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Le guaine dimagranti bruciano i grassi in eccesso ?

Eliminare i chili in eccesso, snellire i fianchi e il girovita sono un desiderio comune a molte donne e uomini che, per raggiungere l’obiettivo, si affidano spesso a guaine “dimagranti” .Si tratta di fasce addominali ,panciere o pantacollant di varia lunghezza realizzati generalmente in materiale elastico, come poliestere , nylon o gomma sintetica , che, avvolgendo la zona del corpo interessata, fanno sudare e perdere molti liquidi, promettendo un effetto dimagrante o brucia grassi. Il nostro corpo è composto principalmente da acqua (circa il 60-70%), è perciò indubbio che la perdita di liquidi favorisce il calo di peso, si arrivano a perdere anche 1 o 2 chili a settimana, che poi però riprendiamo con la normale reidratazione. Tuttavia, nei casi di sovrappeso od obesità ciò che è necessario ridurre è la astenia, crampi muscolari che non si riducono affatto perdendo liquidi. Pertanto, la convinzione che usare guaine dimagranti sia un buon metodo per dimagrire e bruciare i grassi in eccesso è priva di basi scientifiche.

 

La verità scientifica:

 

Sudore e perdita di peso

Come detto, il peso certamente diminuisce se togliamo acqua al nostro organismo, ma questa condizione è solo momentanea: il nostro corpo reintegrerà la perdita di peso trattenendo i liquidi che torneremo successivamente ad introdurre con l’equilibrata alimentazione, bevendo acqua o mangiando frutta e verdura. Se così non fosse, la sudorazione produrrebbe una cospicua perdita di minerali elettroliti , causando una grave disidratazione . Sudare in modo eccessivo non conduce ad alcuna diminuzione di grasso, ma può invece provocare astenia, crampi muscolari e cali di pressione improvvisi che possono anche indurre lo svenimento. Dopo un’eccessiva sudorazione è buona regola bere abbondante acqua e mangiare alimenti idratanti, come frutta e verdura, per reintrodurre correttamente tutti i liquidi e i micronutrienti essenziali persi.

Bruciare i grassi in eccesso

Per perdere i chili di troppo in modo sano e funzionale bisogna agire sul tessuto adiposo . È quindi opportuno conoscere la propria percentuale di massa grassa . Per bruciare il grasso superfluo occorre non introdurre più calorie di quelle che effettivamente consumiamo, ridurre gli zuccheri in eccesso (zucchero aggiunto a cibi e bevande, dolci, etc.) che, se non utilizzati dal corpo, si trasformano in grassi , oltre che svolgere una regolare attività fisica (ottimali 300 minuti a settimana, minimo 150 minuti ), alternando esercizi aerobici e anaerobici  . Unendo l’esercizio fisico costante a una dieta sana, varia ed equilibrata in nutrienti e calorie sarà più facile raggiungere il proprio peso forma e bruciare i grassi in eccesso.

Ricorda:

La perdita di liquidi non equivale alla perdita di grassi in eccesso.

 

Fonte : Educazione Nutrizionale Grana Padano

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La sauna scioglie i grassi e fa dimagrire?

Secondo una credenza comune, la sauna è efficace per dimagrire perché “scioglie i grassi ” e brucia le calorie in eccesso . Indubbiamente fare la sauna può portare tanti benefici al corpo, sia dal punto di vista fisico che mentale (migliora la traspirazione della pelle, aiuta a rilassare la muscolatura, favorisce l’eliminazione delle tossine, aiuta a calmare la mente, etc.). Purtroppo, però, tra i suoi effetti benefici non vi è il dimagrimento. Allora perché dopo una sauna ci sentiamo più leggeri e pesiamo di meno? Si tratta di una condizione dovuta al calore che ci fa sudare molto e può farci perdere uno o due chili di acqua. Pertanto, la convinzione che la sauna faccia dimagrire è completamente priva di basi scientifiche.

 

La verità scientifica:

 

Sudare non vuol dire dimagrire

Le alte temperature della sauna fanno sudare parecchio, ma sudare non significa dimagrire! Il sudore ,infatti, non è correlato alla perdita di grasso o al maggior consumo di calorie (energia), ma porta al massimo a una cospicua perdita di liquidi e di sali minerali . Perciò, non appena beviamo dell’acqua (o un’altra bevanda) dopo la sauna, i liquidi vengono reintrodotti nell’organismo e torniamo esattamente al peso inziale.

Suda, ma reintegra i liquidi e i minerali:

Sudando non si perde solo acqua, ma anche molti minerali elettroliti fondamentali per il corretto funzionamento di organi e sistemi. La carenza di sodio provoca stanchezza, crampi muscolari e insonnia, mentre quella di potassio altera la contrazione muscolare. I sintomi della perdita di liquidi sono principalmente astenia , bruschi cali di pressione che possono anche portare allo svenimento e crampi muscolari . Per questo motivo, dopo una sauna o comunque un’eccessiva sudorazione, è opportuno reintrodurre correttamente tutti i liquidi e i micronutrienti persi.

Dimagrire con il sudore dell’attività fisica

Per ottenere risultati tangibil in termini di dimagrimento, è indispensabile che la sauna sia associata alla giusta frequenza e intensità di esercizio fisico (minimo 150 minuti a settimana, ottimali 300). Sono consigliate, in particolare, le discipline aerobiche come correre, pedalare, nuotare, ballare, etc .

Ricorda:

La sauna non fa dimagrire, al massimo aiuta a rilassarsi, ad eliminare le tossine e a depurare il corpo. Dopo aver sudato è fondamentale reintrodurre correttamente i liquidi e i sali minerali persi. Per eliminare i chili di troppo bisogna associare la regolare attività fisica a una dieta sana ed equilibrata .

 

Fonte :Educazione Nutrizionale Grana Padano

 

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Aiutiamo la nostra tiroide a rendere al meglio

L’ipotiroidismo è una condizione in cui la riduzione dell’attività della ghiandola tiroidea e il conseguente abbassamento dei livelli circolanti di ormoni tiroidei comportano la comparsa di alcuni sintomi come stanchezza, sensazione di freddo, pelle secca, costipazione intestinale, basso tono dell’umore, aumento di peso, crampi muscolari, fino a (in alcuni soggetti) un evidente ingrossamento della ghiandola detto “gozzo”.
A causa dei bassi livelli di ormoni tiroidei, il Metabolismo Basale a Riposo (MBR) diminuisce e questo potrebbe influire sul peso corporeo.
L’aumento di peso dovuto all’ipotiroidismo, in sé, nella maggior parte dei casi non è comunque eccessivo — va dai 3 ai 5 kg — anche se dipende dalla gravità dell’ipotiroidismo; inoltre nella maggior parte dei casi l’aumento ponderale non è dovuto tanto all’aumento di massa grassa, quanto all’accumulo di acqua e sali.

Nell’ipertiroidismo, invece, l’organismo è esposto a quantità eccessive di ormoni tiroidei a causa di una patologia o di un trattamento; l’aumento del MBR può essere anche molto consistente e determinare una perdita di peso ingente, anche se spesso compensata da un’assunzione calorica maggiore..

I motivi per cui la tiroide può perdere funzionalità sono numerosi. Uno dei più frequenti è l’ipotiroidismo autoimmune: una condizione in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule della tiroide. Questa patologia può comparire all’improvviso o evolversi gradualmente nel corso della vita. La più comune è la tiroidite di Hashimoto in cui i linfociti producono anticorpi anti-perossidasi tiroidea e anticorpi anti-tireoglobulina, distruggendo le cellule della ghiandola tiroidea.
In altri casi, la tiroide può produrre pochi ormoni a causa dell’insufficienza di iodio nella dieta oppure di un malfunzionamento della ghiandola pituitaria che controlla la tiroide.

La terapia principale consiste nella sostituzione dell’ormone tiroxina con il preparato sintetico, assunto per via orale (in genere in pastiglie). Alcuni cibi possono quindi interferire con il suo assorbimento, perciò è meglio programmarlo al mattino a digiuno, almeno 30-60 minuti prima di colazione. In particolare i cibi ricchi di calcio — come latte, formaggi e yogurt — ostacolano l’assorbimento dell’ormone. È bene pertanto consumarli a distanza di tempo. Anche i  supplementi di ferro ne ostacolano l’assorbimento e, quando sono necessari, andrebbero assunti dopo qualche ora dal farmaco.
In soggetti con ipotiroidismo, l’utilizzo di supplementi contenenti iodio in alto dosaggio potrebbe essere dannoso: la dose corretta è quindi sempre quella raccomandata dalle linee guida per la popolazione generale di 150 μg al giorno. Pertanto non è indicato neppure alimentarsi abitualmente di alghe, che possono essere troppo ricche di iodio.

Esistono poi alcuni cibi che, indipendentemente dal contenuto di iodio, possono avere un’influenza negativa sulla tiroide.
La soia — sebbene non provochi alterazioni della tiroide nei soggetti sani — oltre a interferire con l’assorbimento dell’ormone tiroideo aumenta rischio di sviluppare ipotiroidismo in individui con alterate funzioni tiroidee o in condizioni di inadeguato apporto di iodio. È importante che chi consuma abitualmente grandi quantità di alimenti a base di soia si assicuri che la presenza di iodio nella dieta sia adeguata, ma anche che non vi siano alterazioni a carico della ghiandola tiroidea.

Sempre parlando di effetti negativi, si definiscono gozzigeni tutti quei nutrienti o inquinanti che alterano le funzioni tiroidee: broccoli, cavoli e altri vegetali appartenenti alla specie delle crucifere sono stati studiati poiché contengono glucosinolati di varia natura, alcuni dei quali — come goitrina, nitrili organici e ioni tiocianato — ostacolano la captazione di iodio da parte della tiroide e l’inibizione della sintesi di ormoni, con conseguente aumento delle dimensioni ghiandolari; inoltre gli ioni tiocianato favoriscono l’eliminazione di iodio dalla tiroide.
L’effetto antitiroideo di questi vegetali dipende dal tipo originale di glucosinolato presente, ma soprattutto dal prodotto di idrolisi di questi composti che vengono attivati tramite scissione sia dalle mirosinasi (enzimi vegetali) sia dai batteri intestinali. Anche se inattiviamo le mirosinasi presenti nella pianta con il calore, goitrina e ioni tiocianato vengono attivati comunque tramite i batteri intestinali; pertanto la cottura è inefficace per eliminare completamente gli effetti antinutrizionali sulla tiroide. Tuttavia questi effetti sono stati riscontrati solo assumendo dosi molto elevate di crucifere (1,5 kg al giorno), mentre ai livelli normalmente consumati nell’alimentazione umana non sono riscontrabili e, anzi, prevalgono gli aspetti benefici dovuti ad altri componenti di altissimo valore nutrizionale, con effetti antitumorali e cardioprotettivi. Ragione per cui non è necessario escluderli completamente dalla dieta: è sufficiente limitarne il consumo.

Altri cibi che sono in grado di influenzare la tiroide sono quelli contenenti glucosidi cianogeni: questi composti inducono ipertrofia o iperplasia della ghiandola tiroidea, con alterazioni delle funzioni e abbassamento dei livelli di ormoni tiroidei nel sangue. Questi glucosidi non sono dannosi solo per la tiroide, ma anche per il sistema nervoso, soprattutto nei bambini e se consumati in dosi elevate (0,5-3,5 mg/kg di peso corporeo) possono essere letali. Ne troviamo alte concentrazioni nelle mandorle amare, nelle armelline (semi contenuti nel nocciolo di albicocche e pesche), usati per il sapore amarognolo in pasticceria o per produrre liquori o sciroppi, ma anche nelle foglie e nei fiori di albicocco. Se l’assunzione di queste sostanze è elevata può dar luogo a diabete, malformazioni, malattie neurologiche e disfunzioni tiroidee quali il gozzo. In studi condotti su maiali si è evidenziato che l’intossicazione da cianogeni aumenta il glucosio nel sangue e diminuisce i livelli di ormoni tiroidei.

Alcuni alimenti tropicali risultano particolarmente dannosi per la tiroide se non sono prudentemente lavorati.
Per esempio la manioca (yuca o tapioca), un alimento di sussistenza fondamentale per le popolazioni del continente africano, contiene linamarina, un composto cianogeno. In alcune aree geografiche, in cui il consumo è prevalente rispetto ad altri alimenti, si registrano più frequentemente avvelenamenti cronici da cianuro che causano uno stato patologico detto Konzo. L’ammollo, la fermentazione, la seccatura o la bollitura della manioca (lavorazioni previste dalle preparazioni di piatti tradizionali) riducono il contenuto di cianogeni del 90% circa, rendendola adatta al consumo umano.

germogli di bambù sono invece un alimento molto usato nel sud-est asiatico. Ricchi di proteine, vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, contengono però anche cianogeni che devono essere rimossi nelle varie fasi di preparazione (ammollo, bollitura…). Anche il bambù può avere un effetto negativo sulla funzionalità tiroidea, tanto che in alcune regioni indiane, dove il consumo è elevato, c’è un’alta prevalenza di gozzo nonostante un’assunzione di iodio adeguata.

Un importante micronutriente che, invece, è positivo per la funzionalità tiroidea è il selenio: è importante sia perché indispensabile per la formazione di ormoni tiroidei attivi, sia per l’attività antiossidante (attraverso glutatione perossidasi etioredoxina reduttasi) utile per la funzionalità della ghiandola in caso di tiroiditi autoimmuni e per la protezione dai radicali liberi che danneggiano le cellule tiroidee. Infine, bassi livelli di selenio sono stati associati a un maggior rischio di cancro alla tiroide.

fonte :Emanuela Fe’ .La scuola di Ancel

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L’importanza della dieta alcalina per il benessere delle articolazioni

Le articolazioni sono uno dei punti preferenziali in cui il nostro organismo accumula radicali liberi e acidi urici;  in pratica il corpo cerca di spostare sostanze potenzialmente pericolose e acide dove il danno è minore.
Pertanto si rivela essenziale uno stile di vita in grado di rallentare i processi di ossidazione, infiammazione e acidificazione dell’organismo a partire da una sana alimentazione di tipo alcalino.
Lo stress, la vita sedentaria, un’alimentazione raffinata e ipercalorica, l’uso e abuso di nicotina, di alcol, di farmaci, lo stesso metabolismo endogeno aumentano il carico tossico del nostro organismo e determinano un’acidificazione del “terreno” biologico ed una situazione, di conseguenza, infiammatoria che può diventare anche cronica.

Normalmente l’organismo è in grado di eliminare questi acidi grazie ad una serie di processi fisiologici in grado di mantenere un corretto equilibrio. Le particelle acide migrano dal sito di produzione cellulare alla matrice extracellulare (intricato network di macromolecole), quindi al tessuto linfatico che attraverso una serie di capillari, vasi, gangli, raccoglie le sostanze di rifiuto da tutti i tessuti dell’organismo e poi tramite i tronchi linfatici le riversa nel sangue per poi essere trasportate agli organi emuntori. Per consentire ciò la matrice extracellulare è soggetta ad un continuo rimodellamento nell’arco delle 24 ore: nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15 circa, essa appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol). Durante questo periodo avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase di smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3 circa, la matrice extracellulare appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato di gel). E’ in questa seconda parte della giornata che avviene la ricostituzione delle proteine (fase di ricostruzione).
Se viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, l’organismo non riesce più ad eliminarle e si accumulano portando al nascere dei disturbi legati all’acidosi: stanchezza cronica, scarsa concentrazione, sonnolenza, irritabilità, emicranie, crampi muscolari, dolori muscolari e articolari, infiammazioni frequenti, candidosi, cellulite, osteoporosi,artrosi, artrite.

Esistono ampie evidenze nella letteratura scientifica che dimostrano come la dieta giochi un ruolo importante nella gestione dell’equilibrio acido-base. Ogni alimento, infatti, in base alla propria composizione, può fornire all’organismo un carico acido (cibo acidificante) oppure può fornire sostanze in grado di neutralizzare le scorie acide (cibo alcalinizzante).
Bisognerebbe dunque organizzare la propria alimentazione in modo tale che gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75-80% del consumo giornaliero.
Alimenti consigliati sono di origine non animale, frutta e vegetali (mele, limoni, insalata, miglio, patate, mandorle, semi di sesamo, mirtilli, broccoli, dieta, carote, sedano, cavoli, fagiolini, cipolle, arance, melassa e, in genere, tutta la frutta e la verdura fresca) e di un 20% di origine animale (carne, pesce, crostacei, latte e derivati), ma anche frumento e cereali. Sono cereali (o simil-cereali) alcalinizzanti la quinoa, il miglio e l’amaranto.
In pratica per ogni alimento acidificante (gli ultimi dell’elenco) se ne scelgono quattro di tipo alcalinizzante (rapporto 1:4).
Avrete notato che alcuni tipi di carboidrati (pane, pasta e cereali) fanno parte degli alimenti acidi. Il consiglio è limitarli, ma non eliminarli, in quanto sono indispensabili per il mantenimento del volume e del tono muscolare. Sono preferibili quelli di tipo integrale per la loro bassa densità glucidica; inoltre, è meglio assumerli nella prima parte della giornata quando il metabolismo è più attivo.

Raccomando infine di bere molta acqua (circa 2 litri al giorno lontano dai pasti), anche questa “alcalinizzante”: osservate le etichette delle acque che acquistate, alla voce pH esso dev’essere superiore a 7.

Noci, soia, avocado: ricchi di vitamina E che favorisce la rigenerazione del tessuto articolare e di vitamina B3 che ne migliora la mobilità e la forza; Broccoli, rape, cipolle, carote (meglio se freschi, sottoforma di centrifugato) e germogli di alfa alfa: ricchi di boro, che contrasta l’osteoporosi riducendone i dolori associati;

Importante è ridurre il sale e cercare di sostituirlo con condimenti alcalinizzanti: zenzero, peperoncino, curry, salvia, rosmarino, semi di finocchio e semi di cumino.

Alcune spezie, forniscono un gusto supplementare ai cibi e permettono di evitare l’aggiunta di sale. Per esempio: curcuma (polvere dal rizoma), cannella e chiodi di garofano sono anche ricchi di antiossidanti e dunque doppiamente protettori.
La curcuma è conosciuta da sempre per l’azione depurativa, coleretica (stimolante la produzione di bile da parte del fegato) e colagoga (che favorisce lo svuotamento della colecisti, aumentando l’ afflusso di bile nel duodeno), è un ‘epatoprotettore, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue.
Il principio attivo più importante è la curcumina, che recenti studi hanno dimostrato avere proprietà antitumorali essendo capace di bloccare un ‘enzima ritenuto responsabile della proliferazione cellulare cancerogena. Questo principio attivo ha un’azione antinfiammatoria e analgesica, e per questo motivo è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni,dolori articolari, artrite e artrosi; regola l’azione degli enzimi che bloccano il deterioramento della cartilagine.

Sono da evitare : le carni, le uova, i cibi conservati e zuccherati, ma anche le farine bianche, i lieviti, il grano, il latte e i suoi derivati: questi alimenti infatti sono tra i principali allergeni, e le intolleranze alimentari rientrano tra le cause dei fenomeni infiammatori.

Per ristabilire il corretto equilibrio acido-base del nostro organismo va adottato inoltre un salutare stile di vita, nel quale si dovrebbe dare spazio a movimento regolare, riposo e sonno adeguati.

Può essere utile fare una dieta depurativa in autunno e primavera, per un periodo di circa 7 giorni ricca di centrifugati, verdure, frutta fresca, molta acqua e pochissime proteine vegetali accompagnata da un giorno di digiuno.
Anche i metodi di cottura meritano particolare riguardo: alcune cotture ad alta temperatura nuocciono alla salute. Le grigliate e i fritti contengono non solamente sostanze cancerogene, ma anche sostanze tossiche. Il metodo acido-base consiglia di privilegiare cibi crudi e cotture a bassa temperatura che permettono di conservare gli elementi protettori degli alimenti: sopra i 110 °C la maggior parte delle vitamine è distrutta.

Erika Silvestri

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