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Mandarino: un frutto invernale dalle mille proprietà

Unico frutto dolce della famiglia degli agrumi, il mandarino ha molteplici proprietà benefiche per la nostra salute. Il periodo ideale per gustarlo è quello che va da novembre a febbraio. Durante i mesi invernali con il loro contenuto vitaminico (vitamina C, vitamina A e vitamine del gruppo B, oltre a magnesio, ferro e acido folico) i mandarini contribuiscono a proteggerci da disturbi tipici del periodo, come il raffreddore.

Facilmente digeribile, il mandarino è utile per il corretto funzionamento dell’intestino grazie al suo contenuto di fibre, potassio e calcio. Inoltre regola la pressione arteriosa, favorisce la diuresi e può essere in grado di contrastare la ritenzione idrica.

Il consumo di mandarini contribuisce anche a migliorare le funzioni visive, abbassare il livello di colesterolo nel sangue e rinforzare il sistema immunitario, in particolare nei bambini. I mandarini sono ricchi di antiossidanti e svolgono una funzione purificante dell’organismo, lo rafforzano e proteggono dalle infezioni e dalle malattie. Il consumo di succo di mandarino è inoltre particolarmente consigliato in caso di asma o bronchite.

Alcuni studi scientifici hanno attribuito ai mandarini proprietà antitumorali, soprattutto per quanto riguarda il fegato. Il consumo di questo frutto è stato legato sia ad una riduzione del rischio di cancro all’apparato digerente, sia del rischio di ictus.

 

I mandarini sono poi utilizzati in ambito cosmetico: dalla buccia viene estratto un olio essenziale impiegato per la preparazione di prodotti adatti a contrastare la cellulite, ad eseguire massaggi e a combattere la ritenzione idrica.

 

 

Alessandra Profilio

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Mandarino: un frutto invernale dalle mille proprietà.

Unico frutto dolce della famiglia degli agrumi, il mandarino ha molteplici proprietà benefiche per la nostra salute. Il periodo ideale per gustarlo è quello che va da novembre a febbraio. Durante i mesi invernali con il loro contenuto vitaminico (vitamina C, vitamina A e vitamine del gruppo B, oltre a magnesio, ferro e acido folico) i mandarini contribuiscono a proteggerci da disturbi tipici del periodo, come il raffreddore.

Facilmente digeribile, il mandarino è utile per il corretto funzionamento dell’intestino grazie al suo contenuto di fibre, potassio e calcio. Inoltre regola la pressione arteriosa, favorisce la diuresi e può essere in grado di contrastare la ritenzione idrica.

Il consumo di mandarini contribuisce anche a migliorare le funzioni visive, abbassare il livello di colesterolo nel sangue e rinforzare il sistema immunitario, in particolare nei bambini. I mandarini sono ricchi di antiossidanti e svolgono una funzione purificante dell’organismo, lo rafforzano e proteggono dalle infezioni e dalle malattie. Il consumo di succo di mandarino è inoltre particolarmente consigliato in caso di asma o bronchite.

Alcuni studi scientifici hanno attribuito ai mandarini proprietà antitumorali, soprattutto per quanto riguarda il fegato. Il consumo di questo frutto è stato legato sia ad una riduzione del rischio di cancro all’apparato digerente, sia del rischio di ictus.

I mandarini sono poi utilizzati in ambito cosmetico: dalla buccia viene estratto un olio essenziale impiegato per la preparazione di prodotti adatti a contrastare la cellulite, ad eseguire massaggi e a combattere la ritenzione idrica.

 

Alessandra Profilio

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L’importanza della dieta alcalina per il benessere delle articolazioni

Le articolazioni sono uno dei punti preferenziali in cui il nostro organismo accumula radicali liberi e acidi urici;  in pratica il corpo cerca di spostare sostanze potenzialmente pericolose e acide dove il danno è minore.
Pertanto si rivela essenziale uno stile di vita in grado di rallentare i processi di ossidazione, infiammazione e acidificazione dell’organismo a partire da una sana alimentazione di tipo alcalino.
Lo stress, la vita sedentaria, un’alimentazione raffinata e ipercalorica, l’uso e abuso di nicotina, di alcol, di farmaci, lo stesso metabolismo endogeno aumentano il carico tossico del nostro organismo e determinano un’acidificazione del “terreno” biologico ed una situazione, di conseguenza, infiammatoria che può diventare anche cronica.

Normalmente l’organismo è in grado di eliminare questi acidi grazie ad una serie di processi fisiologici in grado di mantenere un corretto equilibrio. Le particelle acide migrano dal sito di produzione cellulare alla matrice extracellulare (intricato network di macromolecole), quindi al tessuto linfatico che attraverso una serie di capillari, vasi, gangli, raccoglie le sostanze di rifiuto da tutti i tessuti dell’organismo e poi tramite i tronchi linfatici le riversa nel sangue per poi essere trasportate agli organi emuntori. Per consentire ciò la matrice extracellulare è soggetta ad un continuo rimodellamento nell’arco delle 24 ore: nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, essa appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol). Durante questo periodo avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase di smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, la matrice extracellulare appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di gel). E’ in questa seconda parte della giornata che avviene la ricostituzione delle proteine (fase di ricostruzione).
Se viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, l’organismo non riesce più ad eliminarle e si accumulano portando al nascere dei disturbi legati all’acidosi: stanchezza cronica, scarsa concentrazione, sonnolenza, irritabilità, emicranie, crampi muscolari, dolori muscolari e articolari, infiammazioni frequenti, candidosi, cellulite, osteoporosi,artrosi, artrite.

Esistono ampie evidenze nella letteratura scientifica che dimostrano come la dieta giochi un ruolo importante nella gestione dell’equilibrio acido-base. Ogni alimento, infatti, in base alla propria composizione, può fornire all’organismo un carico acido (cibo acidificante) oppure può fornire sostanze in grado di neutralizzare le scorie acide (cibo alcalinizzante).
Bisognerebbe dunque organizzare la propria alimentazione in modo tale che gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75-80% del consumo giornaliero.
Alimenti consigliati sono di origine non animale, frutta e vegetali (mele, limoni, insalata, miglio, patate, mandorle, semi di sesamo, mirtilli, broccoli, dieta, carote, sedano, cavoli, fagiolini, cipolle, arance, melassa e, in genere, tutta la frutta e la verdura fresca) e di un 20% di origine animale (carne, pesce, crostacei, latte e derivati), ma anche frumento e cereali. Sono cereali (o simil-cereali) alcalinizzanti la quinoa, il miglio e l’amaranto.
In pratica per ogni alimento acidificante (gli ultimi dell’elenco) se ne scelgono quattro di tipo alcalinizzante (rapporto 1:4).
Avrete notato che alcuni tipi di carboidrati (pane, pasta e cereali) fanno parte degli alimenti acidi. Il consiglio è limitarli, ma non eliminarli, in quanto sono indispensabili per il mantenimento del volume e del tono muscolare. Sono preferibili quelli di tipo integrale per la loro bassa densità glucidica; inoltre, è meglio assumerli nella prima parte della giornata quando il metabolismo è più attivo.

Raccomando infine di bere molta acqua (circa 2 litri al giorno lontano dai pasti), anche questa “alcalinizzante”: osservate le etichette delle acque che acquistate, alla voce pH esso dev’essere superiore a 7.

Noci, soia, avocado: ricchi di vitamina E che favorisce la rigenerazione del tessuto articolare e di vitamina B3 che ne migliora la mobilità e la forza; Broccoli, rape, cipolle, carote (meglio se freschi, sottoforma di centrifugato) e germogli di alfa alfa: ricchi di boro, che contrasta l’osteoporosi riducendone i dolori associati;

Importante è ridurre il sale e cercare di sostituirlo con condimenti alcalinizzanti: zenzero, peperoncino, curry, salvia, rosmarino, semi di finocchio e semi di cumino.

Alcune spezie, forniscono un gusto supplementare ai cibi e permettono di evitare l’aggiunta di sale. Per esempio: curcuma (polvere dal rizoma), cannella e chiodi di garofano sono anche ricchi di antiossidanti e dunque doppiamente protettori.
La curcuma è conosciuta da sempre per l’azione depurativa, coleretica (stimolante la produzione di bile da parte del fegato) e colagoga (che favorisce lo svuotamento della colecisti, aumentando l’ afflusso di bile nel duodeno), è un ‘epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue.
Il principio attivo più importante è la curcumina, che recenti studi hanno dimostrato avere proprietà antitumorali essendo capace di bloccare un ‘enzima ritenuto responsabile della proliferazione cellulare cancerogena. Questo principio attivo ha un’azione antinfiammatoria e analgesica, e per questo motivo è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni,dolori articolari, artrite e artrosi; regola l’azione degli enzimi che bloccano il deterioramento della cartilagine.

Sono da evitare : le carni, le uova, i cibi conservati e zuccherati, ma anche le farine bianche, i lieviti, il grano, il latte e i suoi derivati: questi alimenti infatti sono tra i principali allergeni, e le intolleranze alimentari rientrano tra le cause dei fenomeni infiammatori.

Per ristabilire il corretto equilibrio acido-base del nostro organismo va adottato inoltre un salutare stile di vita, nel quale si dovrebbe dare spazio a movimento regolare, riposo e sonno adeguati.

Può essere utile fare una dieta depurativa in autunno e primavera, per un periodo di circa 7 giorni ricca di centrifugati, verdure, frutta fresca, molta acqua e pochissime proteine vegetali accompagnata da un giorno di digiuno.
Anche i metodi di cottura meritano particolare riguardo: alcune cotture ad alta temperatura nuocciono alla salute. Le grigliate e i fritti contengono non solamente sostanze cancerogene, ma anche sostanze tossiche. Il metodo acido-base consiglia di privilegiare cibi crudi e cotture a bassa temperatura che permettono di conservare gli elementi protettori degli alimenti: sopra i 110 °C la maggior parte delle vitamine è distrutta.

Erika Silvestri

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No, alla buccia d’arancia…

La cellulite è un ‘mal comune’ di tutte le donne .Non dipende solo dal peso ,ma  anche da altri fattori :ormonali,circolatori ,ritenzione di liquidi. E’quasi impossibile eliminarla in maniera definitiva,ma si può combattere e tenere sotto controllo ,riducendone gli inestetismi.

Ecco alcuni consigli che aiuteranno ogni donna nella lotta contro la temuta’ buccia d’arancia ‘.

Cercate di fare sempre movimento ,non importa se in casa o palestra,se nuotate o camminate a passo svelto,l’importante è tenere le gambe sempre attive.

Aumentate il consumo di frutta e di verdura a foglia verde.

Per rinforzare il connettivo mangiate cibi che contengono vitamina C ,zinco e selenio.

Riducete il consumo di carne,soprattutto rossa.

Bevete molta acqua.

Moderate l’uso di alcool ,tabacco e bevande gassate.

Fate uso di tisane e infusi che possono aiutare a drenare i liquidi in eccesso.

Usate creme e oli contro la cellulite ,anche se sulla loro efficacia non c’è niente di chiaro ,ma un buon massaggio con movimenti lenti ,profondi e circolari è sicuramente un buon rimedio.

 

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Quali errori da evitare quando ci si mette a dieta

bilaciQuante volte vi è capitato di salire sulla bilancia e cacciare un urlo? Di disperarvi perché il pantalone o la gonna sono sempre più stretti? Ok, ci avete provato a fare una dieta . Magari suggerita da un’amica, dalla tv, scaricata da internet.. Avete provato e riprovato tante volte, ma nulla, il sovrappeso sembra proprio una maledizione che vi accompagna per la vita, il peso scende, poi risale (effetto yo-yo), alla fine l’odiosa ciccia sta sempre li, tra maniglie dell’amore e coulotte de cheval, a ricordarvi che solo annusare un dolce o una patatina è reato, gravemente punito con sensi di colpa e frustrazione crescente.

In questo articolo non vi parlerò delle cause ormonali e delle abitudini alimentari che favoriscono sovrappeso, cellulite e obesità, perché ne parlano in tanti, ormai da tempo. Parole come grassi saturi, eccesso di calorie, sedentarietà, insulino-resistenza, stress, ipercortisolemia, ipotiroidismo, di sicuro vi sono familiari, le avrete già sentite o lette da qualche parte. Mi preme invece scrivere, su alcuni errori che fanno molti soggetti e che sono spesso causa di fallimento di un percorso dimagrante; più in generale sono causa del fallimento dell’acquisizione di nuove abitudini di stile di vita sano, poiché è bene ricordare che nell’accezione classica del termine la parola “dieta” è intesa come “stile di vita”, per dimagrire si deve  “cambiare il modo di vivere e di alimentarsi”, ciò avviene solo se si opera un cambiamento del mondo di pensare per operare scelte alimentari e di vita corrette, adeguate e consapevoli, cambiando il “significato” stesso che si attribuisce alla parola dieta, al corpo, all’immagine che lo specchio riflette e alla propria salute.

I miei pazienti sanno bene di cosa parlo, quando dico che non è un foglio di carta con su scritto cosa mangiare che darà loro l’ambita linea e salute, poiché se fosse così,  non girerebbero da anni dietologi e nutrizionisti, collezionando fogli di diete senza ottenere spesso uno straccio di risultato duraturo. L’effetto Yo-yo, in cui il peso oscilla su e giù, può innescare meccanismi di resistenza al dimagrimento difficili da debellare, esporre a rischi cardiovascolari, incrementare ansia, depressione, frustrazione, sensi di colpa, inettitudine e via dicendo. In altri termini, divenire concausa importante di obesità, di disturbi alimentari e dell’umore, sempre più frequenti nella nostra società.

Ma perché la maggior parte dei soggetti che iniziano una dieta non riescono a portarla a termine con successo? Uno studio condotto dal team del Prof. Richard Wiseman della Hertfordshire University ha analizzato 3000 persone che tentavano di raggiungere un range di propositi (inclusi perdere peso, andare in palestra, smettere di fumare e bere meno). All’inizio dello studio il 52% dei partecipanti era sicuro che avrebbe realizzato i suoi obiettivi, ma un anno dopo solo il 12% li aveva raggiunti. Questo studio evidenzia il perché molte persone falliscono e cosa possono fare per raggiungere i loro obiettivi. Sono infatti emerse grandi differenze sull’approccio più adatto per uomini e donne.

Gli uomini ottengono risultati migliori quando si impegnano a fissarsi degli obiettivi (es. invece di provare a perdere peso in generale, puntano a perdere una 1 kg ogni settimana) o si focalizzano sui premi associati al raggiungimento dei loro obiettivi (es. essere più attraenti per le donne). Le donne hanno più successo quando raccontano ai loro amici e familiari i loro propositi o sono incoraggiate a essere particolarmente resilienti, a non arrendersi e ritornare alle vecchie abitudini (es. se l’obiettivo è la dieta e in un momento di debolezza si cade in un’abbuffata di dolci, è meglio vederla come una temporanea battuta d’arresto piuttosto che come un fallimento).
Vediamo in sintesi i 3 errori più comuni da evitare quando ci si mette a dieta.

1) Troppi propositi.
Spesso le persone fanno l’errore di provare a raggiungere una lista enorme di propositi. Occorre  scegliere un solo obiettivo alla volta e concentrare le energie su quello invece di darsi un numero infinito di obiettivi.

2) Scelta di un “falso”obiettivo oppure di un obiettivo troppo vago.
Molte persone non centrano l’obiettivo, vanno dal nutrizionista chiedendo subito la dieta dimagrante, che nemmeno proveranno a fare, sono convinte di voler perdere peso e grasso, ma è una falsa convinzione, poiché di fatto dimagrire è ciò che non vogliono ottenere. Può sembrare assurdo quanto scritto, ma non lo è affatto. Di conseguenza per non dimagrire innescano meccanismi consci e inconsci di “sabotaggio” di tutti i tentativi messi in campo per stare a dieta e perdere peso. Altre persone, invece, hanno obiettivi troppo vaghi, li definiscono in termini troppo generici ad es., “voglio perdere peso”,  “voglio iniziare a mangiare sano”. Invece di selezionare un obiettivo così astratto e ambiguo, occorre focalizzarsi su qualcosa di più concreto che si può realisticamente avere intenzione di fare. Per esempio invece di dire “voglio perdere peso”, si può dire “voglio perdere una taglia entro 1 mese”. Scegliere un obiettivo concreto e raggiungibile dandosi la possibilità di pianificare le azioni da fare per raggiungerlo significa ridurre il fallimento.

3) Mancata pianificazione delle azioni.
Pianificare è una parte essenziale per raggiungere qualsiasi obiettivo. Gli esperti suggerisco che si deve dedicare un po’ di tempo a pianificare come fare per raggiungere l’obiettivo. Si puoi iniziare scrivendolo, poi fare una lista delle azioni da mettere in atto per raggiungerlo e annotare gli ostacoli che si possono incontrare, insieme alle azioni per bypassare questi ultimi. Non si può pensare, ad esempio, di andare all’estero senza pianificare il viaggio, una nota pubblicità recitava un tempo “Turisti fai da te?…. hai, hai, hai”. Agli obiettivi prefissati andrà assegnata una priorità e scadenza da rispettare.

Come imparare quindi a identificare il giusto obiettivo, pianificare le azioni per raggiungerlo e abbattere gli ostacoli durante il percorso dimagrante? Ci si può rivolgere a un nutrizionista esperto in counseling nutrizionale e relazione d’aiuto, in caso di patologie psichiatriche, ansia e depressione, è bene che sia supportato da un medico psicoterapeuta, sia per la diagnosi medica che per la scelta del percorso terapeutico più idoneo al paziente.

fonte :redazione informasalus.it

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