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Cachi, castagne e zucca: diamo il benvenuto all’autunno.

Autunno, una stagione dai colori e frutti speciali! In questa stagione la natura propone quegli alimenti che preparano l’organismo alla stagione invernale.

 

Cachi: il frutto autunnale dalle sette virtù

Tipico frutto autunnale, il kaki, o cachi, è una nota di colore nel paesaggio novembrino, quando l’albero, perdute tutte le sue foglie, rimane adorno dei frutti di un vivo colore arancione, testardamente abbarbicati alla pianta.

Frutti dolci e saporiti che posseggono insospettate proprietà nutritive.

Il frutto andrebbe mangiato o usato nelle varie ricette solo una volta che sia perfettamente maturato: se acerbo dà il classico gusto che “allappa”, dovuto alla grande quantità di tannino.E’ possibile acquistare i cachi ancora non perfettamente maturi però perché la maturazione è raggiunta velocemente: un piccolo trucco per accelerare questo processo è quello di sistemare il frutto vicino a delle mele.

Data la dolcezza del frutto maturo, in cucina il cachi è destinato ad essere un ottimo dessert, già in purezza.

Tra le numerose proprietà citiamo che i cachi sono:

diuretici e rimineralizzanti : i cachi contengono una grande quantità d’acqua (circa l’80%) e molti sali minerali, in particolare potassio. Contengono fibre e sono quindi un ottimo lassativo naturale. Il momento migliore per consumarli è la mattina a colazione.

epatoprotettivi, ovvero proteggono il fegato, ma sono anche ottimi per mantenere in buona salute stomaco e intestino, in particolare la flora batterica.

Dato l’elevato contenuto di zuccheri i cachi sono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità.

 

 

Castagne: il frutto calorico che sa d’autunno.

Le castagne sono un frutto piuttosto calorico, infatti apportano 193 kcal per 100 g se si considerano quelle arrosto.

Se si prendono invece in considerazione quelle bollite le calorie scendono a 130.

Hanno un valore nutrizionale paragonabile al pane integrale, ma sono più ricche in fosforo (importante sostegno al sistema nervoso) e di potassio (fondamentale per mantenere il tono muscolare) rappresentano inoltre l’alimento che maggiormente contiene le vitamine B2 e PP (fondamentali per la salute dei tessuti), oltre che una buona percentuale di fibre e soprattutto, tanti carboidrati complessi (sotto forma di amido) che la rendono del tutto paragonabile al pane dal punto di vista energetico.

Le castagne non contengono glutine e hanno un valore nutritivo simile a quello dei cereali; possono, quindi, coprire interamente la parte glucidica del pasto e sono molto indicate in caso di celiachia.

Sono molto digeribili (purché siano ben cotte) e la loro ricchezza in fibre le rende un frutto particolarmente saziante ed utile per preservare o ripristinare la regolarità intestinale.

 

Zucca: l’ortaggio dolce d’autunno.

Iniziamo subito col dire che malgrado il sapore pieno e molto dolce la zucca è un alimento che può essere assunto anche nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici. Infatti, nonostante abbia un alto indice glicemico, ha un contenuto di carboidrati molto basso mentre è ricca di fibre ed acqua.

La zucca è fonte di minerali e vitamine.

Contiene betacarotene, precursore della vitamina A, vitamina E, vitamina B (B1, B2, B3, B5 e B6) e  C.

Sono proprio i carotenoidi, rappresentati da due tipi di pigmenti le xantofille e i caroteni, a darle un colore arancione-gallo.La zucca inoltre contiene sali minerali come tutti i vegetali: si va dal fosforo al potassio al calcio al selenio, al sodio, al ferro al magnesio.

La presenza appunto di quest’ultimo minerale, il magnesio, rende la zucca interessante anche per il rilassamento muscolare. E’ presente anche un amminoacido come il triptofano, importante per la sintesi della serotonina, ormone detto del buon umore.

Interessante la quantità di fibre presenti che la rendono efficace nel regolarizzare l’ intestino e migliorare la flora batterica intestinale, e non ultimo per modulare l’ assorbimento di zuccheri e dei grassi e per il senso di sazietà (ciò la rende molto interessante nelle diete).

 

 

Fonte:Cure-Naturali.it

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I benefici degli antiossidanti e dove possiamo trovarli

Sono molecole in grado di difendere l’organismo dall’azione dei radicali liberi, ovvero le particelle formate durante il metabolismo cellulare nella trasformazione dei nutrienti in energia, ma possono essere generate anche da:una prolungata esposizione ai raggi Uv ,fumo di sigaretta, inquinamento atmosferico,additivi e sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppate durante la loro cottura.

