• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 348 6936286 - 055 241106

Verdure contro l’infiammazione

Un beneficio mediato dal microbiota

L’infiammazione cronica, che può essere modulata dalla dieta, è collegata a un numero elevato di globuli bianchi e correla con un rischio cardiometabolico più elevato e con il rischio di infezioni più gravi, come nel caso del COVID-19.

In questa analisi recentissima, i ricercatori hanno valutato l’associazione tra il profilo dei globuli bianchi (linfociti, basofili, eosinofili, neutrofili, monociti e globuli bianchi totali) come marker di infiammazione cronica, la dieta abituale e la composizione del microbioma intestinale (determinata dal sequenziamento dell’RNA 16S). Lo hanno indagato sulla base dei dati di 986 individui sani dallo studio di intervento nutrizionale PREDICT-1.

 

Lo studio

I livelli più elevati di globuli bianchi, linfociti e basofili erano tutti significativamente correlati con una minore assunzione abituale di verdure, con l’assunzione di verdure che spiegava tra il 3,59 e il 6,58% della variazione dei globuli bianchi. Nessuna associazione di questo tipo è stata osservata con l’assunzione di frutta.

Un’analisi di mediazione ha rilevato che il 20,00% dell’effetto dell’assunzione di vegetali sulla conta dei linfociti era mediato da un genere batterico, Collinsella. microbioma intestinale aumenta con l’assunzione di alimenti trasformati ed è stato associato in altri studi a malattia del fegato grasso.

Ulteriori informazioni sul rapporto tra infiammazione e dieta provengono dalla correlazione tra i globuli bianchi ad altri marcatori infiammatori tra cui IL6 e GlycA, i livelli di glucosio a digiuno e post-prandiali.

 

Significato clinico

Una dieta abituale ricca di verdure, ma non frutta, è collegata a un profilo infiammatorio inferiore per i globuli bianchi e un quinto dell’effetto è mediato dal genere Collinsella.

 

 

Autori: Cristina Menni, Panayiotis Louca, Sarah E Berry et al.

Fonte: BMC Med. 2021 Feb 11;19(1):37. doi: 10.1186/s12916-021-01913-w.

Link della fonte: https://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12916-021-01913-w

Tags:
Categories:

La dieta su misura. Effetti a lungo termine OK per la dieta personalizzata!

A fronte degli approcci diversi per la perdita di peso con efficacia variabile, il grosso problema è il riacquisto del peso al termine di tali interventi. Quanto pesa sul peso tener conto della genetica dei pazienti?

I ricercatori hanno messo a dieta 114 soggetti per 24 settimane, metà in chetogenica standardizzata e l’altra metà a dieta nutrigenetica personalizzata a basso indice glicemico (GI) utilizzando informazioni da 28 polimorfismi a singolo nucleotide (n = 61).

Dopo il periodo di dieta di 24 settimane, i soggetti sono stati monitorati per altri 18 mesi utilizzando le linee guida standard per il gruppo Keto rispetto alle linee guida standard modificate dai consigli nutrigenetici per il gruppo dieta nutrigenetica a basso indice glicemico (lowGI / NG).

 

Insomma, dopo 24 settimane, il gruppo cheto ha perso più peso: – 26,2 ± 3,1 kg contro – 23,5 ± 6,4 Kg. Tuttavia, al follow-up di 18 mesi, i soggetti nella dieta nutrigenetica a basso GI avevano perso molto più peso (-27,5 ± 8,9 kg) rispetto a quelli nella dieta chetogenica che ne avevano riacquistato un po’ (-19,4 ± 5,0 kg).

Inoltre alla fine dell’osservazione il gruppo della dieta nutrigenetica a basso GI ha avuto miglioramenti significativamente maggiori nel colesterolo totale, colesterolo HDL e glucosio a digiuno.

 

In sintesi, questi risultati confermano che la chetogenica è una dieta d’urto, per problemi di perdita di peso “urgenti”. Tuttavia, a 18 mesi di follow-up, il gruppo di nutrizione personalizzata (lowGI / NG) ha perso molto più peso e ha sperimentato miglioramenti significativamente maggiori nelle misurazioni del colesterolo e della glicemia.

Ciò suggerisce che a lungo termine la personalizzazione della nutrizione può migliorare la perdita di peso e i cambiamenti nei parametri cardiometabolici.

 

 

Autori: Maria Vranceanu, Craig Pickering, Lorena Filip et Al.

Fonte: BMC Nutr. 2020 Sep 24;6:53. doi: 10.1186/s40795-020-00370-7. eCollection 2020.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7513277/

Tags:
Categories:

Insulina + sodio = ritenzione idrica, il digiuno consapevole la contrasta.

 

IL PIACERE e LA LINEA

Ogni volta che mangiamo il nostro sangue cambia la sua composizione in rapporto agli alimenti ingeriti. Siamo diversi dopo aver mangiato rispetto a prima del pasto. Una delle principali modificazioni dopo il pasto è la variazione della glicemia, cioè la concentrazione di glucosio.

Il glucosio è una molecola contenuta nei carboidrati: pane, pasta, pizza, alimenti ottenuti con farina, dolci, frutta…

La variazione della glicemia dopo il pasto causa una maggiore secrezione dell’ormone insulina da parte del pancreas. L’insulina è l’ormone del dopo pasto.

L’aumento del peso corporeo dopo l’evento pasto abbondante non è l’accumulo di grasso corporeo quanto la ritenzione idrica causata dalla insulina.

Succede che l’aumento della insulina dopo il pasto causa una ritenzione di sodio che trattiene acqua. Ciascuno di noi può essere o non essere sodio-sensibile.

Se sodio-sensibile trattiene acqua, ha ritenzione idrica e il peso sale!

Chi non è invece sodio-sensibile non ha la stessa reazione e il suo peso può restare invariato.

Quindi la causa è il rapporto tra insulina e sodio. Il giorno dopo occorre per modificare questo rapporto.

 

DIGIUNO CONSAPEVOLE

Eseguire una giornata di digiuno consapevole con lo scopo di gestire subito gli effetti dell’eccesso di insulina e del sodio.

Gli effetti di questa giornata alimentare possono essere misurati dall’aumento della diuresi e dalla riduzione del peso corporeo, per eliminazione dei volumi idrici accumulati.

Consiglio di eseguire oltre il controllo del peso sulla bilancia, la misurazione delle circonferenze della vita e dei fianchi.

Il digiuno come scelta consapevole, limitato ad una giornata, ha un valore spirituale ma è anche una sana scelta per migliorare il proprio peso corporeo e benessere.

 

LA GIORNATA ALIMENTARE

Colazione con latti vegetali (riso o soia o avena o altro cereale…) o yogurt e cereali integrali senza aggiunta di zucchero o di cioccolato (sono biscotti camuffati), frutta, semi oleosi come mandorle o noci o nocciole…, tè verde…

Ai pasti (pranzo e cena) durante il digiuno “temporaneo” è necessario mangiare verdura cruda e cotta a piacere, dose libera condita con olio extra vergine di oliva, aceto e alcuni gherigli di noci o mandorle o pinoli o semi di zucca, pane di segale (g 40).

I semi oleosi apportano proteine vegetali, omega 3, fibra alimentare prebiotica (utile per gestire il microbiota intestinale) e minerali. Sono da considerare veri integratori naturali utili nel digiuno temporaneo. Ovviamente non devono essere salati e neppure tostati.

Frutta fresca di stagione nello spuntino della mattina e nel pomeriggio oppure centrifugati di frutta (20%) e verdura fresca cruda di stagione (80%).

Bere almeno un litro di acqua durante la giornata con residuo fisso secco superiore a 500 mg / litro (migliore introduzione di minerali).

 

GLI EFFETTI DEL DIGIUNO TEMPORANEO

Durante il digiuno temporaneo si hanno tre azioni:

1 – una variazione del profilo ormonale con netta riduzione dell’insulina (ormone dell’accumulo di grasso e della sensazione di fame continua).

