• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 348 6936286 - 055 241106

I semi aromatici

Semi di Cumino

Contengono una buona componente di olio essenziale, proteine (17,8%), grassi (22,3%), carboidrati (33,7%), flavonoidi (con azione antiossidante e antinfiammatoria), mucillagini (fibre utili per l’intestino).

In cucina sono spesso usati per miscele di spezie, salse, piatti a base di cuscus, verdure e carne.

Sono digestivi, antispasmodici, ipoglicemizzanti, oltre ad essere indicati in caso di diarrea, gas intestinali, cattiva digestione; favoriscono anche la formazione del latte materno.

In caso di digestione difficile o meteorismo: versare una tazza di acqua calda su 2 cucchiaini di frutti leggermente pestati; lasciare in infusione per 15 minuti, quindi filtrare e bere dopo i pasti.

 

Semi di Finocchio

Contengono olio essenziale, proteine (15,8%), grassi (14,9%), carboidrati (12,5%), acidi organici e flavonoidi dall’azione antiossidante. Hanno anche una buona percentuale di potassio, utile per i muscoli e la diuresi, ben 1660 mg/100 g.

Sono digestivi, diuretici, calmano i dolori addominali, facilitano la secrezione lattea e l’espulsione dei gas intestinali. Hanno anche proprietà lassative.

In caso di digestione difficile, dolori e gonfiori gastrointestinali, lattazione scarsa, stitichezza: versare una tazza di acqua calda su 2 cucchiaini di frutti, meglio se leggermente pestati; lasciare in infusione per 15 minuti, quindi filtrare e bere all’occorrenza.

 

Semi di Anice

Contengono resine, mucillagini (fibre utili per l’intestino), flavonoidi (con azione antiossidante e antinfiammatoria) e un olio essenziale ricco di anetolo, la sostanza volatile che conferisce all’anice il suo caratteristico aroma.

L’anice è composto per il 9,50% da acqua, carboidrati (50%), proteine (17,7%), fibre (14,6%), ceneri e grassi; i minerali presenti sono calcio, potassio, sodio, fosforo, ferro, magnesio, selenio, manganese, rame e zinco. Discreta la presenza nell’anice delle vitamine: presenti all’appello la vitamina A, le vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6, B9), vitamina C.

Stimolano l’appetito e la digestione, facilitano l’eliminazione dei gas intestinali, attenuano i dolori dovuti a coliche intestinali, calmano la tosse, stimolano la produzione del latte; utili anche in caso di insonnia e stress.

Un cucchiaino di semi di anice in una tazza di acqua bollente in infusione per 10 minuti dà una tisana digestiva e rilassante. Per un migliore risultato si possono usare i tre semi mescolati insieme in proporzioni uguali, magari con l’aggiunta di liquirizia o menta per rendere la tisana un po’ più dolce o fresca. È sempre bene pestarli leggermente, così da favorire il processo di infusione.

Trovano impiego anche in campo culinario, in stufati, minestre a base di latte, pane, olive, fichi secchi, frutta cotta e dolci.

 

Michele Toffolon

Tags:
Categories:

I semi della salute

I semi racchiudono al loro interno la massima concentrazione di valori nutrizionali di una pianta, perché devono essere in grado di garantire la sopravvivenza della specie. Per questo motivo al loro interno è presente tutto il codice genetico e i primi nutrienti per far crescere la nuova piantina.

 

Numerosi tipi di semi vengono usati da millenni nell’alimentazione umana, come quelli dei cereali. Frumento, riso, segale e molti altri sono presenti praticamente in ogni pasto, e anche le leguminose come piselli, soia, fagioli e simili compaiono spesso sulle nostre tavole.

 

Quelli forse che trascuriamo di più sono i semi oleosi, come mandorle, noci, nocciole, semi di girasole, semi di sesamo e simili. Le caratteristiche dei semi sono piuttosto diverse: i cereali forniscono prevalentemente carboidrati; le leguminose apportano proteine in quantità anche maggiori rispetto alla carne; i semi oleosi, come fa capire il nome, sono particolarmente ricchi di lipidi, anche se in composizione e percentuale diversa.

 

Un altro particolare importante: i semi oleosi si possono mangiare anche crudi! Essi costituiscono uno spuntino ideale, e ne bastano pochi per dare un piacevole senso di sazietà ed una carica di energia, senza la pesantezza spesso trasmessa da altri cibi confezionati. Sono indicati soprattutto per bambini e sportivi.

 

 

Valori nutrizionali

I semi oleosi sono sicuramente calorici, ma si tratta di un falso problema. Infatti è necessario tenere in considerazione il rapporto tra i vari nutrienti, soprattutto di quelli più preziosi come vitamine, sali minerali, oligoelementi, enzimi, acidi grassi, flavonoidi. Tenendo conto di questi aspetti, è migliore un alimento con un numero maggiore di calorie ma molto ricco in micronutrienti e con buon effetto saziante, rispetto ad uno ipocalorico ma con “calorie vuote”, cioè scarso apporto di elementi indispensabili all’organismo e magari, per giunta, poco gratificante. Oltre tutto, uno studio americano di qualche anno fa ha dimostrato come la percentuale di obesità fosse minore tra la popolazione che mangiava abitualmente delle noci.

 

I semi oleosi sono anche importanti fonti di vitamina E (antiossidante) e di vitamine del gruppo B: in particolare, ricordiamo la B6 fondamentale per il sistema nervoso e la digestione, la B1, che assicura la salute del cuore, la B3 che contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. I semi ci assicurano anche buone quantità di zinco e selenio, due minerali noti per la loro efficace azione antiossidante in grado di contrastare l’invecchiamento delle cellule.

 

Contengono anche una quantità di fibre tali da favorire un ottimo bilancio finale tra entrate e uscite. Bastano poche mandorle o noci oppure un cucchiaio di semi di girasole o di sesamo per darci un piacevole e abbastanza duraturo senso di sazietà e una sferzata di energia.

 

Ultimo ma non meno importante, sono una buona fonte di acidi grassi insaturi “omega”, protettivi a livello vasale e cardiaco. Contribuiscono anche a ridurre il tasso di colesterolo totale, soprattutto quello LDL (“cattivo”), alzando invece l’HDL, considerato protettore delle arterie.

 

Per chi sono indicati

Il consumo di semi è utile per i bambini, che ne traggono vantaggio per la crescita del corpo e lo sviluppo della mente; per gli adulti, in quanto rappresentano un’importante fonte di energia, oltre a migliorare l’umore ed evitare carenze di principi fondamentali per la salute; per le persone di una certa età, per potenziare la memoria, ridurre i livelli di colesterolo e migliorare la fluidità del sangue.

 

Per le donne, che ne traggono beneficio in caso di sindrome premestruale, e in gravidanza per avere a disposizione le sostanze che aiutano il feto a svilupparsi regolarmente.

 

di Michele Toffolon

Tags:
Categories:

Funghi autunnali, come riconoscerli.

Non serve essere esperti micologi per sapere che l’autunno è la stagione per eccellenza dei funghi eduli, il periodo che rappresenta il perfetto mix tra il calore residuo dell’estate, ormai non più eccessivo, e l’umidità che comincia a concentrarsi assieme al graduale abbassamento delle temperature. Dopo la stagione riproduttiva, i fogliami cadono creando uno strato protettivo perfetto per la crescita dei funghi. Quelli che vengono comunemente chiamati funghi e venduti nei nostri mercati sono in realtà solo il frutto, l’apparato riproduttivo del vero fungo, ovvero del micelio, la parte che sta sotto terra.

Ma quali specie di funghi potremmo trovare nei nostri piatti in questa stagione?

Prataioli: in autunno troveremo senza dubbio i prataioli (Agaricus campestris), presente nei prati e nei pascoli, bianchi con sfumature rosate, gradevoli all’odore e dolciastri al sapore. Da non sottovalutare è il sanguinello (Lactarius deliciosus), riconoscibile per il cappello rosa-arancio ricco di macchie lenticolari concentriche, e per il suo gambo corto; ha un odore piacevole e complesso, mentre il sapore è dolciastro, specie se cotto alla griglia o alla piastra, per questo è ricercatissimo nei boschi di pino .La sanguinello (Lactarius deliciosus è considerato una delle russule più appetibili e pregiate (non per niente l’associazione micologica tedesca lo ha scelto come fungo dell’anno nel 1997), con una variabilità ed eterogeneità di colore che comunque dà sul grigio. Ha una carna soda, dal tipico odore umido fungino, di sottobosco, così come il sapore, marcato e persistente; l’habitat ideale non a caso sono i boschi calcarei. Impossibile non citare il porcino (Boletus edulis) uno dei funghi più squisiti in assoluto. Riconoscibile per il tozzo gambo robusto e per il cappello rotondeggiante che tende col tempo alla convessità, il porcino ama crescere nelle faggete, con le querce e i castagni. Difficilmente si confonde con delle specie pericolose, è un ottimo alimento, ricchissimo di zinco, di vitamina B5, B9 e B3. La mazza di tamburo (Macrolepiota procera) è un altro tipico fungo autunnale, facilmente riconoscibile, non raro, ma necessità una cottura a regola d’arte per non risultare tossico. Riconoscibile per il cappello discoidale bianco con scaglie scure, per il tipico anello sul gambo e per le ragguardevoli dimensioni che è in grado di raggiungere, ricorda la nocciola sia nel sapore che nell’odore. Si trova facilmente in gruppi nei boschi di conifere e latifoglie; ideale con carne, nei sughi e nelle frittate. Passiamo adesso al leccino o porcinello rosso (Leccinum aurantiacum), con il suo tipico cappello arancione su gambo bianco, che cresce sotto ai pioppi. Abbastanza comune, è un fungo non molto profumato e assai gradevole e gustoso, con un grado di dolcezza medio-elevato. In autunno troviamo un altro fungo ben noto, il galletto, detto anche finferlo o gallinaccio (Cantharellus cibarius), dal cappello tipico: non troppo grande, giallastro, irregolare e dai bordi rialzati; generalmente si trova in gruppi. Riconoscibile per l’afrore lieve e piacevole, ama l’umidità sotto i latifogli; apprezzabilissimo quando fritto o messo sott’olio.

 

GIACOMO COLOMBAI

Tags:
Categories:

Cachi, castagne e zucca: diamo il benvenuto all’autunno.

Autunno, una stagione dai colori e frutti speciali! In questa stagione la natura propone quegli alimenti che preparano l’organismo alla stagione invernale.

 

Cachi: il frutto autunnale dalle sette virtù

Tipico frutto autunnale, il kaki, o cachi, è una nota di colore nel paesaggio novembrino, quando l’albero, perdute tutte le sue foglie, rimane adorno dei frutti di un vivo colore arancione, testardamente abbarbicati alla pianta.

Frutti dolci e saporiti che posseggono insospettate proprietà nutritive.

Il frutto andrebbe mangiato o usato nelle varie ricette solo una volta che sia perfettamente maturato: se acerbo dà il classico gusto che “allappa”, dovuto alla grande quantità di tannino.E’ possibile acquistare i cachi ancora non perfettamente maturi però perché la maturazione è raggiunta velocemente: un piccolo trucco per accelerare questo processo è quello di sistemare il frutto vicino a delle mele.

Data la dolcezza del frutto maturo, in cucina il cachi è destinato ad essere un ottimo dessert, già in purezza.

Tra le numerose proprietà citiamo che i cachi sono:

diuretici e rimineralizzanti : i cachi contengono una grande quantità d’acqua (circa l’80%) e molti sali minerali, in particolare potassio. Contengono fibre e sono quindi un ottimo lassativo naturale. Il momento migliore per consumarli è la mattina a colazione.

epatoprotettivi, ovvero proteggono il fegato, ma sono anche ottimi per mantenere in buona salute stomaco e intestino, in particolare la flora batterica.

Dato l’elevato contenuto di zuccheri i cachi sono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità.

 

 

Castagne: il frutto calorico che sa d’autunno.

Le castagne sono un frutto piuttosto calorico, infatti apportano 193 kcal per 100 g se si considerano quelle arrosto.

Se si prendono invece in considerazione quelle bollite le calorie scendono a 130.

Hanno un valore nutrizionale paragonabile al pane integrale, ma sono più ricche in fosforo (importante sostegno al sistema nervoso) e di potassio (fondamentale per mantenere il tono muscolare) rappresentano inoltre l’alimento che maggiormente contiene le vitamine B2 e PP (fondamentali per la salute dei tessuti), oltre che una buona percentuale di fibre e soprattutto, tanti carboidrati complessi (sotto forma di amido) che la rendono del tutto paragonabile al pane dal punto di vista energetico.

Le castagne non contengono glutine e hanno un valore nutritivo simile a quello dei cereali; possono, quindi, coprire interamente la parte glucidica del pasto e sono molto indicate in caso di celiachia.

Sono molto digeribili (purché siano ben cotte) e la loro ricchezza in fibre le rende un frutto particolarmente saziante ed utile per preservare o ripristinare la regolarità intestinale.

 

Zucca: l’ortaggio dolce d’autunno.

Iniziamo subito col dire che malgrado il sapore pieno e molto dolce la zucca è un alimento che può essere assunto anche nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici. Infatti, nonostante abbia un alto indice glicemico, ha un contenuto di carboidrati molto basso mentre è ricca di fibre ed acqua.

La zucca è fonte di minerali e vitamine.

Contiene betacarotene, precursore della vitamina A, vitamina E, vitamina B (B1, B2, B3, B5 e B6) e  C.

Sono proprio i carotenoidi, rappresentati da due tipi di pigmenti le xantofille e i caroteni, a darle un colore arancione-gallo.La zucca inoltre contiene sali minerali come tutti i vegetali: si va dal fosforo al potassio al calcio al selenio, al sodio, al ferro al magnesio.

