• Lun - Ven dalle 9:00 a 19:00

  • Via Atto Vannucci, 13 - 50134 Firenze

  • 055241106 - 348 6936286 

Dal metabolismo al cervello, diversi sono gli effetti dell’obesità.

L’obesità sta aumentando a livelli senza precedenti con effetti sia diretti che indiretti sulla disfunzione di più tessuti e organi.

Dal punto di vista anatomico, negli individui obesi rispetto alle loro controparti di peso normale sono state rilevate differenze nella sostanza grigia e bianca; in particolare, per la grigia è stato dimostrato che è ridotta nelle regioni del cervello come l’ippocampo, la corteccia prefrontale e altre regioni subcorticali.

L’obesità e la sindrome metabolica sono state legate al deterioramento della funzione cognitiva. Inoltre, i dati clinici hanno dimostrato che l’obesità e il diabete mellito sono collegati non solo al declino cognitivo, ma anche ad altri disturbi cerebrali come la demenza, l’ansia e la depressione con meccanismi che includono il coinvolgimento di stress ossidativo, infiammazione e metabolismo lipidico anormale.

La resistenza periferica all’insulina ha dimostrato di essere accompagnata da declino cognitivo, principalmente nella memoria e nella performance esecutiva. La perdita di controllo glicemico, evidenziata dall’aumento dei livelli circolanti di HbA1c, è risultata essere un fattore di rischio per la disfunzione cognitiva, ma la durata del solo diabete potrebbe non influenzare le prestazioni cognitive se la glicemia è adeguatamente controllata nel tempo.

I livelli circolanti aumentati di citochine pro-infiammatorie partecipano all’infiammazione sistemica indotta dall’obesità. Questa infiammazione sistemica può partecipare allo sviluppo del declino cognitivo e della demenza.

Per le adipochine, la carenza di leptina è stata collegata ad alterazioni del volume e della struttura del cervello e queste alterazioni hanno dimostrato di essere invertite dalla somministrazione di leptina. I livelli plasmatici di adiponectina sono inversamente correlati all’obesità, all’insulino-resistenza e al diabete mellito di tipo 2, con livelli di adiponectina nel liquido cerebrospinale 1000 volte più bassi dei livelli plasmatici. L’adiponectina ha dimostrato di regolare la proliferazione, la neurogenesi e la ramificazione delle cellule staminali neurali dell’ippocampo.

 

È importante sottolineare che tutte le morbilità associate all’obesità (malattie cardiovascolari, diabete, aterosclerosi, ecc.) incidono sulla salute del cervello.

Diversi aspetti della funzione cerebrale risultano influenzati dall’infiammazione innescata dall’obesità. La neuroinfiammazione periodica è una difesa necessaria per il cervello. Tuttavia, quando la neuroinfiammazione diventa prolungata o incontrollata ( neuroinfiammazione cronica), interrompe le normali barriere protettive e porta alla plasticità sinaptica disadattiva e allo sviluppo di diversi disturbi neurodegenerativi.

Le cause e l’impatto dell’obesità sulla salute generale sono tutt’altro che lineari e indicano un insieme complesso di interazioni. I fattori ambientali e l’invecchiamento possono accelerare o inibire gli effetti dell’obesità sui vari sistemi di organi e tessuti del corpo, e questa è un’area di ricerca che si sta rapidamente espandendo e identificando risultati entusiasmanti.

 

 

Autori: RM Uranga, Jeffrey Neil Keller

Fonte: Front Neurosci. 2019; 13: 513.

Link della fonte : https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6542999/

Tags:
Categories:

