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I ghiaccioli di melone: una fresca merenda!

Avete mai assaggiato i ghiaccioli di melone?

Forse sì, ma è ovvio che preparati con le vostre mani saranno ancora più buoni! Inoltre, ho intenzione di consigliarvi un piccolo ingrediente segreto, che vi aiuterà a rendere questo fresco dessert tipicamente estivo ancor più buono. I ghiaccioli di melone non sono difficili da preparare e vi propongono un sapore unico e dissetante, capace anche di soddisfare le vostre improvvise voglie di dolci.

Pochi ingredienti semplici e freschi, un po’ di pazienza e tanta voglia di assaggiare e proporre un dessert unico, sono quel che basta per permettervi di assaporare questa delizia. Pertanto, continuate a leggere: vi dirò tutto quello che dovreste sapere su questa preparazione e sul suo ingrediente protagonista. Iniziamo?

 

Il melone: un frutto da non sottovalutare

Alleato della salute della nostra pelle e dotato di notevoli proprietà antiossidanti, questo frutto nasce dalla pianta Cucumis Melo, che appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. Si pensa che le sue origini siano radicate in Asia, che ad oggi ne è il principale produttore in tutto il mondo, seguito dall’Europa, dove Italia, Francia e Spagna si occupano delle maggiori coltivazioni di questo frutto.

È ricco d’acqua e di zuccheri della frutta, e offre un notevole apporto di ferro, potassio, fosforo, magnesio, calcio, zinco, selenio e rame, ma anche di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, C, E, K, J e di tanti altri fitonutrienti molto utili al corpo. Grazie a tutto questo, i ghiaccioli di melone si rivelano estremamente nutrienti e benefici per l’organismo. Le ricerche affermano infatti che questo frutto è capace di contrastare l’attività nociva dei radicali liberi, di ottimizzare la circolazione sanguigna e la pressione arteriosa.

Oltre a questo, è da sempre noto che abbiamo a che fare con un alimento che ci aiuta a proteggere la vista e il sistema nervoso; che ci propone valide azioni depurative e idratanti. Questo frutto è anche molto saziante ed è ottimo per chi desidera perdere peso. È in grado di stimolare la produzione di melanina, di contrastare la depressione e di aiutarci a prevenire malattie delle ossa, come ad esempio l’osteoporosiGli ultimi consigli per la preparazione dei ghiaccioli di melone

Per preparare questa delizia dal sapore estivo, avrete ovviamente bisogno di un melone fresco, ma anche maturo, meglio se biologico. In questo modo, potrete contare su un sapore fantastico. Oltre a questo, vi consiglio di aromatizzare il vostro fresco dessert con qualche speciale retrogusto, come ad esempio quello della vanillina: una scelta che renderà il tutto ancora più buono!

Per finire, vi ricordo che per preparare i ghiaccioli di melone, dovrete poter contare su un buon frullatore ad immersione. Sceglietene uno con lame resistenti, con una struttura robusta e facilmente maneggiabile. Queste sono le principali caratteristiche di quello che ho scelto per la mia cucina e vi posso assicurare che non mi delude mai!

 

Ingredienti per 5 ghiaccioli:

1 melone maturo

1/2 limone

1 bustina di vanillina

 

Cannucce colorate grosse o Bastoncini di legno da gelato

Frullatore ad immersione

4 bicchierini da caffè di plastica

Procedimento

Mettete la polpa del melone tagliata a cubetti insieme al succo di limone e alla vanillina. Frullate il tutto fino ad ottenere una bella polpa omogenea.

Versate la polpa in ciascun bicchierino quasi fino all’orlo e mettete i bicchierini nel congelatore per far solidificare.

Dopo circa 30 minuti inserite le cannucce tagliate a metà o i bastoncini di legno dentro ogni bicchierino: la polpa sarà già abbastanza solida da far restare dritta la cannuccia.

Lasciate congelare i ghiacciolini per almeno un paio di ore. Per toglierli dal bicchierino basterà che li teniate in mano per qualche secondo: il calore della pelle farà staccare il ghiacciolo.

Tiziana Colombo

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Le proprieta’ benefiche dell’olio di canapa

Utilizzata fino a poco tempo fa esclusivamente per la produzione di fibra per tessuti, la Canapa viene ora rivalutata per le sue propietà benefiche che per la salute, al centro di uno studio pubblicato su Agricultural and Food Chemistry.
La ricerca, coordinata dalla dottoressa Maria Angeles Fernandez-Arche, ha messo in evidenza come questa  pianta venga stata sfruttata da millenni, in tutto il mondo, per la produzione di medicinali e cibo.
La pianta contiene infatti livelli molto importanti di preziose vitamine e antiossidanti come la A, la C e la E. Inoltre è ricca di carboidrati, fibre, minerali e proteine. In particolare la ricerca condotta da Fernandez-Arche ha voluto indagare suoi potenziali benefici dei prodotti derivati dalla Canapa, tra questo vi è l’olio.
Gli scienziati hanno potuto constatare che l’olio di canapa contiene sostanze molto interessanti dal punto di vista salutistico: acido linoleico, steroli e alcoli alifatici, noti da tempo per la promozione del benessere della persona. L’olio di canapa, inoltre, aiuterebbe a prevenire le malattie coronariche e di tipo cronico.

fonte Redazione InformaSalus

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L’assunzione di omega 3 in gravidanza

gravodanzaSe ti trovi in stato interessante o desideri esserlo entro breve, sicuramente sai quali sono i nutrienti di cui non si può fare a meno perchè tuo figlio nasca forte e sano: stiamo parlando dell’acido folico, del ferro, del calcio, del fosforo, dello zinco, delle vitamine A, B, C, D, E… E i grassi? Cosa sai della loro importanza?
Fino a poco tempo fa erano tenuti in scarsissima considerazione, perchè accompagnati da una fama sinistra: quella di fare ingrassare e, in molti casi, di essere anche nocivi.
Un grave errore. In realtà, durante la gravidanza, il 30-35% delle calorie totali presenti nella tua dieta proviene dai grassi.
Oltre ad essere la principale fonte di energia, tuo figlio ne ha bisogno per poter crescere correttamente.
Sono sopratutto gli acidi grassi essenziali che non gli devono mancare; questi rivestono un’importanza fondamentale, perchè il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e quindi deve assimilarli dagli alimenti che consumiamo.

I GRASSI: NE’ BUONI, NE’ CATTIVI
Tutte le varietà di sostanze grasse sono necessarie al nostro organismo, ma nelle debite proporzioni e secondo le quantità raccomandate dagli specialisti, le quali variano in base alle differenti categorie degli stessi grassi.
E’ opportuno sottolineare che queste sostanze, pur differenti tra loro per composizione e proprietà, sono accomunate da un elemento: gli acidi grassi.
Sicuramente hai letto oppure sentito parlare degli Omega-3 e degli Omega-6, dell’acido oleico, che costituisce il componente primario dell’olio d’oliva, delle proprietà benefiche degli acidi grassi essenziali (AGE) e molto probabilmente sei al corrente anche della pessima nomea degli acidi grassi saturi.
In realtà le cose non sono né bianche né nere. Ciascuna sostanza grassa svolge una funzione ben determinata all’interno del nostro corpo ed è caratterizzata da peculiarità che dipendono strettamente dall’acido grasso che predomina nella sua composizione chimica (infatti, possono essercene diversi).

ACIDI GRASSI SATURI (AGS): Sono stati inseriti nella lista dei cattivi, ma in realtà non lo sono affatto: anzi, si raccomanda che vengano a costituire il 7-8% del valore calorico totale della dieta alimentare. Sono di facile identificazione: più o meno fluidi a temperatura ambiente, provengono da animali, come il pollo, l’agnello, la mucca (grasso), il maiale (strutto), oppure derivano da alcuni prodotti, sempre di origine animale, come il latte (burro) ed i formaggi.
Sono presenti anche nell’olio di cocco ed in quello di palma. Fatta eccezione per chi segue un’alimentazione vegetariana, si trovano nella nostra dieta in quantità eccessive.
FUNZIONI: Aumentano il colesterolo totale poiché fanno accrescere il livello delle lipoproteine LDL, (conosciute come “colesterolo cattivo”) e delle lipoproteine HDL, (il cosidetto “colesterolo buono”); come ti dicevo prima, però, anche io colesterolo è un elemento necessario, se preso nella giusta misura. Questo perchè è parte integrante delle membrane cellulari e contribuisce alla produzione dei sali biliari della guaina mielinica, della vitamina D e di svariati ormoni, elaborati dal nostro organismo (in particolar modo dalle gonadi e dalla corteccia surrenale), la cui secrezione viene regolata in base al colesterolo che il nostro corpo riceve mediante l’alimentazione.

ACIDI GRASSI MONOINSATURI (AGM): Quello più popolare e maggiormente diffuso è l’acido oleico, di cui è particolarmente ricco l’olio d’oliva. Annovera molti estimatori sia tra i consumatori sia tra i medici, che consigliano di prenderne in una quantità tale da costituire il 15-20% delle calorie totali della nostra dieta.
FUNZIONE: Abbassa i livelli di colesterolo cattivo, aumentando quello buono, riduce la pressione arteriosa, fa diminuire il rischio di trombosi. In altre parole, esercita un’azione protettrice contro diversi disturbi cardiovascolari e migliora, in genere, lo stato generale di salute dei diabetici.

ACIDI GRASSI POLINSATURI (AGP): Tra questi rientrano gli Omega-3 e gli Omega-6. Il fabbisogno giornaliero di questi ultimi è 2-4 volte maggiore di quello degli Omega-3.
Lo sbilanciamento verso gli Omega-6 si deve al grande impiego di olio di girasole ed olio di semi di mais nell’alimentazione. Queste due sostanze sono ricche di acido linoleico, che appartiene alla categoria degli Omega-6. (L’acido linoleico è contenuto in alimenti come i legumi, le noci, l’olio di soia, ecc. Una volta assunto viene trasformato nell’organismo in EPA e DHA).
Il rapporto ideale tra Omega-3 e Omega-6 dovrebbe essere 1:5; la quantità ottimale di acidi grassi polinsaturi generalmente si aggira intorno al 7-8% dei grassi totali della dieta e, nel caso specifico deglio Omega-6, dovrebbe oscillare fra l’1 ed il 3%.
FUNZIONE: Formano parte delle membrane cellulari e del sistema nervoso, riducono il colesterolo totale e quello cattivo e possono diminuire o mantenere semplici colesterolo buono.

QUALI BENEFICI
Certamente non puoi controllare la produzione di acidi grassi del tuo corpo, però è in tuo potere decidere cosa mangerai, in modo che il tuo organismo possa sintetizzarli oppure assimilarli direttamente dai cibi.
Da questa decisione dipende anche il corretto sviluppo del tuo futuro bambino. Tramite la placenta, il piccolo assimila tutti i nutrienti che tu prendi abitualmente.
Se sono quelli di cui ha bisogno, bene, in caso contrario li assorbirà direttamente dal tuo organismo. Però, se ne rimane sprovvisto perchè anche tu ne sei priva, il suo sviluppo non raggiungerà la completezza e la sua crescita potrà presentare tutta una serie di ritardi, inclusi quelli mentali.
Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 svolgono un ruolo fondamentale, tanto durante la gravidanza e l’allattamento quanto nel corso della prima infanzia.
Gi organi, del feto e del lattante prima, del bambino poi, l’utilizzano come materiale da costruzione per le membrane cellulari e per le prostaglandine E1, sostanze affini agli ormoni, il cui compito consiste nel regolare le funzioni delle cellule, degli organi e del sistema immunitario e nel mantenere il giusto equilibrio ormonale.
Inoltre, tali sostanze favoriscono lo sviluppo del sistema nervoso e svolgono un’azione antinfiammatoria. Anche la retina, al pari di altri tessuti nervosi, contiene una quantità di uno degli acidi grassi Omega-3: il DHA.
Se il tuo figlio fosse  sprovvisto di questo particolare elemento, non potrebbe percepire la luce né vedere e non potrebbe neppure costruire il proprio sistema nervoso, i propri neuroni, le proprie sinapsi, ovvero le connessioni neurali necessarie alla trasmissione degli impulsi nervosi, in modo che l’organismo possa funzionare correttamente.
Infine va sottolineato un’altro elemento, anch’esso particolarmente significativo: la maggior parte dei grassi Omega-3 ed Omega-6 si deposita nei tessuti cerebrali e retinici fra la 24° settimana di gestazione e la nascita.
Secondo gli esperti, la corretta assunzione di Omega-3 nel corso della gravidanza e dell’allattamento, oltre a  prevenire l’ ipertensione nelle gestanti, permette il costruirsi delle riserve di queste sostanze grasse necessarie tanto per la crescita dei tessuti del bambino quanto per l’ottimale sviluppo del suo sistema nervoso e visivo.
Come se ciò non bastasse, gli Omega-3 abbassano anche i livelli dei trigliceridi nel sangue, aumentano la dilatazione arteriosa e prevengono la formazione di trombi, l’insorgenza di aritmie e l’arresto cardiaco.

QUALI SONO GLI ALIMENTI CHE LO CONTENGONO
Gli acidi grassi Omega-3 sono contenuti principalmente nel pesce grasso (salmone, tonno e pesce azzurro, come sgombri, aringhe, sardine).
In genere, una dieta varia ed equilibrata, che comprenda 2 o 3 pasti alla settimana a base di pesce, riesce a soddisfare appieno le esigenze dell’organismo. In alcuni casi, tuttavia, qualora la dieta non sia sufficiente, si può ricorrere agli integratori dietetici di Omega-3, da prendere in caso di vera necessità, sotto la prescrizione e il controllo medico.
Gli integratori a base di oli di pesce andrebbero perciò assunti con cautela durante il primo trimestre di gravidanza, quando si verificano le tappe fondamentali della differenziazione e dello sviluppo dei vari organi (organogenesi).

Il pesce grasso o pesce azzurro
Nell’apporto di Omega-3 è l’alimento sovrano, però non viene consumato con la stessa frequenza di olio, anche se, ovviamente, quando mangiamo pesce, ne assumiamo in quantità maggiore.
Il motivo per cui il pesce azzurro è da preferirsi a quello bianco è il seguente: i pesci sono sprovvisti di tessuto adiposo ed hanno due differenti modalità di immagazzinamento delle sostanze grasse; il pesce bianco le accumula nel fegato, il pesce azzurro nei muscoli, ossia nella parte che mangiamo abitualmente.
Da qua, il contenuto esatto di olio di pesce vari in funzione della sua origine, che può essere il solo fegato o tutto il pesce. Di solito 10ml di un olio ricavato dal fegato di merluzzo, ippoglosso o squalo, contiene circa 2 g di acidi grassi Omega-3.

Gli oli
Quelli maggiormente ricchi di Omega-3 sono l’olio di colza (9,60 g ogni 100 g d’olio) e l’olio di soia (7,30 g). Ma si tratta di condimenti scarsamente utilizzati nella cucina del Belpaese.
Se impieghi abitualmente olio di girasole, la quantità assunta dal tuo organismo sarà molto bassa; infatti, contiene solo 0,1 g di acido alfa-linoleico, la sostanza da cui derivano tutti gli Omega-3. Nel caso dell’olio di oliva, la quantità raggiunge gli 0,7 g, ma continua ad essere insufficiente, considerato che non si può, nè si deve, prendere 100 g d’olio al giorno.

Il latte materno
Paragonato al latte intero di mucca, quello umano in 100 mg presenta meno grassi saturi, minori quantità di acido oleico e di acido linoleico e 0,08 g di g di grassi Omega-3 (ne contiene tre tipologie differenti), rispetto ai 0,02 presenti nel latte di mucca ed agli 0,05 riscontrati nel latte in polvere arricchito.
Tale quantità (0,08 g), a prima vista sembra un pò scarsa, eppure svolge un ruolo importante per l’organismo dei neonati; infatti, il DHA contenuto in esso viene utilizzato dal bambino per continuare lo sviluppo della propria retina e del proprio sistema nervoso.
Non dimenticare che la quantità del latte prodotto dal tuo corpo dipende in grande misura dal tuo tipo di alimentazione.

Le uova
Oggigiorno sono ricche di DHA e contengono meno colesterolo, grazie alla speciale alimentazione somministrata alle galline.

I PESCI RICCHI DI OMEGA-3
Queste sono le specie d pesce che contengono la maggiore quantità di acidi grassi Omega-3 (per ogni 100 g)

– Salmone 1,85g
– Acciuga 1,65g
– Sardina 1,50g
– Aringa 1,20g
– Trota 1,00g
– Sgombro 1,00
– Tonno 0,70g
– Pesce Spada 0,70g
– Sogliola 0,40g
– Platessa 0,40g

PRENDI NOTA!

Vantaggi per il bimbo:
1- Contribuiscono al corretto sviluppo del suo cervello.
2- Favoriscono la crescita adeguata del suo sistema nervoso.
3- Assicurano un corretto sviluppo e funzionamento della sua retina.
4- Sono una sorte di sentinella delle sue connessioni intercellulari.

Vantaggi per la mamma
1- Riducono il livello di trigliceridi nel sangue.
2- Esercitano un controllo sull’ipertensione arteriosa.
3- Evitano l’ostruzione delle arterie nonchè il rischio di una possibile trombosi.
4- Esplicano una significativa attività cardioprotettrice

Fonte :www.angolo donne.it

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