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La bioimpedenza predice il rischio cardiovascolare .Massa grassa, ecco il colpevole!

 

Uno grosso studio olandese ha indagato in modo prospettico l’associazione tra percentuale di grasso corporeo con gli eventi cardiovascolari, rispetto all’indice di massa corporea (BMI) e alla circonferenza della vita.

 

I ricercatori hanno utilizzato i dati di composizione corporea con la BIA (analisi impedenziometrica) in 6486 soggetti (uomini = 3194, donne = 3294) che hanno seguito per 8,3 anni. Durante il followup, si sono verificati 510 eventi cardiovascolari (7,9%) (363 negli uomini, 147 nelle donne).

 

Negli uomini, il rapporto di rischio grezzo era 3.97 per il grasso corporeo % con la BIA contro 1.34 per il BMI e 1.49  per la circonferenza vita.

 

Dopo aggiustamenti per età, punteggio di rischio cardiovascolare di Framingham e escrezione di creatinina – un marker di massa muscolare – FM% e BMI sono rimasti indipendentemente associati ad eventi cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne, mentre la circonferenza della vita era indipendentemente associata a eventi cardiovascolari negli uomini, ma non nelle donne.

 

Secondo la capacità di discriminazione (C-index) e il valore predittivo additivo sulle misure dell’obesità al punteggio di rischio cardiovascolare di Framingham, FM era superiore al BMI e alla circonferenza della vita in uomini e donne.

 

Il valore predittivo di BIA dipende dall’equazione utilizzata.

 

La BIA era comunque il metodo migliore tra le misure di obesità per migliorare la valutazione del rischio cardiovascolare del punteggio di rischio CVD di Framingham negli uomini e l’unico metodo nelle donne.

 

Ovviamente ci sono chiare differenze di sesso nella previsione CVD utilizzando diverse misure di obesità. Ciò potrebbe essere spiegato dalla diversa distribuzione di grasso in uomini e donne, che hanno ruoli diversi nel rischio cardiovascolare: l’adiposità viscerale è un migliore predittore del rischio di CVD negli uomini, mentre il grasso totale è più strettamente associato al rischio di CVD nelle donne.

 

 

Autori: Byambasukh O, Eisenga MF, Gansevoort RT, Bakker SJ, Corpeleijn E.

Fonte: Eur J Prev Cardiol.  2019 Feb 21:2047487319833283. doi: 10.1177/2047487319833283.

Link della fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30791699

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Mantenersi in forma con l’avocado

Harvest times for Haas avocados extend from July through November.
(Thinkstock)

Questo frutto esotico ricco di vitamine e grassi salutari contribuisce infatti ad aumentare il senso di sazietà e di soddisfazione riguardo la propria dieta, con conseguente calo dei trigliceridi e della glicemia.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Nutrients. La ricerca, condotta dagli specialisti del Center for Nutrition Researchdell’Illinois Institute of Technology che ha evidenziato come l’avocado sia un ottimo sostituto dei carboidrati raffinati. Per giungere a questa conclusione gli scienziati hanno portato avanti una sperimentazione su 31 soggetti con problemi di peso ai quali è stata imposta una dieta a base di questo frutto esotico. Il risultato è stato: maggiore senso di sazietà; riduzione dei trigliceridi; abbassamento dei livelli di insulina e glicemia; maggiore soddisfazione riguardante la propria alimentazione.

Più in generale, grazie alle sue caratteristiche l’avocado è un ottimo alleato della nostra salute: fonte di beta-carotene, vitamine, potassio, fibre e antiossidanti, il suo consumo è associato anche ad una diminuzione di rischio cardiovascolare e colesterolemia.

 

 

 

  1. Zhu, L., Huang, Y., Edirisinghe, I., Park, E., & Burton-Freeman, B. (2019). Using the Avocado to Test the Satiety Effects of a Fat-Fiber Combination in Place of Carbohydrate Energy in a Breakfast Meal in Overweight and Obese Men and Women: A Randomized Clinical Trial. Nutrients, 11(5), 952.

 

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Rischio infarto con le carni rosse: ecco perchè.

Uno studio dimostra come il consumo di carne rossa sia associato alla produzione di una sostanza dannosa per il cuore

Mangiare troppa carne rossa fa male al cuore perché provoca l’aumento di concentrazione di una pericolosa sostanza chiamata TMAO. E’ quanto rivela un esperimento condotto da un gruppo di volontari presso la Cleveland Clinic e presentato dall’European Heart Journal.

 

Lo studio prende le mosse da anni di ricerca diretta da Stanley Hazen che ha scoperto dapprima che TMAO si forma dalla “digestione” di tre nutrienti di cui è ricca la carne rossa (colina, lecitina e carnitina) e poi che TNAO è direttamente collegata al rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus.

 

Gli studiosi americani hanno quindi coinvolto 113 persone che a rotazione hanno seguito per un mese una dieta ricca di carne rossa (per una quantità equivalente al 25% del fabbisogno calorico giornaliero), una ricca di carne bianca e una povera di proteine di origine animale. Le diete sono state intervallate da periodi alimentari di disintossicazione.

 

È così emerso che quando gli individui consumavano quotidianamente carne rossa, i livelli di TMAO nel sangue e nelle urine salivano drasticamente, aumentando anche di 13 volte; inoltre con il consumo di carne rossa diminuisce la capacità dei reni di espellere TMAO.

 

La buona notizia è che gli esperti hanno osservato che il processo è reversibile e che eliminando la carne rossa dalla dieta anche TMAO si riduce. Come rileva Stanley Hazen, lo studio è importante perché suggerisce ancora una volta che interventi sull’alimentazione possono avere un enorme impatto contro il rischio cardiovascolare.

 

Alla luce dei risultati della ricerca medica pubblicata sull’European Heart Journal mi sembra evidente che non si possa più mettere in dubbio la pericolosità del consumo di carne per la salute umana. Pericoli, questi, legati non soltanto a una più elevata incidenza della patologie tumorali, come segnalato dall’OMS, ma, ora, anche da un accresciuto rischio cardiocircolatorio”. Così la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, ha commentato lo studio condotto alla Cleveland Clinici che ha dimostrato come il consumo di carne rossa sia associato alla produzione di una sostanza dannosa per il cuore.

 

“La situazione è paradossale: ogni anno in tutto il mondo si allevano, si uccidono e si macellano innumerevoli animali per alimentare un meccanismo perverso. Perverso – prosegue Rocchi – non solo perché costringe miliardi di esseri viventi non umani a una vita di dolore e sofferenza, non degna di essere vissuta, ma perché tale costrizione viene imposta per assecondare uno stile di vita e di consumo dannoso per la nostra salute e per il nostro pianeta”.

 

“Per questo – conclude la presidente di Enpa – è giunto il momento di adottare etichette intelligenti che, come accade per le sigarette, informino i consumatori circa i pericoli, reali e ormai evidenti, associati al consumo di carne”.

Fonte:Redazione Informasalus.it

 

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Sovrappeso e glicemia: ecco come ridurli

Una prima colazione ricca ed energetica aiuta a tenere sotto controllo la glicemia e a perdere peso. È quanto emerso da uno studio israeliano condotto dalla professoressa Daniela Jakubowicz e presentato all’ultimo congresso dell’Endocrine Society statunitense.

 

La ricerca ha coinvolto ventinove persone in sovrappeso con un’età media di sessantanove anni, colpite da diabete di tipo 2 con assunzione di insulina. I volontari, divisi in due unità distinte e casuali, hanno seguito due percorsi differenti così da confrontare risultati e traguardi raggiunti.

 

Il primo gruppo ha seguito un regime alimentare suddiviso in sei pasti giornalieri, distribuiti in modo equilibrato, senza perdere peso ma piuttosto guadagnando qualche chilo. Il secondo team avrebbe invece concentrato la sua attenzione sul primo pasto della giornata, la colazione, con porzioni ricche, caloriche e abbondanti per poi giungere ad un pranzo meno corposo e una cena leggera. I risultati hanno evidenziato un dimagrimento pari a cinque chili in tre mesi, con effetti benefici sulla glicemia.

 

Questo risultato è stato possibile grazie alla ridistribuzione delle calorie e dei quantitativi durante il giorno: tutti e due i gruppi hanno assunto le stesse calorie e la mole di cibo ma con porzioni differenti. Concentrare l’attenzione sulla colazione, primo pasto della giornata, permette al corpo di conservare a lungo un senso di sazietà. In tal modo l’organismo ha la possibilità di accedere a più energia, bruciare grassi e giungere al pranzo senza affanno.

 

Una cena leggera, inoltre, non appesantisce il fisico e permette di regolarizzare gli zuccheri per giungere al mattino con valori glicemici più equilibrati. Il fabbisogno notturno di insulina risulta meno pressante e rientra nella norma: obiettivo importante per chi soffre di diabete.

 

Seguendo un regime alimentare che prevede una colazione abbondante, il fabbisogno di carboidrati diminuisce nettamente durante la giornata come il senso di fame.

 

Al contrario saltare la colazione non è un’abitudine salutare in quanto, così facendo, si giunge al pranzo in affanno fisico finendo per consumare più cibo e in modo vorace. Lo smaltimento inoltre sarebbe più lento e critico per il corpo.

 

Oltre all’abitudine di iniziare la giornata con una colazione abbondante, anche la frutta secca aiuta a tenere sotto controllo la glicemia. In particolare, circa 75 grammi al giorno di frutta secca aiutano i diabetici a controllare la glicemia e i grassi nel sangue, permettendo un miglioramento significativo nella gestione della malattia.

 

È quanto rivela uno studio pubblicato sulla rivista Diabetologia e condotto presso la University of Toronto e il St. Michael’s Hospital a Toronto su 117 pazienti con diabete di tipo 2. Gli studiosi hanno confrontato gli effetti di tre mesi di tre diete di circa 2000 calorie giornaliere. Una prevedeva una porzione di 75 grammi/dì di frutta secca pari a 475 calorie, una di 38 grammi/dì di frutta secca più mezza porzione di muffin (carboidrati), la terza una porzione intera di muffin sempre pari a 475 calorie.

È così emerso che aggiungendo alla alimentazione quotidiana circa 75 grammi di un mix di frutta secca (pari a 475 calorie e in sostituzione di un analogo quantitativo di calorie da carboidrati) migliora il controllo glicemico a lungo termine. Inoltre migliora anche il profilo lipidico del paziente, riducendo così il rischio cardiovascolare.

Fonte: RedazioneInformaSalus.it

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