Cuore sano=cuore vegetariano

icuoreNuova scoperta sulla relazione tra consumo di carne e aterosclerosi .Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Cleveland Clinic’s Heart and Vascular Institute ha sottoposto a indagini cardiologiche un gruppo di 2595 pazienti, suddivisi in tre gruppi (onnivori, latto-ovo-vegetariani e vegani), e ne ha valutato i livelli di carnitina, di TMAO(trimethylamine-N-oxide) e il rischio cardiovascolare. Lo studio ha evidenziato come nei soggetti che presentano più elevati livelli di TMAO, livelli plasmatici più elevati di carnitina risultino associati con un maggior rischio di cardiopatia, infarto, ictus cerebrale e morte. La carnitina è una sostanza che si trova nel muscolo e interviene nell’utilizzo dell’energia da parte del muscolo stesso. Oltre ad essere presente nelle carni (=muscolo animale) è ampiamente utilizzata dagli sportivi come integratore e viene persino aggiunta ad alcune bevande “energizzanti”.La TMAO è un prodotto che deriva dalla trasformazione della carnitina stessa ad opera dei batteri intestinali, e che potrebbe favorire l’aterosclerosi, cioè la comparsa di ispessimento e indurimento delle arterie. I livelli di TMAO sono quindi determinati dal tipo di flora batterica intestinale. La flora intestinale degli onnivori, che assumono le maggiori quantità di carnitina, produce anche più elevate quantità di TMAO, e questa combinazione potrebbe essere responsabile per loro di un maggior rischio cardiovascolare. Per contro, la produzione di TMAO da parte della flora batterica intestinale dei vegetariani (latto-ovo e vegani) risulta essere molto più bassa .La carnitina è infatti virtualmente assente nelle diete vegetariane (sialatto-ovo che vegane), e i vegetariani che non utilizzino fonti artificiali di carnitina di fatto non la assumono con la dieta, cosicché essa non arriva all’intestino producendo metaboliti dannosi. Il loro organismo è comunque in grado di produrre carnitina a partire da precursori nelle quantità per lui necessarie. Ecco quindi che, oltre al legame ormai ben accertato tra grassi animali (cioè grassi saturi e colesterolo) e malattie cardiovascolari, emerge la possibilità che altri composti contenuti nelle carni, come la carnitina e i suoi prodotti di trasformazione, aumentino il rischio di malattie legate all’aterosclerosi in chi mangia carne. Questo può contribuire a spiegare i ben dimostrati benefici cardiovascolari delle diete che escludono la carne, cioè le diete vegetariane.

Per approfondimenti:
“Intestinal microbiota metabolism of L-carnitine, a nutrient in red meat, promotes atherosclerosis”. Koeth RA, Wang Z, Levison BS, et al; Nat Med Published online April 7, 2013.dott.ssa Luciana Baroni

Tags:
Categories:

Combattere l’infiammazione a tavola

antiLa percentuale di persone che soffre di infiammazioni e dolori di vario genere è altissima. Talvolta queste condizioni sono talmente estreme da essere invalidanti. Per questo motivo e per la fretta di ritrovare giustamente un po’ di sollievo e di benessere si ricorre all’utilizzo di antinfiammatori di sintesi (farmaci).

Il trattamento con il farmaco d’emergenza può essere utile ma generalmente le persone che ricorrono a tale soluzione lo fanno in modo ricorrente e abitudinario causando assuefazione e peggiorando le condizioni generali dell’organismo. L’antinfiammatorio di sintesi infatti agisce direttamente sullo stomaco (irritando la sua mucosa e inibendo l’azione delle prostaglandine) mentre il fegato ha il faticoso ingombro di smaltirne il carico.

A lungo andare tutto questo meccanismo non può che nuocere all’organismo che non funziona a “compartimento stagni “ma lavora in ”equipe”. Vale a dire che in coda si possono danneggiare anche i reni e  l’intestino

Per questo è sempre bene  fare della prevenzione la propria arma per evitare di ricorrere a soluzioni che nell’immediato ci sollevano dall’infiammazione ma che poi, dall’altra ci danneggiano ancora di più.

Come spesso accade l’alimentazione ci viene incontro dandoci un aiuto . Come già accennato ci sono dei cibi che posseggono delle portentose caratteristiche antinfiammatorie. Alcuni di questi cibi possono essere introdotti quotidianamente nella nostra alimentazione  come agenti preventivi nei confronti delle parti del corpo più vulnerabili e facili alle infiammazioni.

Detto questo si deve porre l’attenzione anche all’eliminazione di alimenti che invece possono aumentarla. Un tessuto o un distretto corporeo può infiammarsi per cause meccaniche, chimiche e biologiche. Ecco perché è bene osservare il proprio corpo e le sue reazioni al fine di intervenire tempestivamente impedendo una cronicizzazione  dell’infiammazione con le relative conseguenze.

