• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 055241106 - 348 6936286 

Il cioccolato puo’ ridurre il rischio di obesita’

Niente paura per i golosi di cioccolato, non devono temere per la loro linea perchè sembra che mangiare regolarmente, almeno due volte a settimana, il cioccolato aiuterebbe addirittura a ridurre l’indice di massa corporea (BMI).

É quanto emerso dagli interessanti risultati di una  ricerca condotta dall’università di California, San Diego, pubblicata su Archives of Internal Medicine, e  secondo i quali un consumo regolare del cioccolato era associato a bassi valori di BMI. Il BMI definisce il valore di guardia da tenere sotto controllo per evitare il rischio di obesità, infatti determinati valori alti indicano sovrappeso o obesità.

Numerosi studi hanno già riportato i potenziali benefici dei composti del cioccolato sulla salute. Ad esempio è d’aiuto nei soggetti con la pressione alta, in chi ha una sensibilità all’insulina o livelli alti di colesterolo. La maggior parte degli studi comunque sono stati rivolti ai potenziali benefici dei flavonoidi del cioccolato (anche conosciute come catechine) sulla salute cardiovascolare in particolare leepicatechine.

I ricercatori di San Diego hanno preso in esame un campione di 1.018 uomini e donne di età compresa tra i 20 e gli 85 anni, in salute e senza malattie cardiovascolari, diabete o alti livelli di LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”). Per valutare le abitudini del consumo di cioccolato è stato utilizzato un questionario, mentre l’assunzione di frutta, verdura e grassi saturi sono stati inclusi nei calcoli.

I risultati hanno mostrato che chi ha consumato il cacao con più frequenza, due volte a settimana, presentava un più basso valore del BMI rispetto a quelli che ne consumavano di meno.

L’autrice Beatrice Golomb ed i suoi collaboratori, commentando i risultati, dicono: “Tra i vari componenti del cioccolato, i polifenoli, con le loro proprietà antiossidanti, sono considerati i candidati più probabili al ruolo di promotori degli effetti positivi sul metabolismo. In particolare, l’epicatechina (una sostanza antiossidante derivata dal cacao) sembra portare una serie di benefici almeno nei roditori, tra cui un aumento della biogenesi mitocondriale e della capillarità, un miglioramento nelle performance muscolari e uno snellimento della massa muscolare e del peso anche in assenza di esercizio o riduzione dell’apporto calorico”.

Deve essere sottolineato che si tratta di risultati preliminari e che comunque si riferiscono ad un consumo regolare ma moderato del cioccolato. Quindi che non si corra a comprare del cioccolato per abbuffarsi sperando di dimagrire!

Francesca Trinastic

Tags:
Categories:

L’insostenibile leggerezza dell’anoressia

anoressiaLa performance neuropsicologica e le funzioni cognitive dei pazienti con diagnosi di anoressia nervosa (AN) o bulimia nervosa (BN) appaiono molto scarse e probabilmente sono influenzate anche dal peso

Lo studio

In uno studio condotto in Norvegia, 40 pazienti con AN, 39 pazienti con BN, e 40 soggetti di controllo HC, comparabili per età e grado d’ istruzione, sono stati consecutivamente reclutati per completare una batteria di test neuropsicologici standardizzati che coprono i seguenti domini cognitivi: apprendimento verbale e memoria, apprendimento visivo e memoria, velocità di elaborazione delle informazioni, capacità visuo-spaziale, memoria di lavoro, funzione esecutiva, fluidità verbale, attenzione/vigilanza, e funzione motoria.

Dall’elaborazione dei punteggi ottenuti si è dapprima evidenziato che il gruppo dei pazienti con AN ha raggiunto punteggi notevolmente inferiori al gruppo di controllo (HC) su otto dei nove domini cognitivi misurati. Il gruppo BN, invece, ha mostrato prestazioni inferiori a sei domini cognitivi. Dopo aggiustamento per possibili mediatori, la valutazione del BMI al Nadir (valore più basso), e i sintomi depressivi, hanno spiegato tutte le valutazioni del gruppo di pazienti BN

In ogni caso, anche se questo adeguamento ha ridotto la differenza tra i gruppi AN e HC, il gruppo AN ha mostrato prestazioni inferiori rispetto al gruppo HC in materia di apprendimento verbale e memoria, apprendimento visivo e memoria, capacità visuo-spaziale, memoria di lavoro, e funzioni esecutive. Dunque, in sostanza, i pazienti con disordini alimentari hanno ottenuto prestazioni inferiori rispetto agli HC su diverse misure della funzione cognitiva, e questa differenza è apparsa più pronunciata per il gruppo AN.

