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Bye bye pancia gonfia: stop ai cibi che fermentano.

Quello che è un problema quotidiano per almeno il 20% della popolazione italiana, circa 12 milioni di persone, arrivando a comprometterne la qualità di vita, può essere risolto con una dieta personalizzata in cui si eliminano i cibi che fermentano troppo nell’organismo di cui fanno parte quelli contenenti oligosaccaridi, tipo i legumi, alcune verdure (come carciofi, broccoli, aglio), frutta (come cachi e anguria) e cereali (frumento e segale), alcuni elementi come fruttosio (come mela, pere, pesche, mango), lattosio (latte e formaggi morbidi e freschi), e infine ciliegie, susine), polioli contenuti in frutta (come ciliegie, susine), verdura (come cavolfiori, funghi) e dolcificanti (mannitolo, sorbitolo e xilitolo). A dimostrarlo è una ricerca tutta italiana, in cui per la prima volta una dieta è sottoposta a uno studio scientifico come quelli per valutare i farmaci, che ha dimostrato che un regime alimentare personalizzato permette dei miglioramenti sulla salute complessiva dei pazienti, evitando alimenti ad alta capacità fermentativa.

 

Dalla ricerca è emerso il 40% in meno di giorni di pancia gonfia dopo un mese in chi ha seguito la dieta, una diminuzione del gonfiore del 50% che, dopo 16 mesi, raggiunge il 66% e il dolore addominale che diminuisce del 40% già dopo un mese e la sua percezione è più che dimezzata anche dopo 16 mesi (-56,6%, contro il -10% della dieta dei controlli).

I dati sono stati già oggetto di discussione alla ‘Digestive Disease Week’ di Washington. “La fermentazione dei cibi, in certe persone predisposte può determinare un accumulo di gas che, insieme a un concomitante maggior afflusso di acqua, causano una distensione del lume intestinale. Questo, complice l’ipersensibilità che caratterizza tali soggetti, causa distensione e dolore addominale”. La creazione di una dieta tanto complessa richiede l’esperienza di un medico competente in materia.

 

C’è però qualche consiglio immediato alla portata di tutti che arriva dagli esperti: 1) Scegliere tra i cereali, il farro e i prodotti senza glutine; 2) Preferire i formaggi duri e stagionati, e il latte delattosato, di soia o di riso; 3) Mettere nel piatto sempre la frutta e in particolare la banana, il mirtillo, il pompelmo, il kiwi, il mandarino, il limone, l’arancia, l’uva, il lampone, la fragola; 4)Spazio alla verdura in particolare il sedano, i peperoni, le melanzane, la lattuga, i fagiolini e la zucca; 5) Mangiare il pomodoro ricco di licopene; 6) Come dolcificanti preferire saccarosio, glucosio, sciroppo d’acero e dolcificanti che non terminano in ‘-olo’. Tra i cereali, invece, meglio limitare il consumo di frumento e segale (pane, pasta, couscous, crackers, biscotti), per la frutta meglio evitare mele, pere, albicocche, ciliegie, pesche, mango, anguria, cachi, susine, prugna. Per quanto riguarda i dolcificanti limitare miele, fruttosio e sciroppo di mais, sorbitolo, mannitolo, xilitolo; tra latte e formaggi evitare quelli morbidi e freschi (come la ricotta), tra le verdure carciofi, asparagi, barbabietole, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavolo, cavolfiore, finocchio, aglio, scalogno, funghi, piselli. Tra i legumi ceci, lenticchie, fagioli, fave.

fonte :Nutri & Previeni

 

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I benefici degli antiossidanti e dove possiamo trovarli

Sono molecole in grado di difendere l’organismo dall’azione dei radicali liberi, ovvero le particelle formate durante il metabolismo cellulare nella trasformazione dei nutrienti in energia, ma possono essere generate anche da:una prolungata esposizione ai raggi Uv ,fumo di sigaretta, inquinamento atmosferico,additivi e sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppate durante la loro cottura.

I radicali liberi:

accelerano i processi di invecchiamento cellulare (un esempio su tutti, la pelle frequentemente esposta al sole);

agiscono negativamente sul corretto funzionamento del sistema immunitario;

favoriscono l’insorgenza di numerose malattie comuni, ma anche patologie neurodegenerative (malattia di Parkinson, Alzheimer), cardiovascolari (aterosclerosi) e tumorali.

Assumere una buona dose di antiossidanti è uno dei metodi migliori per fare prevenzione e combattere lo stress ossidativo. La concentrazione degli antiossidanti varia da cibo a cibo, anche in funzione di come vengono cotti e conservati.

 

Quantità necessarie di antiossidanti

Per soddisfare il fabbisogno di antiossidanti di una persona, con un contributo d’energia che rispetta il bilancio energetico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di assumere quotidianamente 2 porzioni di frutta e almeno 3 di verdura di colori diversi, visto che gli antiossidanti sono i diretti responsabili della colorazione dei vegetali.

La necessità di antiossidanti aumenta in caso di attività fisica intensa e frequente o sport, in particolare quello agonistico, perché la maggiore richiesta di energia aumenta lo stress ossidativo.

Dove si trovano gli antiossidanti

limoni, mandarini, arance, pompelmi, melone, albicocche, pesche, nespole, zucca, carote, peperoni (flavonoidi, carotenoidi e vitamina C).

peperoni, pomodori, rape, ravanelli, barbabietole, anguria, arance rosse, ciliegie, fragole (licopene e antocianine).

aglio, cavolfiore, cipolla, finocchio, mele, pere, porri, sedano (  polifenoli, flavonoidi, potassio, vitamina C, selenio.)

melanzane, radicchio, fichi, frutti di bosco, susine, uva nera, (antocianine, carotenoidi, vitamina C, potassio e magnesio).

asparagi, agretti, basilico, bieta, broccoli, cavoli, carciofi, cetrioli, cicoria, lattuga, rucola, prezzemolo, spinaci, zucchine, kiwi, (clorofilla, carotenoidi, magnesio, vitamina C, acido folico e luteina).

Oltre a frutta e verdura, gli alimenti che apportano più antiossidanti, in rapporto al peso, sono le erbe aromatiche (origano, rosmarino, timo, salvia e basilico), le spezie (cannella, curcuma, bacche di vaniglia essiccate, pepe e noce moscata, curry), la rosa canina, il cacao amaro e il cioccolato fondente. Ricca di antiossidanti è anche la frutta secca, soprattutto le noci pecan. Considerando invece la frutta fresca, i frutti di bosco, la melagrana, le mele, le ciliegie e i fichi apportano ottime quantità di antiossidanti. Tra la verdura, i vegetali che ne sono più ricchi sono i carciofi e la famiglia delle Crucifere: broccoli, cavoli.  Non indifferente è il valore delle leguminose, soprattutto i fagioli rossi (azuki). Antiossidanti essenziali come zinco, selenio e vitamina A si trovano anche in alimenti di origine animale come il latte.

Dal momento in cui la frutta e la verdura vengono raccolte inizia la deperibilità degli antiossidanti, in particolare di alcune vitamine idrosolubili come la C, che è fotosensibile e termosensibile. C’è una sostanziale differenza tra una verdura raccolta nell’orto e una comprata al supermercato: si consiglia di quindi di preferire sempre frutta e verdura di stagione, possibilmente a chilometro zero. La maggior quantità di antiossidanti è disponibile quando il vegetale è maturo.

L’industria alimentare che prepara la verdura e la frutta segue logiche industriali che spesso non favoriscono la presenza dei nutrienti, che viene dispersa. La stessa cosa avviene quando prepariamo gli alimenti in casa. La bollitura dissolve nell’acqua gran parte dei minerali e delle vitamine idrosolubili, le temperature del forno o del fritto possono far deteriorare alcuni antiossidanti ed anche formare sostanze tossiche che daranno radicali liberi. Per cui privilegiare cotture rapide, a vapore o con pentola a pressione, e possibilmente utilizzare anche l’acqua di cottura nel caso di minestroni o risotti. La frutta è preferibile mangiarla cruda, con la buccia ben lavata, o tagliata, e consumata subito. Le spremute di arancia o i frullati a base di altri frutti che contengono molta vitamina C, come kiwi e fragole, è bene berli subito dopo averli preparati per evitare che la luce e l’acqua deteriorino la vitamina.

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Non riesci a dimagrire? Risveglia il tuo metabolismo.

A volte può succedere che, pur rispettando una dieta sana e seguendo un corretto stile di vita, non riusciamo a dimagrire, anche se ci eravamo prefissati di perdere solo un paio di chiletti. Nonostante facciamo di tutto per bruciare i grassi in eccess , nonostante tutti gli sforzi, i sacrifici e le cure particolari che dedichiamo a noi stessi e al nostro benessere, sembra che arrivati a un certo punto il nostro corpo tenda a “bloccarsi” e a non collaborare più. Questo spiacevole effetto può essere dovuto ad un cattivo funzionamento del metabolismo, un fattore imprescindibile nella perdita di peso. Bisogna innanzitutto evidenziare che non esistono integratori o pillole particolari, diete lampo che promettono di perdere 3kg in 3 giorni, oppure altre soluzioni miracolose per accelerare l’attività del metabolismo e quindi dimagrire più facilmente e velocemente. La soluzione va cercata unicamente nello stile di vita sano, che deve prevedere una dieta variata e bilanciata, oltre che una regolare attività fisica. Tuttavia può essere utile seguire alcune regole nutrizionali per fare in modo di risvegliare un metabolismo lento, scopriamo quali :

8 consigli per risvegliare il metabolismo lento

Evita di digiunare. Una restrizione calorica eccessiva è del tutto controproducente, infatti questo atteggiamento tende a ridurre l’attività metabolica come meccanismo di difesa dell’organismo che diminuisce il dispendio energetico e aumenta la capacità di assorbire i nutrienti contenuti nei cibi (capacità sviluppata nel tempo per resistere ai periodi di carestia). Se ci si abitua a consumare di meno poiché viene introdotta energia in quantità inferiore a quella richiesta dall’organismo, per esempio consumando un pranzo a base di sola frutta, anche solo un piccolo sgarro alimentare sarà subito immagazzinato e diventerà molto più difficile da eliminare.

Mangia lentamente. La prima digestione avviene proprio nella bocca: se si mangia troppo velocemente, gli alimenti non vengono masticati correttamente, le difficoltà digestive aumentano e si ingoia aria che causa gonfiore addominale . Questo processo rallenta l’azione del metabolismo, che dovrà sopperire a delle richieste energetiche maggiori per la digestione laboriosa. Si consiglia pertanto di fare circa 40 masticazioni a boccone, di non riempire più di 1/3 i rebbi della forchetta e di consumare i pasti in non meno di 20 minuti.

Mangia poco ma spesso. Se si lascia passare troppo tempo tra un pasto e l’altro, il nostro corpo tenderà a diminuire l’attività metabolica per fronteggiare la temporanea carenza di nutrienti. Per questo motivo sono consigliati due spuntini al giorno, uno la mattina e uno al pomeriggio, molto utili per spezzare la fame tra i vari pasti della giornata. Si consigliano soprattutto verdure crude (sedano, carota, finocchio ecc.) poiché, oltre ad essere ricche di vitamine , minerali e antiossidanti essenziali per l’organismo, contengono pochissime calorie e tante fibre utili a favorire la sazietà. In alternativa si può anche consumare un pugnetto di frutta secca a guscio ( noci , mandorle, nocciole), che apportano una buona quantità di Omega 3, Attenzione però a non consumare spuntini notturni o comunque evitare l’assunzione di cibo poco prima di coricarsi. Durante il riposo, il metabolismo corporeo tende a lavorare di meno e molte delle calorie ingerite, non essendo necessarie nell’immediato, vengono immagazzinate nei tessuti di riserva.

Mantieni un corretto apporto proteico.Un soggetto sedentario dovrebbe seguire un’alimentazione con un apporto di proteine che può variare da 0,8 a 1,1 grammi, a seconda dell’età, ma può arrivare anche a 1,2 – 2 grammi di proteine al giorno per kg di peso corporeo in relazione al tipo di attività fisica e lavorativa. Si consiglia di prediligere le proteine provenienti da pesce , carne oppure formaggi come il grana padano DOP.

Bevi abbastanza acqua , poiché è in grado di attivare i meccanismi metabolici della termogenesi. L’effetto dell’ acqua sul metabolismo è di breve durata, per questo motivo la raccomandazione è di berne almeno 2 litri al giorno distribuiti equamente durante la giornata. Insieme ad un abbondante apporto di acqua, si consiglia di consumare 2 porzioni di frutta e 3 di verdura al giorno, in modo che gli antiossidanti contenuti in questi alimenti favoriscano l’eliminazione di tossine che si accumulano nell’organismo a causa di inquinamento, come il fumo attivo e passivo, conservanti e sofisticazioni alimentari. Se si fa fatica a bere acqua, sono ammessi anche tè, tisane e infusi preferibilmente non zuccherati.

Preferisci i carboidrati complessi associati alle fibre  per esempio pasta e pane di farina integrale , orzo, farro ecc., mentre è sconsigliato l’eccessivo consumo di zuccheri semplici soprattutto la sera .Un eccesso di carboidrati ad alto indice glicemico favorisce infatti l’accumulo di tessuto adiposo e potrebbe causare, nel lungo termine, l’insulino-resistenza. Tale condizione tende a ridurre l’attività metabolica e la termogenesi alimentare.

Consuma alimenti ricchi di iodio. Salvo diversa indicazione medica, come nel caso dell’ipertiroidismo, consumare alimenti ricchi di iodio favorisce il buon funzionamento del metabolismo: pesce e crostacei, in particolare, ne sono molto sono ricchi, aiutano la funzionalità tiroidea e, di conseguenza, possono favorire anche l’attività metabolica. Lo stesso risultato si ottiene anche con gli alimenti piccanti (es. peperoncino ), che contengono alcune sostanze che possono determinare, seppur temporaneamente, l’aumento dell’attività metabolica. Anche altri alimenti come il caffè e il cioccolato possono incrementare leggermente l’azione del metabolismo, tuttavia vanno consumati con moderazione poiché il loro consumo eccessivo può determinare effetti negativi sulla salute: agitazione, nervosismo, insonnia nel caso del caffè, aumento di peso nel caso del cioccolato.

Aumenta la massa magra. I muscoli bruciano calorie e quindi più sono sviluppati e più calorie bruceranno, anche stando a riposo. Il muscolo, infatti, è un tessuto vivo e in continuo rinnovamento, con richieste metaboliche nettamente superiori – quasi di 10 volte- a quelle del tessuto adiposo (grasso). Pertanto si consiglia di praticare un minimo di 150 minuti (300 ottimali) di attività fisica a settimana, sia di tipo aerobico che anaerobico , in modo da aumentare e tonificare la muscolatura.

 

 

Fonte:Educazione Nutrizionale Grana Padano.

 

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Cosa fai per avere la pancia piatta ?

Cosa fai per avere la pancia piatta? Semplice, mi sdraio!”. Magari fosse così facile. Per avere un ventre piatto e superare degnamente – in vista dell’estate – la prova costume, ci sono in realtà tanti preziosi accorgimenti da seguire. Naturalmente accompagnati da abitudini virtuose che richiedono costanza. In generale, e ormai lo sappiamo bene, la ricetta ideale è mantenere nel tempo una dieta equilibrata condita da un esercizio fisico continuativo e da una spruzzata di massaggi, all’occorrenza. A completare il tutto tanta tanta acqua. Ma se il countdown dell’estate è già partito e i nostri comportamenti non sono stati così impeccabili, cosa bisogna fare senza esagerare e soprattutto senza ricorrere a soluzioni drastiche, che non solo possono essere poco efficaci, ma anche dannose per la salute? La prima regola da seguire è conoscere la nostra pancia. “Possiamo migliorare il nostro addome solo se lo guardiamo nella sua interezza – spiega Pier Luigi Rossi, specialista in scienza dell’alimentazione – l’adiposità dell’addome è determinata, oltre che dallo sviluppo di gas intestinali, dall’ accumulo di grasso sottocutaneo e viscerale, il più pericoloso e compromettente per la salute perché produce la maggior parte delle citochine, proteine infiammatorie che danneggiano l’intero organismo, cervello compreso”. Per contrastarlo un’arma è “mettere le briglie” all’insulina, il cosiddetto ormone del dopo pasto, che regola la quantità di zuccheri nel sangue: “Tenerla bassa dopo il pranzo è il primo obiettivo per eliminare il grasso addominale” aggiunge Rossi. Come fare? Bollino rosso a dolci ed alimenti zuccherini dopo o durante i pasti, ma anche a tutti gli alimenti ad elevato “indice glicemico”. Ci sono cibi, come ad esempio il riso, che sono in grado di determinare un veloce rilascio di zuccheri nel sangue. Quando questo accade, a contrastare il fenomeno interviene l’insulina che “sequestra” questi zuccheri (glucosio) in circolazione e ne favorisce la conversione in grasso. In questo caso, le giuste associazioni possono fare la differenza: associare ai carboidrati una piccola quota di lipidi sani, come olio di oliva o noci e mandorle, rallenta il rilascio di zucchero nel sangue e quindi di insulina. E per un ventre piatto è importante fare attenzione anche alla parete muscolare addominale. “Se non si mantengono tonici gli addominali – aggiunge l’esperto – il grasso della cavità viscerale, e lo stesso intestino, tendono ad espandersi creando una maggiore globosità intestinale proprio perché non c’è la parete di contenimento del muscolo”.

Ripartiamo dall’intestino
Ma quello che dobbiamo imparare a conoscere è il nostro intestino. Soprattutto imparare a trattarlo bene: perché la nostra salute, e quindi anche la pancia piatta, passano anche da qui. È nell’intestino che possiamo trovare i nostri amici, ma anche i nostri nemici: qui alberga infatti microbiota, conosciuto anche come flora intestinale. Un insieme di miliardi di batteri che vivono in pacifica coesistenza fino a quando, con una cattiva alimentazione, andiamo ad “armare” quelli aggressivi che crescono e restituiscono gas intestinale. “La centralità della salute – spiega Rossi – è nell’intestino tenue, tra lo stomaco e il colon, dove troviamo i villi intestinali, strutture straordinarie in grado di garantire la completa digestione enzimatica di quello che mangiamo. Se subiscono un’alterazione della loro funzionalità perché, ad esempio, c’è troppo glutine e o troppo lattosio, o microbiota mancano fibra idrosolubile o modulatori genici della crusca o della verdura, perché c’è un eccesso di acidi grassi saturi di elevazione animale, queste strutture soffrono, si riducono o si atrofizzano, e la digestione enzimatica non avviene. Risultato? Il cibo transita, va avanti nel suo cammino e arriva nel colon non completamente digerito dove viene catturato dal microbiota. È in questo passaggio – prosegue – che nascono tutti i sintomi o gran parte dei sintomi legati al colon: spasmi, stipsi, diarrea, tutti sintomi del colon irritabile fino anche al cancro. Insomma, il risultato finale di una non efficiente digestione gastrica ed enzimatica del tenue, causa disturbi funzionali all’interno del colon”. E allora cosa fare? Una soluzione per riportare la pace nel nostro microbiota e far avanzare i batteri amici è concedere all’intestino una settimana di riposo. “Mettere l’intestino a riposo significa sospendere sia la carne bianca sia la rossa, eliminare gli alimenti con farine e prodotti da farina – prosegue Rossi – quindi niente pane, pasta, riso bianco, nessun dolce, ma neanche farine dai cereali grezzi. Nessun formaggio stagionato, né salumi. E naturalmente niente alcol”. Soprattutto, “non bisogna preoccuparsi se nel corso della settimana vediamo la pancia gonfiarsi. Paradossalmente è un buon segno, vuol dire che i batteri amici si stanno attivando cacciando via il microbiota nemico. E in ogni caso è un gonfiore temporaneo”.

Le regole della settimana detox per l’intestino
Per concedere una tregua al nostro intestino, suggerisce Rossi, bisogna innanzitutto aprire la giornata con una bevanda calda, tè verde, orzo o latte vegetale come riso e avena (il primo se necessitiamo di più carboidrati, il secondo di proteine). Ottimo il latte di mandorla “ma fatto in casa”, suggerisce l’esperto. Per quanto riguarda il pasto, l’entrée deve essere rigorosamente a base di verdura cruda a foglia verde e sminuzzata, con un’aggiunta di verdure fibrose, come sedano, finocchio, ravanelli, cipolla e peperoni, arricchite con semi oleosi (mandorle, pinoli, noci, semi di zucca, di lino, ecc.). Tutto sempre triturato per facilitare la digestione e il transito nello stomaco. Per condimento si può utilizzare un cucchiaio di olio extra vergine oliva e dell’aceto di mele, “un ottimo espediente per evitare di aggiungere sale: l’acidità dell’aceto elimina, infatti, l’esigenza di sapidità”. A questo antipasto può seguire un piatto di cereali come farro, avena, orzo, o anche una zuppa di legumi preferendo in primis le lenticchie o in alternativa i ceci e poi i fagioli. Infine un piatto di verdura cotta (finocchi o passati di verdura di stagione). La sera, un passato di verdure o una crema vegetale alle quali però si possono aggiungere 50 grammi di farro o di quinoa (che cotti diventano circa 150 grammi), pesce o uova o una piccola porzione di formaggio a pasta dura, che non contiene lattosio, per avere un apporto proteico. E se proprio non si vuole rinunciare al pane si può optare per una piccola porzione di quello di segale che contiene pochi carboidrati. Anche questo, ricorda l’esperto “impariamo a farlo in casa”. Per lo spuntino preferire un frutto o un estratto vegetale composto per l’80% di verdura e il 20% di frutta. Un ultimo piccolo consiglio: mettere l’acqua nella caraffa per ossigenarla. “Più ossigeno c’è nell’acqua è più l’intestino ringrazia – conclude l’esperto – e bere acqua calda durante il pranzo. Hanno la funzione di creare un riflesso gastro colico che favorisce e combatte la stipsi migliorando l’igiene dell’intestino”.

I rimedi naturali
“Keep calm and kerry on”, ossia “mantieni la calma e vai avanti”. Lasciare spazio a momenti di calma e relax, fare esercizi di respirazione per evitare di ingerire aria sono alcuni dei rimedi naturali e “fai da te” per contribuire a sgonfiare la pancia. Vita frenetica, stress e tensioni quotidiane sono i nemici del nostro intestino, ci costringono infatti a mangiare in fretta, disordinatamente e soprattutto a non masticare bene. Tutti cattivi comportamenti da combattere che possono provocare non solo gonfiore, ma anche a dolori intestinali, stipsi o al contrario diarrea. Aiuta anche assumere una postura eretta, specialmente quando siamo seduti, facendo in modo che l’addome rimanga teso e non perda tonicità. Quanto ai cibi il finocchio è il migliore alimento naturale per chi vuole mantenere un addome piatto: in insalata o anche da sgranocchiare lontano dai pasti è perfetto e aiuta a contrastare il meteorismo. Benefici arrivano anche dai semi, sempre di lino, canapa, girasole, zucca, sesamo, papavero e naturalmente di finocchio: ne bastano grammi da mangiare da soli o per arricchire insalate o zuppe.

Addome tonico? Ecco lo sport da praticare e gli esercizi da fare
Gli sport più indicati per avere una pancia piatta e allenata sono sicuramente quelli aerobici. Via libera, dunque, a nuoto, corsa, bicicletta (e cyclette) e aerobica, da praticare almeno 30, 40 minuti continuativi, 3 volte alla settimana. Ma la parola chiave sono gli addominali. Si possono allenare anche stando in casa: basta un tappetino da palestra e naturalmente molta buona volontà. Gli esercizi più semplici sono i “crunch”, cioè i piegamenti addominali in avanti, stando supini. Servono a tenere tonico il muscolo centrale agendo sulla postura. Gli stessi movimenti vanno poi eseguiti cercando di alzarsi prima verso destra e poi verso sinistra. Chiamati “plank laterali”, questi esercizi stimolano i muscoli addominali obliqui aiutando a delineare i fianchi. Regole fondamentali sono: modulare il respiro, espirando quando si sale e inspirando quando si scende; non inarcare la schiena; tenere il bacino schiacciato a terra. Infine, anche per le più pigre vale un’indicazione: 10 minuti al giorno di addominali, alternando delle serie di 10 o 20 esercizi ad una pausa, e continuativi nel tempo ,aiutano a restare tonici senza troppi sforzi.

Ester Malago’

 

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IL FINOCCHIO

finocchioPoche calorie e tante proprietà benefiche. Il finocchio aiuta a mantenersi in forma e fa bene alla salute. Una porzione di finocchio crudo da circa 200 grammi contiene 70 calorie, tracce di grassi e 0 milligrammi di colesterolo, oltre a 1,7 grammi di carboidrati.
Tra le vitamine contenute in questo ortaggio, la vitamina C è quella maggiormente rappresentata, seguita dalla A (6% del fabbisogno giornaliero in 200 grammi di finocchio) e al 5% di vitamina B 6, oltre all’acido folico e alla vitamina K.
Le vitamine A e C hanno entrambe potere antiossidante in grado di preservare le cellule dai danni dei radicali liberi; la vitamina B 6 è importante per l’integrità del sistema nervoso e indispensabile per la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore “del benessere”; l’acido folico è fondamentale per la salute del nascituro e svolge un ruolo di primaria importanza nella sintesi e nella riparazione del Dna cellulare; la vitamina K è essenziale per la salute delle ossa.
Tra i minerali sono il potassio, il calcio, il magnesio e il ferro quelli presenti in maggiori quantità.
Il potassio svolge un ruolo cruciale nel bilancio idrico, nel mantenimento della pressione sanguigna e nel regolare l’eccitabilità neuromuscolare e la ritmicità del cuore; il calcio è essenziale per la salute di denti e ossa, ma anche per il buon funzionamento del cuore e del sistema nervoso; il magnesio è importante per le attività e l’equilibrio del sistema nervoso;  il ferro favorisce la produzione di emoglobina e di globuli rossi, assicurando una corretta ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo.

fonte :redazione Informasalus.it

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