I radicali liberi:

accelerano i processi di invecchiamento cellulare (un esempio su tutti, la pelle frequentemente esposta al sole);

agiscono negativamente sul corretto funzionamento del sistema immunitario;

favoriscono l’insorgenza di numerose malattie comuni, ma anche patologie neurodegenerative (malattia di Parkinson, Alzheimer), cardiovascolari (aterosclerosi) e tumorali.

Assumere una buona dose di antiossidanti è uno dei metodi migliori per fare prevenzione e combattere lo stress ossidativo. La concentrazione degli antiossidanti varia da cibo a cibo, anche in funzione di come vengono cotti e conservati.

 

Quantità necessarie di antiossidanti

Per soddisfare il fabbisogno di antiossidanti di una persona, con un contributo d’energia che rispetta il bilancio energetico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di assumere quotidianamente 2 porzioni di frutta e almeno 3 di verdura di colori diversi, visto che gli antiossidanti sono i diretti responsabili della colorazione dei vegetali.

La necessità di antiossidanti aumenta in caso di attività fisica intensa e frequente o sport, in particolare quello agonistico, perché la maggiore richiesta di energia aumenta lo stress ossidativo.

Dove si trovano gli antiossidanti

limoni, mandarini, arance, pompelmi, melone, albicocche, pesche, nespole, zucca, carote, peperoni (flavonoidi, carotenoidi e vitamina C).

peperoni, pomodori, rape, ravanelli, barbabietole, anguria, arance rosse, ciliegie, fragole (licopene e antocianine).

aglio, cavolfiore, cipolla, finocchio, mele, pere, porri, sedano (  polifenoli, flavonoidi, potassio, vitamina C, selenio.)

melanzane, radicchio, fichi, frutti di bosco, susine, uva nera, (antocianine, carotenoidi, vitamina C, potassio e magnesio).

asparagi, agretti, basilico, bieta, broccoli, cavoli, carciofi, cetrioli, cicoria, lattuga, rucola, prezzemolo, spinaci, zucchine, kiwi, (clorofilla, carotenoidi, magnesio, vitamina C, acido folico e luteina).

Oltre a frutta e verdura, gli alimenti che apportano più antiossidanti, in rapporto al peso, sono le erbe aromatiche (origano, rosmarino, timo, salvia e basilico), le spezie (cannella, curcuma, bacche di vaniglia essiccate, pepe e noce moscata, curry), la rosa canina, il cacao amaro e il cioccolato fondente. Ricca di antiossidanti è anche la frutta secca, soprattutto le noci pecan. Considerando invece la frutta fresca, i frutti di bosco, la melagrana, le mele, le ciliegie e i fichi apportano ottime quantità di antiossidanti. Tra la verdura, i vegetali che ne sono più ricchi sono i carciofi e la famiglia delle Crucifere: broccoli, cavoli.  Non indifferente è il valore delle leguminose, soprattutto i fagioli rossi (azuki). Antiossidanti essenziali come zinco, selenio e vitamina A si trovano anche in alimenti di origine animale come il latte.

Dal momento in cui la frutta e la verdura vengono raccolte inizia la deperibilità degli antiossidanti, in particolare di alcune vitamine idrosolubili come la C, che è fotosensibile e termosensibile. C’è una sostanziale differenza tra una verdura raccolta nell’orto e una comprata al supermercato: si consiglia di quindi di preferire sempre frutta e verdura di stagione, possibilmente a chilometro zero. La maggior quantità di antiossidanti è disponibile quando il vegetale è maturo.

L’industria alimentare che prepara la verdura e la frutta segue logiche industriali che spesso non favoriscono la presenza dei nutrienti, che viene dispersa. La stessa cosa avviene quando prepariamo gli alimenti in casa. La bollitura dissolve nell’acqua gran parte dei minerali e delle vitamine idrosolubili, le temperature del forno o del fritto possono far deteriorare alcuni antiossidanti ed anche formare sostanze tossiche che daranno radicali liberi. Per cui privilegiare cotture rapide, a vapore o con pentola a pressione, e possibilmente utilizzare anche l’acqua di cottura nel caso di minestroni o risotti. La frutta è preferibile mangiarla cruda, con la buccia ben lavata, o tagliata, e consumata subito. Le spremute di arancia o i frullati a base di altri frutti che contengono molta vitamina C, come kiwi e fragole, è bene berli subito dopo averli preparati per evitare che la luce e l’acqua deteriorino la vitamina.

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Scopri tutti gli alimenti che mantengono la pelle giovane

Frutti rossi e frutta secca, tè verde, curcuma, cereali integrali, cioccolato crudo fondente e semi in particolare di lino. Sono questi gli alimenti che, oltre a far parte di un’alimentazione sana, fanno bene alla pelle mantenendola più giovane grazie ai loro effetti antiossidanti.

Come spiega all’ANSA la dottoressa Maria Teresa Viviano, responsabile di Dermocosmetologia dell’Idi di Roma, il cioccolato fondente crudo è ricco di polifenoli, ha un’azione antiossidante e antiradicalica. Si trova anche in polvere, con la quale si possono realizzare dolci con farina integrale, uova e zucchero grezzo. Inoltre, il germe di grano, in pane e pasta integrale, ha la vitamina E  ed il te’ verde è ricco di polifenoli, in particolare l’epigallocatechingallato, con azione anti tumorale e anti-infiammatoria. Ha un’azione drenante sul microcircolo e può essere utilizzato per lo schiarimento naturale delle occhiaie grazie a un’azione data dalla vitamina k.

 

La curcuma ha un’azione antinfiammatoria però, sottolinea Viviano, ha il difetto di essere poco assimilabile. Per assorbirla si può accostare a olio d’oliva, avocado, salmone. Si attiva con piatti caldi, come zuppa di legumi o uova.

In base all’età, poi, la pelle, necessita di cure diverse. Nei giovani, più soggetti ad acne e dermatite seborroica, è consigliato evitare carboidrati raffinati, ridurre i latticini e no agli integratori per lo sport e agli energy drink. In età adulta, l’ideale e’ una dieta ricca di vitamina E. Via libera alle mandorle, all’avocado e agli spinaci. Anche la vitamina C è utile e la si può trovare in kiwi, fragole, pomodori, peperoni. Ottimi anche gli omega 3 del pesce azzurro e i carotenoidi, come carote, zucca, albicocche e il licopene del pomodoro, che hanno un effetto di stimolo sul collagene.

Per la pelle matura luteina e reaxantina proteggono la pelle esposta al sole e aiutano a prevenire le macchie: si possono trovare in kiwi, uva, cavoli spinaci, zucchine.

Fonte:Redazione Informasalus.it

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Cosa fai per avere la pancia piatta ?

Cosa fai per avere la pancia piatta? Semplice, mi sdraio!”. Magari fosse così facile. Per avere un ventre piatto e superare degnamente – in vista dell’estate – la prova costume, ci sono in realtà tanti preziosi accorgimenti da seguire. Naturalmente accompagnati da abitudini virtuose che richiedono costanza. In generale, e ormai lo sappiamo bene, la ricetta ideale è mantenere nel tempo una dieta equilibrata condita da un esercizio fisico continuativo e da una spruzzata di massaggi, all’occorrenza. A completare il tutto tanta tanta acqua. Ma se il countdown dell’estate è già partito e i nostri comportamenti non sono stati così impeccabili, cosa bisogna fare senza esagerare e soprattutto senza ricorrere a soluzioni drastiche, che non solo possono essere poco efficaci, ma anche dannose per la salute? La prima regola da seguire è conoscere la nostra pancia. “Possiamo migliorare il nostro addome solo se lo guardiamo nella sua interezza – spiega Pier Luigi Rossi, specialista in scienza dell’alimentazione – l’adiposità dell’addome è determinata, oltre che dallo sviluppo di gas intestinali, dall’ accumulo di grasso sottocutaneo e viscerale, il più pericoloso e compromettente per la salute perché produce la maggior parte delle citochine, proteine infiammatorie che danneggiano l’intero organismo, cervello compreso”. Per contrastarlo un’arma è “mettere le briglie” all’insulina, il cosiddetto ormone del dopo pasto, che regola la quantità di zuccheri nel sangue: “Tenerla bassa dopo il pranzo è il primo obiettivo per eliminare il grasso addominale” aggiunge Rossi. Come fare? Bollino rosso a dolci ed alimenti zuccherini dopo o durante i pasti, ma anche a tutti gli alimenti ad elevato “indice glicemico”. Ci sono cibi, come ad esempio il riso, che sono in grado di determinare un veloce rilascio di zuccheri nel sangue. Quando questo accade, a contrastare il fenomeno interviene l’insulina che “sequestra” questi zuccheri (glucosio) in circolazione e ne favorisce la conversione in grasso. In questo caso, le giuste associazioni possono fare la differenza: associare ai carboidrati una piccola quota di lipidi sani, come olio di oliva o noci e mandorle, rallenta il rilascio di zucchero nel sangue e quindi di insulina. E per un ventre piatto è importante fare attenzione anche alla parete muscolare addominale. “Se non si mantengono tonici gli addominali – aggiunge l’esperto – il grasso della cavità viscerale, e lo stesso intestino, tendono ad espandersi creando una maggiore globosità intestinale proprio perché non c’è la parete di contenimento del muscolo”.

Ripartiamo dall’intestino
Ma quello che dobbiamo imparare a conoscere è il nostro intestino. Soprattutto imparare a trattarlo bene: perché la nostra salute, e quindi anche la pancia piatta, passano anche da qui. È nell’intestino che possiamo trovare i nostri amici, ma anche i nostri nemici: qui alberga infatti microbiota, conosciuto anche come flora intestinale. Un insieme di miliardi di batteri che vivono in pacifica coesistenza fino a quando, con una cattiva alimentazione, andiamo ad “armare” quelli aggressivi che crescono e restituiscono gas intestinale. “La centralità della salute – spiega Rossi – è nell’intestino tenue, tra lo stomaco e il colon, dove troviamo i villi intestinali, strutture straordinarie in grado di garantire la completa digestione enzimatica di quello che mangiamo. Se subiscono un’alterazione della loro funzionalità perché, ad esempio, c’è troppo glutine e o troppo lattosio, o microbiota mancano fibra idrosolubile o modulatori genici della crusca o della verdura, perché c’è un eccesso di acidi grassi saturi di elevazione animale, queste strutture soffrono, si riducono o si atrofizzano, e la digestione enzimatica non avviene. Risultato? Il cibo transita, va avanti nel suo cammino e arriva nel colon non completamente digerito dove viene catturato dal microbiota. È in questo passaggio – prosegue – che nascono tutti i sintomi o gran parte dei sintomi legati al colon: spasmi, stipsi, diarrea, tutti sintomi del colon irritabile fino anche al cancro. Insomma, il risultato finale di una non efficiente digestione gastrica ed enzimatica del tenue, causa disturbi funzionali all’interno del colon”. E allora cosa fare? Una soluzione per riportare la pace nel nostro microbiota e far avanzare i batteri amici è concedere all’intestino una settimana di riposo. “Mettere l’intestino a riposo significa sospendere sia la carne bianca sia la rossa, eliminare gli alimenti con farine e prodotti da farina – prosegue Rossi – quindi niente pane, pasta, riso bianco, nessun dolce, ma neanche farine dai cereali grezzi. Nessun formaggio stagionato, né salumi. E naturalmente niente alcol”. Soprattutto, “non bisogna preoccuparsi se nel corso della settimana vediamo la pancia gonfiarsi. Paradossalmente è un buon segno, vuol dire che i batteri amici si stanno attivando cacciando via il microbiota nemico. E in ogni caso è un gonfiore temporaneo”.

Le regole della settimana detox per l’intestino
Per concedere una tregua al nostro intestino, suggerisce Rossi, bisogna innanzitutto aprire la giornata con una bevanda calda, tè verde, orzo o latte vegetale come riso e avena (il primo se necessitiamo di più carboidrati, il secondo di proteine). Ottimo il latte di mandorla “ma fatto in casa”, suggerisce l’esperto. Per quanto riguarda il pasto, l’entrée deve essere rigorosamente a base di verdura cruda a foglia verde e sminuzzata, con un’aggiunta di verdure fibrose, come sedano, finocchio, ravanelli, cipolla e peperoni, arricchite con semi oleosi (mandorle, pinoli, noci, semi di zucca, di lino, ecc.). Tutto sempre triturato per facilitare la digestione e il transito nello stomaco. Per condimento si può utilizzare un cucchiaio di olio extra vergine oliva e dell’aceto di mele, “un ottimo espediente per evitare di aggiungere sale: l’acidità dell’aceto elimina, infatti, l’esigenza di sapidità”. A questo antipasto può seguire un piatto di cereali come farro, avena, orzo, o anche una zuppa di legumi preferendo in primis le lenticchie o in alternativa i ceci e poi i fagioli. Infine un piatto di verdura cotta (finocchi o passati di verdura di stagione). La sera, un passato di verdure o una crema vegetale alle quali però si possono aggiungere 50 grammi di farro o di quinoa (che cotti diventano circa 150 grammi), pesce o uova o una piccola porzione di formaggio a pasta dura, che non contiene lattosio, per avere un apporto proteico. E se proprio non si vuole rinunciare al pane si può optare per una piccola porzione di quello di segale che contiene pochi carboidrati. Anche questo, ricorda l’esperto “impariamo a farlo in casa”. Per lo spuntino preferire un frutto o un estratto vegetale composto per l’80% di verdura e il 20% di frutta. Un ultimo piccolo consiglio: mettere l’acqua nella caraffa per ossigenarla. “Più ossigeno c’è nell’acqua è più l’intestino ringrazia – conclude l’esperto – e bere acqua calda durante il pranzo. Hanno la funzione di creare un riflesso gastro colico che favorisce e combatte la stipsi migliorando l’igiene dell’intestino”.