La presenza appunto di quest’ultimo minerale, il magnesio, rende la zucca interessante anche per il rilassamento muscolare. E’ presente anche un amminoacido come il triptofano, importante per la sintesi della serotonina, ormone detto del buon umore.

Interessante la quantità di fibre presenti che la rendono efficace nel regolarizzare l’ intestino e migliorare la flora batterica intestinale, e non ultimo per modulare l’ assorbimento di zuccheri e dei grassi e per il senso di sazietà (ciò la rende molto interessante nelle diete).

 

 

Fonte:Cure-Naturali.it

Tags:
Categories:

I ghiaccioli di melone: una fresca merenda!

Avete mai assaggiato i ghiaccioli di melone?

Forse sì, ma è ovvio che preparati con le vostre mani saranno ancora più buoni! Inoltre, ho intenzione di consigliarvi un piccolo ingrediente segreto, che vi aiuterà a rendere questo fresco dessert tipicamente estivo ancor più buono. I ghiaccioli di melone non sono difficili da preparare e vi propongono un sapore unico e dissetante, capace anche di soddisfare le vostre improvvise voglie di dolci.

Pochi ingredienti semplici e freschi, un po’ di pazienza e tanta voglia di assaggiare e proporre un dessert unico, sono quel che basta per permettervi di assaporare questa delizia. Pertanto, continuate a leggere: vi dirò tutto quello che dovreste sapere su questa preparazione e sul suo ingrediente protagonista. Iniziamo?

 

Il melone: un frutto da non sottovalutare

Alleato della salute della nostra pelle e dotato di notevoli proprietà antiossidanti, questo frutto nasce dalla pianta Cucumis Melo, che appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. Si pensa che le sue origini siano radicate in Asia, che ad oggi ne è il principale produttore in tutto il mondo, seguito dall’Europa, dove Italia, Francia e Spagna si occupano delle maggiori coltivazioni di questo frutto.

È ricco d’acqua e di zuccheri della frutta, e offre un notevole apporto di ferro, potassio, fosforo, magnesio, calcio, zinco, selenio e rame, ma anche di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, C, E, K, J e di tanti altri fitonutrienti molto utili al corpo. Grazie a tutto questo, i ghiaccioli di melone si rivelano estremamente nutrienti e benefici per l’organismo. Le ricerche affermano infatti che questo frutto è capace di contrastare l’attività nociva dei radicali liberi, di ottimizzare la circolazione sanguigna e la pressione arteriosa.

Oltre a questo, è da sempre noto che abbiamo a che fare con un alimento che ci aiuta a proteggere la vista e il sistema nervoso; che ci propone valide azioni depurative e idratanti. Questo frutto è anche molto saziante ed è ottimo per chi desidera perdere peso. È in grado di stimolare la produzione di melanina, di contrastare la depressione e di aiutarci a prevenire malattie delle ossa, come ad esempio l’osteoporosiGli ultimi consigli per la preparazione dei ghiaccioli di melone

Per preparare questa delizia dal sapore estivo, avrete ovviamente bisogno di un melone fresco, ma anche maturo, meglio se biologico. In questo modo, potrete contare su un sapore fantastico. Oltre a questo, vi consiglio di aromatizzare il vostro fresco dessert con qualche speciale retrogusto, come ad esempio quello della vanillina: una scelta che renderà il tutto ancora più buono!

Per finire, vi ricordo che per preparare i ghiaccioli di melone, dovrete poter contare su un buon frullatore ad immersione. Sceglietene uno con lame resistenti, con una struttura robusta e facilmente maneggiabile. Queste sono le principali caratteristiche di quello che ho scelto per la mia cucina e vi posso assicurare che non mi delude mai!

 

Ingredienti per 5 ghiaccioli:

1 melone maturo

1/2 limone

1 bustina di vanillina

 

Cannucce colorate grosse o Bastoncini di legno da gelato

Frullatore ad immersione

4 bicchierini da caffè di plastica

Procedimento

Mettete la polpa del melone tagliata a cubetti insieme al succo di limone e alla vanillina. Frullate il tutto fino ad ottenere una bella polpa omogenea.

Versate la polpa in ciascun bicchierino quasi fino all’orlo e mettete i bicchierini nel congelatore per far solidificare.

Dopo circa 30 minuti inserite le cannucce tagliate a metà o i bastoncini di legno dentro ogni bicchierino: la polpa sarà già abbastanza solida da far restare dritta la cannuccia.

Lasciate congelare i ghiacciolini per almeno un paio di ore. Per toglierli dal bicchierino basterà che li teniate in mano per qualche secondo: il calore della pelle farà staccare il ghiacciolo.

Tiziana Colombo

Tags:
Categories: