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La dieta su misura. Effetti a lungo termine OK per la dieta personalizzata!

A fronte degli approcci diversi per la perdita di peso con efficacia variabile, il grosso problema è il riacquisto del peso al termine di tali interventi. Quanto pesa sul peso tener conto della genetica dei pazienti?

I ricercatori hanno messo a dieta 114 soggetti per 24 settimane, metà in chetogenica standardizzata e l’altra metà a dieta nutrigenetica personalizzata a basso indice glicemico (GI) utilizzando informazioni da 28 polimorfismi a singolo nucleotide (n = 61).

Dopo il periodo di dieta di 24 settimane, i soggetti sono stati monitorati per altri 18 mesi utilizzando le linee guida standard per il gruppo Keto rispetto alle linee guida standard modificate dai consigli nutrigenetici per il gruppo dieta nutrigenetica a basso indice glicemico (lowGI / NG).

 

Insomma, dopo 24 settimane, il gruppo cheto ha perso più peso: – 26,2 ± 3,1 kg contro – 23,5 ± 6,4 Kg. Tuttavia, al follow-up di 18 mesi, i soggetti nella dieta nutrigenetica a basso GI avevano perso molto più peso (-27,5 ± 8,9 kg) rispetto a quelli nella dieta chetogenica che ne avevano riacquistato un po’ (-19,4 ± 5,0 kg).

Inoltre alla fine dell’osservazione il gruppo della dieta nutrigenetica a basso GI ha avuto miglioramenti significativamente maggiori nel colesterolo totale, colesterolo HDL e glucosio a digiuno.

 

In sintesi, questi risultati confermano che la chetogenica è una dieta d’urto, per problemi di perdita di peso “urgenti”. Tuttavia, a 18 mesi di follow-up, il gruppo di nutrizione personalizzata (lowGI / NG) ha perso molto più peso e ha sperimentato miglioramenti significativamente maggiori nelle misurazioni del colesterolo e della glicemia.

Ciò suggerisce che a lungo termine la personalizzazione della nutrizione può migliorare la perdita di peso e i cambiamenti nei parametri cardiometabolici.

 

 

Autori: Maria Vranceanu, Craig Pickering, Lorena Filip et Al.

Fonte: BMC Nutr. 2020 Sep 24;6:53. doi: 10.1186/s40795-020-00370-7. eCollection 2020.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7513277/

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Insulina + sodio = ritenzione idrica, il digiuno consapevole la contrasta.

 

IL PIACERE e LA LINEA

Ogni volta che mangiamo il nostro sangue cambia la sua composizione in rapporto agli alimenti ingeriti. Siamo diversi dopo aver mangiato rispetto a prima del pasto. Una delle principali modificazioni dopo il pasto è la variazione della glicemia, cioè la concentrazione di glucosio.

Il glucosio è una molecola contenuta nei carboidrati: pane, pasta, pizza, alimenti ottenuti con farina, dolci, frutta…

La variazione della glicemia dopo il pasto causa una maggiore secrezione dell’ormone insulina da parte del pancreas. L’insulina è l’ormone del dopo pasto.

L’aumento del peso corporeo dopo l’evento pasto abbondante non è l’accumulo di grasso corporeo quanto la ritenzione idrica causata dalla insulina.

Succede che l’aumento della insulina dopo il pasto causa una ritenzione di sodio che trattiene acqua. Ciascuno di noi può essere o non essere sodio-sensibile.

Se sodio-sensibile trattiene acqua, ha ritenzione idrica e il peso sale!

Chi non è invece sodio-sensibile non ha la stessa reazione e il suo peso può restare invariato.

Quindi la causa è il rapporto tra insulina e sodio. Il giorno dopo occorre per modificare questo rapporto.

 

DIGIUNO CONSAPEVOLE

Eseguire una giornata di digiuno consapevole con lo scopo di gestire subito gli effetti dell’eccesso di insulina e del sodio.

Gli effetti di questa giornata alimentare possono essere misurati dall’aumento della diuresi e dalla riduzione del peso corporeo, per eliminazione dei volumi idrici accumulati.

Consiglio di eseguire oltre il controllo del peso sulla bilancia, la misurazione delle circonferenze della vita e dei fianchi.

Il digiuno come scelta consapevole, limitato ad una giornata, ha un valore spirituale ma è anche una sana scelta per migliorare il proprio peso corporeo e benessere.

 

LA GIORNATA ALIMENTARE

Colazione con latti vegetali (riso o soia o avena o altro cereale…) o yogurt e cereali integrali senza aggiunta di zucchero o di cioccolato (sono biscotti camuffati), frutta, semi oleosi come mandorle o noci o nocciole…, tè verde…

Ai pasti (pranzo e cena) durante il digiuno “temporaneo” è necessario mangiare verdura cruda e cotta a piacere, dose libera condita con olio extra vergine di oliva, aceto e alcuni gherigli di noci o mandorle o pinoli o semi di zucca, pane di segale (g 40).

I semi oleosi apportano proteine vegetali, omega 3, fibra alimentare prebiotica (utile per gestire il microbiota intestinale) e minerali. Sono da considerare veri integratori naturali utili nel digiuno temporaneo. Ovviamente non devono essere salati e neppure tostati.

Frutta fresca di stagione nello spuntino della mattina e nel pomeriggio oppure centrifugati di frutta (20%) e verdura fresca cruda di stagione (80%).

Bere almeno un litro di acqua durante la giornata con residuo fisso secco superiore a 500 mg / litro (migliore introduzione di minerali).

 

GLI EFFETTI DEL DIGIUNO TEMPORANEO

Durante il digiuno temporaneo si hanno tre azioni:

1 – una variazione del profilo ormonale con netta riduzione dell’insulina (ormone dell’accumulo di grasso e della sensazione di fame continua).

2 – la riduzione di insulina permette l’attivazione dell’ormone del digiuno: il glucagone, che libera la riserva di glucosio custodito negli epatociti, cioè il glucagone compie un’azione primaria per dimagrire: “scarica “ il fegato dell’eccesso dei carboidrati per garantire adeguato e continuo rifornimento di glucosio al cervello, senza cadere in chetosi, in carestia! Il glucagone fa uscire gli acidi grassi dall’interno degli adipociti, cellule della massa grassa, svuotandoli, così si dimagrisce!

3 – La riduzione dell’insulina elimina l’effetto del sodio sulla ritenzione idrica, aumenta la diuresi.

Buona giornata in salute.

Dott.Pier Luigi Rossi

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Ragazzini, già obesi e ossidati: uno studio sui ragazzi pre-pubertà.

L’obesità è accompagnata dalla formazione di radicali liberi dell’ossigeno, la cui attività  senza efficaci meccanismi di difesa può portare a stress ossidativo e complicanze correlate.

Il gruppo di ricercatori polacchi ha valutato la presenza di stress ossidativo nei bambini prepuberti obesi.

Lo studio ha incluso 83 bambini sani di età compresa tra 2-10 anni (62 con obesità e 21 controlli non obesi-sani). Sono stati misurati la capacità ossidante totale (TOC) nel siero, la capacità totale antiossidante (TAC), la lipoproteina a bassa densità ossidata (ox-LDL), i parametri lipidici, il glucosio e la proteina C reattiva (CRP). E’ stato calcolato l’indice di stress ossidativo (OSI).

La concentrazione di TOC nel sangue era significativamente maggiore (p <0,05) e la concentrazione di TAC era minore (p <0,05) nei bambini obesi.

OSI era più alta (p <0.01) nei soggetti obesi rispetto ai controlli.

I livelli di CRP erano normali in tutti i bambini, ma il valore CRP mediano era più elevato (p <0.01) ei livelli di colesterolo HDL erano inferiori (p <0.05) nel gruppo di quelli obesi. In questo gruppo inoltre si è trovata una correlazione negativa tra TAC e concentrazioni di ox-LDL (r = -0,27, p <0,05). Inoltre, la durata dell’obesità è stata positivamente correlata con il livello di TOC (r = 0,32, p <0,05) in questo gruppo.

Lo stress ossidativo correlato all’obesità si verifica già nella prepubescenza.

La diagnosi precoce dell’obesità e l’implementazione di strategie nutrizionali per ridurre sia l’obesità che i radicali liberi nei ragazzi sono fondamentali.

Permettono di evitare che, da grandi, questi ragazzi sviluppino complicanze multi-organo legate allo stress ossidativo, quali le malattie cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete, la NAFLD ecc…

 

 

Autori: Rowicka G, Dyląg H, Ambroszkiewicz J, Riahi A, Weker H, Chełchowska M

Fonte: Oxid Med Cell Longev. 2017;2017:5621989. doi: 10.1155/2017/5621989. Epub 2017 Aug 20.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28904738

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Con l’età più proteine e meno carboidrati e le proteine, meglio se vegetali e marine!

Il processo di invecchiamento per tutti, donne e uomini, sta nel perdere muscolo, acqua corporea ed accumulare grasso per lo più localizzato nell’addome.
Mantenere la massa magra muscolare ad ogni età è una scelta di medicina preventiva.
Con il passare degli anni la dose giornaliera di carboidrati, in particolare pasta-riso-pane-pizza-alimenti composti con farina, prodotto da forno, dolci, va diminuita.
Mentre va sostenuta la dose giornaliera delle proteine, meglio se vegetali e marine.
Molte persone con il passare degli anni avvertono un netto calo di energia e si sentono molto stanchi, privi di energia, in uno stato di continua debolezza.
Gran parte di questa sensazione di stanchezza e di privazione di energia vitale è causata dalla perdita di muscolo, del patrimonio proteico corporeo, in particolare si perdono enzimi, cioè proteine essenziali per avere un vitale metabolismo.
Possiamo stare meglio con una intelligente alimentazione ad ogni età.

CARBOIDRATI e PROTEINE
La perdita di muscolo con il passare degli anni e la scarsa attività motoria causa una minore entrata di glucosio (derivato dai carboidrati) nelle cellule muscolari. Avere meno muscolo e mangiare una maggiore dose di carboidrati pasta-riso-pane-pizza-alimenti composti con farina, prodotti da forno, dolci, è un grave errore compiuto da molte persone avanti con l’età.
Significa accumulare grasso addominale, aumentare di continuo il peso corporeo, significa venire colpiti da steatosi epatica, aumento di trigliceridi e colesterolo nel sangue, da lipotossicità e obesità cellulare (eccesso di acidi grassi saturi all’interno delle cellule).
Il motivo: il glucosio (carboidrati:pane-pasta-riso) non entra nel muscolo, va nel fegato dove viene trasformato in grasso.
Questo processo biochimico si chiama lipogenesi epatica.
Si verifica sopratutto nelle donne, che hanno un minore patrimonio muscolare rispetto all’uomo ad ogni età. Si verifica anche negli uomini che non fanno alcuna attività motoria (esercizi di resistenza) e che continuano a mangiare dosi eccessive di carboidrati.
LA CUCINA DEI CEREALI
Con il passare degli anni, ma va bene ad ogni età, consiglio di ridurre gli alimenti composti con farina e realizzare la cucina dei cereali integrali.
Cioè scegliere di mangiare: farro, orzo, avena, grano saraceno, quinoa, kamut, miglio, mais, amaranto… Mangiare i cereali come semi integrali cotti, non ridotti a farina.
Il peso dei cereali integrali triplica durante la cottura.
Esempio 50 g di farro crudo diventano 150 g cotti. Una persona si “riempie” senza avere un carico eccessivo di carboidrati.
Io e la mia famiglia ci comportiamo così: quando mangiano una porzione di alimento proteico, un pesce, in un contenitore abbiamo un cereale cotto, come alimento di complemento, al posto del pane.
Un pugno di farina messo nell’acqua forma un impasto colloso.
Un pugno di cereali integrali messi nell’acqua, germogliano!
I cereali sono più nutrienti della farina.
La farina è un alimento morto.
Dai cereali integrali nasce una nuova pianta. I cereali sono alimenti vivi!
PROTEINE VEGETALI
Con il passare degli anni occorre incrementare la dose delle proteine, meglio se vegetali: lenticchie, ceci, fagioli, soia… e marine: pesce.
> 100 grammi di lenticchie contengono 27 grammi di proteine.
> 100 grammi di carne rossa contengono 18 grammi di proteine.
Le proteine delle lenticchie contengono aminoacidi essenziali come la carne rossa e bianca.
Le lenticchie non causano disturbi intestinali tipici invece dei fagioli. Dopo le lenticchie per una sana ripresa alimentare dei legumi si può scegliere i ceci e poi i fagioli. Anche la soia è ricca di proteine vegetali, anche se può risultare difficile una sua completa digestione.
Ottima scelta è abbinare cereali integrali e con legumi.
Il mio consiglio: scegliere prima le lenticchie, più tollerate dall’intestino, poi i ceci perché creano meno disagi intestinali.
Piano con la soia. Meglio scegliere i semi di soia verde o rossa o gialle e cuocerli come gli altri legumi.
Piano con il latte di soia dove sono aggiunti olii vegetali come l’olio di girasole, troppo ricco di omega 6. Consiglio di leggere l’etichetta del latte di soia per verificare l’aggiunta di olio di girasole.
Consiglio di eseguire in casa propria la produzione di latti vegetali come latte di riso, di farro, di miglio o di altro cereale o di soia, senza acquistarli in commercio. Sono più salutari e possiamo evitare di assumere l’olio di semi di girasole o altri.
Accanto ad una sana scelta di alimenti proteici vegetali e marini occorre realizzare esercizio di resistenza (elastici, pesi, resistenze meccaniche…) per contrastare la perdita di massa muscolare (sarcopenia) per prevenire e invertire la perdita di muscolo e l’aumento della massa grassa.
Prof. Pier Luigi Rossi

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Partire dal fegato per dimagrire

Pesa un chilo e mezzo negli uomini, un pò meno nelle donne.

E’ il regista dell’intero metabolismo. Ha la chiave del peso forma! E’ il fegato.

Avere la steatosi epatica, cioè accumulo eccessivo di grassi nel fegato, fa ingrassare sempre di più ed impedisce ogni serio dimagrimento. Con il fegato grosso e grasso non si dimagrisce. Anzi si rischia di cadere nel diabete mellito tipo 2, definito anche diabete epatico.

Ogni dieta o tentativo di dimagrire è destinato al fallimento se non si conoscono le dinamiche biochimiche ed ormonali con il fegato, al centro del nostro metabolismo.

Prima conosci il tuo corpo e poi scegli il tuo cibo.

FEGATO: CORAGGIO e SALUTE

In silenzio giorno dopo giorno il fegato lavora con le sue 5000 reazioni biochimiche ed è il regista dell’intero metabolismo corporeo.

Controlla i carboidrati, i grassi, le proteine, i minerali, le vitamine! E’ la centrale per eliminare l’alcol dal sangue!

Fornisce di continuo il glucosio al cervello!

Gli antichi dicevano che era l’organo sede del coraggio.

Dopo secoli ancora oggi si dice ad una persona leale e coraggiosa “ha fegato, e’ un uomo di fegato”.

ALIMENTAZIONE e FEGATO

Il fegato è uno degli organi più compromessi dalla attuale alimentazione.

Il 40% delle persone adulte ha il fegato grasso, ha la steatosi!

Il 15% dei bambini ed adolescenti ha la steatosi epatica.

Il 50% dei bambini obesi ha il fegato compromesso.

Questa patologia aumenterà ancora di più nei prossimi anni, perché abbiamo una alimentazione errata! Siamo inquinati da un eccesso di acidi grassi saturi di origine dagli alimenti animali ( salumi, formaggi, …) e da una eccessiva quantità di carboidrati giornalieri che vengono trasformati nel fegato in grassi (lipogenesi).

Perchè si consuma alcool!

Certo è la dose che fa il veleno ma non esiste un alcol “buono” cioè il vino ed un alcol “cattivo” cioè i superalcolici!

L’alcol è e resta una molecola tossica per il fegato.

FEGATO GLICEMIA INSULINA

Ogni volta che mangiamo il nostro sangue cambia la sua composizione in rapporto agli alimenti ingeriti. E poiché si tende ad introdurre un eccesso giornaliero di carboidrati (pasta, pane, pizza, dolci, prodotti da forno…), la glicemia dopo i pasti sale e si ha il picco glicemico, che stimola il pancreas a secernere l’insulina, che trasferisce il glucosio dal sangue dentro il fegato.

La glicemia diminuisce nel sangue ma aumenta la dose del glucosio all’interno degli epatociti (cellule del fegato).

Una parte del glucosio si trasforma, sotto il controllo dell’insulina, in glicogeno ed una altra parte si trasforma in acidi grassi saturi (acido palmitico).

L’insulina fino a quando resta nel sangue compie questo lavoro. Cioè trasforma in parte i carboidrati alimentari ingeriti in acidi grassi. Questo processo biochimico si chiama lipogenesi: formazione di grassi (trigliceridi).

Più insulina abbiamo, più si formano trigliceridi nel fegato.

 

TRIGLICERIDI E TRANSAMINASI

Quando i trigliceridi si depositano all’interno del fegato, si ha l’obesità cellulare degli epatociti che aumentano di volume fino ad esplodere, come un palloncino con troppa aria.

La morte delle cellule epatiche per eccesso di trigliceridi al loro interno fa aumentare nel sangue il valore delle transaminasi, enzimi che devono restare all’interno degli epatociti.

L’eccesso di grasso nel fegato causa un ritardo nell’eliminazione dell’insulina (clearance epatica dell’insulina), che resta più a lungo nel sangue, generando uno stato di insulino rersistenza.

Gran parte delle persone in sovrappeso ed obese possiedono questo scenario all’interno del loro organismo. Se non si modifica questo scenario biochimico ed ormonale non si può dimagrire e non si può prevenire il diabete mellito tipo 2.

Il calcolo giornaliero delle Calorie è del tutto inutile.

Le Calorie non arrivano mai al fegato.

COSA FARE ?

Innanzi tutto verificare se siamo in uno stato di insulino resistenza, cioè l’insulina è presente ma non funziona.

Le cellule sono resistenti all’azione dell’insulina.

Da evitare, se vogliamo dimagrire e prevenire il diabete mellito tipo 2.

Consiglio di eseguire analisi del sangue:

glicemia ed insulina a digiuno

Ottenuto il risultato applicate indice HOMA:

glicemia x insulina / 405

Se il valore viene superiore a 3, la persona si trova in uno stato di insulino resistenza, che se non viene corretta porterà alla comparsa di diabete mellito tipo 2 (diabete epatico).

E’ una scelta di medicina preventiva controllare con un glucometro il valore della glicemia dopo una ora dall’inizio del pasto.

Tenerla sempre sotto il valore di 130 mg /100 ml.

 

TERAPIA ALIMENTARE

La terapia alimentare per la steatosi epatica è

1- sospendere ogni bevanda alcolica

2 – ridurre alimenti di origine animale, contenenti acidi grassi saturi (formaggi, salumi…)

3 – sospendere ogni bevanda, bibita, addizionata con fruttosio e glucosio, sciroppo di mais

4 – limitare alimenti composti con farina, dolci e prodotti da forno per controllare la dose giornaliera di carboidrati

5 – tenere basso il livello della glicemia ed insulina dopo ogni pasto (colazione, pranzo e cena)

6 – stimolare la modulazione genica del DNA degli epatociti (PPAR alfa perossisomi) attraverso acidi grassi insaturi omega 3 naturali contenuti nei pesci, nei cereali integrali, nella frutta secca, nei legumi (meglio lenticchie e ceci), olio extra vergine di oliva, olio di lino crudo estratto a freddo, olio di krill ed altri alimenti vegetali (ortaggi freschi) dotati di azione genomica su fattori di trascrizione dei perossisomi.

7- Realizzare il modello alimentare pesco-vegetale (mangiare solo alimenti vegetali e pesce)

8 – attività motoria aerobica, il fegato è l’organo assieme al cervello che richiede il maggior volume di ossigeno; l’ossigeno è il principale nutriente del corpo umano, non è sulla tavola, è nell’aria!

Movimento!

Il fegato così si rigenera!

Il mio consiglio: mai sottovalutare la steatosi epatica!

Buona giornata in salute.

Prof. Pier Luigi Rossi

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