2 – la riduzione di insulina permette l’attivazione dell’ormone del digiuno: il glucagone, che libera la riserva di glucosio custodito negli epatociti, cioè il glucagone compie un’azione primaria per dimagrire: “scarica “ il fegato dell’eccesso dei carboidrati per garantire adeguato e continuo rifornimento di glucosio al cervello, senza cadere in chetosi, in carestia! Il glucagone fa uscire gli acidi grassi dall’interno degli adipociti, cellule della massa grassa, svuotandoli, così si dimagrisce!

3 – La riduzione dell’insulina elimina l’effetto del sodio sulla ritenzione idrica, aumenta la diuresi.

Buona giornata in salute.

Dott.Pier Luigi Rossi

Tags:
Categories:

Ragazzini, già obesi e ossidati: uno studio sui ragazzi pre-pubertà.

L’obesità è accompagnata dalla formazione di radicali liberi dell’ossigeno, la cui attività  senza efficaci meccanismi di difesa può portare a stress ossidativo e complicanze correlate.

Il gruppo di ricercatori polacchi ha valutato la presenza di stress ossidativo nei bambini prepuberti obesi.

Lo studio ha incluso 83 bambini sani di età compresa tra 2-10 anni (62 con obesità e 21 controlli non obesi-sani). Sono stati misurati la capacità ossidante totale (TOC) nel siero, la capacità totale antiossidante (TAC), la lipoproteina a bassa densità ossidata (ox-LDL), i parametri lipidici, il glucosio e la proteina C reattiva (CRP). E’ stato calcolato l’indice di stress ossidativo (OSI).

La concentrazione di TOC nel sangue era significativamente maggiore (p <0,05) e la concentrazione di TAC era minore (p <0,05) nei bambini obesi.

OSI era più alta (p <0.01) nei soggetti obesi rispetto ai controlli.

I livelli di CRP erano normali in tutti i bambini, ma il valore CRP mediano era più elevato (p <0.01) ei livelli di colesterolo HDL erano inferiori (p <0.05) nel gruppo di quelli obesi. In questo gruppo inoltre si è trovata una correlazione negativa tra TAC e concentrazioni di ox-LDL (r = -0,27, p <0,05). Inoltre, la durata dell’obesità è stata positivamente correlata con il livello di TOC (r = 0,32, p <0,05) in questo gruppo.

Lo stress ossidativo correlato all’obesità si verifica già nella prepubescenza.

La diagnosi precoce dell’obesità e l’implementazione di strategie nutrizionali per ridurre sia l’obesità che i radicali liberi nei ragazzi sono fondamentali.

Permettono di evitare che, da grandi, questi ragazzi sviluppino complicanze multi-organo legate allo stress ossidativo, quali le malattie cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete, la NAFLD ecc…

 

 

Autori: Rowicka G, Dyląg H, Ambroszkiewicz J, Riahi A, Weker H, Chełchowska M

Fonte: Oxid Med Cell Longev. 2017;2017:5621989. doi: 10.1155/2017/5621989. Epub 2017 Aug 20.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28904738

Tags:
Categories:

Con l’età più proteine e meno carboidrati e le proteine, meglio se vegetali e marine!

Il processo di invecchiamento per tutti, donne e uomini, sta nel perdere muscolo, acqua corporea ed accumulare grasso per lo più localizzato nell’addome.
Mantenere la massa magra muscolare ad ogni età è una scelta di medicina preventiva.
Con il passare degli anni la dose giornaliera di carboidrati, in particolare pasta-riso-pane-pizza-alimenti composti con farina, prodotto da forno, dolci, va diminuita.
Mentre va sostenuta la dose giornaliera delle proteine, meglio se vegetali e marine.
Molte persone con il passare degli anni avvertono un netto calo di energia e si sentono molto stanchi, privi di energia, in uno stato di continua debolezza.
Gran parte di questa sensazione di stanchezza e di privazione di energia vitale è causata dalla perdita di muscolo, del patrimonio proteico corporeo, in particolare si perdono enzimi, cioè proteine essenziali per avere un vitale metabolismo.
Possiamo stare meglio con una intelligente alimentazione ad ogni età.

