stile di vitaLa prospettiva psiconeuroendocrinoimmunologica  introduce invece nel panorama scientifico contemporaneo un elemento di novità assoluta, che consente di estendere i confini dell’analisi clinica, evidenziando aspetti fino a pochi anni fa sconosciuti nella relazione tra salute e attività motoria.

Nel corso degli anni novanta un gruppo di ricerca danese dimostrò che la sollecitazione muscolare eccessiva induceva le cellule dei muscoli, i cosiddetti miociti, a produrre delle citochine che presero poi il nome di “miochine”.  Si conosceva il ruolo pro-infiammatorio di questa proteina, tuttavia, non era chiaro quale ruolo positivo potesse avere nella promozione della salute dell’individuo essendo essa stessa un marker infiammatorio.

L’evidenza scientifica delle scoperte danesi collocò definitivamente l’esercizio fisico moderato nel ventaglio delle attività comportamentali promosse dalla Psicologia della Salute come preventive di specifiche patologie. È noto che chi fa attività fisica regolare si ammala di meno. Le ragioni scientifiche e i meccanismi fisiologici che la sottendono sono tuttavia per lo più ignorati dagli stessi professionisti della salute.

Parallelamente alla funzione ostacolante che l’esercizio fisico mantiene verso i processi pro-infiammatori ed infettivi, un regolare e moderato allenamento oltre che presentare una significativa risposta contro i disturbi associati alla Sindrome Metabolica (aterosclerosi, sovrappeso, diabete, colesterolo, etc), presenta un ruolo estremamente importante nella regolazione dell’umore. 

Il “runner’s high” è una definizione diffusa dello stato di euforia e benessere che fa seguito ad attività motoria come la corsa e il jogging. Una delle sostanze prodotte dal cervello, a seguito dell’attività fisica, prende il nome di anandamide. Il nome di questa molecola, di natura sostanzialmente oppioide, ci riconduce al termine sanscrito “Ananda” che significa, appunto, beatitudine.

fonte :www.mariacorgna.it