 

Cibi da evitare

Alcuni cibi contengono un acido particolare chiamato acido arachidonico ad attività spiccatamente pro-infiammatoria a carico dell’organismo. Questi cibi sono la carne e le uova, le arachidi e i latticini (formaggi).

Nell’organismo l’acido arachidonico è sintetizzato attraverso l’acido linoleico. Questa è un’informazione estremamente utile perché ci fa meglio comprendere l’importanza nella scelta degli oli e dei grassi contenuti specialmente nei  prodotti da forno confezionati ma anche in quelli di produzione artigianale.

Si tenga presente che l’acido arachidonico si concentra in specie nel sistema nervoso e nel tessuto muscolare. Per intenderci  questo acido non è solamente  infiammatorio ma  è anche utile nella misura in cui lo produce l’organismo ( ad esempio lo troviamo nel latte materno per lo sviluppo del feto) mentre è da sottolineare che un’eccessiva entrata attraverso l’alimentazione lo rende nocivo, appunto pro infiammatorio.

Questa azione è coinvolta nell’aterosclerosi, nell’artrite reumatoide, nella psoriasi e in alcune altre malattie autoimmuni. Una  correzione alimentare dunque che regoli l’ingresso in eccesso di questo acido è di indubbia utilità.

Possiamo dunque affermare che i “Cibi nemici” (azione infiammatoria) siano gli zuccheri e i carboidrati raffinati (grano o frumento), le carni e i formaggi, i cibi confezionati, il glutammato e alcune particolari combinazioni alimentari (non è corretta l’associazione omega 6 con cibi che innalzano l’insulina come il dolcino a fine pasto), conservanti, additivi e pur non essendo un cibo consideriamo anche lo stress.

 

Cibi antinfiammatori

La natura offre una svariata gamma di cibi antinfiammatori. In generale  un’alimentazione che preveda frutta e verdura fresca e di stagione e cibi integrali possono già fare molto.

Altri cibi in particolare contengono però sostanze o principi attivi che agiscono in modo mirato. La maggior parte dei farmaci di sintesi (per qualunque uso) nascono proprio da un attento esame scientifico rivolto alle piante in questione. La digitale che è un famoso farmaco per la cura del cuore  (cardiocinetico) ne è un chiaro esempio come lo è anche l’aspirina e tanti altri ancora. Addirittura l’azione potente di talune erbe ne ha posto divieto da parte del ministero della salute per il loro utilizzo e commercializzazione per poi aggiornarne i dosaggi e le modalità d’utilizzo.

Gli  omega tre (pesce azzurro e alcuni frutti a guscio) tornano  anche in questo caso sulla nostra tavola. La loro azione sulla ciclo ossigenasi (cox) riduce l’infiammazione.

Il binomio salute e olio extra vergine d’oliva è ormai noto ed è uno dei fiori all’occhiello della nostra cucina mediterranea grazie alle sue numerose virtù. Non di meno lo sono l’olio di lino e di canapa, meno utilizzati ma saliti alla ribalta in questi ultimi anni grazie alle nuove scoperte favorevoli sul loro utilizzo nell’alimentazione quotidiana.

Il lino è particolarmente apprezzato per la salute dell’intestino e trova soddisfazione anche per la creazione di ottime ricette culinarie. La canapa si trova anche sotto forma di pasta, olio e paté (valida alternativa a sughi e intingoli poco salutari da spalmare sul pane o da aggiungere a primi piatti e secondi con verdure).La canapa contiene buone quote di proteine nobili e vitamine del gruppo B, C,PP e minerali come il ferro, il magnesio, il calcio e il potassio, tutti elementi utili specialmente in chi adotta un regime vegano o vegetariano. Quindi è un toccasana per il sistema nervoso e per  le problematiche cardiocircolatorie(colesterolo), problemi di pelle e di bronchi.

Il riso ha ottime proprietà sfiammanti e regolatrici. È “rinfrescante”e ha una buona azione disintossicante e combatte l’ipertensione. Generalmente piace a tutti ed è una ottima alternativa per chi non può mangiare cereali contenenti il glutine.

