo accettabile è da 1 a 3 uova a settimana, da abbinare a verdure e a un cereale consentito.
Frutta fresca: è tutta consentita, ma meglio mangiarla lontano dai pasti, con qualche frutto oleoso, per evitare gonfiori addominali.
Verdura fresca: è tutta consentita ma, se l’intestino ha avuto problemi, meglio consumarla cotta, anche brevemente.
Legumi: sono consentiti, tuttavia i legumi secchi possono essere venuti in contatto con cereali contenenti glutine durante il confezionamento (vedi sempre l’etichetta).
Soia: è consentita (anche come farina), ma occhio all’etichetta, perché come i legumi potrebbe essere venuta in contatto con cereali contenenti glutine.
Latte senza additivi: è consentito, ma occorre sempre leggere l’etichetta, soprattutto se contiene additivi. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Yogurt naturale: è consentito. Da evitare invece gli yogurt con creme, cereali ecc.
Panna fresca o senza additivi: è consentita, ma occorre sempre leggere l’etichetta. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Caffè e tè: sono consentiti, ma anche in questo caso è bene leggere l’etichetta.
Bevande gassate: sono consentite, ma occasionalmente e non nella fase iniziale del percorso anti celiachia, perché irritano l’intestino.
Succhi di frutta senza additivi: possono essere consumati liberamente tutti i succhi di frutta e tutti i nettari di frutta di qualsiasi marca non addizionati di vitamine o altre sostanze.
Vino: è consentito. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Grappa e rum: sono consentiti. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Prodotti da forno senza glutine: sono consentiti (accertarsi che riportino la scritta “senza glutine” sulla confezione).
Zucchero e miele: sono consentiti.
Oli (d’oliva, di mais): sono consentiti.
Aceti: quelli di vino non aromatizzati, di mele, il balsamico tradizionale DOP e il balsamico di Modena IGP sono consentiti.

Gli alimenti vietati
Orzo, avena, segale, kamut, farro, grano/frumento, spelta, triticale e tutti gli alimenti che li possono contenere: per esempio, pane, pizza, focaccia, piadina, lievito madre (pasta acida), snack, merendine, biscotti, torte, ravioli, gnocchi, couscous, muesli, malto, besciamella, crema pasticcera, panature, minestre pronte, seitan, yogurt ai cereali, birra, whisky, gin, vodka e, per i celiaci, anche i prodotti che riportano “può contenere tracce di glutine”.

Gli alimenti a rischio
Formaggi fusi e sottilette: talvolta possono essere addizionati con farine di cereali contenenti glutine (o con il solo glutine) per un maggior effetto addensante. Leggere bene l’etichetta.
Latte in polvere e panna montata: sono considerati a rischio perché potrebbero contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Yogurt alla frutta: sono considerati a rischio perché potrebbero contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Maionese, senape e salsa di soia: possono contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Oli di semi vari: sono a rischio contaminazione.
Cioccolato: può contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Gomme da masticare: anche se molte sono ammesse, alcune possono contenere glutine.
Dadi e risotti pronti: spesso contengono glutine e/o farine con glutine, usate per lo più come addensanti.
Omogeneizzati: possono contenere glutine. Meglio preparare omogeneizzati casalinghi: basta avere un omogeneizzatore (è un attrezzo piccolo e dal prezzo contenuto), metterci dentro carne o pesce già cotti a pezzetti, aggiungere un cucchiaio scarso di brodo e azionare.
Mousse di frutta: possono contenere glutine. Leggere bene l’etichetta.

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Fonte: 10 giorni senza glutine di Maria Fiorella Coccolo

 

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Quando eliminare il glutine

glutineIn Italia si stima che una persona ogni 100-150 individui sia affetta da celiachia (o morbo celiaco). I celiaci sarebbero quindi circa 400.000, anche se ne sono stati diagnosticati solo 85.000. Ogni anno vengono effettuate 5.000 nuove diagnosi e ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci!
Chi è celiaco deve escludere dalla dieta pane, pasta, biscotti, pizza ecc. contenenti glutine (una proteina vegetale presente in grano/frumento, farro, kamut, orzo, segale, avena – secondo il Ministero della Salute nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia, settembre 2010, le evidenze sperimentali indicano che la stragrande maggioranza dei celiaci può tollerare l’avena, tuttavia si preferisce precauzionalmente non includerla nella dieta priva di glutine soprattutto per il rischio di contaminazione –, spelta, triticale), ed eliminare anche le più piccole tracce di glutine da ogni alimento (il glutine purtroppo è presente in numerosi cibi come ingrediente aggiunto, per esempio prosciutto, piatti pronti, cioccolate da bar ecc.), perché questa è l’unica terapia efficace.
Conoscere i cibi vietati e quelli permessi è quindi il primo passo per vivere bene la celiachia. All’inizio può sembrare difficile, ma con un po’ di pazienza si possono scoprire nuovi modi per soddisfare il palato e seguire una dieta sana, gustosa e nutriente, ma non ingrassante. In queste pagine potrai quindi trovare tutti i suggerimenti utili per evitare il glutine e mangiare bene. Ma vediamo di conoscere meglio questo problema per affrontarlo serenamente e senza sacrificare il piacere del palato.

CHE COS’È L’INTOLLERANZA AL GLUTINE
La celiachia viene nominata per la prima volta nel 250 d.C. ma si deve arrivare al 1888 per avere una prima descrizione dettagliata dei sintomi di questa condizione. Lo fece Samuel Gee, il quale intuì che l’unico trattamento era una dieta adeguata, con pochi alimenti derivati dalla farina. Solo a metà del XX secolo però fu chiarito che la celiachia si manifesta in alcune persone in seguito all’ingestione di proteine del grano, che danneggiano la mucosa intestinale. Oggi, la scienza ha stabilito che la celiachia è una malattia digestiva di origine genetica. I celiaci reagiscono all’introduzione di alimenti ricchi di glutine, un termine utilizzato genericamente per indicare alcune proteine del grano, dell’orzo e di altri cereali. Occorre poi ricordare che alcuni eventi possono favorirne lo sviluppo, come la gravidanza, un intervento chirurgico, un’infezione virale, lo stress acuto. Altri fattori sono relativi al tipo di alimentazione e alla quantità di glutine introdotto nella dieta.

I SINTOMI A CUI FARE ATTENZIONE
Dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso (ma anche aumento ingiustificato), feci chiare, anemia, gas intestinali, dolori alle ossa, crampi muscolari, stanchezza, dolori articolari, insensibilità agli arti, ulcere dolorose nella bocca, irritazioni della pelle, danneggiamento dello smalto e del colore dei denti, irregolarità dei cicli mestruali e cambiamenti nel comportamento sono i principali sintomi della celiachia.
Le persone celiache tendono anche a sviluppare altre malattie, come quelle autoimmuni (psoriasi, dermatite herpetiforme, tiroidite autoimmune, lupus sistemico eritematoso), malattie del fegato, vascolari ecc. La connessione tra queste malattie e la celiachia può anche avere una natura genetica. Nei bambini, l’irritabilità è un sintomo molto comune, così come i ritardi nella crescita.

CHE COSA FARE PER DIAGNOSTICARE LA CELIACHIA
Risalire alla celiachia dai soli sintomi non è facile, proprio perché questi sono simili ai sintomi di altre malattie, come quelle che interessano l’intestino, e a forme di stanchezza cronica e di depressione. Inoltre, in una percentuale non piccola dei casi, la celiachia non ha sintomi evidenti, pur comportando un danneggiamento dei tessuti intestinali.
La diagnosi passa quindi per esami del sangue che valutino la presenza di una coppia di anticorpi specifici: gli AGA e gli EMA. Se i risultati dei due test sono positivi (se cioè gli anticorpi sono presenti), per una conferma definitiva occorre fare un’endoscopia, il prelievo di una porzione di tessuto intestinale. Tale prelievo sarà utile per valutare tramite esame istologico lo stato di danneggiamento e atrofia dei villi.

IL GLUTINE PUÒ AGGRAVARE LA PSORIASI
Due milioni e mezzo sono gli italiani affetti dalla psoriasi, una malattia che può creare non pochi problemi, anche di autostima, in chi ne soffre. Questo disturbo della pelle si presenta infatti con chiazze di pelle ispessita, arrossata e infiammata, spesso coperte da scagliette argentee, che possono presentarsi anche su zone molto visibili del corpo (mani, cuoio capelluto e gomiti) creando disagi nella persona affetta da psoriasi. Ecco perché è importante prevenire gli attacchi, e per farlo è necessario seguire anche una dieta adeguata.

I SINTOMI E LE CAUSE DELLA PSORIASI
La psoriasi è una malattia della pelle cronica non contagiosa le cui origini sono ancora sconosciute. È caratterizzata da zone di pelle arrossata, ispessita, ricoperta da squame argentee. L’estensione delle lesioni può variare da piccole aree localizzate a tutta la superficie corporea. Possono essere colpite anche le articolazioni, le unghie e le mucose. Alla base della psoriasi vi è l’aumento del turnover cellulare (l’organismo è indotto a un’abnorme produzione delle cellule cutanee, che si rinnovano troppo rapidamente: ogni 3-4 giorni anziché ogni 28 come sarebbe naturale). L’evoluzione è imprevedibile: ci possono essere riacutizzazioni, così come miglioramenti notevoli e, a volte, anche lunghi periodi in cui il disturbo non si presenta (fasi di remissione).

Vi sono vari fattori in grado di provocare le manifestazioni cutanee tipiche della malattia. Ecco i principali: traumi meccanici, chimici, allergici o di altra natura (lesioni della cute come abrasioni, escoriazioni, grattamenti, iniezioni endovenose, sfregamenti, tatuaggi, punture d’insetto, ustioni ecc.); infezioni da streptococchi, specialmente delle alte vie respiratorie nei bambini; spesso il morbillo precede una manifestazione cutanea di psoriasi, ma può anche migliorare il decorso della malattia; farmaci quali litio, beta-bloccanti usati come ipotensivi, antimalarici, l’indometacina, salicilati, composti iodati; steroidi; fattori emotivi (variabili da persona a persona); alcol e fumo; cause ormonali (si sono osservati peggioramenti e comparsa di psoriasi in corrispondenza di pubertà e menopausa); sovrappeso e magrezza (non di rado la malattia compare a seguito di un repentino aumento di peso o dimagrimento).

Infine, occorre ricordare che, anche se in genere sole e caldo migliorano la psoriasi, talvolta però si assiste a peggioramenti in seguito all’esposizione ai raggi solari o a lampade a raggi ultravioletti (questo capita soprattutto ai soggetti con la pelle chiara, che al sole si scottano facilmente essendo fotosensibili).

PSORIASI, GLUTINE E ALTRI ALIMENTI
In presenza di psoriasi, è bene ridurre o eliminare il glutine almeno per un mese o due. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che la psoriasi spesso si presenta in persone che, anche senza saperlo, soffrono di celiachia (intolleranza al glutine). E, quand’anche così non fosse, si è potuto osservare che la riduzione o l’eliminazione del glutine dalla dieta per un certo periodo dà sempre ottimi risultati.
Sono inoltre controindicati zucchero e cibi che lo contengono; cereali e derivati raffi nati; carni rosse; insaccati e salumi; latte e derivati (lo yogurt può essere tollerato); fast-food, cibi fritti, in scatola, con additivi e/o con grassi idrogenati; spezie (consentite zenzero e cannella); aceto; alcolici. In alcuni casi possono dare problemi pomodori crudi, melanzane, peperoni, carciofi, funghi, patate, legumi, mele crude, mirtilli e frutti di bosco, melone, anguria, agrumi, cachi, uvetta, frutta oleosa tranne le mandorle.

Ricordiamo che un altro consiglio alimentare utile in presenza di questa malattia della pelle è quello di assumere 3-4 volte a settimana il pesce, soprattutto quello di mare, ricco di Omega 3 antinfiammatori e rigeneranti della pelle. Indicate anche le carni bianche (pollo, tacchino, vitello, coniglio), i legumi e il tofu ma solo se tollerati. Sono infine particolarmente utili i cibi ricchi di vitamina B5 (yogurt, riso integrale, pesce, mandorle) poiché necessaria per l’elasticità della pelle.

SOVRAPPESO E SENSIBILITÀ AL GLUTINE
Non esiste un test ufficiale per individuare la sensibilità al glutine (che non è la celiachia!) o “gluten sensitivity”. I suoi sintomi sono molto variabili, da gonfi ori e/o dolori addominali, stipsi e diarrea alternate a emicrania, stanchezza, sovrappeso o difficoltà a dimagrire ecc. Tutti sintomi che – secondo i soggetti che ne sono affetti – migliorano con una dieta senza glutine.
La recente definizione e lo studio della “gluten sensitivity” (una forma di intolleranza al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia e che pare interessi il 20% della popolazione sana) ha consentito di comprendere meglio i fenomeni infiammatori da cibo.
La reazione al glutine è dovuta all’attivazione dei recettori che svolgono nell’organismo la funzione di segnalare un pericolo (in quel caso il superamento di un livello di soglia dell’assunzione di un certo cibo) e manifestano la reazione infiammatoria come fosse un “segnale di allarme” affinché si cambi il comportamento alimentare.

Ricordiamo che l’infiammazione può provocare insulino-resistenza delle cellule: queste ultime non riescono a utilizzare gli zuccheri, che si accumulano, quindi, sotto forma di grasso causando sovrappeso difficile da eliminare e, soprattutto, accumuli di grasso sulla pancia.
L’eliminazione del glutine dalla dieta, o la sua riduzione (per esempio, potrebbe essere una buona scelta mangiare cibi che contengono questa proteina solo a colazione ed eliminarli dagli altri pasti, oppure mangiarli una volta ogni tre giorni) in questi casi si manifesta con rapidi miglioramenti a livello di perdita di peso e di miglioramento della diuresi.
Attenzione, però, i cibi senza glutine non sono necessariamente dimagranti. L’azione snellente di una dieta senza glutine si realizza infatti con un programma mirato che preveda pasti completi e bilanciati adatti a far bruciare più calorie ed eliminare il grasso superfluo. Se volete saperne di più e avere un programma anti adipe super efficace, potete provare quello proposto alle pagine 147-157. Ecco qui di seguito una guida pratica per mangiare senza glutine adatta a tutti.

GUIDA ALLA SCELTA DEL CIBO QUOTIDIANO
Gli alimenti consentiti
Riso: privo di glutine, non favorisce i gonfi ori addominali. Ottimi l’integrale, il semintegrale e il parboiled. Da mangiare anche tutti i giorni.
Miglio: privo di glutine, rigenera capelli e unghie. Ottimo lessato, miscelato a uova e verdure, poi passato in forno. Ideale per polpette vegetali e nella dieta vegetariana.
Mais: privo di glutine, è diuretico e depurativo. Usalo per la polenta, da accompagnare con verdure e cibi proteici.
Amaranto: privo di glutine, è anti gonfi ori. Da lessare e poi saltare in padella con verdure e un cibo proteico. Puoi usarlo come il miglio.
Quinoa: priva di glutine, è antigonfiori e particolarmente indicata per chi vuol perdere peso. Ottima anche per polpette vegetali e tortini da cuocere in forno.
Grano saraceno: privo di glutine, con la sua farina puoi fare pane, piadine e pasta molto buoni. Ottima la zuppa.
Carne: la più indicata è la carne bianca non conservata (pollo, tacchino, vitello e, più raramente, coniglio). Da cucinare in padella, alla griglia o in forno.
Prosciutto crudo: va tolta la sugna, cioè quell’impasto bianco-giallo presente dove non c’è cotenna. È l’unico salume senza rischi.
Pesce e molluschi: la materia prima di questi prodotti è naturalmente priva di glutine e le procedure di preparazione e conservazione non comportano rischi di contaminazione accidentale.
Uova: per le uova il consumo accettabile è da 1 a 3 uova a settimana, da abbinare a verdure e a un cereale consentito.
Frutta fresca: è tutta consentita, ma meglio mangiarla lontano dai pasti, con qualche frutto oleoso, per evitare gonfiori addominali.
Verdura fresca: è tutta consentita ma, se l’intestino ha avuto problemi, meglio consumarla cotta, anche brevemente.
Legumi: sono consentiti, tuttavia i legumi secchi possono essere venuti in contatto con cereali contenenti glutine durante il confezionamento (vedi sempre l’etichetta).
Soia: è consentita (anche come farina), ma occhio all’etichetta, perché come i legumi potrebbe essere venuta in contatto con cereali contenenti glutine.
Latte senza additivi: è consentito, ma occorre sempre leggere l’etichetta, soprattutto se contiene additivi. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Yogurt naturale: è consentito. Da evitare invece gli yogurt con creme, cereali ecc.
Panna fresca o senza additivi: è consentita, ma occorre sempre leggere l’etichetta. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Caffè e tè: sono consentiti, ma anche in questo caso è bene leggere l’etichetta.
Bevande gassate: sono consentite, ma occasionalmente e non nella fase iniziale del percorso anti celiachia, perché irritano l’intestino.
Succhi di frutta senza additivi: possono essere consumati liberamente tutti i succhi di frutta e tutti i nettari di frutta di qualsiasi marca non addizionati di vitamine o altre sostanze.
Vino: è consentito. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Grappa e rum: sono consentiti. Da non usare nella fase iniziale della dieta, quando l’intestino è ancora sofferente.
Prodotti da forno senza glutine: sono consentiti (accertarsi che riportino la scritta “senza glutine” sulla confezione).
Zucchero e miele: sono consentiti.
Oli (d’oliva, di mais): sono consentiti.
Aceti: quelli di vino non aromatizzati, di mele, il balsamico tradizionale DOP e il balsamico di Modena IGP sono consentiti.

Gli alimenti vietati
Orzo, avena, segale, kamut, farro, grano/frumento, spelta, triticale e tutti gli alimenti che li possono contenere: per esempio, pane, pizza, focaccia, piadina, lievito madre (pasta acida), snack, merendine, biscotti, torte, ravioli, gnocchi, couscous, muesli, malto, besciamella, crema pasticcera, panature, minestre pronte, seitan, yogurt ai cereali, birra, whisky, gin, vodka e, per i celiaci, anche i prodotti che riportano “può contenere tracce di glutine”.

Gli alimenti a rischio
Formaggi fusi e sottilette: talvolta possono essere addizionati con farine di cereali contenenti glutine (o con il solo glutine) per un maggior effetto addensante. Leggere bene l’etichetta.
Latte in polvere e panna montata: sono considerati a rischio perché potrebbero contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Yogurt alla frutta: sono considerati a rischio perché potrebbero contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Maionese, senape e salsa di soia: possono contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Oli di semi vari: sono a rischio contaminazione.
Cioccolato: può contenere glutine o essere a rischio di contaminazione. Leggere bene l’etichetta.
Gomme da masticare: anche se molte sono ammesse, alcune possono contenere glutine.
Dadi e risotti pronti: spesso contengono glutine e/o farine con glutine, usate per lo più come addensanti.
Omogeneizzati: possono contenere glutine. Meglio preparare omogeneizzati casalinghi: basta avere un omogeneizzatore (è un attrezzo piccolo e dal prezzo contenuto), metterci dentro carne o pesce già cotti a pezzetti, aggiungere un cucchiaio scarso di brodo e azionare.
Mousse di frutta: possono contenere glutine. Leggere bene l’etichetta.

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Fonte: 10 giorni senza glutine di Maria Fiorella Coccolo

 

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