Inoltre, il valore del BMI al Nadir e i sintomi depressivi, hanno determinato forti effetti di mediazione. Gli autori quindi ritengono che ulteriori studi di questo tipo siano utili per la prevenzione di un possibile declino cognitivo nei pazienti con disordini alimentari compulsivi.

In pratica

Nel trattamento dei pazienti con anoressia nervosa l’obiettivo primario del nutrizionista è di portare il suo paziente a un “peso di sicurezza”, ma purtroppo, nella maggior parte dei casi, il paziente, invece, desidera raggiungere un peso inferiore a quello desiderabile.

È possibile, quindi, che dimostrando a questi pazienti tutte le conseguenze malsane del raggiungimento di un peso fortemente rischioso, si possa ottenere un miglioramento. In aiuto al terapeuta, esistono test psicometrici  standardizzati di facile somministrazione, e anche le variazioni nel tempo di alcune valutazioni biochimico-metaboliche, tali parametri, infatti, spesso migliorano con la ripresa del peso.

 

Fonte D.S Nutrition

Tags:
Categories:

BMI vs WC

Un elevato indice di massa corporea (BMI) e un aumento della circonferenza della vita (WC) sono associati al rischio di mortalità, ma quale misura è più efficace nella previsione di mortalità. Alcuni studiosi del Canada hanno analizzato, negli adulti, le associazioni tra BMI, WC, rapporto vita-fianchi (WHR) e tutte le cause di mortalità, in singolo e combinati con le malattie cardiovascolari (CVD) e i tumori, utilizzando un modello di regressione proporzionale. Le CVD e la mortalità per cancro sono state considerate in 8061 adulti (di età compresa tra 18-74 anni) partecipanti al Canadian Heart Health Follow-Up Study (1986-2004). Sono stati definiti modelli di controllo per età, sesso, anno dell’esame, fumo, consumo di alcol e grado di istruzione. Si è evidenziato complessivamente il totale di 887 morti in una media di oltre 13 (SD 3.1) anni di follow-up. Un aumento del rischio di morte per tutte le cause, per le malattie cardiovascolari e per il cancro, sono stati associati con elevazioni di BMI, WC e WHR (P <0,05).Il rischio di morte è stato notevolmente più elevato da un aumento della WC contro BMI o WHR. Il terzile ascendente di ognuna delle misure antropometriche aveva forte valore predittivo per l’aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari. Al contrario, il rischio di mortalità per tutte le cause è stato solo previsto dai terzili  ascendenti di WC e WHR e il rischio di mortalità per il cancro era predittivo solo nei terzili  ascendenti di WC.E ancora, il più elevato rischio di rischio di morte per tutte le cause è stato associato con la WC negli adulti in sovrappeso e obesi e con WHR negli adulti obesi. Infine, ma non per ultimo, rispetto agli adulti non obesi, gli obesi con una WC elevata avevano un più alto rischio di mortalità per tutte le cause. Secondo gli autori, le misure di BMI e WC hanno un valore predittivo superiore per tutte le cause e per la mortalità causa-specifica. In particolare la misura di WC ha un’efficacia predittiva per il rischio morte in generale e per gli adulti in sovrappeso e obesi. Un’elevata WC ha, dunque, un significato clinico nella previsione del rischio di mortalità che va oltre il calcolo del BMI.I risultati dello studio non fanno altro che confermare l’importanza di eseguire più di una misura antropometrica specie nei soggetti sovrappeso e obesi. Una complessiva valutazione antropometrica permetterà non solo di pianificare una dietoterapia personalizzata ad hoc, ma anche di monitorare i miglioramenti degli interventi correttivi e di affrontare con maggiore sicurezza i rischi delle eventuali ricadute.

 

Autore: Patrizia Maria Gatti

Fonte:http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22249224 
Int J Obes (Lond). 2012 Nov;36(11):1450-4. doi: 10.1038/ijo.2011.268. Epub 2012 Jan 17.


Tags:
Categories:

Quando l’obesita’ e’ gia’ scritta nel genoma

dnaNe sono convinti alcuni ricercatori canadesi che hanno studiato il patrimonio genetico di 150 bambini di 4 anni. Ai piccoli è stato proposto un pasto prova (merenda) mentre le madri compilavano un questionario sulle frequenze alimentari dei consumi dei loro figli.

Sono stati poi confrontati i consumi calorici totali e individuali di macronutrienti durante il pasto test e gli specifici tipi di alimenti riportati nei diari alimentari compilati dalle mamme, selezionando i bambini portatori vs i non portatori dell’allele 7R nel gene DRD4, e usando l’attuale BMI come covariante. Si è così evidenziato che secondo il sesso dei piccoli, si notavano interazioni significative per l’assunzione di grassi e proteine ​​durante la prova merenda, correlate al genotipo.

In particolare tra i portatori del 7R, le bambine, ma non i maschietti, mangiavano più grassi e proteine, rispetto ai non portatori. Inoltre, analizzando i diari alimentari, per entrambi i sessi, i portatori 7R avevano consumato più porzioni di gelato e meno verdure, uova, noci e pane integrale, suggerendo un modello meno sano di consumo alimentare abituale. Dunque, è possibile che i portatori dell’allele 7R del gene DRD4, a causa di scelte alimentari poco sane sin dall’infanzia, siano predestinati a diventare obesi.

Fonte :Ds Nutrition

Tags:
Categories:

Dieta in gravidanza


La gravidanza si presenta come un evento biologico particolare durante il quale, mai come in nessun altro periodo della vita, la salute di un individuo dipende strettamente dalla salute di un altro. La nutrizione materna ha un ruolo fondamentale sia sul corso, sia sull’esito della gravidanza. Un buono stato di nutrizione della madre ancor prima dell’inizio della gravidanza, nonché una corretta e adeguata alimentazione prima e durante il periodo gestazionale, sono condizioni essenziali per la prevenzione di una gran parte delle patologie neonatali.

La dieta adottata durante la gravidanza dovrebbe essere il più possibile equilibrata. È stato più volte documentato che l’insufficiente soddisfacimento delle esigenze nutrizionali della madre sono la causa di un basso peso alla nascita del bimbo, fattore questo che determina una più elevata morbosità e mortalità perinatale e una maggiore frequenza di malformazioni congenite. Un adeguato apporto nutrizionale durante la gravidanza è pertanto indispensabile ai fini di tutelare non solo la salute della madre, ma anche di prevenire gran parte delle probabili patologie del nascituro. Il vecchio “aforisma” di “mangiare per due” è stato da tempo superato; è più ragionevole dire che la donna in gravidanza non deve mangiare per due, ma deve mangiare due volte meglio. Esistono delle categorie di donne considerate a rischio nutrizionale durante la gravidanza:

  • Donne che già normalmente utilizzano una dieta carente;
  • Donne con gravidanza multipla (più di un feto);
  • Donne fumatrici o che facciano uso di alcool o droghe;
  • Donne con intolleranza al lattosio;
  • Donne sottopeso o soprappeso al momento del concepimento o che acquistano un insufficiente o un eccessivo peso durante la gravidanza;
  • Adolescenti;
  • Donne con scarse conoscenze nutrizionali o con risorse finanziarie inadeguate ad alimentarsi correttamente.

Quando sia presente una di queste condizioni la donna in gravidanza dovrà essere valutata in maniera più approfondita dal punto di vista del suo stato nutrizionale.

La gestante durante la gravidanza subisce numerose modificazioni fisiologiche, la prima tra queste è l’aumento di peso (incremento ponderale), inoltre vi è l‘incremento del dispendio energetico dovuto allo sviluppo del feto, della placenta e di alcuni organi materni (utero, seni etc.).

Uno dei parametri più indicativi dello stato nutrizionale di un soggetto è il peso corporeo (Body Mass Index, BMI)

Il controllo del peso durante la gravidanza ha lo scopo di promuovere una nutrizione ottimale per madre e figlio. L’aumento ponderale consigliato in Europa e negli USA è compreso in un range tra i 10 e i 15 kg. Non esiste però un valore assoluto ottimale di incremento ponderale materno uguale per tutte le donne. Il peso deve essere calcolato sulla base dello stato nutrizionale materno pregravidico, prima della gravidanza.

Durante il primo trimestre, o comunque sino alla decima settimana, l’aumento di peso è generalmente di entità trascurabile, mentre nel secondo e terzo trimestre esso assume un andamento pressoché costante, pari in media a 350/400 g alla settimana.

È importante sottolineare che le donne sottopeso all’inizio della gravidanza necessitano di quantità di energia superiori a quelli delle donne che iniziano la gravidanza in condizioni di peso ottimale o in sovrappeso. La classe di donne con peso nella norma presenta la minore incidenza di patologia ostetrica ed i migliori esiti della gravidanza. Ovviamente le classi più a rischio sono le estreme: quelle sottopeso che più facilmente possono andare incontro ad un ritardo di accrescimento intrauterino e quelle di peso molto elevato che possono sviluppare disordini quali ipertensione e diabete. Non esiste però un valore assoluto ottimale di incremento ponderale materno uguale per tutte le donne. Il peso deve essere calcolato sulla base dello stato nutrizionale materno pregravidico, prima della gravidanza. È importante sottolineare che le donne sottopeso all’inizio della gravidanza necessitano di quantità di energia superiori a quelli delle donne che iniziano la gravidanza in condizioni di peso ottimale o in sovrappeso

Le donne con gravidanza gemellare dovrebbero avere un aumento di peso (in kg) desiderabile di 16-20,5 (750 g/sett nel 2° e 3° trimestre).

Incremento del dispendio energetico e fabbisogni nutrizionali

È noto che durante la gravidanza è richiesta una maggiore quantità di energia e che vi è un incremento del dispendio energetico totale dovuto alla crescita del feto, della placenta e dei tessuti materni (per rispondere alle necessità della madre e del feto). Parte di questo aumento è dovuto all’incremento del metabolismo basale che al termine della gravidanza è pari al 20% circa in più rispetto alle condizioni normali.

Aumento del fabbisogno proteico (dipende dalle esigenze della nuova costruzione materna e fetoplacentare) L’incremento giornaliero di 6,0g al giorno rispetto alla dose giornaliera raccomandata

Aumento dell’apporto di calcio (è importante per lo sviluppo scheletrico del nascituro che ha inizio nel terzo trimestre di gestazione). È utile un apporto quotidiano di calcio pari a 1200mg al giorno (+ 400mg rispetto ai normali fabbisogni) per tutta la durata della gravidanza.

Aumento dell’apporto quotidiano di fosforo : incremento pari a 1200mg al giorno (+ 400mg rispetto ai normali fabbisogni), per il mantenimento di un buon equilibrio nel rapporto calcio/fosforo.

Aumento dell’apporto di acido folico : E’ una delle vitamine più spesso carenti durante la gravidanza. Vi è un aumento di acido folico + 200mcg al giorno allo scopo preventivo vs anemie, malattie congenite come la spina bifida. Anche i fabbisogni di altri minerali e vitamine richiedono durante la gestazione incrementi significativi

Alcuni consigli :

  1. fare pasti piccoli e frequenti (4-5);
  2. consumare quantità abbondanti di latte come tale o aggiunto ad altri alimenti, per il suo prezioso contenuto di proteine ad elevato valore biologico e soprattutto di calcio, fosforo, magnesio, vitamine A e D;
  3. consumare quotidianamente alimenti con proteine ad elevato valore biologico, quali carne, pesce, uova, formaggi. Nelle donne negative al Toxo Test è importante evitare il consumo di carni crude, insaccati (es. proscitto crudo) verdura e frutta non correttamente lavate;
  4. sostituire spesso la carne con il pesce (2-3 volte la settimana) per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi, fosforo, iodio e per la maggiore digeribilità;
  5. consumare abitualmente ortaggi e frutta fresca, succhi di frutta per l’apporto di vitamine, minerali e fibra alimentare;
  6. consumare cibi integrali in modo da combattere la stipsi che si manifesta frequentemente in questo periodo;
  7. evitare cibi che generano gonfiore addominale e meteorismo;
  8. evitare superalcolici, aperitivi, vini liquorosi e ridurre al minimo il consumo di vino e birra;
  9. limitare il consumo di caffè, tè e bevande come la coca-cola in quanto contengono caffeina;

10. non eccedere nel consumo di alimenti dolci al fine di contenere l’aumento ponderale nei valori ritenuti desiderabili;

11. preferire cibi poco elaborati, facilmente digeribili e limitare le fritture e gli alimenti molto salati;

12. l’uso del sale dovrebbe essere ridotto per non accentuare la ritenzione idrica e per un miglior controllo pressorio.

Fonti: Benessere.com

Tags:
Categories: