I conservanti alimentari servono a evitare che gli alimenti si deteriorino, impedendo la crescita di muffe e batteri. Non tutti però hanno lo stesso impatto sull’organismo: alcuni risultano ben tollerati, altri possono influenzare il microbiota intestinale o favorire risposte infiammatorie in soggetti predisposti.
Cosa sappiamo davvero dalla ricerca
Le evidenze principali riguardano:
1. Nitriti e nitrati (E249–E252)
Usati in salumi e carni trasformate.
- Possono formare nitrosammine, composti potenzialmente cancerogeni, soprattutto con cotture ad alte temperature.
- Sono stati collegati a maggior rischio di patologie cardiovascolari e tumori del colon-retto, motivo per cui le linee guida consigliano di limitarli.
2. Solfiti (E220–E228)
Presenti in vino, frutta secca, salse.
- In persone sensibili possono causare mal di testa, irritazioni gastrointestinali o peggiorare sintomi respiratori.
- Per la maggior parte della popolazione sono sicuri entro le dosi previste.
3. Emulsionanti e additivi tecnologici
Alcuni studi (ancora preliminari) suggeriscono che carbossimetilcellulosa, polisorbato 80 e certi emulsionanti possano:
- alterare l’equilibrio del microbiota;
- favorire maggiore permeabilità intestinale;
- aumentare markers infiammatori in modelli animali e in piccoli studi sull’uomo.
Non significa che siano “pericolosi” per tutti: dipende da quantità, frequenza e suscettibilità individuale.
Esistono conservanti considerati sicuri?
Sì. Molti, come acido citrico, vitamina C, acido sorbico o acido benzoico, sono considerati sicuri alle dosi consentite e largamente utilizzati senza associazioni significative con infiammazione sistemica.
Se hai bisogno di aiuto per iniziare o per creare un piano alimentare su misura, non esitare a contattare la Dott.ssa Amelia La Malfa al numero 348 693 6286 o alla mail info@studionutrizionelamalfa.it