I rimedi naturali
“Keep calm and kerry on”, ossia “mantieni la calma e vai avanti”. Lasciare spazio a momenti di calma e relax, fare esercizi di respirazione per evitare di ingerire aria sono alcuni dei rimedi naturali e “fai da te” per contribuire a sgonfiare la pancia. Vita frenetica, stress e tensioni quotidiane sono i nemici del nostro intestino, ci costringono infatti a mangiare in fretta, disordinatamente e soprattutto a non masticare bene. Tutti cattivi comportamenti da combattere che possono provocare non solo gonfiore, ma anche a dolori intestinali, stipsi o al contrario diarrea. Aiuta anche assumere una postura eretta, specialmente quando siamo seduti, facendo in modo che l’addome rimanga teso e non perda tonicità. Quanto ai cibi il finocchio è il migliore alimento naturale per chi vuole mantenere un addome piatto: in insalata o anche da sgranocchiare lontano dai pasti è perfetto e aiuta a contrastare il meteorismo. Benefici arrivano anche dai semi, sempre di lino, canapa, girasole, zucca, sesamo, papavero e naturalmente di finocchio: ne bastano grammi da mangiare da soli o per arricchire insalate o zuppe.

Addome tonico? Ecco lo sport da praticare e gli esercizi da fare
Gli sport più indicati per avere una pancia piatta e allenata sono sicuramente quelli aerobici. Via libera, dunque, a nuoto, corsa, bicicletta (e cyclette) e aerobica, da praticare almeno 30, 40 minuti continuativi, 3 volte alla settimana. Ma la parola chiave sono gli addominali. Si possono allenare anche stando in casa: basta un tappetino da palestra e naturalmente molta buona volontà. Gli esercizi più semplici sono i “crunch”, cioè i piegamenti addominali in avanti, stando supini. Servono a tenere tonico il muscolo centrale agendo sulla postura. Gli stessi movimenti vanno poi eseguiti cercando di alzarsi prima verso destra e poi verso sinistra. Chiamati “plank laterali”, questi esercizi stimolano i muscoli addominali obliqui aiutando a delineare i fianchi. Regole fondamentali sono: modulare il respiro, espirando quando si sale e inspirando quando si scende; non inarcare la schiena; tenere il bacino schiacciato a terra. Infine, anche per le più pigre vale un’indicazione: 10 minuti al giorno di addominali, alternando delle serie di 10 o 20 esercizi ad una pausa, e continuativi nel tempo ,aiutano a restare tonici senza troppi sforzi.

Ester Malago’

 

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I semi di salute

semi oleoI semi oleosi possono contribuire alla giusta dose giornaliera di omega 3 nelle persone che non gradiscono il pesce.

Sono stati chiamati “frutta secca” e così le noci, le mandorle sono finite insieme a fichi secchi e uvetta. Insomma una grande confusione, segno di non conoscenza del  valore nutrizionale dei semi.

Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria.

Non sono frutti, ma semi!

La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya…

 

Questi semi sono alimenti che dopo anni di scarsa considerazione e confuso  inserimento in altri gruppi alimentari hanno trovato oggi la loro carta di identità nutrizionale.

Oggi sono tutti inseriti in una unica voce alimentare di “semi oleosi”, cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.

 

SEMI: CALORIE e MOLECOLE

 

Le molecole della salute contenute nei semi oleosi sono:

–  Proteine con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare una efficiente funzione dell’endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, efficace microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.