CARBOIDRATI e PROTEINE
La perdita di muscolo con il passare degli anni e la scarsa attività motoria causa una minore entrata di glucosio (derivato dai carboidrati) nelle cellule muscolari. Avere meno muscolo e mangiare una maggiore dose di carboidrati pasta-riso-pane-pizza-alimenti composti con farina, prodotti da forno, dolci, è un grave errore compiuto da molte persone avanti con l’età.
Significa accumulare grasso addominale, aumentare di continuo il peso corporeo, significa venire colpiti da steatosi epatica, aumento di trigliceridi e colesterolo nel sangue, da lipotossicità e obesità cellulare (eccesso di acidi grassi saturi all’interno delle cellule).
Il motivo: il glucosio (carboidrati:pane-pasta-riso) non entra nel muscolo, va nel fegato dove viene trasformato in grasso.
Questo processo biochimico si chiama lipogenesi epatica.
Si verifica sopratutto nelle donne, che hanno un minore patrimonio muscolare rispetto all’uomo ad ogni età. Si verifica anche negli uomini che non fanno alcuna attività motoria (esercizi di resistenza) e che continuano a mangiare dosi eccessive di carboidrati.
LA CUCINA DEI CEREALI
Con il passare degli anni, ma va bene ad ogni età, consiglio di ridurre gli alimenti composti con farina e realizzare la cucina dei cereali integrali.
Cioè scegliere di mangiare: farro, orzo, avena, grano saraceno, quinoa, kamut, miglio, mais, amaranto… Mangiare i cereali come semi integrali cotti, non ridotti a farina.
Il peso dei cereali integrali triplica durante la cottura.
Esempio 50 g di farro crudo diventano 150 g cotti. Una persona si “riempie” senza avere un carico eccessivo di carboidrati.
Io e la mia famiglia ci comportiamo così: quando mangiano una porzione di alimento proteico, un pesce, in un contenitore abbiamo un cereale cotto, come alimento di complemento, al posto del pane.
Un pugno di farina messo nell’acqua forma un impasto colloso.
Un pugno di cereali integrali messi nell’acqua, germogliano!
I cereali sono più nutrienti della farina.
La farina è un alimento morto.
Dai cereali integrali nasce una nuova pianta. I cereali sono alimenti vivi!
PROTEINE VEGETALI
Con il passare degli anni occorre incrementare la dose delle proteine, meglio se vegetali: lenticchie, ceci, fagioli, soia… e marine: pesce.
> 100 grammi di lenticchie contengono 27 grammi di proteine.
> 100 grammi di carne rossa contengono 18 grammi di proteine.
Le proteine delle lenticchie contengono aminoacidi essenziali come la carne rossa e bianca.
Le lenticchie non causano disturbi intestinali tipici invece dei fagioli. Dopo le lenticchie per una sana ripresa alimentare dei legumi si può scegliere i ceci e poi i fagioli. Anche la soia è ricca di proteine vegetali, anche se può risultare difficile una sua completa digestione.
Ottima scelta è abbinare cereali integrali e con legumi.
Il mio consiglio: scegliere prima le lenticchie, più tollerate dall’intestino, poi i ceci perché creano meno disagi intestinali.
Piano con la soia. Meglio scegliere i semi di soia verde o rossa o gialle e cuocerli come gli altri legumi.
Piano con il latte di soia dove sono aggiunti olii vegetali come l’olio di girasole, troppo ricco di omega 6. Consiglio di leggere l’etichetta del latte di soia per verificare l’aggiunta di olio di girasole.
Consiglio di eseguire in casa propria la produzione di latti vegetali come latte di riso, di farro, di miglio o di altro cereale o di soia, senza acquistarli in commercio. Sono più salutari e possiamo evitare di assumere l’olio di semi di girasole o altri.
Accanto ad una sana scelta di alimenti proteici vegetali e marini occorre realizzare esercizio di resistenza (elastici, pesi, resistenze meccaniche…) per contrastare la perdita di massa muscolare (sarcopenia) per prevenire e invertire la perdita di muscolo e l’aumento della massa grassa.
Prof. Pier Luigi Rossi

Tags:
Categories: