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imagesUna review, oggetto del lavoro di ricercatori dei dipartimenti di Pediatria dell’Università di Torino e di Modena, ha esaminato l’impatto della nutrizione sul rischio cardiovascolare sin dalle più precoci fasi delle vita. La nutrizione infatti svolge un ruolo preventivo fondamentale sin dall’epoca prenatale e nelle diverse età della crescita. La condizione metabolica e neuro-endocrina cui è sottoposto il feto è rilevante per la “programmazione metabolica”. E’ dimostrata inoltre l’importanza delle modalità di allattamento e di svezzamento con particolare interesse per l’assunzione di proteine nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolari. La corretta distribuzione di macronutrienti (lipidi, proteine e carboidrati) dall’infanzia all’adolescenza favorisce una crescita corretta e risulta utile a prevenire l’insorgenza dei determinanti di rischio di malattia cardiovascolare in età adulta, quali dislipidemia, ipertensione, insulino resistenza e obesità. Vediamo nel dettaglio ciò che emerso sul ruolo materno durante la gestazione.

Lo stato nutrizionale materno influenza la quantità e la qualità dei nutrienti che raggiungono il feto, rappresentando quindi un potenziale determinante nella programmazione metabolica e composizione corporea del piccolo. I dati provenienti da diversi studi umani sui determinanti di rischio cardiovascolare negli stadi di vita precoce sono stati concentrati principalmente sul peso alla nascita. E’ stata identificata un’associazione inversa tra mortalità cardiovascolare e peso alla nascita. E’ stato dimostrato che i soggetti con basso peso alla nascita (LBW), soprattutto a causa di restrizione della crescita intrauterina, hanno presentato una maggiore prevalenza di ipertensione arteriosa, insulino resistenza, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica (MS). Molti studi hanno esaminato l’impatto della malnutrizione materna sul fenotipo della prole e sulla comparsa di malattie cardiovascolari. Hales et al. hanno formulato le ipotesi di “fenotipo parsimonioso”: soggetti esposti a condizioni di privazione durante la vita fetale, sviluppano adattamenti metabolici, endocrini e/o anatomici finalizzati alla sopravvivenza immediata. Il “fenotipo parsimonioso” è caratterizzato da una condizione di insulino-resistenza (IR) che può essere considerato come la persistenza della risposta fetale per facilitare la disponibilità di energia e mantenere un’adeguata concentrazione di glucosio negli organi vitali, in particolare il cervello. Ciò si traduce in uno stato di iperglicemia e aumento della lipogenesi de novo. Quest’ultimo è responsabile di patologie che compariranno più tardi nella vita come l’IR e il diabete a causa del “mismatch” tra ambiente intra-ed extra-uterino. E’ stato inoltre dimostrato che la restrizione della crescita fetale altera lo sviluppo del tessuto adiposo. Soggetti nati piccoli per età gestazionale hanno una maggiore percentuale di grasso corporeo rispetto ai soggetti nati con peso appropriato per l’età gestazionale, e rimane traccia di questa differente distribuzione del grasso fino all’età adulta. Inoltre un’altra conseguenza rilevante della malnutrizione durante la vita fetale è rappresentato da un numero di cellule ridotte e da un’alterata crescita di molti organi, come il rene. Un numero ridotto di glomeruli, si associa allo sviluppo di glomerulo-sclerosi, con conseguente aumento del flusso sanguigno nel tempo, favorendo lo sviluppo di ipertensione nell’età adulta. Negli ultimi anni si è verificato un drammatico aumento in tutto il mondo della prevalenza di sovrappeso ed obesità. Questa condizione di “overnutrition” a sua volta ha portato ad un rilevante numero di donne in gravidanza con obesità gestazionale e diabete mellito gestazionale promuovendo così iperinsulinemia fetale. Queste condizioni sono correlate con sovrappeso, obesità, ridotta tolleranza al glucosio e MS in età adulta.

Nuove evidenze da studi epidemiologici e sperimentali hanno fornito dati circa l’impatto, a lungo termine, della qualità della dieta materna sui discendenti, sostenendo in tal modo il concetto di interazioni gene-dieta, come modulatore di fattori di rischio cardiovascolare. La modulazione di un polimorfismo genetico, tramite l’effetto di un componente della dieta su un fenotipo specifico (ad esempio, i livelli di colesterolo e obesità), può interagire aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche. La composizione in grassi alimentari della dieta materna è il più importante determinante della qualità di acidi grassi che sono trasferiti attraverso la placenta. Lipidi alimentari materni, compresi gli acidi grassi, hanno dimostrato effetti su differenti tessuti e sistemi metabolici: tessuto adiposo, muscolo, fegato, pancreas, intestino e meccanismi ipotalamici di regolazione appetito/energia. La composizione in acidi grassi della dieta è in grado di regolare l’espressione genica, la comunicazione inter-cellulare, lo stato metabolico e le reti neuroendocrine. Negli ultimi decenni c’è stato un cambiamento nell’apporto di lipidi nella dieta, rappresentato da un eccesso di acidi grassi ω-6 (es. acido linoleico [LA], l’acido arachidonico [ARA]), e da un apporto inadeguato di acidi grassi ω-3 (tra cui l’acido linolenico [ALA ], l’acido docosaesaenoico [DHA] e acido eicosapentaenoico [EPA]) e acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), ed ad un alto consumo di grassi da triacilgliceroli raffinati. LA e ALA sono principalmente derivati da grassi e oli vegetali, mentre ARA, EPA e DHA sono presenti solo in lipidi di tessuti animali, quindi significa che la loro assunzione dipende principalmente da fonti alimentari proteiche. Tra gli acidi grassi, il ruolo del DHA in relazione allo sviluppo del cervello e della retina è ben noto. Accanto a questo ruolo è stato evidenziato il possibile effetto del DHA sul controllo della pressione sanguigna (PA), in quanto è stato osservato che la carenza di DHA nel periodo perinatale è associato ad un aumento della PA nel corso della vita. Quindi, questi risultati suggeriscono che la supplementazione perinatale con acidi grassi polinsaturi a lunga catena (LCPUFA) potrebbe prevenire l’ipertensione in età adulta. Il trasferimento di acidi grassi madre-feto dipende da un elevata concentrazione corporea e plasmatica di trigliceridi, producendo maggiore peso alla nascita, composizione del grasso corporeo e incremento delle citochine infiammatorie. Lo stress ossidativo e l’infiammazione sono particolarmente influenzati da acidi grassi trans derivati da oli vegetali parzialmente idrogenati. Queste condizioni durante la vita fetale predispongono ad iperfagia, obesità, IR e diabete.

Per approfondimenti

Impact of nutrition since early life on cardiovascular prevention  Ornella Guardamagna et al :Ital J Pediatr.2012:38:73