– Lipidi polinsaturi con interessanti dosi di omega 3, omega 6.

– Minerali (magnesio e zinco in particolare)

– Vitamine idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)

– RIDOTTA DOSE di carboidrati

– BUONA DOSE di  fibra solubile

– PRESENZA di MODULATORI GENICI (molecole capaci di agire sul DNA cellulare)

 

Presentare e sconsigliare la scelta dei semi oleosi perché troppo ricchi in calorie è riduttivo, perché la gran parte delle molecole alimentari contenute nei semi oleosi non partecipano alla produzione di energia, ma entrano nella costituzione della formula vitale di cellule, organi e tessuti del corpo umano. Sono stati confusi ed emarginati perché ritenuti ricchi di calorie.

 

Le loro proteine non partecipano alla produzione di calore all’interno del corpo umano.

I loro lipidi sono per lo più insaturi, utilizzati per generare le membrane cellulari. La buona dose di omega 3 dei semi oleosi contribuisce a ridurre il tasso di colesterolo totale , soprattutto il colesterolo LDL (“cattivo”), alzando invece l’HDL, considerato protettore delle arterie.

I semi oleosi possono contribuire alla giusta dose giornaliera di omega 3 nelle persone che non gradiscono il pesce.

Limitata assai è la loro dose di carboidrati. Non c’è alcuna corrispondenza tra il valore delle calorie dei semi, letto nelle tabelle, e l’energia chimica (non termica) effettiva generata (ATP) all’interno del corpo umano dai nutrienti contenuti nei semi. Quindi le accuse e la emarginazione di noci, mandorle, nocciole e degli altri semi stanno risultando infondate.

 

Da sempre nella dieta mediterranea, oggi i semi sono studiati e riabilitati dalla moderna scienza della alimentazione, che mira allo studio delle loro molecole alimentari e del loro effetto sulla salute e longevità del corpo umano. La conoscenza dei semi è salute. Sempre più numerosi sono gli studi  e ricerche scientifiche sul valore

nutrizionale dei semi.

 

Saggia e sana scelta mangiare ogni giorno una porzione di 20 grammi dei semi più graditi o  direttamente oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt,  crema Budwig…,invece di assumere integratori chimici, artificiali, così tanto di moda.

 

SEMI INTEGRATORI NATURALI

 

I semi sono veri integratori naturali, sono alimenti vivi perché dal seme nasce una nuova pianta.

Il vantaggio è che sono più attivi, i semi agiscono come complessi molecolari vegetali. Cioè tutte le molecole presenti in un seme interagiscono tra loro per dare la vita ad una nuova pianta. Così all’interno del corpo umano tutte le molecole nutrienti dei semi interagiscono tra loro e le nostre cellule. Il valore nutrizionale di un seme è superiore alle sue singole componenti.

L’insieme delle molecole del seme agisce con maggiore efficacia rispetto ad una sua singola componente.

 

Ciascun seme ha la sua carta di identità nutrizionale.

– I semi di girasole sono i più ricchi in proteine e in aminoacidi essenziali. Meglio mangiare il seme del girasole che assumere il suo olio.

– I pinoli sono un concentrato di aminoacidi ramificati (valina, leucina ed isoleucina) molto indicati a chi fa attività sportiva ed agonistica.

– Le mandorle sono indicate per l’igiene e benessere intestinale, per migliorare il tono dell’umore grazie ai suoi acidi grassi insaturi, fenilalanina e triptofano.

– Le noci sono indicate a chi ha patologie vascolari, a chi ha il colesterolo e trigliceridi nel sangue elevati.

– Per una migliore funzionalità intestinale sono consigliati i semi di chia per la ricchezza in fibra idrosolubile.

– Le arachidi non salate per ottenere un stato di maggiore relax, in particolare alla sera, dopo cena.

 

I semi oleosi sono anche importanti fonti di vitamina E (antiossidante) e di vitamine del gruppo B: in particolare, ricordiamo la B6 fondamentale per il sistema nervoso e la digestione, la B1, che assicura la salute del cuore, la B3 che contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

 

I semi ci assicurano anche buone quantità di magnesio, minerale attivo nel processo del metabolismo energetico; altri minerali zinco, selenio, potassio e calcio, manganese, rame. I semi oleosi svolgono una azione primaria anti aterosclerosi e anti trombosi. La dose consigliata dei semi è di 20 grammi, al netto degli scarti (guscio), al giorno.

 

Autore: Prof. Pierluigi Rossi

 

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