I frutti rossi sono un concentrato di polifenoli, sostanze che ci aiutano a combattere i radicali liberi. Hanno inoltre un buon contenuto vitaminico e in particolare di vitamina C e A. In generale sostengono l’organismo con attività depurative, disinfettanti, astringenti e antiossidanti.

Il tè verde ha un buon potere antiossidante e  si rivela utile nelle diete ipocaloriche. Regola la pressione e migliora la circolazione ed è amico del colesterolo.

Le proprietà antinfiammatorie dell’ananas sono ben conosciute dalle donne.  L’ananas combatte l’infiammazione a livello locale (cellulite) e l’edema migliorando la ritenzione idrica. È ricco di vitamina C e minerali come il potassio e il calcio.

Fonte : www.cure-naturali.it

 

Tags:
Categories:

I semi di salute

semi oleoI semi oleosi possono contribuire alla giusta dose giornaliera di omega 3 nelle persone che non gradiscono il pesce.

Sono stati chiamati “frutta secca” e così le noci, le mandorle sono finite insieme a fichi secchi e uvetta. Insomma una grande confusione, segno di non conoscenza del  valore nutrizionale dei semi.

Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria.

Non sono frutti, ma semi!

La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya…

 

Questi semi sono alimenti che dopo anni di scarsa considerazione e confuso  inserimento in altri gruppi alimentari hanno trovato oggi la loro carta di identità nutrizionale.

Oggi sono tutti inseriti in una unica voce alimentare di “semi oleosi”, cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.

 

SEMI: CALORIE e MOLECOLE

 

Le molecole della salute contenute nei semi oleosi sono:

–  Proteine con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare una efficiente funzione dell’endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, efficace microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.

– Lipidi polinsaturi con interessanti dosi di omega 3, omega 6.

– Minerali (magnesio e zinco in particolare)

– Vitamine idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)

– RIDOTTA DOSE di carboidrati

– BUONA DOSE di  fibra solubile

– PRESENZA di MODULATORI GENICI (molecole capaci di agire sul DNA cellulare)

 

Presentare e sconsigliare la scelta dei semi oleosi perché troppo ricchi in calorie è riduttivo, perché la gran parte delle molecole alimentari contenute nei semi oleosi non partecipano alla produzione di energia, ma entrano nella costituzione della formula vitale di cellule, organi e tessuti del corpo umano. Sono stati confusi ed emarginati perché ritenuti ricchi di calorie.

 

Le loro proteine non partecipano alla produzione di calore all’interno del corpo umano.

I loro lipidi sono per lo più insaturi, utilizzati per generare le membrane cellulari. La buona dose di omega 3 dei semi oleosi contribuisce a ridurre il tasso di colesterolo totale , soprattutto il colesterolo LDL (“cattivo”), alzando invece l’HDL, considerato protettore delle arterie.

I semi oleosi possono contribuire alla giusta dose giornaliera di omega 3 nelle persone che non gradiscono il pesce.

Limitata assai è la loro dose di carboidrati. Non c’è alcuna corrispondenza tra il valore delle calorie dei semi, letto nelle tabelle, e l’energia chimica (non termica) effettiva generata (ATP) all’interno del corpo umano dai nutrienti contenuti nei semi. Quindi le accuse e la emarginazione di noci, mandorle, nocciole e degli altri semi stanno risultando infondate.

 

Da sempre nella dieta mediterranea, oggi i semi sono studiati e riabilitati dalla moderna scienza della alimentazione, che mira allo studio delle loro molecole alimentari e del loro effetto sulla salute e longevità del corpo umano. La conoscenza dei semi è salute. Sempre più numerosi sono gli studi  e ricerche scientifiche sul valore

nutrizionale dei semi.

 

Saggia e sana scelta mangiare ogni giorno una porzione di 20 grammi dei semi più graditi o  direttamente oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt,  crema Budwig…,invece di assumere integratori chimici, artificiali, così tanto di moda.

 

SEMI INTEGRATORI NATURALI

 

I semi sono veri integratori naturali, sono alimenti vivi perché dal seme nasce una nuova pianta.

Il vantaggio è che sono più attivi, i semi agiscono come complessi molecolari vegetali. Cioè tutte le molecole presenti in un seme interagiscono tra loro per dare la vita ad una nuova pianta. Così all’interno del corpo umano tutte le molecole nutrienti dei semi interagiscono tra loro e le nostre cellule. Il valore nutrizionale di un seme è superiore alle sue singole componenti.

L’insieme delle molecole del seme agisce con maggiore efficacia rispetto ad una sua singola componente.

 

Ciascun seme ha la sua carta di identità nutrizionale.

– I semi di girasole sono i più ricchi in proteine e in aminoacidi essenziali. Meglio mangiare il seme del girasole che assumere il suo olio.

– I pinoli sono un concentrato di aminoacidi ramificati (valina, leucina ed isoleucina) molto indicati a chi fa attività sportiva ed agonistica.

– Le mandorle sono indicate per l’igiene e benessere intestinale, per migliorare il tono dell’umore grazie ai suoi acidi grassi insaturi, fenilalanina e triptofano.

– Le noci sono indicate a chi ha patologie vascolari, a chi ha il colesterolo e trigliceridi nel sangue elevati.

– Per una migliore funzionalità intestinale sono consigliati i semi di chia per la ricchezza in fibra idrosolubile.

– Le arachidi non salate per ottenere un stato di maggiore relax, in particolare alla sera, dopo cena.

 

I semi oleosi sono anche importanti fonti di vitamina E (antiossidante) e di vitamine del gruppo B: in particolare, ricordiamo la B6 fondamentale per il sistema nervoso e la digestione, la B1, che assicura la salute del cuore, la B3 che contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

 

I semi ci assicurano anche buone quantità di magnesio, minerale attivo nel processo del metabolismo energetico; altri minerali zinco, selenio, potassio e calcio, manganese, rame. I semi oleosi svolgono una azione primaria anti aterosclerosi e anti trombosi. La dose consigliata dei semi è di 20 grammi, al netto degli scarti (guscio), al giorno.

 

Autore: Prof. Pierluigi Rossi

 

Tags:
Categories:

Pnei e attività fisica. Un antinfiammatorio naturale

stile di vitaLa prospettiva psiconeuroendocrinoimmunologica  introduce invece nel panorama scientifico contemporaneo un elemento di novità assoluta, che consente di estendere i confini dell’analisi clinica, evidenziando aspetti fino a pochi anni fa sconosciuti nella relazione tra salute e attività motoria.

Nel corso degli anni novanta un gruppo di ricerca danese dimostrò che la sollecitazione muscolare eccessiva induceva le cellule dei muscoli, i cosiddetti miociti, a produrre delle citochine che presero poi il nome di “miochine”.  Si conosceva il ruolo pro-infiammatorio di questa proteina, tuttavia, non era chiaro quale ruolo positivo potesse avere nella promozione della salute dell’individuo essendo essa stessa un marker infiammatorio.

L’evidenza scientifica delle scoperte danesi collocò definitivamente l’esercizio fisico moderato nel ventaglio delle attività comportamentali promosse dalla Psicologia della Salute come preventive di specifiche patologie. È noto che chi fa attività fisica regolare si ammala di meno. Le ragioni scientifiche e i meccanismi fisiologici che la sottendono sono tuttavia per lo più ignorati dagli stessi professionisti della salute.

Parallelamente alla funzione ostacolante che l’esercizio fisico mantiene verso i processi pro-infiammatori ed infettivi, un regolare e moderato allenamento oltre che presentare una significativa risposta contro i disturbi associati alla Sindrome Metabolica (aterosclerosi, sovrappeso, diabete, colesterolo, etc), presenta un ruolo estremamente importante nella regolazione dell’umore. 

Il “runner’s high” è una definizione diffusa dello stato di euforia e benessere che fa seguito ad attività motoria come la corsa e il jogging. Una delle sostanze prodotte dal cervello, a seguito dell’attività fisica, prende il nome di anandamide. Il nome di questa molecola, di natura sostanzialmente oppioide, ci riconduce al termine sanscrito “Ananda” che significa, appunto, beatitudine.

fonte :www.mariacorgna.it

 

Tags:
Categories: