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Cachi, castagne e zucca: diamo il benvenuto all’autunno.

Autunno, una stagione dai colori e frutti speciali! In questa stagione la natura propone quegli alimenti che preparano l’organismo alla stagione invernale.

 

Cachi: il frutto autunnale dalle sette virtù

Tipico frutto autunnale, il kaki, o cachi, è una nota di colore nel paesaggio novembrino, quando l’albero, perdute tutte le sue foglie, rimane adorno dei frutti di un vivo colore arancione, testardamente abbarbicati alla pianta.

Frutti dolci e saporiti che posseggono insospettate proprietà nutritive.

Il frutto andrebbe mangiato o usato nelle varie ricette solo una volta che sia perfettamente maturato: se acerbo dà il classico gusto che “allappa”, dovuto alla grande quantità di tannino.E’ possibile acquistare i cachi ancora non perfettamente maturi però perché la maturazione è raggiunta velocemente: un piccolo trucco per accelerare questo processo è quello di sistemare il frutto vicino a delle mele.

Data la dolcezza del frutto maturo, in cucina il cachi è destinato ad essere un ottimo dessert, già in purezza.

Tra le numerose proprietà citiamo che i cachi sono:

diuretici e rimineralizzanti : i cachi contengono una grande quantità d’acqua (circa l’80%) e molti sali minerali, in particolare potassio. Contengono fibre e sono quindi un ottimo lassativo naturale. Il momento migliore per consumarli è la mattina a colazione.

epatoprotettivi, ovvero proteggono il fegato, ma sono anche ottimi per mantenere in buona salute stomaco e intestino, in particolare la flora batterica.

Dato l’elevato contenuto di zuccheri i cachi sono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità.

 

 

Castagne: il frutto calorico che sa d’autunno.

Le castagne sono un frutto piuttosto calorico, infatti apportano 193 kcal per 100 g se si considerano quelle arrosto.

Se si prendono invece in considerazione quelle bollite le calorie scendono a 130.

Hanno un valore nutrizionale paragonabile al pane integrale, ma sono più ricche in fosforo (importante sostegno al sistema nervoso) e di potassio (fondamentale per mantenere il tono muscolare) rappresentano inoltre l’alimento che maggiormente contiene le vitamine B2 e PP (fondamentali per la salute dei tessuti), oltre che una buona percentuale di fibre e soprattutto, tanti carboidrati complessi (sotto forma di amido) che la rendono del tutto paragonabile al pane dal punto di vista energetico.

Le castagne non contengono glutine e hanno un valore nutritivo simile a quello dei cereali; possono, quindi, coprire interamente la parte glucidica del pasto e sono molto indicate in caso di celiachia.

Sono molto digeribili (purché siano ben cotte) e la loro ricchezza in fibre le rende un frutto particolarmente saziante ed utile per preservare o ripristinare la regolarità intestinale.

 

Zucca: l’ortaggio dolce d’autunno.

Iniziamo subito col dire che malgrado il sapore pieno e molto dolce la zucca è un alimento che può essere assunto anche nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici. Infatti, nonostante abbia un alto indice glicemico, ha un contenuto di carboidrati molto basso mentre è ricca di fibre ed acqua.

La zucca è fonte di minerali e vitamine.

Contiene betacarotene, precursore della vitamina A, vitamina E, vitamina B (B1, B2, B3, B5 e B6) e  C.

Sono proprio i carotenoidi, rappresentati da due tipi di pigmenti le xantofille e i caroteni, a darle un colore arancione-gallo.La zucca inoltre contiene sali minerali come tutti i vegetali: si va dal fosforo al potassio al calcio al selenio, al sodio, al ferro al magnesio.

La presenza appunto di quest’ultimo minerale, il magnesio, rende la zucca interessante anche per il rilassamento muscolare. E’ presente anche un amminoacido come il triptofano, importante per la sintesi della serotonina, ormone detto del buon umore.

Interessante la quantità di fibre presenti che la rendono efficace nel regolarizzare l’ intestino e migliorare la flora batterica intestinale, e non ultimo per modulare l’ assorbimento di zuccheri e dei grassi e per il senso di sazietà (ciò la rende molto interessante nelle diete).

 

 

Fonte:Cure-Naturali.it

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Farina di grano saraceno, una farina tutta da scoprire.

L’uso alimentare della farina di grano saraceno è molteplice: come addensante per le minestre, per la polenta saracena (detta anche Taragna se mischiata alla farina di mais), per le crespelle e per la pasta come per esempio i pizzoccheri ed ora anche nei dolci!!!

 

Secondo alcuni studiosi che hanno effettuato delle ricerche sulle proteine del grano saraceno esso consentirebbe di ridurre significativamente l’assorbimento intestinale del colesterolo.

Altri test di laboratorio stanno valutando l’impiego del grano saraceno come prodotto coadiuvante i medicinali contro le patologie reumatiche. Inoltre, il grano saraceno possiede attività galattogoghe, quindi sarebbe utilissimo alle mamme in fase di allattamento.

 

Le origini di questa pianta sono ancora oggi molto incerte, secondo alcuni ricercatori il luogo da cui si è diffuso potrebbe essere l’Himalya orientale ma attraverso documenti sappiamo essere arrivato in Europa attraverso le coste del Mar Nero a partire dal tardo Medioevo.

Passando dalla Germania dove nel XV secolo era riconosciuto con il nome di Heenisch (grano dei pagani), arriva un secolo e mezzo dopo in Italia dove, a quanto pare, fu introdotto dalla famiglia Besta in Valtellina e dal 1621 nel Ducato di Modena dal commerciante di origine ebraica Donato Donati.

 

Oggi il grano saraceno, nome scientifico Fagopyrum esculentum, è erroneamente definito un cereale nonostante non appartenga alla famiglia delle Graminacee.

 

Esteticamente si presenta con un fusto lungo, che varia dai 60 ai 120 centimetri, all’estremità del quale vi è un’infiorescenza; il colore varia a seconda del ciclo biologico che si aggira intorno agli 80-120 giorni e che va dal verde all’inizio del ciclo per poi virare verso il rosso al momento della maturazione e della morte della pianta. I fiori possono essere di colore bianco o rosa a seconda della varietà.

Ricco di sali minerali come ferro, zinco e selenio, è altrettanto generoso di amido (fino al 90%) di cui il 25% di amilosio e il restante 75% di amilopectina.

Le proteine sono presenti per il 18% con un valore di bioassorbibilità superiore al 90%, questo si spiega con un’elevata concentrazione di tutti gli aminoacidi essenziali, specialmente lisina, treonina, triptofano e gli aminoacidi contenenti zolfo.

Inoltre sono assenti nella composizione proteica le gliadine del glutine, questo significa che può essere impiegato in tutti gli alimenti gluten-free adatti alle persone affette da celiachia. I lipidi presenti nel grano saraceno sono composti sia da acidi grassi saturi che da mono e polinsaturi. I salicilaldeide, il decanale e l’esanale contribuiscono a fornire al grano saraceno quell’aroma particolare che lo distingue da tutti gli altri tipi di “cereali”.

 

Chiara Zoppei

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Da zucchero di canna a ananas che fa dimagrire: dieci “food-fake-news”.

Dall’ananas che fa dimagrire allo zucchero di canna che “fa meno male”, le fake news che circolano intorno a cibi e salute hanno radici antiche che si sono diffuse e amplificate con l’aiuto del web. Questa volta a mettere in guardia da false credenze e informazioni ‘fasulle’ che riguardano gli alimenti è l’Istituto Superiore di Sanità che, alle fake news sull’alimentazione, ha dedicato un’intera sezione sul portale ISSalute.it.

La regina delle bufale sull’alimentazione e’ che lo zucchero di canna sia meno nocivo di quello bianco: “il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero per diventare bianco non danneggia il prodotto, estraendo solo il saccarosio dalle impurità presenti nella melassa”, scrivono gli esperti dell’Iss. Che la pasta faccia ingrassare e l’ananas dimagrire è una falsa verità che si tramanda da generazioni, mentre in realtà “non esistono alimenti buoni né cattivi: tutti vanno inseriti, nelle giuste proporzioni, nell’ambito di una dieta sana e varia”. Quanto agli spinaci, nell’immaginario collettivo sono fonte di ferro, ma quello che contengono è molto meno assimilabile dal nostro organismo rispetto a quello della carne.

Ma le fake news riguardano anche la salute in generale. E’ falso, ad esempio che non ci si debba preoccupare dell’obesità infantile perché passa con lo sviluppo. “Un bambino obeso – scrive l’Iss – ha un altissimo rischio di diventare un adulto obeso”. Così come è falso ritenere che il colesterolo sia solo una questione genetica e non alimentare. O, ancora, che i cibi grassi e il latte siano “un toccasana per la gastrite perché “foderano” lo stomaco”. Anzi proprio “l’alto contenuto in grassi di questi alimenti riduce lo svuotamento dello stomaco rendendo la digestione più lunga”. Ci sono poi i miti legati alla natura, come quello secondo il quale i cibi prodotti del contadino sono più sicuri e genuini degli altri. “I controlli effettuati lungo tutta la filiera alimentare, garantiscono che i prodotti commercializzati negli esercizi autorizzati alla vendita siano sicuri per la salute”. O quelli dettati da nuove mode, come l’idea che i cibi gluten-free siano più salutari. Bollino rosso anche qui. Utilizzare prodotti senza glutine per chi non ha problemi di celiachia “non solo è una scelta immotivata, ma anche controproducente”. Sono, infatti, “più calorici del corrispondente alimento contenente glutine”, “hanno un più alto indice glicemico”, “un minor effetto saziante” e “un minore contenuto di fibre, sali minerali e vitamine”.

Fonte Nutri & Previeni

 

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Farina al carbone vegetale di betulla: gluten free.

Scopriamo assieme le proprietà di questa farina

Quando arriva la diagnosi di celiachia è naturale sentirsi un po’ impotenti. Come fare con la cucina? Sarà ancora possibile mangiare bene? Queste sono domande più che naturali, che possono trovare una risposta rapida ed efficacia legata a soluzioni come la farina al carbone vegetale di betulla.

Il mondo delle farine gluten free è davvero ricco di soluzioni interessanti e questa è solo una delle tante. Siete pronti a scoprirne le proprietà?

Carbone vegetale di betulla: un toccasana contro i disturbi gastrici

La farina al carbone vegetale di betulla non è soltanto una valida soluzione per chi ha bisogno di cucinare gluten free. Si tratta anche di un prodotto che può fare la differenza per quel che concerne i disturbi gastrici come colite e gastrite. Cosa lo rende efficace da questo punto di vista?

La presenza di fibre lignee provenienti in questo caso dalla betulla. Grazie alla loro porosità, le fibre sono contraddistinte da una qualità nota con il nome di adsorbenza. Cosa implica a livello concreto? La cattura delle bolle d’aria che si formano nello stomaco e che provocano gonfiore e dolore.

Una delle caratteristiche più importanti delle fibre, principi nutritivi fondamentali per ottimizzare l’assorbimento degli zuccheri, è proprio l’indigeribilità. Le fibre, infatti, attraversano letteralmente l’intestino incamerando aria e sostanze tossiche e aiutando così i naturali processi fisiologici.

 

Proprietà della betulla, pianta super depurativa

Soffermiamoci ora sulle proprietà della betulla, una delle piante più importanti quando si parla di rimedi naturali. Contraddistinta da benefici rilevanti per quanto riguarda l’efficacia depurativa, è anche un ottimo antinfiammatorio.

Questo beneficio è dovuto in particolare alla presenza di una sostanza come l’acido betulinico, contenuto soprattutto nella corteccia. Anche le foglie, dal canto loro, sono interessanti per quanto riguarda l’acido betulinico, ottimo anche dal punto di vista della prevenzione dei tumori.

Le proprietà della betulla non finiscono certo qui! Da ricordare è infatti anche il suo ruolo nella riduzione del colesterolo cattivo, il che implica prevenzione delle patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio.

Non c’è che dire: la farina di carbone vegetale di betulla è una soluzione gluten free e a dir poco sana! Perfetta per dolci di piccola pasticceria e pane fatto in casa, sono certa che vi stupirà e che vi aiuterà a gestire meglio tantissime ricette.

Chiara Zoppei

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Celiachia e ossa

L’associazione tra bassa densità minerale ossea (bmd) e malattia celiaca (cd) appare consolidata, ma i meccanismi sottesi sono ancora poco chiari.Un gruppo di ricercatori dell’Università di Catanzaro ha revisionato questo tema. Nei pazienti con CD sintomatica, la bassa BMD sembra essere direttamente correlata al malassorbimento intestinale. Una rigorosa aderenza alla dieta priva di glutine (GFD) permette la regressione delle alterazioni istologiche a livello intestinale e anche l’evidenza biochimica di malassorbimento di calcio, con conseguente rapido aumento della BMD. Tuttavia, la GFD migliora la BMD ma non la normalizza in tutti i pazienti, anche dopo il recupero della mucosa intestinale. E’ probabile che intervengano altri meccanismi nel malassorbimento di calcio e  vitamina D  come ad esempio le citochine proinfiammatorie, alcune anomalie della funzione paratiroidea, e fattori di rimodellamento osseo non bilanciati.  Per mezzo della DXA (dual-energy X-ray absorptiometry), attualmente si può ottenere una valutazione semiquantitativa delle  mineralizzazione ossea tuttavia rimane aperta la questione su chi e quando sottoporre un paziente con CD a valutazione DXA , al fine di stimare il rischio di fratture. Inoltre, sono necessarie ulteriori informazioni sul ruolo degli integratori alimentari e delle terapie alternative. In ogni caso un controllo della BMD nei pazienti con CD è da considerare, specie se si tratta di giovani donne in età fertile che incontreranno ulteriori fattori di rischio potenzialmente dannosi per le ossa.

 

Fonti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22737164  

Gastroenterol Res Pract. 2012;2012:198025. Epub 2012 Apr 18.

Bone mineralization in celiac disease.

 

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