• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 348 6936286 - 055 241106

Non riesci a dimagrire? Risveglia il tuo metabolismo.

A volte può succedere che, pur rispettando una dieta sana e seguendo un corretto stile di vita, non riusciamo a dimagrire, anche se ci eravamo prefissati di perdere solo un paio di chiletti. Nonostante facciamo di tutto per bruciare i grassi in eccess , nonostante tutti gli sforzi, i sacrifici e le cure particolari che dedichiamo a noi stessi e al nostro benessere, sembra che arrivati a un certo punto il nostro corpo tenda a “bloccarsi” e a non collaborare più. Questo spiacevole effetto può essere dovuto ad un cattivo funzionamento del metabolismo, un fattore imprescindibile nella perdita di peso. Bisogna innanzitutto evidenziare che non esistono integratori o pillole particolari, diete lampo che promettono di perdere 3kg in 3 giorni, oppure altre soluzioni miracolose per accelerare l’attività del metabolismo e quindi dimagrire più facilmente e velocemente. La soluzione va cercata unicamente nello stile di vita sano, che deve prevedere una dieta variata e bilanciata, oltre che una regolare attività fisica. Tuttavia può essere utile seguire alcune regole nutrizionali per fare in modo di risvegliare un metabolismo lento, scopriamo quali :

8 consigli per risvegliare il metabolismo lento

Evita di digiunare. Una restrizione calorica eccessiva è del tutto controproducente, infatti questo atteggiamento tende a ridurre l’attività metabolica come meccanismo di difesa dell’organismo che diminuisce il dispendio energetico e aumenta la capacità di assorbire i nutrienti contenuti nei cibi (capacità sviluppata nel tempo per resistere ai periodi di carestia). Se ci si abitua a consumare di meno poiché viene introdotta energia in quantità inferiore a quella richiesta dall’organismo, per esempio consumando un pranzo a base di sola frutta, anche solo un piccolo sgarro alimentare sarà subito immagazzinato e diventerà molto più difficile da eliminare.

Mangia lentamente. La prima digestione avviene proprio nella bocca: se si mangia troppo velocemente, gli alimenti non vengono masticati correttamente, le difficoltà digestive aumentano e si ingoia aria che causa gonfiore addominale . Questo processo rallenta l’azione del metabolismo, che dovrà sopperire a delle richieste energetiche maggiori per la digestione laboriosa. Si consiglia pertanto di fare circa 40 masticazioni a boccone, di non riempire più di 1/3 i rebbi della forchetta e di consumare i pasti in non meno di 20 minuti.

Mangia poco ma spesso. Se si lascia passare troppo tempo tra un pasto e l’altro, il nostro corpo tenderà a diminuire l’attività metabolica per fronteggiare la temporanea carenza di nutrienti. Per questo motivo sono consigliati due spuntini al giorno, uno la mattina e uno al pomeriggio, molto utili per spezzare la fame tra i vari pasti della giornata. Si consigliano soprattutto verdure crude (sedano, carota, finocchio ecc.) poiché, oltre ad essere ricche di vitamine , minerali e antiossidanti essenziali per l’organismo, contengono pochissime calorie e tante fibre utili a favorire la sazietà. In alternativa si può anche consumare un pugnetto di frutta secca a guscio ( noci , mandorle, nocciole), che apportano una buona quantità di Omega 3, Attenzione però a non consumare spuntini notturni o comunque evitare l’assunzione di cibo poco prima di coricarsi. Durante il riposo, il metabolismo corporeo tende a lavorare di meno e molte delle calorie ingerite, non essendo necessarie nell’immediato, vengono immagazzinate nei tessuti di riserva.

Mantieni un corretto apporto proteico.Un soggetto sedentario dovrebbe seguire un’alimentazione con un apporto di proteine che può variare da 0,8 a 1,1 grammi, a seconda dell’età, ma può arrivare anche a 1,2 – 2 grammi di proteine al giorno per kg di peso corporeo in relazione al tipo di attività fisica e lavorativa. Si consiglia di prediligere le proteine provenienti da pesce , carne oppure formaggi come il grana padano DOP.

Bevi abbastanza acqua , poiché è in grado di attivare i meccanismi metabolici della termogenesi. L’effetto dell’ acqua sul metabolismo è di breve durata, per questo motivo la raccomandazione è di berne almeno 2 litri al giorno distribuiti equamente durante la giornata. Insieme ad un abbondante apporto di acqua, si consiglia di consumare 2 porzioni di frutta e 3 di verdura al giorno, in modo che gli antiossidanti contenuti in questi alimenti favoriscano l’eliminazione di tossine che si accumulano nell’organismo a causa di inquinamento, come il fumo attivo e passivo, conservanti e sofisticazioni alimentari. Se si fa fatica a bere acqua, sono ammessi anche tè, tisane e infusi preferibilmente non zuccherati.

Preferisci i carboidrati complessi associati alle fibre  per esempio pasta e pane di farina integrale , orzo, farro ecc., mentre è sconsigliato l’eccessivo consumo di zuccheri semplici soprattutto la sera .Un eccesso di carboidrati ad alto indice glicemico favorisce infatti l’accumulo di tessuto adiposo e potrebbe causare, nel lungo termine, l’insulino-resistenza. Tale condizione tende a ridurre l’attività metabolica e la termogenesi alimentare.

Consuma alimenti ricchi di iodio. Salvo diversa indicazione medica, come nel caso dell’ipertiroidismo, consumare alimenti ricchi di iodio favorisce il buon funzionamento del metabolismo: pesce e crostacei, in particolare, ne sono molto sono ricchi, aiutano la funzionalità tiroidea e, di conseguenza, possono favorire anche l’attività metabolica. Lo stesso risultato si ottiene anche con gli alimenti piccanti (es. peperoncino ), che contengono alcune sostanze che possono determinare, seppur temporaneamente, l’aumento dell’attività metabolica. Anche altri alimenti come il caffè e il cioccolato possono incrementare leggermente l’azione del metabolismo, tuttavia vanno consumati con moderazione poiché il loro consumo eccessivo può determinare effetti negativi sulla salute: agitazione, nervosismo, insonnia nel caso del caffè, aumento di peso nel caso del cioccolato.

Aumenta la massa magra. I muscoli bruciano calorie e quindi più sono sviluppati e più calorie bruceranno, anche stando a riposo. Il muscolo, infatti, è un tessuto vivo e in continuo rinnovamento, con richieste metaboliche nettamente superiori – quasi di 10 volte- a quelle del tessuto adiposo (grasso). Pertanto si consiglia di praticare un minimo di 150 minuti (300 ottimali) di attività fisica a settimana, sia di tipo aerobico che anaerobico , in modo da aumentare e tonificare la muscolatura.

 

 

Fonte:Educazione Nutrizionale Grana Padano.

 

Tags:
Categories:

Aiutiamo la nostra tiroide a rendere al meglio

L’ipotiroidismo è una condizione in cui la riduzione dell’attività della ghiandola tiroidea e il conseguente abbassamento dei livelli circolanti di ormoni tiroidei comportano la comparsa di alcuni sintomi come stanchezza, sensazione di freddo, pelle secca, costipazione intestinale, basso tono dell’umore, aumento di peso, crampi muscolari, fino a (in alcuni soggetti) un evidente ingrossamento della ghiandola detto “gozzo”.
A causa dei bassi livelli di ormoni tiroidei, il Metabolismo Basale a Riposo (MBR) diminuisce e questo potrebbe influire sul peso corporeo.
L’aumento di peso dovuto all’ipotiroidismo, in sé, nella maggior parte dei casi non è comunque eccessivo — va dai 3 ai 5 kg — anche se dipende dalla gravità dell’ipotiroidismo; inoltre nella maggior parte dei casi l’aumento ponderale non è dovuto tanto all’aumento di massa grassa, quanto all’accumulo di acqua e sali.

Nell’ipertiroidismo, invece, l’organismo è esposto a quantità eccessive di ormoni tiroidei a causa di una patologia o di un trattamento; l’aumento del MBR può essere anche molto consistente e determinare una perdita di peso ingente, anche se spesso compensata da un’assunzione calorica maggiore..

I motivi per cui la tiroide può perdere funzionalità sono numerosi. Uno dei più frequenti è l’ipotiroidismo autoimmune: una condizione in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule della tiroide. Questa patologia può comparire all’improvviso o evolversi gradualmente nel corso della vita. La più comune è la tiroidite di Hashimoto in cui i linfociti producono anticorpi anti-perossidasi tiroidea e anticorpi anti-tireoglobulina, distruggendo le cellule della ghiandola tiroidea.
In altri casi, la tiroide può produrre pochi ormoni a causa dell’insufficienza di iodio nella dieta oppure di un malfunzionamento della ghiandola pituitaria che controlla la tiroide.

La terapia principale consiste nella sostituzione dell’ormone tiroxina con il preparato sintetico, assunto per via orale (in genere in pastiglie). Alcuni cibi possono quindi interferire con il suo assorbimento, perciò è meglio programmarlo al mattino a digiuno, almeno 30-60 minuti prima di colazione. In particolare i cibi ricchi di calcio — come latte, formaggi e yogurt — ostacolano l’assorbimento dell’ormone. È bene pertanto consumarli a distanza di tempo. Anche i  supplementi di ferro ne ostacolano l’assorbimento e, quando sono necessari, andrebbero assunti dopo qualche ora dal farmaco.
In soggetti con ipotiroidismo, l’utilizzo di supplementi contenenti iodio in alto dosaggio potrebbe essere dannoso: la dose corretta è quindi sempre quella raccomandata dalle linee guida per la popolazione generale di 150 μg al giorno. Pertanto non è indicato neppure alimentarsi abitualmente di alghe, che possono essere troppo ricche di iodio.

Esistono poi alcuni cibi che, indipendentemente dal contenuto di iodio, possono avere un’influenza negativa sulla tiroide.
La soia — sebbene non provochi alterazioni della tiroide nei soggetti sani — oltre a interferire con l’assorbimento dell’ormone tiroideo aumenta rischio di sviluppare ipotiroidismo in individui con alterate funzioni tiroidee o in condizioni di inadeguato apporto di iodio. È importante che chi consuma abitualmente grandi quantità di alimenti a base di soia si assicuri che la presenza di iodio nella dieta sia adeguata, ma anche che non vi siano alterazioni a carico della ghiandola tiroidea.

Sempre parlando di effetti negativi, si definiscono gozzigeni tutti quei nutrienti o inquinanti che alterano le funzioni tiroidee: broccoli, cavoli e altri vegetali appartenenti alla specie delle crucifere sono stati studiati poiché contengono glucosinolati di varia natura, alcuni dei quali — come goitrina, nitrili organici e ioni tiocianato — ostacolano la captazione di iodio da parte della tiroide e l’inibizione della sintesi di ormoni, con conseguente aumento delle dimensioni ghiandolari; inoltre gli ioni tiocianato favoriscono l’eliminazione di iodio dalla tiroide.
L’effetto antitiroideo di questi vegetali dipende dal tipo originale di glucosinolato presente, ma soprattutto dal prodotto di idrolisi di questi composti che vengono attivati tramite scissione sia dalle mirosinasi (enzimi vegetali) sia dai batteri intestinali. Anche se inattiviamo le mirosinasi presenti nella pianta con il calore, goitrina e ioni tiocianato vengono attivati comunque tramite i batteri intestinali; pertanto la cottura è inefficace per eliminare completamente gli effetti antinutrizionali sulla tiroide. Tuttavia questi effetti sono stati riscontrati solo assumendo dosi molto elevate di crucifere (1,5 kg al giorno), mentre ai livelli normalmente consumati nell’alimentazione umana non sono riscontrabili e, anzi, prevalgono gli aspetti benefici dovuti ad altri componenti di altissimo valore nutrizionale, con effetti antitumorali e cardioprotettivi. Ragione per cui non è necessario escluderli completamente dalla dieta: è sufficiente limitarne il consumo.

Altri cibi che sono in grado di influenzare la tiroide sono quelli contenenti glucosidi cianogeni: questi composti inducono ipertrofia o iperplasia della ghiandola tiroidea, con alterazioni delle funzioni e abbassamento dei livelli di ormoni tiroidei nel sangue. Questi glucosidi non sono dannosi solo per la tiroide, ma anche per il sistema nervoso, soprattutto nei bambini e se consumati in dosi elevate (0,5-3,5 mg/kg di peso corporeo) possono essere letali. Ne troviamo alte concentrazioni nelle mandorle amare, nelle armelline (semi contenuti nel nocciolo di albicocche e pesche), usati per il sapore amarognolo in pasticceria o per produrre liquori o sciroppi, ma anche nelle foglie e nei fiori di albicocco. Se l’assunzione di queste sostanze è elevata può dar luogo a diabete, malformazioni, malattie neurologiche e disfunzioni tiroidee quali il gozzo. In studi condotti su maiali si è evidenziato che l’intossicazione da cianogeni aumenta il glucosio nel sangue e diminuisce i livelli di ormoni tiroidei.

Alcuni alimenti tropicali risultano particolarmente dannosi per la tiroide se non sono prudentemente lavorati.
Per esempio la manioca (yuca o tapioca), un alimento di sussistenza fondamentale per le popolazioni del continente africano, contiene linamarina, un composto cianogeno. In alcune aree geografiche, in cui il consumo è prevalente rispetto ad altri alimenti, si registrano più frequentemente avvelenamenti cronici da cianuro che causano uno stato patologico detto Konzo. L’ammollo, la fermentazione, la seccatura o la bollitura della manioca (lavorazioni previste dalle preparazioni di piatti tradizionali) riducono il contenuto di cianogeni del 90% circa, rendendola adatta al consumo umano.

germogli di bambù sono invece un alimento molto usato nel sud-est asiatico. Ricchi di proteine, vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, contengono però anche cianogeni che devono essere rimossi nelle varie fasi di preparazione (ammollo, bollitura…). Anche il bambù può avere un effetto negativo sulla funzionalità tiroidea, tanto che in alcune regioni indiane, dove il consumo è elevato, c’è un’alta prevalenza di gozzo nonostante un’assunzione di iodio adeguata.

Un importante micronutriente che, invece, è positivo per la funzionalità tiroidea è il selenio: è importante sia perché indispensabile per la formazione di ormoni tiroidei attivi, sia per l’attività antiossidante (attraverso glutatione perossidasi etioredoxina reduttasi) utile per la funzionalità della ghiandola in caso di tiroiditi autoimmuni e per la protezione dai radicali liberi che danneggiano le cellule tiroidee. Infine, bassi livelli di selenio sono stati associati a un maggior rischio di cancro alla tiroide.

fonte :Emanuela Fe’ .La scuola di Ancel

Tags:
Categories: