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La cellulite…alcune informazioni .

La cellulite (pannicolopatia edematofibrosclerotica) è un disturbo degenerativo del tessuto adiposo sottocutaneo (pannicolo adiposo) che si manifesta con avvallamenti o buchi visibili sulla pelle che le conferiscono il cosiddetto “aspetto a buccia d’arancia”.

Oltre ad avere una “preferenza di genere” in quanto colpisce soprattutto le donne, tende a manifestarsi più di frequente in determinate aree corporee, quali cosce, glutei e fianchi/pancia e non vede un’unica causa nella sua insorgenza, bensì un insieme di cause che concorrono nel dare origine al problema. Alterazioni ormonali, vascolari (capillari e del ritorno venoso), linfatiche, marcata ritenzione idrica, sovrappeso, sedentarietà, stress, malattie (ad esempio epatiche), alimentazione sbilanciata, irregolarità intestinale ecc, variamente combinati tra loro, sono i motivi che causano la comparsa della cellulite.

Tali fattori sono generalmente in grado di alterare il pannicolo adiposo, favorendo la comparsa di edema e infiammazione.

Per combattere la cellulite è innanzitutto necessario apportare dei cambiamenti al proprio stile di vita e alle proprie abitudini qualora queste non fossero propriamente corrette e salutari.

Quindi, è utile:

Adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, a maggior ragione se si è in sovrappeso o in una condizione di obesità.

Contrastare la sedentarietà e fare attività fisica regolare: l’esercizio fisico – di qualsiasi tipo – è fondamentale per combattere la cellulite; a tal proposito, si ricorda che per garantire la costanza, è molto importante svolgere un’attività che piaccia.

Cercare di ridurre lo stress.

Eliminare cattive abitudini (ad esempio, vizio del fumo, consumo smodato di alcolici, ecc.).

Oltre ai cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini, è possibile ricorrere anche ad altri rimedi per cercare di combattere la cellulite, quali cosmetici, rimedi naturali, massaggi e trattamenti estetici. In simili casi, tuttavia, è bene rivolgersi a specialisti del settore.

 

 

 

Dott.ssa Amelia La Malfa, biologa nutrizionista .

Dott.ssa Milena Rinaldi, medico chirurgo, specialista in Medicina Estetica.

 

 

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IBS e disbiosi: intervento dietetico con dieta FODMAP. Probiotici, prebiotici o bassi FODMAP?

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) in passato più nota come sindrome del colon irritabile o più comunemente “colite” è un disturbo funzionale dell’intestino caratterizzato da dolore e/o gonfiore addominale e disordini dell’alvo. Affligge milioni di persone in tutto il mondo e i costi ad essa legati sono molto elevati in termini di assenza dal lavoro e mancata produttività. A tutt’oggi le cause dell’IBS sono ancora in parte ignote pur essendo ormai consolidate le teorie che pongono all’origine di questo disturbo lo stress, la dieta con ridotto contenuto di fibre e la sedentarietà.

 

Una recente revisione in proposito, pubblicata da Proceedings of the Nutrition Society, descrive il ruolo del microbiota del tratto gastrointestinale (GI)  nella patogenesi della sindrome dell’intestino irritabile e la dieta utile per la gestione dell’impatto dell’alimentazione sulla flora intestinale. Numerose evidenze suggeriscono la presenza di disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale) del lume e della mucosa del colon, spesso caratterizzata da una riduzione delle specie di bifidobatteri che sono stati associati ad un profilo peggiore dei sintomi lamentati.

Tra i trattamenti più conosciuti vi sono i probiotici che comportando una modulazione mirata del microbiota GI appaiono in certi casi molto efficaci. Un numero minore di studi propone la supplementazione con prebiotici che si sono dimostrati efficaci rafforzando la presenza dei bifidobatteri.

Un nuovo metodo di gestione dei sintomi dell’IBS è la restrizione nella dieta dei carboidrati fermentabili a catena corta (basso contenuto di oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli – dieta FODMAP ). Numerosi studi in proposito dimostrano costantemente l’efficacia clinica della dieta a basso contenuto di FODMAP in pazienti affetti da IBS. Tuttavia, una conseguenza non intenzionale di questo intervento dietetico è il suo impatto sul microbiota. Infatti questa dieta può comportare un interessante paradosso; vale a dire, l’aumento nel lume di bifidobatteri attraverso la supplementazione di probiotici, è associato ad una riduzione dei sintomi di IBS, mentre in contrasto, la dieta a basso contenuto di FODMAP ha efficacia clinica ma riduce marcatamente la concentrazione endoluminale di bifidobatteri.

Data l’eziologia multifattoriale della IBS, l’eterogeneità dei sintomi e la natura complessa e diversificata del microbioma, è probabile comunque che entrambi gli interventi possano essere efficaci in un sottogruppi di pazienti. Tuttavia il trattamento di combinazione non è mai stato studiato e, come tale, presenta un’opportunità valida per ottimizzare la gestione clinica, e per prevenire effetti potenzialmente deleteri sul microbiota GI.

 

 

 

Autori: Staudacher HM, Whelan K.

Fonte: Altered gastrointestinal microbiota in irritable bowel syndrome and its modification by diet: probiotics, prebiotics and the low FODMAP diet.  Proc Nutr Soc. 2016 Aug;75(3):306-18.

Link della fonte: https://www.cambridge.org/core/journals/proceedings-of-the-nutrition-society/article/altered-gastrointestinal-microbiota-in-irritable-bowel-syndrome-and-its-modification-by-diet-probiotics-prebiotics-and-the-low-fodmap-diet/8A7E00D44BD17B2F192D8EEBE464AD03/core-reader

 

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Quali errori da evitare quando ci si mette a dieta

bilaciQuante volte vi è capitato di salire sulla bilancia e cacciare un urlo? Di disperarvi perché il pantalone o la gonna sono sempre più stretti? Ok, ci avete provato a fare una dieta . Magari suggerita da un’amica, dalla tv, scaricata da internet.. Avete provato e riprovato tante volte, ma nulla, il sovrappeso sembra proprio una maledizione che vi accompagna per la vita, il peso scende, poi risale (effetto yo-yo), alla fine l’odiosa ciccia sta sempre li, tra maniglie dell’amore e coulotte de cheval, a ricordarvi che solo annusare un dolce o una patatina è reato, gravemente punito con sensi di colpa e frustrazione crescente.

In questo articolo non vi parlerò delle cause ormonali e delle abitudini alimentari che favoriscono sovrappeso, cellulite e obesità, perché ne parlano in tanti, ormai da tempo. Parole come grassi saturi, eccesso di calorie, sedentarietà, insulino-resistenza, stress, ipercortisolemia, ipotiroidismo, di sicuro vi sono familiari, le avrete già sentite o lette da qualche parte. Mi preme invece scrivere, su alcuni errori che fanno molti soggetti e che sono spesso causa di fallimento di un percorso dimagrante; più in generale sono causa del fallimento dell’acquisizione di nuove abitudini di stile di vita sano, poiché è bene ricordare che nell’accezione classica del termine la parola “dieta” è intesa come “stile di vita”, per dimagrire si deve  “cambiare il modo di vivere e di alimentarsi”, ciò avviene solo se si opera un cambiamento del mondo di pensare per operare scelte alimentari e di vita corrette, adeguate e consapevoli, cambiando il “significato” stesso che si attribuisce alla parola dieta, al corpo, all’immagine che lo specchio riflette e alla propria salute.

I miei pazienti sanno bene di cosa parlo, quando dico che non è un foglio di carta con su scritto cosa mangiare che darà loro l’ambita linea e salute, poiché se fosse così,  non girerebbero da anni dietologi e nutrizionisti, collezionando fogli di diete senza ottenere spesso uno straccio di risultato duraturo. L’effetto Yo-yo, in cui il peso oscilla su e giù, può innescare meccanismi di resistenza al dimagrimento difficili da debellare, esporre a rischi cardiovascolari, incrementare ansia, depressione, frustrazione, sensi di colpa, inettitudine e via dicendo. In altri termini, divenire concausa importante di obesità, di disturbi alimentari e dell’umore, sempre più frequenti nella nostra società.

Ma perché la maggior parte dei soggetti che iniziano una dieta non riescono a portarla a termine con successo? Uno studio condotto dal team del Prof. Richard Wiseman della Hertfordshire University ha analizzato 3000 persone che tentavano di raggiungere un range di propositi (inclusi perdere peso, andare in palestra, smettere di fumare e bere meno). All’inizio dello studio il 52% dei partecipanti era sicuro che avrebbe realizzato i suoi obiettivi, ma un anno dopo solo il 12% li aveva raggiunti. Questo studio evidenzia il perché molte persone falliscono e cosa possono fare per raggiungere i loro obiettivi. Sono infatti emerse grandi differenze sull’approccio più adatto per uomini e donne.

Gli uomini ottengono risultati migliori quando si impegnano a fissarsi degli obiettivi (es. invece di provare a perdere peso in generale, puntano a perdere una 1 kg ogni settimana) o si focalizzano sui premi associati al raggiungimento dei loro obiettivi (es. essere più attraenti per le donne). Le donne hanno più successo quando raccontano ai loro amici e familiari i loro propositi o sono incoraggiate a essere particolarmente resilienti, a non arrendersi e ritornare alle vecchie abitudini (es. se l’obiettivo è la dieta e in un momento di debolezza si cade in un’abbuffata di dolci, è meglio vederla come una temporanea battuta d’arresto piuttosto che come un fallimento).
Vediamo in sintesi i 3 errori più comuni da evitare quando ci si mette a dieta.

1) Troppi propositi.
Spesso le persone fanno l’errore di provare a raggiungere una lista enorme di propositi. Occorre  scegliere un solo obiettivo alla volta e concentrare le energie su quello invece di darsi un numero infinito di obiettivi.

2) Scelta di un “falso”obiettivo oppure di un obiettivo troppo vago.
Molte persone non centrano l’obiettivo, vanno dal nutrizionista chiedendo subito la dieta dimagrante, che nemmeno proveranno a fare, sono convinte di voler perdere peso e grasso, ma è una falsa convinzione, poiché di fatto dimagrire è ciò che non vogliono ottenere. Può sembrare assurdo quanto scritto, ma non lo è affatto. Di conseguenza per non dimagrire innescano meccanismi consci e inconsci di “sabotaggio” di tutti i tentativi messi in campo per stare a dieta e perdere peso. Altre persone, invece, hanno obiettivi troppo vaghi, li definiscono in termini troppo generici ad es., “voglio perdere peso”,  “voglio iniziare a mangiare sano”. Invece di selezionare un obiettivo così astratto e ambiguo, occorre focalizzarsi su qualcosa di più concreto che si può realisticamente avere intenzione di fare. Per esempio invece di dire “voglio perdere peso”, si può dire “voglio perdere una taglia entro 1 mese”. Scegliere un obiettivo concreto e raggiungibile dandosi la possibilità di pianificare le azioni da fare per raggiungerlo significa ridurre il fallimento.

3) Mancata pianificazione delle azioni.
Pianificare è una parte essenziale per raggiungere qualsiasi obiettivo. Gli esperti suggerisco che si deve dedicare un po’ di tempo a pianificare come fare per raggiungere l’obiettivo. Si puoi iniziare scrivendolo, poi fare una lista delle azioni da mettere in atto per raggiungerlo e annotare gli ostacoli che si possono incontrare, insieme alle azioni per bypassare questi ultimi. Non si può pensare, ad esempio, di andare all’estero senza pianificare il viaggio, una nota pubblicità recitava un tempo “Turisti fai da te?…. hai, hai, hai”. Agli obiettivi prefissati andrà assegnata una priorità e scadenza da rispettare.

Come imparare quindi a identificare il giusto obiettivo, pianificare le azioni per raggiungerlo e abbattere gli ostacoli durante il percorso dimagrante? Ci si può rivolgere a un nutrizionista esperto in counseling nutrizionale e relazione d’aiuto, in caso di patologie psichiatriche, ansia e depressione, è bene che sia supportato da un medico psicoterapeuta, sia per la diagnosi medica che per la scelta del percorso terapeutico più idoneo al paziente.

fonte :redazione informasalus.it

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Bambini italiani,ancora troppo pesanti

bambini grassiNonostante una piccola flessione, l’obesità infantile resta un fenomeno largamente diffuso e preoccupante nel nostro Paese. Le ragioni principali: dieta sbilanciata e sedentarietà.

I numeri riportati durante l’ultimo convegno “OKKIO alla salute” sui risultati della IV raccolta dati sono ancora preoccupanti, nonostante qualche miglioramento. Rispetto alle precedenti rilevazioni, di fatto, si è osservata una progressiva diminuzione della percentuale di bambini di 8-9 anni in eccesso ponderale: il 20,9% è in sovrappeso (23,2% nel 2008) e il 9,8%obeso (12% nel 2008).

Comunque sia, questi nuovi dati mettono il nostro Paese ai primi posti in Europa per ciò che riguarda l’obesità infantile’, un fenomeno persistente e più marcato nelle regioni del Centro e del Sud. L’alimentazione non adeguata e lo stile di vita poco salutare sono i fattori che giocano un ruolo determinante. Per esempio: l’8% dei bambini salta la prima colazione, mentre il 31% fa una colazione non equilibrata in termini di carboidrati e  proteine. Inoltre, il 52% fa una merenda abbondante a metà mattina e il 25% dei bambini non mangia frutta o verdura. E ancora, il 41% dei genitori intervistati ha dichiarato che i propri figli consumano  abitualmente bevande zuccherate e/o gassate, e con il loro permesso!

La sedentarietà alberga in casa e a scuola. Nel 2014, infatti, il 16% dei bambini non ha svolto alcuna attività fisica il giorno precedente l’indagine. Il 18% pratica uno sport  per non più di un’ora a settimana, e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. A casa: il 42% dei bimbi ha la tv in camera, mentre il 35% guarda la tv o gioca con i videogiochi, per oltre 2 ore al giorno.

Ma ciò che maggiormente preoccupa è che i genitori hanno una percezione distorta e approssimativa delle problematiche alimentari e del peso dei propri figli. Il 38% delle mamme intervistate, non ritiene che il suo bambino sia obeso, mentre il 29% non nota neanche gli eccessi nel consumo di cibo.. E infine, ma non per ultimo: solo il 54% delle scuole promuove lo svolgimento di attività fisica al di fuori della scuola stessa, solo il 74% degli istituti osservati ha una mensa autonoma; e ancora, solo il 55% prevede la distribuzione di merende di frutta o di yogurt. Insomma, sui temi nutrizione, stile di vita e salute, c’è ancora molto da educare!

Fonte :www.epicentro.iss.it/okkioallasalute

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Obesita’ e depressione unite nel male e nel bene

ob“Obesità e depressione sono due compagni di viaggio, spesso protagonisti di un circolo vizioso.” Le due condizioni possono insorgere e sostenersi vicendevolmente compromettendo significativamente la qualità di vita e rendendo particolarmente arduo l’intervento terapeutico, a qualunque età.

L’esistenza di un disagio psicologico durante l’infanzia è spesso la causa dell’insorgenza dell’obesità nell’adolescenza e, allo stesso modo, il sovrappeso nella giovane età è tipicamente associato a sintomi depressivi nell’età adulta. Le due condizioni sembrano infatti alimentarsi reciprocamente, sia nella loro genesi come nell’evoluzione clinica.

Al contrario, la perdita di peso, sia questa ottenuta attraverso restrizione calorica,attività fisica o chirurgia bariatica, promuove un recupero dei sintomi depressivi e facilita l’instaurarsi di un circolo virtuoso che conduce al miglioramento del profilo psicologico e fornisce un rinnovato stimolo motivazionale nel raggiungimento di una migliore forma corporea.

Nel presente studio è stata riscontrata una simile associazione tra la perdita di peso, ottenuta con un programma terapeutico comportamentale, e il miglioramento del profilo psicologico in un grosso gruppo di pazienti donne obese con sintomi depressivi.

Le partecipanti sono state assegnate casualmente a due gruppi di trattamento: uno incentrato unicamente sul controllo del peso ed un secondo combinato rivolto anche alla gestione dei sintomi depressivi.

Il programma di riduzione del peso si basava sulla restrizione dell’assunzione calorica e forniva indicazioni comportamentali per controllare gli stimoli alimentari ed incentivare l’attività fisica. Il programma combinato prevedeva, oltre a quanto sopracitato, un supporto psicoterapeutico di approccio cognitivo-comportamentale per il trattamento della depressione. Entrambi i programmi si sono svolti in 12 sessioni di gruppo settimanali, 10 bisettimanali e 4 mensili.

A distanza di sei mesi dall’inizio trattamento, il 31% delle partecipanti ha ridotto il proprio peso corporeo almeno del 5%, indipendentemente dal programma assegnato.

Analizzando i risultati dal punto di vista del miglioramento del profilo psicologico, valutato come riduzione di almeno mezza unità nel punteggio del test per la depressione autosomministrato PHQ-9, il numero di pazienti che hanno ridotto il proprio peso almeno del 5% unitamente ad un recupero dei sintomi depressivi è stato quasi doppio (38%) rispetto alle partecipanti che non hanno riportato un significativo miglioramento del profilo psicologico (21%).

Inoltre, il parziale recupero dei sintomi depressivi si accompagnava ad un incremento dei livelli di attività fisica, necessari al mantenimento del peso raggiunto.

Lo studio ha confermato precedenti osservazioni riguardo l’effetto del miglioramento dei sintomi depressivi sulla facilitazione della riduzione di peso, sottolineanando come le due condizioni siano mutualmente legate sia nella patogenesi che nella remissione.

Fonte :DS nutrition

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